Il nuovo disco degli Archive, dopo la magnifica, tenebrosa sortita di Axiom che ha generato anche un bel film “indie”altrettanto tenebroso, letteralmente calcato sulle note inventate dalla band, è stato attaccato da più parti. Come se gli Archive fossero arrivati allo sterile capolinea del non plus ultra, quella sindrome che ha fatto sgretolare e implodere i Radiohead, per capirsi. E' ben vero che Restriction non sposta d'un millimetro la stratificata estetica del gruppo, tra climax floydiani e ossessioni elettroniche trip hop, languori sfiniti e corrusche, nervose virate verso le terre di nessuno. Ma il fatto vero è che oggi è difficile trovare qualcuno che scriva ed arrangi con la maturità e la completezza degli Archive: e se si sentono echi di tante avventure passate, accreditiamolo al fatto di possedere un'identità forte che domani potrebbe anche ridefinirsi a sorpresa. (Guido Festinese)






