Raymond Raposa, che a tutti gli effetti è Castanets, non brilla certo per originalità, considerando le premesse/ispirazioni da cui muove la sua musica. Raymond rimaneggia la tradizione folk blues USA, declinandola secondo le sue sghembe visioni. Quello che lo rende speciale è anche il motivo per cui il progetto Castanets non ha mai raggiunto la visibilità di altre simili imprese (Palace o Ryan Adams, per citare due esempi distanti): i dischi di Castanets sono trasversali e male in arnese. Partono da ballate tutto sommato solite, ce ne sono anche qui, e le affogano in mille derive storte. “Texas Rose…”, più solare del precedente e disperato “City Of Refuge”, ha dentro ritmi hip hop, silenzi snervanti, dissonanze elettroniche. Per chi apprezza il genere, una voce di primo piano. (Marco Sideri)
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