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GANG - Al Banco di Zoagli
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E i Gang hanno effettivamente saputo tenere duro: nonostante una laurea in giurisprudenza hanno preferito continuare a fare i fattorini per potersi dedicare alla musica, per ricavare e trasmettere quelle sensazioni e quelle esperienze che per loro sono sempre state prioritarie. Già ai tempi di Reds i fratelli Severini avevano dichiarato di non vedere di buon occhio tutte quelle tendenze che si staccavano dal punk per confluire nella new wave o nel dark. quegli orientamenti che si allontanavano dal popolare per avvicinarsi all'intellettualismo e ora lo ribadiscono a piena voce, consci più che mai che il riferimento alle proprie radici deve essere condizione imprescindibile per andare oltre. L'inizio degli anni '90 li vede lavorare ad un progetto ambizioso, una trilogia che metta definitivamente a fuoco il concetto di appartenenza e consapevolezza del prioprio cammino. Il primo atto è Le radici e le ali: il risultato di una scelta ben precisa, dello schierarsi, ancora una volta senza mezzi termini, a favore di una realtà, da sempre prevaricata, il Sud del mondo. "Se ci chiedete da che parte stiamo", dicono i Gang, "noi rispondiamo con il Sud perché pensiamo che, come nella Guerra del Golfo, i conflitti che insorgeranno nei prossimi anni dovranno essere visti da un'angolazione diversa da quella precedente, non in termini ideologici ma di interessi contrastanti tra Nord opulento e Sud straccione. Noi ci identifichiamo nella tradizione dell'internazionalismo. Il nostro lavoro va inquadrato nell'ambito di quella sinistra che si suol dire "eretica", fatta di gruppi che si sono sviluppati fuori o ai margini del movimento operaio: il sindacalismo rivoluzionario, le Pantere Nere, il guevarismo, il sandinismo, il maoismo, il trotzkismo, passando per le esperienze di casa nostra come Lotta Continua e Potere Operaio... e l'elenco può continuare e includere i movimenti nazionalistici dei Paesi Baschi o dell'Uster, l'OLP, i verdi, SOS Racisme, i punk anarchici. Per certi versi ci sentiamo vicini anche alla teologia della liberazione. Se si vuole capire la nostra musica bisogna tenere conto dello sviluppo economico che ha avuto questo paese e delle contraddizioni diverse che ha generato nel Nord e nel Sud.



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