Come al solito ci vuole un po' per abituarsi alla voce particolare di Alasdair Roberts e al suo accento, ma, grazie a strumenti poco usuali, la chitarra barocca, il clavicembalo e la ghironda questo disco del cantautore scozzese ha connotati nuovi e originali. A tratti intercetta idee già proposte una trentina d'anni fa da gruppi come gli Steeleye Span o i Pentangle ( la lezione di Terry Cox è stata preziosa per il batterista Tom Crossley), ma per il resto vira verso un folk-rock asciutto, evocativo che tralascia il relativo facile ascolto dei precedenti dischi, richiedendo all'ascoltatore maggior attenzione ai suoni e alle parole. Tra i migliori esempi, senza dubbio, di continuità dentro la ricca tradizione del folk revival britannico senza compromessi verso 'modernismi' tecnologici. (Fausto Meirana)
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