Lo spudorato revival soul che da qualche anno guadagna una piccola fetta di ribalta (centro pulsante: la newyorchese Daptone) è un filo irritante. Perché è proprio revival in senso stretto: soul music come ne faceva la Motown (o la Hi, o la Stax) ma cinquanta anni dopo. Non una virgola, o una goccia di sudore, di differenza. Questo in generale, poi escono dischi come Emma Jean e si fa volentieri la pace con le tendenze retrò della formula. Lee Fields in gioventù era scalmanato e funky; ora che giovane non è più, mischia quella spinta danzereccia a melodie riflessive e arrangiamenti diretti. Il risultato è un disco tondo e coinvolgente, curato fin nel dettaglio più piccolo, cullato da una voce che non soffre il passaggio del tempo anzi, in certa misura, ne guadagna in fascino e profondità. Riassumendo: non fidatevi del revival soul; fidatevi di Lee, e di questo disco. (Marco Sideri)






