La stagione della new wave ha costellato la storia del rock di svariati gruppi; alcuni fanno già parte della leggenda, altri sono finiti, spesso ingiustamente, nel dimenticatoio. Pochissimi sono quelli che hanno continuato fino ad oggi la loro attività con lavori di rilievo e tra questi i portabandiera, assieme ai Cure, sono sicuramente Echo & The Bunnymen; “The Fountain“, loro ultimo cd, ne dà, ce ne fosse ancora bisogno, un' ulteriore conferma. Il disco, sin dal primo ascolto, colpisce per atmosfere inaspettate, meno cupe del solito; qualcuno ha parlato di una svolta pop, osservazione senz'altro gratuita ed ingenerosa nei confronti di una band che, negli anni, ha saputo mantenere un proprio inconfondibile stile e che, grazie alla voce di Ian McCulloch, una delle più belle in assoluto del panorama musicale, riesce a catapultarci in Inghilterra ad ogni canzone. Tra queste soltanto l'accattivante “Proxy”, che forse rimanda ad un glitter rock anni ’70 da charts, potrebbe stupire i fans, ma le altre scorrono come si deve, “Forgotten fields”, "Shroud of Turin" e “Drivetime” su tutte. (Marco Bonini)
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