Una delle questioni più dibattute della musica è cosa significhi il termine punk. A 40 anni dai Ramones e dai Sex Pistols, 50 dagli Stooges e dai delinquenti rockabilly, il termine è stato appiccicato ovunque. Ecco, aggiungete due tizi inglesi di mezza età che berciano, un po’ tipo dei Fall al karaoke, su ritmi e suoni sintetici eleganti quanto un rutto, un po’ come dei Suicide alla birra scura. Questo disco pare il fratello grande e sporco dell’esordio di King Krule che tanti consensi (tanti in senso relativo, of course) ha ricevuto. Lo puoi chiamare rap, elettronica, pub rock, ubriachi con un tastierone, vividi affreschi di degrado urbano (se si è in vena di nobilitare) ma la sostanza non cambia. Divide and Exit è un disco primitivo e riuscito, che scuote chi ascolta dal torpore delle uscite in serie. È una cosa unta e pratica, come un fast food, in città, di notte. (Marco Sideri)







