Arab Strap, Eels, Grandaddy e ora Tindersticks Una sequenza di dischi pubblicati nel corso di quest’anno consente di trarre conclusioni positive sullo stato di salute dei suoni “alternativi”. Per nessuno dei musicisti citati l’uscita di questi mesi rappresenta l’opera migliore. Tutti però si mostrano in grado di apportare al proprio stile piccole e “naturali” modifiche capaci di evitare la sensazione di stallo creativo.
Ad esempio, i Tindesticks di “Waiting For The Moon” (sesto album di studio) cercano di muovere le acque scure del loro spleen esistenzialista (qui ribadito da“Running Wild”) con l’ironia del duetto vocale di “Sometimes It Hurts” o con l’incalzare elettronico di “4:48 Psychosis” che mette in musica un frammento dell’omonimo testo teatrale della drammaturga scozzese Sarah Kane. (Antonio Vivaldi)





