Alcune volte capita di trovarsi tra le mani un piccolo meraviglioso omaggio sonoro. Una gemma che finita di ascoltare, se ci fosse la band o l'artista nella stanza lo abbracceresti senza falsi sentimentalismi. Non avevo una opinione netta sui The Decemberist tantomeno dal fondatore nonchè factotum Colin Molloy e, in tutta onestà i lavori precedenti, nonostante pregevoli pezzi, mi avevano abbandonato dopo qualche ascolto. L'ultimo però, The Hazards Of Love, mi riconcilia con la mia sfera seventeen, riportandomi indietro, ai concept album della migliore tradizione prog, ma senza fronzoli e sensazionalismi. Questo è un concept prog-folk. Realizzato per tutti coloro che vogliono uscire dalla monotonia del pop senza nomi e cognomi e ammettere che essere dei nostalgici del rock, quando questo è realizzato così bene, suona come un complimento. (Enrico Torrielli)
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