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Rock Recensioni JOHN RENBOURN - Palermo Snow
 

JOHN RENBOURN - Palermo Snow JOHN RENBOURN - Palermo Snow Hot

JOHN RENBOURN - Palermo Snow

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Titolo
Palermo Snow
Anno
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E' tornato John Renbourn con un nuovo album ispirato all'Italia, che tanto spesso lo ha ospitato durante i suoi numerosi tour. Da qualche anno non si avevano più sue notizie, ma come tutti i grandi tessitori di pensiero musicale il rapsodo per eccellenza del folk inglese non poteva certo smettere di macinare note, architettare sonorità, articolare forme in musica. Tra i più grandi musicisti popular di sempre, Renbourn è passato alla storia per essere stato il chitarrista portante, con tutto il rispetto per Bert Jansch, dei leggendari Pentangle. Poi, a partire dalla prima metà degli anni '70, chiusa la splendida parentesi con la più sofisticata formazione del folk-rock inglese, ha cominciato una personale peregrinazione nel mondo delle corde e delle infinite possibilità di reinvenzione della propria tradizione musicale. Chitarrista sopraffino e sapienziale, dalla formazione popolare e al contempo classica - eccezionale la sua conoscenza del repertorio antico e barocco - Renbourn è uno di quei pochi straordinari artisti che nel tempo ha cercato sempre più di costruire mirabolanti connessioni culturali, facendosi interprete di una sorta di musica totale, preludio futuribile di ulteriori possibili paesaggi sonori, punto di riferimento per nuove "tradizioni" e allacciamenti. In tale senso l'ultimo splendido "Palermo Snow" non fa eccezione, perché riuscita espressione di questo peculiare approccio alla materia sonora.

 

Vi convivono la padronanza assoluta dei due linguaggi, quello popolare (nella sua compiuta euro-atlanticità) e quello colto, la commistione tra jazz (in un accezzione storica molto ampia: da Jerry Roll Morton a Randy Weston) e folk anglosassone, la riflessione sul repertorio classico e il suo rapporto con svariate musiche altre, una sostanziale apertura di vedute che fa luce sui molteplici percorsi che le tante musiche che ci avvolgono hanno compiuto nella nostra parte di mondo e non solo. Dieci brani in tutto, sei le composizioni orginali, sette le tracce con protagonista solo la voce o le voci - dalle molteplici sonorità - delle chitarre di Renbourn. Nelle rimanenti tre fanno capolino anche i clarinetti del bravo Dick Lee, solista capace di ampliare nel modo più suggestivo lo scenario uditivo. Come accade nella sontuosa e rivelatrice "Palermo Snow", sorta di incantato sipario che introduce magistralmente alle illuminanti atmsofere dell'album, e che da sola vale l'intero lavoro; nel quale compaiono anche trasposizioni per chitarra di una "Sarabande" di Erik Satie e del famoso "Preludio per violoncello in sol maggiore" di J.S. Bach, oltre che l'interessante rielaborazione di "Little Niles", dimenticata composizione del pianista afroamericano Randy Weston. Un lavoro prezioso, destinato a rimanere nel tempo, che è un vero e proprio privilegio ascoltare. (Marco Maiocco)

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