Nato come wannabe gay ma confuso ed infelice, Brett Anderson arriva come un pensionato alla prova solistica dopo aver disintegrato gli Suede con l'orribile New Morning ed averci riprovato sotto il moniker The Tears che, se possibile, faceva pure peggio. Allora, questo disco ha dalla sua che è composto, se non altro, di canzoni o meglio, di ballate romantiche dai titoli evocativi (qualche furbata c'è tipo Scorpio Rising che cita il titolo di un famoso filmetto undergayground di Kenneth Anger...) dove avanzi di un pezzo per sentire la ballata glam definitiva ma non la trovi. La copertina lo vede pensoso, forse i diritti d'autore latitano, forse la gatta è in calore, per cui lui , dove può, miagola come ci aveva abituati in altri anni ed in altri ambiti. Insomma, se ci si accontenta, non un disco orribile ma neppure memorabile: andrà bene come musica di sottofondo per passeggiate sotto la pioggia e tutto il corollario di robe tardo romantiche per gli ultimi esegeti della malincoia. Spleen a manetta con ghiaccio, please. (Marcello Valeri)
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