Stampa
PDF
 
Rock Recensioni VETIVER - Tight Knit (Bella Union 2009)
 

VETIVER - Tight Knit (Bella Union 2009) Hot

ImageAndy Cabic è un giovane e prolifico cantautore originario della Virginia, che verso la fine degli anni ’90, dopo gli studi a Greensboro in North Carolina, si trasferisce a San Francisco, dove in breve tempo diventa una delle figure di riferimento della scena musicale locale. Con il chitarrista Sanders Trippe, il bassista Brent Dunn e un manipolo di altri sodali costruisce nei primi anni ’00 il suo progetto più affascinante, i Vetiver, formazione sorniona tra le più interessanti dell’acid o psych-folk contemporaneo e dalla spiccata propensione a compiere viaggi a ritroso nel tempo. D’altronde il Vetiver è pianta erbacea di origine subtropicale presente in tutti i continenti con radici molto profonde, filamentose e resistenti, utili per compattare terreni friabili e dissestati. Come a dire che lo sforzo di Cabic e compagni consiste nel riacciuffare e districare gli imbrigliati e sepolti fili della memoria per riportare alla luce mappe e percorsi perduti. Dopo l’omonimo e suggestivo album d’esordio datato 2004 con gli interventi speciali di Devendra Banhart e Joanna Newsom, l’ottimo “To Find Me Gone” (2006) e il successivo e convincente “Things Of The Past” (2008), interamente centrato sulla riproposizione di polverosi e dimenticati classici del folk statunitense di fine anni ’60 inizio ‘70, ecco il quarto emozionante capitolo discografico della band. Un lavoro decisamente brillante in cui tornano protagoniste le composizioni di Cabic, il suo notevole gusto melodico, la sua voce strascicata, l’incedere indolente, disincantato e trasognante tipico del gruppo e il modo sempre elegante di porgere l’idea musicale.

E’ vero, le dieci tracce del cd potrebbero offrire più guizzi, più sferzante vitalità, meno languida paciosità, ma quel che conta qui è la sensibile e meticolosa elaborazione di un sound d’assieme, di un atmosfera comunitaria dal sapore retrò, ma non passatista. Il disco, per altro, nonostante risulti fin da subito molto piacevole, sembra richiedere più ascolti per percepirne appieno ogni minimo dettaglio e sottigliezza nascosta. A tratti si potrebbe parlare di Kings of Convenience della Bay Area, certo niente di male, ma l’humus culturale a cui il gruppo appartiene è decisamente più profondo e articolato. Come anacronistici hippies fuori tempo massimo, infatti, i Vetiver fondono mirabilmente insieme certa psichedelia “stracciona” di fine anni ’60 con il folk più nobile e meditato, le armonie vocali di Crosby, Still e Nash con il George Harrison più acustico e americano, e sempre dando l’impressione di essere all’inesausta ricerca di un interiore e geografico spazio di ultima libertà nel solco della migliore tradizione country-western. Li si può immaginare strimpellare le loro chitarre al crepuscolo intorno a un falò improvvisato sulla spiaggia in vista di un prossimo viaggio in Messico, o sui Monti Tehachapi a contemplare un magico cielo stellato come novelli Jeremiah Johnson. E proprio quest’ultima immagine sembra suggerire il fitto reticolo di stelle disegnato in copertina e che immediatamente rimanda al titolo dell’album, quel “Tight Knit” che, chiudendo un cerchio, potremmo tradurre come unito, tenuto insieme, cucito stretto. In sintesi, un altro delicato affresco sonoro dedicato alla storia e alla continuità nella reinvenzione della canzone americana. Da non perdere. (Marco Maiocco)

{mos_sb_discuss:11}

 

 

 

Recensione Utenti

Nessuna opinione inserita ancora. Scrivi tu la prima!

Voti (il piu' alto e' il migliore)
Giudizio complessivo*
Commenti
    Per favore inserisci il codice di sicurezza.
 
 
Powered by JReviews

Login