
Per tutti quelli che non mi prendono mai sul serio, ecco qualcosa su cui riflettere.
Devo ammettere che ho fatto fatica ad entrare nel mondo delle Irrepressibles, certo la voce che ricorda sia Antony che Bryan Ferry ha avuto una funzione chiavistello non indifferente ma poi? Va bene la voce ma la musica? Ecco, abbiamo perso la voglia di fermarci a sentire e sentire di nuovo qualcosa, vogliamo il ricordo, l'emozione effimera della citazione, qualle note, quelle voci, vogliano le canzoni. Le canzoni. Ecco cosa si chiede. E qui , specchio contro specchio ci ritroviamo novlli Alice ad attraversarlo immaginando cosa si puà faticosamente sforzarsi di vedere in due specchi che si riflettono all'infinito l'un altro. Forse l'anima perduta nel quotidiano difficile, forse gli occhi oltre il loro colore, forse la fatica di assumersi un impegno, che in questo caso è traducibile solo nella volontà amorosa di andare oltre la difficoltà temporanea di un linguaggio a cui non si è più abituati. Non credete a chi vi dirà che puntano sull'immagine e che le loro canzoni sono una tappezzeria per la meravigliosa voce debitricie si dei succitati ma perchè fargliene una colpa. A tutti quelli che faticano a vedere, per tutti quelli che ascoltano e non sentono, dedicate devoti un pà di tempo a questo disco augurandovi che, come le cose belle a cui non si crede più, non sia già l'ultimo. (Marcello Valeri)







