Artisti italiani
“Il segretario è un linguista/frequenta nuove metafore e naviga a vista/nel mare democratico a sinistra. /E non conosco nessuno che sia pronto a giurare/ che dopo tanto parlare, dopo tanto navigare/ avrà qualcosa da dire./ Il sindacato ha firmato: le prime disoccupate saranno le strade/e dei nostri sogni resterà solo un silenzio/che ricorda i marciapiedi quando nevica./ Non ci resta che aspettare il prossimo disco dei Clash.” Versi tratti da “Il prossimo disco dei Clash”, di Filippo Andreani. Un combat rocker comasco non ancora quarantenne capace di enormi tenerezze, da scoprire una ad una nelle canzoni, e affilate durezze, per dirla con Paco Ignacio Taibo II. Capace, soprattutto, di evitare la trappola della contemplazione compulsiva del proprio ombelico, e lo slalom tra le parole da un colpo al cerchio, uno alla botte. Lui con questo disco sceglie di collaborare con Marino Severini dei Gang, Sigaro della Banda Bassotti, Steno dei Nabat, Rob dei Temporal Sluts, Robi degli Atarassia Gröp. E c’è anche la voce narrante di Adelmo Cervi. Suono teso, incendiario come si deve, occasionali derive in levare. Un gran disco. A proposito: le “strade disoccupate” sono un riferimento a Claudio Lolli ed al suo disco capolavoro. Uscì nel 1977. Lo stesso anno in cui nasceva Andreani. (Guido Festinese)
Anche chi crede di essere lontano dall'universo poetico composto e spesso contraddittorio di Franco Battiato presti orecchio a questo lavoro, il cui titolo arriva da una citazione di Carlotta Wieck: “Passavano donne bellissime, in sete altere”. Con l'ausilio solo dei tasti del pianoforte, a volte “trattati” quasi a simulare sagaci piccole incursioni elettroniche o elettriche il pianista Arturo Stalteri, nota voce radiofonica ed esperto di classica e di progressive rock (qualcuno ricorda i Pierrot Lunaire?) realizza un piccolo miracolo. E' l'incanto di brani che arrivano da molto lontano, dal canzoniere remoto del cantautore siciliano quando era ancora rubricato alla voce “musica sperimentale”, negli anni Settanta, o magari da quello più vicino. Ecco allora centro di gravità permanente, Meccanica, l'Egitto prima della sabbie. A far la differenza è la diteggiatura di Stalteri, magnifico e meditato “rilettore” di composizioni altrui, ma anche ottimo improvvisatore. Qui in The Meeting Of The Gods, ispirato a Il mercato degli dei. (Guido Festinese)
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