Tra il pub e il punk, non solo musicalmente, il passo può essere breve; di sicuro ad averlo fatto è Graham Parker – il primo della magnifica triade composta con Joe Jackson ed Elvis Costello a pubblicare un singolo nel lontano 1976 – che ha poi anche attraversato l’Atlantico per trovare negli States linfa, soprattutto black, vitale per la sua musica. Arrivato al 23° album in studio, Parker conferma pregi (molti) e difetti (qualcuno) di tutta una vita passata a cantare storie: un’estrema sincerità musicale, una buona capacità negli arrangiamenti (sono tornati i fiati dei Rumor Brass – con Parker fin dai tempi di "Stick To Me" del 1977 – e c’è una nuova ‘backing band’, i Goldtops con il fedele Martin Belmont alla chitarra, Geraint Watkins alle tastiere, Simon Edwards al basso e Roy Dodds alla batteria), il consueto riuscito incrocio tra un cantautorato malinconico (“Maida Hill”), l’energia del buon vecchio rock’n’roll (“Girl in Need”, “Nothin' From You”) e il fascino della New Orleans di Alain Toussaint (“Bathtub Gin”). Il difetto si può riassumere in una vena compositiva non sempre superlativa, che in un disco che supera di poco la mezz’ora assume i contorni di una tara ineliminabile. Ma per i fan Graham, e io tra loro, non si discute! (Danilo Di Termini)






