
Sono di Dublino ma devono essere cresciuti immersi nel suono di “Pet sounds”, dei riff di Neil Young e del folk rock dei Big Star perchè nelle melodie cristalline e negli arrangiamenti retrò delle loro canzoni non si trova alcuna traccia della loro terra natia. A confermare le radici lontane e un’acuta nostalgia per l’era del flower power e della California fine anni Sessanta ci pensano poi i titoli e i testi spensierati degli undici pezzi. Il disco è stato salutato come la nuova “next big thing” della terra di Albione, il che basterebbe a sconsigliarne acquisto e ascolto. Però sotto una patina di “già sentito” e di produzione che strizza l’occhio alle classifiche si cela il perfetto disco per un’estate che non ha visto emergere molti capolavori, regalando semplici e immediati ritornelli e qualche verso memorabile.
(Giacomo Calamari)