Nato in Giamaica nel 1949, arrivato a Londra a 13 anni e cresciuto mentre esplodeva la moda del Northern soul (una ‘mera espressione geografica’ che identifica il luogo d’ascolto, il nord dell’Inghilterra appunto e non un preciso genere musicale), Roy Young dopo aver girovagato i locali di mezza Europa e sfiorato il debutto nel 1980, arriva finalmente al suo primo disco. Il titolo, esplicito omaggio alla patria del blues rurale, di Elvis, ma soprattutto della Stax, non lascia dubbi: un disco di buon vecchio soul, meno riuscito negli episodi più veloci come “The Age Of Sadness “Lamplighter” e “Half Past July” (un brano che sembra uscito da un disco del tardo Al Green) e più convincente nella rauca preghiera di “Everybody hurts” o nel canto dolente di “Don’t call it love”. (Danilo Di Termini)
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