Avrebbero dovuto essere quattro Ep di quattro canzoni, incisi in quattro città diverse (New York, New Orleans, Berlin e Amsterdam) con quattro differenti formazioni. Alla fine ne è venuto fuori un disco, a più di sette anni dall’ultimo d’inediti (“Rain”), a tre dal deludente omaggio a Duke Ellington. E bene così, perché al di là dei musicisti coinvolti (Bill Frisell, Brian Blade, Graham Maby e Regina Carter nella Grande Mela con la cover di “See No Evil” dei Television; Stefan Kruger e Stefan Schmid insieme alla quattordicenne Mitchell Sink ad Amsterdam; il basso di Greg Cohen e il batterista dei Tindersticks Earl Harvin per la tappa berlinese omaggiata con la 'Kabarett' song “Good Bye Jonny”; due membri della funk band dei Galactic più i fiati guidati da Donald Harrison a New Orleans) e della feconda eterogeneità, il musicista inglese torna a fare la cosa che gli riesce meglio: raccontare storie in forma di canzoni. E queste di “Fast Forward” sono le tra migliori che abbia mai scritto. (Danilo Di Termini)






