Senza fare filosofia da taverna (anche se...) diciamo che la musica sta diventando affare da fan. O meglio: c’è un consumo generale, vorace e indistinto, e poi chi, con fede cieca, continua a seguire ogni mossa/pubblicazione dei suoi beniamini, a prescindere. In questo contesto, una recensione, o la valutazione globale del percorso di un gruppo, ha un ruolo marginale. Pace; ai margini non si sta male quindi sia detto chiaro e tondo: questo è il primo album dei Tindersticks che si possa dire completamente riuscito da (tanti) anni a questa parte. TWR fonde la passione per le immagini e le atmosfere da sala buia (è accompagnato da cortometraggi, cita colonne sonore), la vena soul emersa subito dopo gli esordi, l’estro melodico e malinconico dei Tindersticks classici, con la voce-marchio-di-fabbrica di Stuart Staples a chiudere il cerchio. Bentornati. (Marco Sideri)






