A partire dalla metà degli anni ’60, trovare il “nuovo Dylan” è stato il passatempo preferito dei critici americani. L’ingrata sorte è toccata a moltissimi. Poi, il gioco è gradualmente finito. Quello che accomunava i “nuovi Dylan”, comunque, era il fatto di essere tutti cantautori. Bastano due minuti dall’inizio di Yonder Is The Clock e il fantasma di Bob si materializza nella stanza. Non il cantautore, però, ma l’archivista di tradizione USA con la Band al fianco. L’intonazione, gli strumenti che sembrano arruffati ma dipingono atmosfere con precisione assassina, le cavalcate furiose e le ballate dilaniate. I Felice Brothers, che fratelli lo sono davvero, riescono a incidere un album di canzoni americane fino all’estremo come non se ne sentivano da tempo. Obbligatorio per gli appassionati. (Marco Sideri)
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