Pare che l’ambientazione rustica (capanni, riserve di caccia e pesca) di recente vada a braccetto con il folk. Due dei dischi migliori (in ambito recupero di radici USA) usciti negli ultimi tempi sono nati in isolamento (Bon Iver, Felice Brothers), e ora arrivano i Low Anthem. Anche loro, ca va sans dire, nuovi interpreti di vecchie ispirazioni. Sono in tre (voci, chitarre, e tutto quello che sta intorno) e oscillano tra ballate avvolgenti (scarne, quasi salmodianti) e esplosioni campestri con un occhio a Tom Waits (pure tributato con una cover). Nulla di nuovo, ma una rivisitazione che rinuncia a trasgressioni e stranezze, in favore di scrittura e arrangiamenti classici, efficaci e coinvolgenti come pochi in circolazione. Il vecchio canone country folk progredisce instancabile. (Marco Sideri)
{mos_sb_discuss:11}





