Phosphorescent è la sigla artistica di Matthew Houck, nativo di Athens, Georia (REM, Vic Chesnutt, Pylon) e valido panchinaro nella nazionale dell’alternative americano. Pregevole creatore di atmosfere più iridescenti che ‘fosforescenti’, Houck risulta invece meno incisivo come compositore. Il problema non si pone in questo suo quarto disco che si affida all’infallibile canzoniere di un monumento della musica popolare americana, il ‘fuorilegge’ del country Willie Nelson. Se è buffo che nell’operazione venga sacrificato il tratto caratterizzante dei lavori precedenti, ovvero l’intarsio vocale, il risultato è comunque piuttosto piacevole. To Willie sceglie un suono sobrio, sommesso e avvolgente, che nell’uso della pedal steel ricorda i Burritos ma ancora di più i misconosciuti New Riders Of The Purple Sage (Walkin’), nell’amore per la lentezza costruttiva omaggia Will Oldham (The Last Thing I Needed) e quando accelera il passo (The Party’s Over, Pick Up The Tempo) fa pensare a Bakersfield e al country californiano (Dwight Yoakam) piuttosto che Nashville. Il tono è dunque quello del rispettoso (e rispettabile) omaggio a un maestro della malinconia virile e delle disgrazie portate con orgoglio sul viso ed è forse per questo che solo Permanently Lonely tenta minimi esperimenti con synth e chitarra elettrica risultando, nella sua delicatezza sottotraccia, il momento più commovente del disco. (Antonio Vivaldi)
{mos_sb_discuss:11}





