Così troviamo i Cure di Boys Don’t Cry, Echo & The Bunnymen, REM, Joy Division e Smiths reinventati come morbide ballate: l’effetto è da prima straniante (molti dei brani si ricordavano carichi di elettricità e ritmo) ma poi la splendida voce e la forte personalità di Grant Lee hanno la meglio e il disco convince appieno. Tra le altre cose, facendo sperare nell’arrivo, quanto prima, di un album di brani originali. Arrivederci, dunque. (Marco Sideri)
Rock
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GRANT LEE PHILLIPS - Nineteeneighties (Cooking Vinyl 2006)
GRANT LEE PHILLIPS - Nineteeneighties (Cooking Vinyl 2006) Hot
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