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Di libri che ho corretto, di libri che ho letto e di strane, piacevoli coincidenze Di libri che ho corretto, di libri che ho letto e di strane, piacevoli coincidenze

WhatsApp Image 2022-03-17 at 17.34.53La scorsa estate ero ospite di un'amica a Colletta di Castelbianco, un ridente borgo nell'entroterra di Albenga. Stavo rivedendo le bozze di quello che sarebbe diventato Il Diario di Disco Club, il libro scritto da Giancarlo Balduzzi di cui, se state leggendo queste righe, qualcosa dovreste già sapere. Districarmi tra le centinaia di post che Gian aveva scritto negli anni, immortalando decine di clienti e personaggi a dir poco fuori dalla norma, non era cosa da poco. Per rilassarmi da quella complessa lettura ricorrevo ad abbondanti libagioni, all'alcol e a un canale satellitare russo che a tarda sera proponeva una sconcertante e misteriosa telenovela locale. Marta, l'amica di cui sopra, per distrarmi mi consiglia la lettura di due gialli ambientati a Genova. Li hanno scritti Antonio Paolacci e Paola Ronco; vivono nella mia ex città (non l'ho ripudiata, mi sono solo trasferito). Non li conosco. Strano. Scopro che sono foresti. E scatta immediato il pre-giudizio: ma questi cosa vogliono? Vengono da fuori e piazzano un vicequestore (un tal Paolo Nigra) nei miei amati vicoli dove ho abitato fino a qualche anno fa? Come se non bastasse il primo libro lo intitolano Nuvole Barocche.

Visto che siamo sul sito di un negozio di dischi dovreste già aver capito. Se no, ve lo spiego io: il titolo arriva da un disco del 1968 di Fabrizio De Andrè, un ellepi che raccoglie alcune fra le prime canzoni del cantautore genovese pubblicate all'epoca dalla casa discografica Karim. Ahia, penso, un altro mattone della cattedrale intitolata a san Faber d'Albaro. Non prevedo nulla di buono. Invece Nuvole Barocche mi prende; sarà che il poliziotto è fuori da ogni cliché (è anche un gay dichiarato). Sarà che abita in piazza 5 Lampadi, a poche decine di metri da dove stavo io. Sarà che il primo omicidio è proprio al Porto Antico, ma insomma, il libro lo divoro. E passo al secondo, Il punto di vista di Dio che però mi convince un po' meno per la struttura da giallo all'inglese che non amo particolarmente. Ma si fa leggere comunque volentieri. L'estate passa, il Diario di Disco Club vede la luce, con grande successo e soddisfazione di tutti i presenti nel libro; e tutto continua più o meno nella normalità di questo sciagurato biennio. Fino a un messaggio di Marta, sempre lei, che mi annuncia l'uscita del terzo capitolo delle avventure di Paolo Nigra. Inizio a leggerlo, che di questi tempi bisogna distrarsi, e accade l'imponderabile. Scopro che il vice ispettore e il suo fidanzato amano sorseggiare il Ti Punch (una bevanda tipica originaria di Guadalupa, a base di rum agricolo bianco, lime e sciroppo di zucchero di canna): ma guarda, anche io sono stato a Guadalupa, anche se preferisco il Planteur, in cui al rum si aggiunge solo il succo tropicale. Poi viene fuori che il fidanzato di Paolo, Rocco, che di mestiere fa l'attore e interpreta un commissario in una serie tv di successo, è stato notato da "un tizio che tra le altre cose è direttore del Teatro Modena" e nel prossimo gennaio sarà in quel meraviglioso edificio ottocentesco a Sampierdarena per "una decina di serate, a gennaio prossimo". Mi prenoto fin da ora, visto che in quel teatro ci ho passato dieci anni della mia vita a fare l'ufficio stampa. Ma non siamo ancora all'imponderabile: che arriva più avanti, sotto le mentite spoglie del dottor Pietro Aragno, un medico che ha il portatile "coperto di adesivi del Genoa" e che ascolta i Clash mentre visita i suoi pazienti. No! Non ci posso credere, ma non ho dubbi, è sicuramente lui, uno dei protagonisti del Diario di Disco club. Gli scrivo subito e la mia intuizione è confermata. E allora capirete il perché di queste righe confuse. Ovviamente non svelerò di più: se siete degli aficionados di Disco Club, dovete scoprirlo da soli. Io intanto spero prima o poi di incontrare i due autori, magari proprio in via San Vincenzo, dove più o meno regolarmente ritorno a chiacchierare con Gian e Dario mentre cerco perle dimenticate di oscuri musicisti afroamericani degli anni '50. Quando li vedrò so già che chiederò loro: ma è possibile che Nigra – che pure ha ottimi gusti musicali, lo ammetto – non ascolti mai almeno un classico del jazz? (Danilo Di Termini)

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