Finalmente rimasterizzato in maniera superlativa (tanto da poter diventare un disco di riferimento per testare gli impianti hi-fi se in epoca di mp3 qualcuno ancora si preoccupasse della qualità del suono in ascolto), a venticinque anni dalla sua uscita ritorna il primo album della più famosa performer musicale contemporanea. Pubblicato in seguito allo straordinario successo del singolo auto-prodotto “O Superman” lanciato da John Peel in una sua trasmissione (video del brano e b-side del 7 pollici, “Walk the dog”, sono le bonus track della riedizione), “Big Science” mantiene intatto il suo insolito fascino. La stessa Anderson dichiara nelle note di copertina che mentre cantava alla Town Hall di New York, ad una settimana dall’11 settembre 2001, proprio “O Superman” (ispirata originariamente ad un’aria di Massenet e scritta in seguito al fallito assalto all’ambasciata di Teheran del 1979) alla strofa “Here comes the planes/They’re American planes” si è resa conto di cantare, drammaticamente, il presente.
Nell'album, poco più di trentotto minuti compatti e levigati tratti dall'opera multimediale “United States” (sedici ore di parole, suoni e immagini), la Anderson suona alcuni dei violini da lei stessa inventati (tra cui uno su cui è montata una testina di magnetofono, suonato con un archetto che come corda ha un nastro magnetico): il timbro del Farfisa, dei fiati di Peter Gordon o George Lewis, delle percussioni di David Van Tieghem, formano un tappeto sonoro rarefatto e inquietante per la voce recitante, distorta dal vocoder, che l’artista di Chicago usa in maniera ossessiva e implacabile. Eppure il disco non suona freddo e distaccato, anzi: grande varietà sonora e leggerezza di fondo, ne fanno uno dei più riusciti esempi di avanguardia, tra performance musicale e rock d’autore. (Danilo Di Termini)
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