Fin dal disegno di copertina, infantile, quasi fiabesco, ma con qualcosa di storto, questo (quinto) album di CFTPA (nom de plume di Owen Ashworth, romantico menestrello da cameretta) è esemplare di un certo pop stralunato e fai-da-te, una risacca gentile dell’onda lo-fi che a metà degli anni ’90 ha colpito con fragore le coste dell’America musicale. Il linguaggio è quello morbido delle canzoni d’amore; ma non si tratta delle solite ballate, piuttosto di piccoli acquerelli elettroacustici (dove elettro sta per elettro-nica) che dietro ad un’apparenza approssimativa nascondono (oramai) una maturità, di scrittura ed arrangiamento, pienamente raggiunta. Maturare, in questo caso, non vuol dire per fortuna perdere lo slancio e l’ispirazione. Un piccolo album per cuori solitari. (Marco Sideri)
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