L’esuberanza è uno stile di vita e Conor Oberst è esuberante sia nell’egocentrismo (dai risultati peraltro magnifici) del periodo Bright Eyes sia nella democraticità che caratterizza questo lavoro accreditato a lui e alla Mystic Valley Band e in cui ben sei pezzi su sedici sono affidati a penna e voce di tre compagni di gruppo (gli esiti vanno dal godibile all’anonimo-bar band e uno dei tre ha la voce da Topolino). Elogiato Oberst per il beau geste, è però chiaro che le cose importanti di Outer South arrivano quando si sentono la sua mano e la sua voce. Se la direzione è il country rock con rovelli interiori (e qualche dylanismo esteriore) impostata dal disco precedente e se la banda della valle mistica fornisce un bel suono compatto, i momenti più emozionanti sono quelli che ricordano la torrenzialità emotiva dei tempi Bright Eyes come la poetica To All The Lights In The Windows o l’isterico atto d’accusa a mezza America Roosevelt Rook. Ma è giusto anche avere voglia di cambiare. (Antonio Vivaldi)
{mos_sb_discuss:11}





