Ci sono cantautori, soprattutto in ambito “indie”, che vivono e vivranno per sempre all’ombra. Non sono nomi da prima pagina, non fanno musica clamorosa o piena di effetti speciali; ma d’altro canto hanno guadagnato, nel tempo, un seguito solido e fedele. Gli esempi si sprecano: Damien Jurado, Hayden, Laura Veirs… E Cass McCombs. Sospeso tra scrittura tradizionale (folk nell’impianto, con puntate saltuarie verso altri lidi), e soluzioni soniche garbatamente diverse (elettricità più o meno disturbata, impatto rock, un tocco elettronico ogni tanto), Cass incide con Catacombs un album godibile dall’inizio alla fine, fedele al passo strascicato degli eroi indipendenti degli anni ’90, e pieno di canzoni facili facili. Ogni tanto, come nell’iniziale Dreams… fa centro pieno. Altre volte si limita al minimo sindacale. (Marco Sideri)
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