A prescindere da ogni opinione sulla sua sostanza artistica, For Emma Forever Ago di Bon Iver va ormai considerato un classico del nuovo folk transfuga: musica creata con pochi mezzi e, si spera, molta intensità, in un contesto ambientale rimosso dal mondo moderno quando non addirittura dalla vita di relazione. Avendo iniziato a fare musica in una capanna del Nord Carolina durante una ricerca ornitologica (suona molto Woody Allen), i due Bowerbirds originari, Phil Moore e Beth Tacular, sono stati in automatico considerati discepoli di Justin “Bon Iver” Vernon. In realtà, verificando le date, si può parlare di uno spunto di partenza più o meno contemporaneo all’interno di un’idea sonico- escapista travagliata ma non disperata (idea a cui si attengono anche i pregevoli Low Anthem). Il loro secondo album, Upper Air, può contare sulla presenza del produttore-strumentista Mark Paulson a rinforzare il suono e, per forza di cose, ricorda molto Bon Iver, non a caso ringraziato nelle note di copertina, così come l’altro amico Phosporescent (Bright Future) e uno dei maestri del pensiero debole in musica, Iron & Wine (House Of Diamonds). Se questo è lo schema base dell’album, suona buffo, oltreché foriero di interessanti sviluppi, il fatto che i brani migliori (Teeth, Beneath Your Tree, Ghost Life) rimandano, sia nella struttura sia nella voce di Moore, a un artista emotivamente molto più ‘espansivo’rispetto a quelli citati sinora quale Elvis Perkins. (Antonio Vivaldi)
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