Artisti italiani
Musik non stop, kosmik pop. Dunque, siamo dalle parti del duo elettronico e, per di più, italiano. Fonti di ispirazione senz'altro i seminali Krisma, che comunque la si pensi, ebbero intuizioni sublimi ma pure la Kosmic Musik teutonica. Apperò! Star Matter è l'ennesima incarnazione del baldo Claudio Dondo (tanto per citare il passato, Runes Order...ma se andate su discogs ne scoprirete una pletora) che , in join venture per l'occasione, si affianca all'esotica Alex De La Siena per produrre un'efficace versione post moderna di gelide cavalcate di ibride valchirie e sinuose suggestioni cyber intellettuali. Il duo si compatta e coinvolge l'ascoltare in un viaggio che lascia poco tempo per la distrazione. Attenzione, è un disco suonato, strumentazione rigorosamente analogica e quindi non siamo dalle parti di schiaccio un bottone e torno dopo pranzo. Se poi si analizzano anche le tematiche facilmente desumibili dai testi presenti nella elegante confezione, si vedrà che siamo in bilico tra il quotidiano chimico che attraversa i nostri cieli (e che bene non fa) e la consapevolezza delle lentezza con cui un'era sta finendo dove gli "happy slaved can't be saved". Musica per viaggiare stando fermi, rave cosmico. Fuori dai nostri confini questa roba va a ruba, vediamo di non farli emigrare. Who needs the moon we got the stars (matter) ? (Marcello Valeri)
Corsi e ricorsi, passata l’alba del duemila che non si è dimostrato millennio progredito, se non altro possiam dire che è millennio progressiv(ista?). Il Prog, dato per morto e sepolto sul finire degli anni’70, in realtà, come le figure mitologiche di cui spesso fu cantore, sopiva e non assopiva , soprattutto nelle orecchie italiche e, a giudicare dal neoitalianprog (boh…neologismo speranzoso), le nuove generazioni ne hanno masticato auralmente parecchio assai, chissà se tramite endovena genitoriale o altre vie più ardite e meno assoggettate ad altrui gusti. Comunque Genova , che di prog, tanto per citare almeno il Concerto Grosso dei New Trolls, qualcosa ne sa, adesso può vantare anche La Coscienza di Zeno, band di affiatati e raffinati musicisti che han tutte le caratteristiche per ritagliarsi una figurina di primo spicco nell’auspicabile album di figu come quelli che uscivano negli anni ’60 disegnati da Prosdocimi. “Sensitività” è il loro secondo lavoro che si snoda su sette tracce e che costituiscono, in qualche modo, una sorta di moderno concept , seguito ideale del primo omonimo del 2011 e degna continuazione di un discorso che è passato anche attraverso due brani, rispettivamente, per altrettante compilation. Il filo del discorso è l’approccio sinfonico al genere, un uso sapiente delle cavalcate tastieristiche dei modelli alti, una coralità d’insieme musicale e musicata, con una scelta, per quanto concerne i testi, di non facilissima fruizione, a meno che non si sia abituati a masticare poesia immaginifica o analisi del simbolo, alzi la mano chi lo fa quotidianamente. Una parola spesa per il cantato che si erge con irruenza teatrale senza sconfinare mai nel parodistico, e anche questo costituisce un notevole punto a favore, elemento da non sottovalutare in un genere che del bel canto aveva alfieri indimenticati, mentre nelle sue nuove incarnazioni , a mio parere, stenta a decollare proprio dal punto di vista delle voci (su tutti, Steven Wilson, che sarò anche sto genio ma dovrebbe trovarsi un signor cantante). Disco quindi da mettere nella propria collezione, tranquillamente insieme ai mostri sacri, e che vanta, tra l’altro, di splendida copertina evocativa, devotamente riconoscente alla grafica del passato. Prog on! (Marcello Valeri)
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