Prodotto da Dave Cobb, vero e proprio mago dell'odierna riformulazione country folk, quest'ultimo lavoro di Mary Chapin Carpenter, autunnale folk singer di Princeton (New Jersey), a tre anni dal precedente "Ashes and Roses" (Zoë Records, 2012), cattura fin dal primo incedere. Lo compongono una serie di ballate profonde e avvolgenti (forse un po' troppo uniformi, ma sontuose nel tratto), che si segnalano per il tono meditativo e autoriale, le morbide sonorità, la sussurrata ed intima carica d'umanità. La Carpenter, interprete austera e solenne, racconta in realtà spesso della propria fragilità, di una personale lotta contro l'apatia, la noia (la depressione?), la riluttanza all'idea di aprirsi agli altri. Qui dispiega il tutto come attraverso una sorta di nebulosa e iridescente grazia soprannaturale, dispensante una specie di corroborante e ristoratrice quiete ipnotica. Brava. (Marco Maiocco)
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MARY CHAPIN CARPENTER - The Things That We Are Made Of
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