Si può anche criticarne novità ed originalità, tuttavia il proliferare di artisti neo folk, weird folk, doom folk o il prefisso che volete è una buona cosa. In un mondo di decerebrati, canterini e no, è, ad esempio, un peccato trovare il pelo nell’uovo a un artista come William Elliott Whitmore (non a caso anche allevatore di galline). Siamo, è vero, nell’ambito ormai noto della melodia che pesca tra folk bianco (Who Stole The Soul), gospel (Mutiny, anche molto Nick Cave prima maniera) , qualche atmosfera southern (There’s Hope For You) e la rabbia degli ascolti punk (Old Devils), però il disco è potente e solido, in bel contrasto dialettico con una visione del mondo assai apocalittica (facile, provenendo dall’Iowa) . A tutto questo Whitmore aggiunge una voce ruvida che fa pensare a un Micah P Hinson più grosso (anche qui ci vuole poco, si dirà) e suoni prodotti benissimo nella loro semplicità. Come per Keep It Hid di Dan Auerbach, il risultato finale pè un album in grado di mettere d’accordo i ventenni che spasimano per i White Stripes e i cinquantenni che si commuovono con la Band. Qualche pezzo verso la fine si affatica un po’ nel suo incedere midtempo, poi arriva il finale per voce e chitarra che dice “è una bella giornata per morire” e no, non ti viene voglia di visitare l’Iowa, però di riascoltare il disco sì. (Antonio Vivaldi)
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