Definire Micah P. Hinson un “folksinger texano” significa sminuire un artista di ben più ampio respiro. Fin dal suo primo lavoro And The Gospel Of Progress, uscito nel 2005, è stato chiaro che il giovane dall’adolescenza inquieta aveva un’energia ed un’intensità di interpretazione che lo ponevano ad un livello superiore rispetto ad illustri colleghi. Dopo c’è stato un disco di transizione : The Opera Circuit, buon livello, ma non migliore dell’esordio, per arrivare all’ultimo The Red Empire Orchestra, senz’altro il suo lavoro più completo e maturo, uscito dopo un ennesimo periodo di crisi, terminato con la richiesta di matrimonio alla fidanzata dal palco di un concerto a Londra. Prodotto da John Congleton, già produttore di Antony, The Red Empire Orchestra risulta un lavoro più arioso e articolato, carico di sonorità a tratti teatrali. Gli accenti country vengono rivestiti da un’eleganza orchestrale insolita e la voce di Micah completa il tutto con toni drammatici, delicati, intensi a seconda del brano, costruendo su semplici impalcature melodiche grandi canzoni non liquidabili in facili catalogazioni.
I brani di maggiore effetto sono senz’altro Come Home Quickly Darling, traccia di apertura, I Keep Havin’ These Dreams, un’eccellente prova d’orchestra in cui gli archi creano un’atmosfera grandiosa così come nella enfatica You Will Find Me; notevole anche l’essenziale When We Embraced, voce, chitarra e banjo. Il disco si chiude con un’ emozionante Dyin’ Alone, una confidenza di Micah P. Hinson che dopo i tormenti trascorsi dichiara: “ I’m not afraid of suffering or pain, I’m afraid to die alone”, giusto per non darci tregua fino alla fine. (Mauro Carosio)
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