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Rock Recensioni BOWERBIRDS - Upper Air (Dead Oceans 2009)
 

BOWERBIRDS - Upper Air (Dead Oceans 2009) Hot

ImageA prescindere da ogni opinione sulla sua sostanza artistica, For Emma Forever Ago di Bon Iver va ormai considerato un classico del nuovo folk transfuga: musica creata con pochi mezzi e, si spera, molta intensità, in un contesto ambientale rimosso dal mondo moderno quando non addirittura dalla vita di relazione. Avendo iniziato a fare musica in una capanna del Nord Carolina durante una ricerca ornitologica (suona molto Woody Allen), i due Bowerbirds originari, Phil Moore e Beth Tacular, sono stati in automatico considerati discepoli di Justin “Bon Iver” Vernon. In realtà, verificando le date, si può parlare di uno spunto di partenza più o meno contemporaneo all’interno di un’idea sonico- escapista travagliata ma non disperata (idea a cui si attengono anche i pregevoli Low Anthem). Il loro secondo album, Upper Air, può contare sulla presenza del produttore-strumentista Mark Paulson a rinforzare il suono e, per forza di cose, ricorda molto Bon Iver, non a caso ringraziato nelle note di copertina, così come l’altro amico Phosporescent (Bright Future) e uno dei maestri del pensiero debole in musica, Iron & Wine (House Of Diamonds). Se questo è lo schema base dell’album, suona buffo, oltreché foriero di interessanti sviluppi, il fatto che i brani migliori (Teeth, Beneath Your Tree, Ghost Life) rimandano, sia nella struttura sia nella voce di Moore, a un artista emotivamente molto più ‘espansivo’rispetto a quelli citati sinora quale Elvis Perkins. (Antonio Vivaldi)

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