Che i Mars Volta siano fermamente decisi a non ampliare la loro consueta (e già numerosa) cerchia di ascoltatori, lo dimostrano la scelta del singolo (“Wax Simulacra”) e del brano di apertura (“Aberinkula”) del loro nuovo LP: privo di una struttura facilmente leggibile, e probabilmente scelto solo in base alla brevità, il primo; un’esplosione free form, con un utilizzo marcato di fiati e tastiere, il secondo. Sono una band che richiede pazienza, i Mars Volta, ma che ripaga, e “The Bedlam In Goliath” appare decisamente superiore rispetto all’ultimo, pur valido “Amputechture”, forse al livello del loro primo e sinora insuperato “De-loused In The Comatorium”. Come quest’ultimo è un disco che segue una storia, sebbene non un vero concept: nel caso di “Bedlam” l’ispirazione viene da un viaggio a Gerusalemme della “mente” Omar Rodriguez Lopez, da un Ouija Board (una “tavola parlante”) acquistata in un negozio, da una storia di seduzione e omicidio che l’oggetto magico rivela durante le sedute; una tavola poi seppellita in un luogo segreto dopo che il tour e la registrazione erano stati colpiti da molte disavventure. Mancano le venature latine che avevano caratterizzato gli ultimi due lavori e che rendevano più digeribili un paio di brani di “Frances The Mute”. E per quanti ad un primo approccio dovessero sentirsi sopraffatti dal rumore e dalle distorsioni, si consiglia di cominciare dalle splendide “Ouroborous” e “Metatron”. (Marina Montesano)
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