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Diario del 19 dicembre

Diario del 19 dicembre
E' il giorno del compleanno di Disco Club. Cinquantadue anni di musica a Genova e io ci sono stato dentro come cliente per i primi sette anni, come aiutante esterno per i successivi quattro e come "lider maximo" per gli ultimi trentaquattro.
La giornata incomincia con i quotidiani che parlano di noi, beh, effettivamente 52 anni per un negozio di dischi sono tanti. Poi ecco al telefono antichi clienti, che ci hanno abbandonato per trasferirsi lontano da Genova, si congratulano, quasi commossi per aver letto che noi ci siamo ancora, e concludono immancabilmente con "mi raccomando resistete", Altri passano direttamente in negozio e ci festeggiano nel modo da noi preferito: comprando dischi. Non possono mancare i personaggi del Diario. C'è il grande rientro del Rompipalle n.1, quello che per undici anni ha vinto la classifica di categoria. Ha avuto una lunga crisi che lo ha portato alla retrocessione, prima in serie b e dopo addirittura nel limbo della serie c. Ora si è ripreso e ritorna a reclamare il posto che gli spetta. Quando arrivo al mattino è già lì che mi aspetta e, dopo che ho acceso le luci, entra e si esibisce nel suo numero preferito: si piazza davanti al banco, tira fuori il solito fazzoletto (solito, perché penso che sia sempre quello dell'epoca dei suoi scudetti, visto il colore) e giù a soffiarsi il naso davanti a me. Arrivano i pacchi dei dischi e lui eccolo pronto a infilare la sua testa tra i miei occhi e le scatole. Insomma, batte Quasimodo all'apertura, entrando per primo in negozio, e il Pluriespulso, perché gli frega la posizione privilegiata con la testa sopra le scatole dei nuovi arrivi. Sì, il fuoriclasse del "rompipallismo" è tornato!
Al pomeriggio è il momento della musica, prima tocca a Bobby Soul e dopo a Joel Cathcart, nell'intervallo biscotti offerti da Alessandra di Outsider e cioccolata calda di Daiana del Bar Verdi. Io mi affaccio per vedere come va la festa e noto il Maratoneta in prima fila davanti al tavolo delle vettovaglie, ha le ganasce piene e due bicchierini in mano. Mentre canta Joel, il Maratoneta rientra e ha sempre quello strano gonfiore sul viso, cosa che si ripete in altre tre occasioni. Alla fine del concerto, Alessandra porta in negozio gli avanzi dei biscotti e li lascia sul banco, mi giro e vedo il Maratoneta di nuovo bello pieno, "Quanti ne hai mangiati? Un chilo?". Fa l'indifferente, ma le successive volte che mi volto verso il vassoio, lo becco sempre con le mani in pasta, anzi pasticcini, e lui sembra Villaggio nella famosa scena delle polpette, blocca la masticazione con però le guance sempre tese dai dolcetti. Alla fine ne rimangono pochi, invito un cliente a prenderne, "Chiedi però il permesso al Maratoneta", quello ne prende solo uno, ma quando mi rigiro è sparito anche il vassoio, è rimasto il Maratoneta, che, non riuscendo a parlare perché aveva la bocca piena, essendosi infilato gli ultimi sette biscottini in bocca, con un gesto delle mani a spazzola davanti a lui, indica che non ce ne sono più. Non credo che sia partito per la sua solita cosa verso Capolungo, mi sembrava un po' appesantito....
https://video.repubblica.it/dossier/addio-a-paolo-villaggio/addio-a-villaggio-fantozzi-e-la-scena-della-polpetta-tu-mancia/280122/280715

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