
Il bassista elettrico Andrea Rossi Andrea, con tutto il rispetto per le sue doti di straordinario musicista, incarna alla perfezione il concetto del principiante, perché è sempre al servizio della propria ricerca e mai delle logiche che condizionano le dinamiche della società del consumo, e la sua musica, capace di relazionarsi costantemente con quella altrui e di assorbirne e rielaborarne i tratti, è come se uscisse per suo tramite più che per deliberata soggettiva volontà. Il Keith Emerson del basso elettrico, funambolico nel giostrare live elettronics, profonde reminiscenze jazzistiche, estetica punk e scorribande rock, lo abbiamo visto e ascoltato all’opera giovedì sera nell’accogliente Quinto Elemento Pub di Cogoleto in combutta con altri due sodali: il violinista Stefano Pastor e il saxbaritonista George Haslam, abituale collaboratore di Pastor e catapultato in quel di Cogoleto direttamente da Abingdon (Oxfordshire). Perché in effetti è il genovese Pastor ad aver organizzato una jam che si è distinta per magica intensità, almeno per un ora, e un profondo e rispettoso interplay. Libera improvvisazione, sfilacciate rielaborazioni dello swing, “rumori” digitali, ad animare una serata coinvolgente che ha raggiunto i maggiori picchi emotivi in un paio di blues al contempo infuocati e rarefatti e in alcuni iperbolici cambi di scenario a segnare senza cesure il carattere delle diverse anime musicali a confronto. Da una parte George Haslam, musicista esperto, dal suono classico, plastico e rotondo, che si distingue per una rilassata facilità di emissione e per l’agilità con cui si muove su uno strumento “pesante” come il saxbaritono; dall’altra Stefano Pastor, violinista estremo votato all’improvvisazione radicale in un vortice di micro-cromatismi sempre più denso, angolare e volutamente stridente; ed in ultimo Andrea Rossi capace di intercettare e rimescolare tutte le possibili voci soniche dell’etere e inventare un vero e proprio personale linguaggio forse ancora di là da venire. Un trio d’eccezione all’insegna della creatività e libertà in musica. (Marco Maiocco)
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