Durante gli anni 60 ci fu il boom di uno strano fenomeno, le persone camminavano per strada cantando compulsivamente alcuni motivetti e contagiando chiunque gli stesse accanto. Forse lo chiamavano effetto Beatles, o Beatlesmania, non lo so, ma comunque il Pop arrivò nel mondo della musica sconvolgendo tutto e ora Springsteen arriva con questo disco sconvolgendo, nel bene e nel male, i suoi fans e non solo. Non che “Working On a Dream” sia come un disco dei Beatles, ma il suo stampo sixties è chiaro, anche a detta dello stesso Bruce. Canzoni dirette, potenti, con linee melodiche relativamente semplici che parlano d’amore e vita: sono questi gli ingredienti principali del disco che ci mostrano uno Springsteen inusuale ma rinnovato, felice e ancora in grado di regalare qualcosa di nuovo. Ovviamente c’è anche dell’altro, come l’epica “Outlaw Pete”, lunga ben 8 minuti, che apre il disco tra accenni Morriconiani e sonorità texane, e il distorto Mississippi-Blues di “Good Eye”. The Last Carnival chiude il tutto, ricordando Danny Federici, tastierista della E-Street Band scomparso lo scorso 17 Aprile, mentre la bonus track “The Wrestler”, tratta dalla colonna sonora dell’omonimo film, è di una bellezza spiazzante e basterebbe da sola a perdonare l’orribile copertina del disco. Chi si aspettava lo Springsteen di “Darkness On The Edge Of Town” resterà deluso, ma grazie al cielo ci sono artisti in grado di mettersi in gioco anche dopo 35 anni. (Mattia Meirana)
{mos_sb_discuss:11}





