Rock

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ImageTre serate al mitico Fillmore di San Francisco e, a distanza di pochi mesi, un doppio album live, proprio come ai tempi d‘oro del rock americano. Così, Lucinda Williams suggella la propria maturità artistica.
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ImageRyan Adams è uno dei giovani song-writer americani più acuti e sensibili. L’entusiasmo con cui la stampa specializzata accolse il suo primo album da solista, Heartbreaker, sembra davvero motivato. Almeno a giudicare dalla bellezza scarna e profonda di Cold Roses, un album doppio che traccia una linea di continuità stilistica con i suoi lavori precedenti.

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ImagePer una consuetudine che li ritiene inconciliabili, non sono molti i dischi per quartetto d’archi e voce umana; il  Brodsky quartet sfida questa tradizione e inaugura la nuova etichetta, chiamando alcuni 'amici' come Elvis Costello (con cui avevano già inciso “Juliet letters”), Bjork, Sting, Meredith Monk o Ron Sexmith (in un brano la cui vocalità evoca “Eleanor rigby”, uno dei pochi precursori nel genere).

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ImageSenza contare i casi molto particolari, è un dato di fatto che spesso gruppi e musicisti azzeccano con l’esordio (o giù di lì) il colpo definitivo; quello che li fa entrare nel cuore dei fan e li fa ricordare negli anni a venire. Così è stato anche per gli Eels, creatura personale di Mark “E” Everett, mai capaci di replicare fino in fondo le meraviglie che furono i primi tre album (incisi tra il 1997 e il ’99 e poi pubblicati in tempi diversi).

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ImageA distanza di due anni dal precedente “Bright Yellow Bright Orange”, gli australiani Go-Betweens tornano con un album intenso, melodico e magnifico. Il duo di Brisbane non si accontenta più di sfornare ottimi dischi in cui spiccano splendide ballate pop, ma, con questa nona opera in studio, raggiungono la perfezione. Basti ascoltare il brano d’apertura “Here Comes A City”, che unisce magnificamente melodia pop e chitarre sferzanti, per comprendere che ci si trova di fronte ad un capolavoro che rimarrà fra le pietre miliari degli ultimi dieci anni di rock d’autore.
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ImageUn bel titolo non fa automaticamente un bel disco. Qui lo fa, eccome. Canzone dopo canzone, Keren Ann Zeidel costruisce l’immagine di fanciulla retrò e moderna, sofisticata e malinconica, elegante senza averne l’aria, intellettuale senza farlo pesare, esistenzialista senza sembrare tragica. Nolita, appunto.

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