Luke Haines è infuriato, e non da ieri. È infuriato con il pubblico, che non ha saputo riconoscere il suo talento, che ha lasciato che ragazzotti come Oasis e Blur gli scippassero il britpop, raccogliendo i frutti di una SUA intuizione, ossia tornare ai suoni del pop UK mentre il mondo impazziva per i Nirvana. Ma né la rabbia né il cinismo, altra dote ben documentata, gli hanno portato via il talento. E, anche se oramai suona dall’ombra, i suoi dischi sono sempre conferme piene. 21st Century…, in attesa di distribuzione italiana, è un diario a metà tra Bowie e Bolan, pieno di ballate melodiose e sinistre, con la voce luciferina del padrone di casa che spazia su testi al solito eccellenti. È un album per pochi, ma anche un’occasione ottima per conoscere l’inventore rinnegato del british pop anni ’90. (Marco Sideri)
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