
Dopo una manciata di album a nome Hefner (imperdibili i primi due), Darren Hayman s’innamora di tastierine Casio e organi elettrici e si cimenta in una nuova avventura, stravolgendo lo stile molto chitarristico che lo aveva rivelato al pubblico indie. La nuova creatura si chiama French ed estremizza la passione per l’elettronica già percepibile negli ultimi pezzi degli Hefner. La malinconia e l’attitudine da teenager ipersensibile con accento cockney rimangono, immerse in un mare di effetti digitali che sono solo la pallida immagine della cornice immediata e originale delle sue prime composizioni. Gli stessi testi appaiono più sbiaditi e incolori rispetto a quelli di “Fidelity Wars” o “Breakin God’s Heart” e fanno ancor più rimpiangere una delle band più semplici e originali degli ultimi cinque anni.
(Giacomo Calamari)