Se The Crying Light fosse il primo album di Antony Hegarty saremmo colpiti da stupore di fronte al capolavoro. In realtà siamo al terzo appuntamento con l’artista inglese e un precedente ingombrante come I’m A Bird Now condiziona le valutazioni. Però se il nuovo disco all’inizio lascia perplessi, ad un successivo ascolto convince totalmente. Con la sua voce angelica, asessuata e delicata in un corpo sgraziato, scomposto e goffo, Antony giunge con questo episodio al culmine della maturità artistica. The Crying Light è un disco consistente senza sbavature o cedimenti, con brani più ammiccanti ed altri più oscuri, un concept raffinato e armonioso dove Antony si affranca dal personaggio-icona che conosciamo per immergersi in una nuova esperienza sensuale in cui l’uomo si confronta con se stesso, con la natura, con il senso del tempo e l’ambiente circostante. Senz’altro i pezzi più riusciti sono Epilepsy Is Dancing, One Dove, Aeon (il brano più eccentrico dell’album con un andamento soul/gospel) e la già nota Another World, ma nel complesso ci si lascia accarezzare volentieri dalle note dell’intero disco. Una chicca: The Crying Light è dedicato al ballerino giapponese Kazua Ohno che appare in copertina in una delle sue performance. (Mauro Carosio)
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