- 4 ai 50 anni di Disco Club Diario del 15 dicembre Per la t-shirt e la felpa commemorative dei 50 anni ho scelto David Gilmour, come rappresentante del gruppo i cui dischi sono stati, e di gran lunga, i più venduti in negozio. Oggi grazie a un cliente mi accorgo di essere all'antica. Questa new entry chiede, "Le chiedo una cosa che non so a quanti interessa ancora, non li comprerà più nessuno, ma, sa, io sono all'antica", mi aspetto una richiesta di Claudio Villa o Nilla Pizzi, invece, "Vorrei comprare qualcosa dei Pink Floyd" e con la mano fa il classico segno di "roba vecchia, del passato", poi continua, "Il più bello è quello con in copertina l'uomo con le lampadine", "Quello è un concerto", "A proposito di concerti, quando ero in Australia ho visto quello degli Australian Pink Floyd, ma, sa, l'ho scoperto per caso che c'era questo concerto, e sa perché? In Australia non ci sono manifesti per reclamizzare l'evento, si basa tutto sul passaparola; nonostante questo il teatro era zeppo, e sa perché? Perché in Australia c'è pieno di italiani". Non so quindi se ho fatto bene a scegliere i Pink come "sponsor" della commemorazione, perché, se piacciono solo a quelli all'antica, ho paura che non venderò molte maglie, però qualche chance ce l'ho, e sapete perché? A quanto pare, Gilmour e company piacciono quasi solo agli italiani (dovunque abitino) e a Genova c'è pieno di...italiani.
- 7 ai 50 anni di Disco Club Diario del 12 dicembre Oggi ci fa visita il "Cliente più Pittoresco", non si vedeva da un po' e la spiegazione sta nella foto che gli ha scattato Dario. Bisogna dire che non ha perso la sua estrosità e allegria. La scorsa settimana ho trovato alla Fiera del Libro il numero del 19 dicembre 1965 di Urania, oggi l'amico/cliente Davide ci ha portato in regalo il numero della stessa data di Topolino. A proposito di questo facciamo un appunto. Da un po' di giorni molti clienti mi chiedono, "Cosa regali per il compleanno?", "E' vero che fai lo sconto del 50%?", "Cosa passo a prendere il 19?". Ma, scusate, ragazzi, quando un vostro amico compie gli anni, voi vi aspettate che lui vi faccia un regalo o glielo fate voi? Allora perché vi aspettate i regali da Disco Club per i suoi 50 anni? Sì perché Disco Club è stato un vostro amico per tanti anni; parlando di quelli che erano ragazzi negli anni 60/70/80 quante volte siete andati a scuola con i libri nel mitico sacchetto verde? Quanti sabati avete passato a sfogliare negli scaffali, al mattino per avere marinato la scuola, al pomeriggio con tutta la vostra combriccola? Qualcuno di voi il "regalo" se lo è già preso in quei pomeriggi approfittando della calca per infilarsi un vinile sotto l'eskimo ed uscendo senza passare dalla cassa. Tornando ai tempi nostri, quanti di voi si sono incontrati per la prima volta qua dentro e poi sono diventati amici, dandosi appuntamento da questo "vecchio amico" per poi andare al bar insieme (non col "vecchio amico", lui fuori pasto non prende niente, nemmeno un caffè ed è quasi astemio). Davide ha capito tutto questo ed è stato il primo a portare un regalo al vecchio Disco Club, vecchio perché si può ben dire che ogni anno di vita di un negozio vale due di un umano. Allora ho deciso, domani vado a comprare un enorme salvadanaio dal vicino ferramenta e lo metto in negozio, l'unico problema che, visto quanto lo mettono, dovrete riempirlo per farmi pareggiare la spesa: lanciamo il Crowdfunding del Salvadanaio per altri 50 anni di Disco Club!
- 8 ai 50 anni di Disco Club Il Diario del 11 dicembre L'Angolo della Vergogna ci sta arricchendo di nuovi personaggi. Nel primo caso, a suo dire, si tratta di un ritorno. Una signora mi chiede l'ultimo cd del Volo, uno dei leader dell'Angolo, glielo vendo e lei, "Sono andata a colpo sicuro, negli anni '70 venivo con mio papà a prendere i vinili". Forse pensa di farmi un complimento, ma non capisco l'associazione tra vinili anni '70 del negozio e Il Volo, a meno che non si sia confusa con l'omonimo gruppo prog. La seconda anziana entra col fiatone, "Finalmente, vi cercavo da tutte le parti", "Noi non ci siamo mai mossi, siamo qui da questa mattina", "Eh sì che lo sapevo che eravate davanti alla Befana"; la Befana è un negozio di giocattoli, ma non è quello davanti a noi, questo è il Paradiso dei Bimbi, l'altro è in via Assarotti, forse è per questo che non ci trovava. Una ragazza viene a comprare il vinile (!!!!!) di Emma ed esce, dopo poco entra una signora che si guarda attorno in cerca di qualcuno, "Dica" le chiedo, "Sto cercando mia figlia, è venuta a comprare Emma", "E' uscita", "Ci siamo perse", "Meno male che siete solo in due". Altra (tutte donne le clienti dell'Angolo), è indecisa tra due cd "vergognosi" e per risolvere l'enigma ha una soluzione, "Devo chiedere all'idraulico", "?!?!?". Incomincio a pensare che le barzellette sugli idraulici e le casalinghe abbiano un fondo di verità.
- 11 ai 50 anni di Disco Club Diario del 8 dicembre Non so se vi ricordate Parodi, no, non quello dei Tazenda, quello dei bollini Siae (vedi http://discoclub65.it/il-mondo-visto-da-disco-club/archivio-mainmenu-44/4378-il-mondo-visto-da-disco-club-parodi-e-i-bollini-siae.html). Non ha mai avuto una grande presenza (si avvicina Natale e mi sento buono), adesso è anche ingrassato a livello rospo, in realtà lui si sente più tacchino, dopo avermi ordinato un dvd, mi dice "Conosci qualche bella ragazza che si interessi di musica", io, perplesso, "Non so, perché?", "Se la conosci puoi farmela conoscere, magari mandarmela a casa, io ho tanti cd e dvd, mi raccomando che sia bella". Mi si raggela il sangue a pensare a una povera (e bella, conditio sine qua non, come da sua richiesta) ragazza alle preso con il mio cliente-rospo (nemmeno un bacio potrebbe trasformarlo in principe), che dalla solita collezione di farfalle è passato ai dischi. Lo congedo freddamente. Dopo qualche giorno arriva il dvd dei Litfiba che mi aveva ordinato, viene a prenderlo, il giorno dopo mi telefona, "Ho sbagliato a prendere quel dvd, ce l'avevo già, te lo porto indietro e me ne dai un altro". Mi disturba già il fatto che non sia una richiesta, ma un'affermazione, poi mi sovviene che mi ha preso per un lenone e la conseguente mia risposta è un secco, "No", lui, sorpreso, "Ma lo vendi a qualcun altro", "E se non lo vendo?", ripetitivo e piagnucoloso, "Ma lo vendi a qualcun altro", "Ho detto di noooooooo", macché insiste, "Ma lo vendi a qualc", "un altro" non l'ho sentito, ho già posato.
- 12 ai 50 anni di Disco Club Diario del 7 dicembre Il Pluriespulso è sempre presente. Oggi parla di un disco comprato anni fa, "Non c'era ancora l'euro", "Quanto l'hai pagato?", "2.200 euro", "?!?!?". Un vecchietto, dopo avermi chiesto un cd che ovviamente non ho, s'intromette nei nostri discorsi riguardanti i dolori alle ossa che colpiscono noi non più giovani, un cliente dice, "Io non ho mai fatto nessuno sport, sarà per quello", il vecchietto, "No, anzi chi ha fatto sport, invecchiando è pieno di acciacchi. Il mio maestro di palestra aveva un fisico eccezionale, pensate lo hanno preso per modello della statua del pescatore alla Foce (n.d.a. in realtà era Il Navigatore, statua del 1939); l'ho incontrato qualche anno fa ed era distrutto per i dolori, si era anche incurvato". Quello davanti a noi deve essere sopra gli ottanta, quindi il suo maestro, anche se incontrato "qualche anno fa", doveva essere vicino al secolo, "Che sport faceva il suo maestro", "Lotta greco romana", sicuramente uno sport che alle ossa fa bene. Voci all'esterno, una donna vede in vetrina il cd di Jovanotti, "Devo comprarlo, ma lo prendo in Toscana (n.d.a. l'accento è quello), perché in ogni regione lo ha fatto diverso". Belin, adesso mi tocca sentirlo, sta a vedere che nel mio c'è Jovanotti che canta in genovese". Tocca a un uomo di mezza età (che poi, quale è?), "Voglio l'ultimo cd di Mengoni", lo prendo dall'Angolo della Vergogna e glielo passo; lo scruta "Ma, non ci sono le canzoni vecchie", "No, è nuovo (sto diventando esperto, mi tiene le lezioni Dario)", "Non c'è un best?", "Prima di questo ha fatto solo due dischi, come fa a esserci un best?", lo dico in maniera un po' aggressiva, pensando anche che c'è un altro motivo per cui non può avere fatto un best, lui "Beh, allora aspetto che faccia un best", "Sì, qualche anno". Se ne va, dopo una mezz'ora rientra, "Ho fatto un po' di giri, ma non l'ho trovato (che strano non ha trovato un disco che non è mai stato fatto, però è già stato bravo a trovare dei negozi di dischi dove non ce ne sono), me lo dia". Glielo do, lui prima di andarsene, "Ci vorrebbe a Fiume, sa io sono fiumano, un negozio come il suo; là queste cose non si trovano". Non so se prenderlo come un complimento o come un rimprovero per il mio Angolo della Vergogna. Conclude la giornata una telefonata, la 39esima e quindi inevitabile "Discooooocluuuub", "Avete le musicassette?", "No", "Nessuna?", "Nessuna", "E dove le trovo?", "Da nessuna parte", allarmata "Nessuna?", conferma un po' dispettosa "Nessuna", disperata a livello voce singhiozzante "Sono rovinata"
- 14 ai 50 anni di Disco Club Diario del 5 dicembre C'è chi predica bene (o dovrebbe) e razzola male (e non dovrebbe). Quando arrivo al mattino, il solito tavolino di fianco alla porta del negozio è occupato da una cinquina vociante di donne, più che vederle, le sento, e come faccio a non sentirle? Hanno un tono di voce decisamente squillante e ognuna di loro va sopra alle compagne per fregarle la parola (tipo i dibattiti politici della seconda Repubblica). I discorsi vertono sul posto di lavoro comune. Ne hanno per tutti, colleghi "quella è sempre pronta ad andarsene prima del tempo con tutte le scuse", capi "Vogliono che si lavori fino all'ultimo, ma io quando suona la campanella sono già sulla soglia pronta ad andarmene, ho anche una mia vita privata". La "campanella" m'insospettisce: bancarie (anch'io, quando lavoravo in banca, mi preparavo vicino alla porta, pronto a scattare al suono della campanella) o insegnanti? La seconda, infatti parlano di una scuola media, sono tutte d'accordo per sparlare dei pari grado e deridere i superiori, con apprezzamenti su difetti fisici accolti da risate. Poi una delle cinque se ne va e la altre quattro, "Quella parla parla, ma è la prima lavativa, è lei che è sempre pronta a darsi malata e a uscire in anticipo". Peccato che le altre quattro se ne vadano insieme, mi sarebbe piaciuto sentire i loro difetti, spifferati dalle restanti. Chissà se avranno erudito i loro allievi a non parlare male del prossimo. Poi, sempre fuori, sento due voci maschili, "Un negozio di dischi", "Che prezzi fa?", "Dipende, 18, 19 euro", "Bisogna essere matti per comprarli, io li scarico", "A pagamento?", "Ma sei matto?", "Ha anche Adele, 25", a questo punto esco un po' imbufalito, "Adele costa 15", "No, io intendevo il titolo". Ho equivocato, però sapete come erano vestiti i due "scaricatori" illegali? Da poliziotti. A risollevarci ci pensa un vecchietto; lo manda la moglie a cercare un cd del Volo. Non ce l'ho, glielo ordino e lui "Devo darvi un caparro?". Forse se l'acconto lo lascia un uomo si dice "caparro", se una donna "caparra".
Diario del 4 dicembre Negli anni settanta difficilmente si toccavano certi argomenti nel negozio. I clienti erano poco più che ventenni e anche i loro genitori erano quasi sempre sotto i cinquanta. Malattie e morte erano al di fuori dei nostri discorsi, al massimo potevano riguardare un nonno, a parte pochi casi sfortunati. L'età media del nostro circolo nel corso degli anni è notevolmente salita, anche perché molti dei partecipanti sono gli stessi di 40 anni fa, quindi le disgrazie hanno incominciato a colpire prima i genitori, poi proprio loro in prima persona. Per fortuna non in tutti i casi le malattie sono state incurabili, a provocare i danni maggiori sono stati incidenti (due travolti da pirati della strada, uno in una gara di rafting). Negli ultimi giorni però ho avuto due dispiaceri. Il primo F. veniva da me negli anni 80, aveva 17 anni, e non ha mai smesso di frequentarci, tuttora era una presenza costante del sabato mattina, irrequieto, anche parlando camminava avanti e indietro nel negozio col suo passo da Scarpone del Cai. Si divertiva a sentire le avventure du Megu e del Pluriespulso, "Ma entra qualcuno di normale nel tuo negozio?" mi chiedeva spesso. Certo anche lui aveva il suo carattere problematico, aveva un solo grande amico, M., fino da quegli anni ottanta, col quale tuttora si avventurava in lunghe escursioni domenicali sulle montagne liguri/piemontesi. Gli mancava una donna, questo era evidente, e proprio in questi ultimi tempi aveva sostituito il fedele amico con una ragazza anche lei patita di montagna, "E' una belva, faccio fatica a starle dietro", diceva orgoglioso, "Per ora non c'è niente, ma speriamo". Questo l'ultimo sabato che l'ho visto, dopo quattro giorni mi telefona la moglie di M., "Gian volevo dirti che F. non c'è più", "In che senso?", "Si è buttato". F. aveva fatto una scemata (niente di grave), che gli aveva procurato una denuncia. Non ha pensato di poterne uscire fuori senza particolari problemi, ha vinto solo la vergogna e, probabilmente, l'idea di aver perso quell'occasione di farsi una vita diversa. E' partito per un'escursione sulle alture del Bisagno, sapeva che c'era un ponte con un salto di venti metri e, volando giù di lì, F. ci ha lasciati a solo 46 anni. Diverso è il caso di Gianni. Poco più anziano di F. era anche lui nostro fedele cliente fin dagli anni ottanta. Aveva conservato le sue passioni infantili, grande fan degli Abba e collezionista sfrenato di Lego, "Ho ancora la mia stanzetta dei giochi", si prendeva in giro da solo. Simpaticissimo e vivace, era sempre presente all'uscita delle cantanti del suo cuore, oltre a Frida degli Abba, Kate Bush (che era corso a vedere a Londra, nella sua ultima tournée del 2014, "Che cicciona che è diventata"), Annie Lennox e Tori Amos. Proprio l'uscita del nuovo cd di Tori lo ha fatto venire in negozio dopo tre mesi che non lo vedevo, "Sono stato in ospedale, guarda come sono ridotto", effettivamente è irriconoscibile, ancora dimagrito e con evidenti difficoltà motorie. Dopo qualche giorno mi chiama, "Gian, il cd di Tori è difettoso", "Te ne ordino un altro e ti avviso quando arriva". Il cd arriva, ma lui non passa per un altro mese, poi mi chiama, "Gian, sono di nuovo in ospedale, dovrei uscire tra qualche giorno, se ce la faccio, passo a prendere il cd". Quel "se ce la faccio" mi mette apprensione, apprensione che aumenta nel successivo mese non vedendolo arrivare. Mi decido, ieri vado a vedere il suo profilo facebook, c'è una foto con un bel panorama di un tramonto sul porto, un commento di un suo amico mi lascia interdetto, poi mi rendo conto che i commenti nascosti sono molti di più, li apro ed ecco tutta una serie di r.i.p.. Questa mattina ho dovuto togliere il cd di Tori Amos da parte, ho dovuto prendere il mouse e cancellare dal database degli ordini una riga: data 14/10, cliente Gianni, ordine Tori Amos.
- 16 giorni ai 50 anni di Disco Club Diario del 3 dicembre L'angolo della vergogna ha prima conquistato la vetrina e adesso si è arricchito di nuove uscite. Dalla scatola delle novità vedo sbucare un titolo che negli anni settanta era ricercatissimo, "Live at Pompeii", il mitico concerto senza pubblico dei Pink Floyd, all'epoca ero riuscito a trovarlo nell'unica maniera possibile, un bootleg. Adesso, a quanto pare, esce una nuova versione ufficiale, ma..... guardo bene, il titolo è in italiano e toulì il gruppo non è i Pink Floyd, ma il Volo!!! Lo prendo e lo piazzo immediatamente in vetrina proprio di fianco alla scritta "L'angolo della vergogna".
- 18 dai 50 anni di Disco Club Diario del 1 dicembre In gran spolvero U Megu. La sua nuova passione è il sudoku on line, con una particolare predilezione per il gioco dell'impiccato. Ogni giorno si precipita in negozio per proporre qualche quesito al solito circolo Pickwick di Disco Club, oggi si è precipitato a tal punto che, passando davanti a un bar, ha travolto un tavolino del dehor scaraventandolo per terra, "Lo hai tirato su, spero?" gli chiedo, "No, sono andato via di corsa". Tutto questo perché? Ha premura di risolvere più quesiti possibili, "Sono all'inseguimento del primo in classifica", "Quanti punti hai?", "Con quello di ieri sera sono arrivato a 25", "E il primo?", "Tremilasettecentotrentacinque" e lo dice alla sua maniera, incrociando le mani sulla pancia, in una posizione da Don Abbondio, con la testa abbassata, guardandomi di sottecchi, "Megu, ma vaffa...". Altro cliente di lunga data è Ricky. Veniva già da ragazzino, quando i genitori gli davano la paghetta, e anche adesso passa quando ha qualcosa da spendere in musica, continua ad aspettare la paghetta, non più dei genitori, ma della moglie, il fatto è che lei non è molto generosa, più di una volta il povero Ricky non può spendere più di cinque euro; questo lo costringe a lunghe ricerche tra gli scaffali dei cd. Anche oggi passa, io sto facendo un ordine sul computer e non faccio caso a lui. A un certo punto mi rendo conto che c'è un rumore che mi disturba, alzo gli occhi e capisco cosa è: Ricky, nella sua ricerca, mi sta abbattendo tutte le file degli espositori dei cd, facendole picchiare contro il mobile con un fastidioso "toc, toc, toc". Ormai tutte le file sono abbattute, meno una: quella del folk inglese. Esco dal banco e chiamo Ricky, gli indico la fila ancora a posto, "Guarda, te ne sei dimenticata una".
Diario del 4 febbraio Si dice che quando fa molto caldo in giro ci siano solo i matti. Oggi fa molto freddo, ma mi sembra che i nostri diversamente normali siano in grande forma. Incomincia U Megu. Ormai sapete che lavora per la Asl, facendo prelievi del sangue a domicilio. Oggi mi racconta il dialogo tra una paziente e la sua capo infermiera; la paziente, "Lo sa che quel dottore è proprio bravo a fare i prelievi?", "Quale? Quello alto e grosso?", "Sì". Lo interrompo, "Sarai contento, è un bel complimento", lui, "Sì, ma sai come ha concluso?", "Avrà detto 'quello vestito come uno straccione'", "Peggio, 'è bravo anche se sembra un handicappato'", "Ho capito, ti dà fastidio quel 'sembra'". Maurizio il Maratoneta viene a ritirare il cd degli ELO ordinato in Olanda. Il pacco era rimasto bloccato a Parigi dalla neve, gli avevo già detto che dentro per lui c'era solo quel cd, ma oggi non si rassegna, "Non è che hanno ag-aggiunto anche que-quello dei Foregna (così chiama i Foreigner)?", "Sì, hanno pagato uno che da Rotterdam raggiungesse il pacco all'aeroporto di Parigi per metterci dentro il tuo cd. CHE CAVOLO DICI, MAURIZIO?", il mio urlo lo spaventa, e balbetta "Pa-pa-pa-pazienza". Qualche giorno fa Lorenzo dell'usato ha ricevuto un'email, nell'oggetto c'era scritto testualmente "Caro Lorenzo qualche mese fa ti ho chiamato approsito dei CD dei Rem fammi sapere qualcosa su questi cd in questione.Grazie Antonio da Genova", il resto del messaggio era in bianco. Oggi questo nuovo santo si presenta in negozio, argomento gli ultimi morti musicali, "Hai visto che è morto anche Maurizio Arcieri? Mi dispiace un sacco, lo conoscevi tu Maurizio? Io lo conoscevo. Era bravo. Anche se...", "Anche se?", "...era un maleducato. Lo sai che una volta ha picchiato quelli delle Iene. Mi dispiace un sacco, ma Arcieri era uno stronzo", continua con i necrologi, "E' morto anche Demis Roussos. Lo sai che i primi dischi li aveva fatti sotto mentite spoglie? Si faceva chiamare Aphrodite's Child, ma era sempre lui". Quasimodo viene a comprare, "E' bello questo cd dei Cream alla BBC?", "E' bello" (non l'ho mai sentito), "Allora lo prendo". Armeggia col portafoglio e tira fuori dieci euro, gli do un euro e dieci centesimi di resto, ma lui "Le ho dato venti euro", "No, me ne hai dati dieci" (ci manca solo che provi a fregarmi Quasimodo) "Guarda in cassa non ho nemmeno un biglietto da venti euro". E' diffidente, apre il suo portafoglio, mentre la goccia al naso (dovuta al freddo preso fuori mentre aspettava che aprissi) scende pericolosamente verso il mio banco, si accorge di avere altri dieci euro, "Scusi, ne avevo due da dieci, non uno da venti" e in quel momento di tensione il disastro: la goccia abbandona il naso e si tuffa... no, non sul bancone, ma sui dieci euro che erano spuntati dal suo portafoglio. Devo ricordarmi di dare al primo cliente che compra i dieci euro di Quasimodo. Ci sono tutti. Ecco Scussssi, "Scussssi (appunto), non sento più il black metal, potrei invece di prendere i cd degli Impaled Nazarene (n.d.a. il patto del Nazareno non c'entra), ordinare qualcosa di dark gotico, tipo gli Alien Sex Fiend?", "No, prima compri quelli che sono arrivati", "Li posso prendere quando mi danno la pensione, 240€, ai primi del mese?", "Siamo ai primi del mese", "Ah". Forse non se n'era accorto, apre il portafoglio e compra il cd degli Impaled, "Adesso posso ordinare qualche cd degli Alien Sex Fiend, tipo questo?", me ne indica uno sullo schermo, "Lascia perdere, è troppo caro", "No, non c'è problema", "Il problema c'è, ti parte metà della pensione", "Ah, allora non lo prendo?", "Non lo prendi". Fa molto caldo, ma lui non lo sente, ha solo la camicia e anche tutta sudata. Non ci lascia un buon ricordo, quando esce ci tocca tenere la porta aperta per dieci minuti congelandoci. Questa è una nuova. Abbastanza avanti con gli anni (più vicina agli ottanta che ai settanta), ma dai gusti moderni, pochi giorni fa era venuta con la sorella a chiederci il disco di Hozier. Non è riarrivato, allora le dico di lasciarmi il numero del telefonino per avvisarla quando ce l'ho, lei "Le do il mio, perché mia sorella non li legge nemmeno i messaggi, ha un caratteraccio", io "Lei no?", "Anche io, ma da quando ho visto la Madonna non mi arrabbio più, perché sono fuori di testa anche senza l'aiuto di sostanze stupefacenti" e mentre lo dice si rolla una sigaretta. Per concludere la giornata non poteva mancare Ivano. "Ciao Gian, non ti dico quanto rompe la mamma, non ce la faccio più", questa volta passa a un altro argomento, tira fuori dalla tasca delle cuffiette e me le offre, "Senti, ti do queste cuffie, sono quasi nuove (il quasi mi fa paura, anche se le è infilate nelle orecchie una sola volta, è difficile definirle nuove), in cambio mi dai un cd di Iggy Pop", per curiosità chiedo "Quale?", "The Idiot". Mi prende in giro?
Diario del 7 febbraio Oggi tocca a Dario autografare. E' finalmente uscito il cd degli Snake Oil Ltd, volenti o nolenti tutti i clienti/amici che sono entrati hanno dovuto comprarlo e Dario ha arricchito la loro copia con l'autografo (vedi nella foto il n.1 di Sergio Fossati). E' stato anche il disco più ascoltato in questo sabato. Commenti vari, tutti positivi, ma il più sorprendente è quello di una signora che, mentre il marito ordina un cd, mi chiede, "E' Elvis vero? L'ho subito riconosciuto", Dario si schernisce, "No, sono solo io, di Elvis ho solo la panza dei suoi ultimi tempi", lei, "Bravo, complimenti. Elvis è la storia del rock, come in Italia lo è stato Little Tony". Quest'ultima parte mi è sfuggita, altrimenti avrei insultato la signora: Little Tony storia del rock italiano? E allora Celentano?
Diario del 9 febbraio Qualche giorno fa un nuovo, non giovane, cliente, dopo aver comprato due cd anni sessanta, ci chiede "Ce l'ha quello con Shadows dei Dik Dik?", "Forse vuol dire la versione italiana di A Whiter Shade of Pale, Senza luce?", "No, no, s'intitola proprio Shadows", "Boh, mai sentita". Oggi torna, compra altri due cd anni sessanta e conferma, "Guardi che ho ragione io, una canzone dei Dik Dik s'intitola Shadows. E' un pezzo solo strumentale, tipo Pink Floyd", "Un pezzo solo strumentale dei Dik Dik? Mi sembra poco probabile"; più che poco probabile, mi sembra impossibile, allora digito su youtube "Shadows, gruppo italiano" e cosa esce? New Trolls. Faccio sentire il pezzo al cliente e lui, "Sì, è questo, E' vero erano i New Trolls. Ha visto che esisteva? Adesso non me lo dia, ho già speso abbastanza (venti euro)". E' vero ha ragione lui, magari se invece di cantarlo, anzi suonarlo, i New Trolls, lo avessero eseguito i Dik Dik, lo avrebbe anche comprato. Altro pensionato, cerca un certo Iodiato che canta Piove di Modugno, "Mi ricordo il nome perché mi ha fatto venire in mente lo iodio", in realtà è Diodato, ordina il cd e passa a raccontarci episodi che lo riguardano da cui si capisce che ha girato il mondo. Gli chiedo, "Dove lavorava lei?", lo devo aver messo in difficoltà, come se si vergognasse di dirlo, poi si decide, "Ero capitano di lungo corso", poi con un rigurgito di orgoglio, "Ma mica come quella belina di Schettino". Ultimo pensionato. Invece di spingere, tira la porta, facendola sbattere violentemente e facendoci saltare tutti per il 'resâto' (spavento in genovese)," Mi hanno detto che il fotografo è sotto i portici", "Sì, è sotto i portici", "Ah, grazie", spinge, invece di tirare la porta, gran botta, ma ormai siamo abituati, e se ne va dal fotografo sotto i portici, di fronte.
Diario del 12 febbraio Una serie di clienti informatissimi hanno tenuto alto il livello del negozio oggi. Il primo è un farmacista in pensione, "Ho sentito a Radio Virgin una canzone che mi piace tantissimo, non so il titolo, ma il nome del cantante è sicuramente Edward, il cognome qualcosa tipo Crowley, ma su questo non sono sicuro", "Io conosco Adrian Crowley", "No, guardi il nome è sicuramente Edward, ha la voce tipo Leonard Cohen". Infatti, gli faccio sentire su spotify Adrian Crowley e lui "Ecco è lui!": nome sicuro, cognome incerto. Signora, "Voglio il disco appena uscito degli U2", "E' questo, è uscito quattro mesi fa", "Ma no, voglio quello uscito in questi giorni". Ci vuole del bello e del buono per convincerla che non ne sono usciti altri, ma non so nemmeno se sono riuscito a convincerla, non lo compra perché trova la scusa che 'a l'ëa sciurtia sensa ûn-a palanca'. Entra con uno strano cappello con una banda multicolore, l'insieme è di un reduce di Woodstock, "Questo se ne capisce" penso e infatti mi chiede proprio un protagonista del Festival (non di Sanremo), "Cerco il cd di Santana con Europa, ma l'originale, non i rifacimenti, quello di una volta", gli do 'quello di una volta' e lui passa a un'altra richiesta, "Mi dia anche un Genesis, ma non con Gabriel, non lo sopporto, quelli dopo, ho sentito che hanno rifatti i pezzi senza Gabriel, mi sta sulle palle Gabriel". Detto fatto, gli appioppo Selling England By The Pound, chissà se se ne accorge che a cantare è quell'antipatico di Gabriel. Ma non se ne va, è lanciatissimo, "Voglio anche un cd di Bon Jovi, quando faceva country", "Ho finito tutto", "Aspetti, di country un mio amico mi ha consigliato uno che non ho mai sentito, mi ha detto che è bravo: Neil Young", "Effettivamente ci sa fare", "Mi dia qualcosa". Gli do Harvest e così lo finisco, forse avrei fatto meglio a dargli Trans....
Diario del 14 febbraio San Valentino, Sanremo, accoppiata odierna. Un cliente cerca un cd da regalare alla sua compagna, "Ho visto al Festival Biagio Antonacci, a lei piace, ce l'ha l'ultimo disco?". Ce l'ho (colpa di Dario che sta allargando lo scaffale della vergogna), faccio un pacchetto regalo (sempre colpa di Dario che mi ha costretto a prendere altre confezioni regalo) e lui se ne va contento. Gli diamo il tempo di uscire e poi ci scateniamo a commentare le qualità canore dell'ex genero di Morandi, "Riempie gli stadi, ma non si capisce perché", un urlo alla mia sinistra, "VE LO DICO IO PERCHE'", è Renato, cliente e musicista, "La colpa è delle donne, guardano se uno è figo, mica se è bravo. Del resto prendi Hitler", "Hitler? Perché cantava?", "Come ha fatto a vincere le elezioni nel '32? Perché le donne hanno votato in massa per lui". Non è che Hitler mi sia mai sembrato così figo, faccio per dirglielo, ma in quel momento mi accorgo che una donna c'è in negozio, provo a farlo capire a Renato, ma lui ormai è scatenato, continua la sua invettiva e la cliente non si avvicina fino a quando lui non esce. Ho paura che se la prenda con noi, allora anticipo la sua richiesta, "Scommetto che vuoi Antonacci", la prende bene, sorride e ci chiede Luigi Tenco. Telefonata, "Discooocluuuub", "Mi ha consigliato di chiamarvi un maestro di musica. Cerco cd con delle mazurche". "Ciao, dove sono i 45giri?", eccolo il batterista di James Brown, "Ne hai della Columbia? A me piacciono quelli della...", viene interrotto dallo squillo del suo telefonino, assume un aspetto professionale, "Sì papà, sono da Disco Club, no, ho altro da fare" e interrompe bruscamente la conversazione. Ovazione. Sceglie un 45, svuota le tasche e riesce a mettere insieme 2,23€, "Bastano due euro", "Allora ne prendo un altro", "Manca 1,77€". Non fa una piega, si riprende i ventitre centesimi e si trasferisce nel reparto usato. Dopo dieci minuti, arriva Lorenzo dell'usato, "Hai venduto un 45 al batterista di James Brown?", "Sì", "Voleva vendermelo a cinque euro". Bis-ovazione.
Diario del 23 febbraio Nove giorni senza Diario. Nove giorni in cui non è successo niente? No, il fatto è che diventerei ripetitivo. Dovrei raccontarvi dei quasi quotidiani interventi di Ivano, che, da quando ha visto che io ho fatto il libro, si scrive su un foglio il suo diario personale, Ivano e la mamma, raccontandomi tutti i litigi familiari col consueto 'quanto rompe la mamma'. Interventi che si concludono immancabilmente con la sua deportazione (nel senso che lo sbatto fuori dalla porta). Dovrei parlarvi di un altro assiduo, il giovane (sui quindici anni) batterista di James Brown, che ormai si presenta così ai clienti, si esalta alla vista dei 45giri, alla ricerca di qualcosa del suo leader (l'unico che avevo gliel'ho già regalato alla vigilia di Natale). Non manca mai Scussssi, ci deodora il negozio, cerca sempre di non ritirare il cd ordinato (un altro degli Impaled Nazarene), "Non li sento più", "Non me ne frega niente, prima compri questo, se no non ti ordino più niente". Lui non lo sbatto fuori dalla porta, anzi quando va, la porta la spalanco per arieggiare l'ambiente. C'è poi Maurizio il Maratoneta, anche lui quotidiano. Gli è venuta la mania dei Chicago, quando gli dico che un cd non si trova, non si rassegna torna il giorno dopo e me lo richiede, "Chicago 16, ma-magari (è balbuziente) gua-guarda scritto così Chicago XVI" e il giorno dopo "Gua-guarda se è scritto così, Chicago XIIIIX". Quando finalmente trova qualcosa e lo ordina, passa tutti giorni, qualche volta due volte al giorno, per vedere se è arrivato. Lo blocco quando ancora è fuori, primo espulso prima di entrare in campo. Cosa dire poi di Andrea "Marcello", quello che mi chiama così non so come mai. E' quotidiano nelle telefonate, ma da mesi non gli rispondo più. Allora cosa fa? Passa di persona, col foglietto con su scritto il disco da ordinare, ovviamente uno dei Duran Duran. Anche oggi entra "Marcello, mi ordini questo Greatest Hits dei Duran?", sicuramente lo ha già, ma questa volto rinuncio a dirglielo, lo ordino. Esce, entra il Maratoneta, lo stoppo sulla porta, "Non è arrivato niente", "Sìsìsì, ma-magari più tardi?", "NOOO!", Do-domani?", "No, non hanno spedito", "Ma-magari provo a pa-passare". Sto per urlargli un altro NOOO, quando vengo interrotto dal rientro di Andrea-Marcello, "Marcello, me lo hai ordinato il cd dei Duran Duran?", sono un po' esausto, "Sììì, l'ho ordinato", "Grazie Marcello, ciao Marcello" e finalmente se ne va. Mi rivolgo al Maratoneta, "Ma perché mi chiama Marcello?", magari fra loro s'intendono; "Non lo so, perché tu ti chi-chiami Gianni". Sì, Gianni Marcello Balduzzi.
Diario del 24 febbraio Finalmente ci siamo liberati del derby. Sì, perché, insieme alla pioggia di sabato e alla bora odierna, ci ha rovinato due giorni d'incasso. Possono tornare a vivere tranquilli anche i miei clienti/tifosi. A proposito sono fantastici con le loro cabale, oggi prima un sampdoriano mi lascia per tempo, "Vai già?", "L'ultimo derby, prima di entrare allo stadio, sono andato a mangiare una pizzetta in via Canevari", "Sì, ma oggi è presto per mangiare e poi cosa mangi una pizzetta in piedi in mezzo alla bufera?", "Certo, l'altra volta ha portato fortuna, abbiamo vinto". Poco dopo tocca a un genoano, anche lui parte per tempo, "Oggi avete tutti premura?", "Sai devo andare ancora in piazza Manin e poi fare la scalinata Montaldo", "Scusa ma non fai prima ad andare dritto? Così allunghi la strada di qualche chilometro", "Lo so, ma l'ultima volta che prima del derby pioveva, una vera tempesta, io sono passato di là e abbiamo vinto". In realtà oggi non ha vinto nessuno, ma il primo sarà sicuro che, se la palla all'ultimo secondo non è entrata, è stato merito della sua cabala; il secondo è convinto che grazie al suo pellegrinaggio su e giù per Genova, prima Okaka e poi Obiang, hanno sbagliato due gol facili. Da domani avranno qualche mese per studiare una cabala più efficace, che possa portare una vittoria e non un pareggio. Due chicche musicali. Telefono. "Discooocluuuub", amichevole "Ciao, senti ho due 78, uno di Janis Joplin e l'altro dei Doors, posso portarteli a vedere?", "Certo, varranno un sacco di soldi, non ho mai visto 78 dei Doors e di Janis. Sei sicuro che non siano 33", "No, no, sono quelli grossi da 78. I 33 son quelli piccoli, vero?", "No, quelli sono i 45", "Ma come? I 33 sono più grossi dei 45?". Vorrei dirgli 'belinun 33-45-78 sono i giri e non i centimetri', mi limito, "Eh, sì". In negozio. Un anziano cerca musica vecchia e giustifica la sua scelta, "La musica di adesso non mi aspira, mi piace solo quella anni 70/80". Computer. Mi arriva la presentazione del nuovo disco di Udo, l'edizione limitata viene così descritta, "Box in finta pelle di pitone d'orata", io rispondo con un'email, "Cos'è, un nuovo tipo di pesce?".
Diario del 25 febbraio Ieri abbiamo parlato del derby per i miei clienti. Oggi faccio un'aggiunta fuori dal negozio. Il derby per Genova è un po' come i mondiali di calcio. Ne parlano tutti anche quelli che normalmente non seguono il calcio. Così sul 49 (l'autobus) seguo il dialogo tra due anziane. La prima (la più calcisticamente ignorante), "Non capisco perché non abbiano messo i teloni", la seconda (un po' più esperta), "Perché ci vuole del tempo a toglierli e sabato ha incominciato a piovere forte un'ora prima dell'inizio della partita", la prima, "Ma i teloni li lasciano quando i giocatori entrano in campo?", la seconda, si accorge che sto seguendo i loro discorsi, mi lancia uno sguardo di commiserazione per la compagna, "Ma noo". Effettivamente l'idea di fare una partita sopra i teloni allagati è notevole, ma la fantasia calcistica delle donne supera abbondantemente la nostra, allora la prima si corregge, "Pensavo che i teloni fossero tesi sopra i calciatori". Fantastico! Ve lo immaginate, il pubblico al di sopra dei teloni, i giocatori sotto la protezione e un radiocronista che spiega a quelli sopra cosa sta succedendo sotto!
Diario del 10 marzo In realtà è scritto oggi, ma è il riepilogo di tredici giorni. Facciamo finta che questo sia successo tutto in una giornata. Incominciamo con due richieste telefoniche simili. "Discooocluuub", "Senta, sono il gestore di un locale, dove posso trovare una pennetta per jukebox?", "Perché lei ha un jukebox che legge le pennette?", "No, ma magari esiste", "Può darsi, io ho visto solo un jukebox con cd", "Buono, non lo sapevo. Se lo compro, i cd me li mette dentro gratis quello che me lo vende?", "Secondo lei?", "Dice di no?", "Dico di no". "Discooocluuuub", "Un'informazione. Ho uno stabilimento balneare, lei noleggia impianti per fare musica?", "Io posso venderle la musica, gli impianti se li deve procurare lei". Anche in negozio continuano le richieste particolari. Una vecchietta, "Ha una cassetta pulita dove fare un cd?". Un cliente si avvicina a Dario, "Cerco un disco di flauto di Pan suonato da un pianista". Altra ottantenne, "Li ha quei cd con la hit parade?", io, "No", Dario, "Aspetti, qualcosa forse abbiamo", lei mi lascia e si avvicina al suo salvatore, "Mi faccia vedere", guarda, "Non le conosco queste canzoni", Dario, "Sono dell'anno scorso", lei, "Vorrei quelle che si sentono quest'anno", Dario, "La Hit Parade del 2015 deve ancora uscire. Quando la trovo gliela ordino", lei, ormai affezionata a quell'orsacchiotto così gentile, "Grazie Nanni (affettuoso), me la metta da parte". Di ritorno in negozio, dopo mangiato, sull'autobus mi becco il giovane batterista di James Brown. Purtroppo mi riconosce e dopo un attimo tutti i passeggeri sanno che io sono "quello di Disco Club" e che lui è mio amico, che gli ho regalato un 45giri di James Brown, mi chiede il nome, "Gian", "Dove abiti?", "Vicino a te", quando però vuole sapere anche il cognome, glielo storpio, ci mancherebbe di trovarmi il batterista in casa. Tocca a me fargli una domanda "E James Brown dove abita?", "Lì vicino, in via delle Ginestre, ma adesso dobbiamo alzare il culo tutti e due, bisogna andare in negozio", "Sob...". Rieccoci in negozio. Sto facendo ascoltare Iron & Wine a Massimo B.jr, quando entra un suo amico, "Ciao, anche tu appassionato di musica?", "Sì, degli anni '60 e '70", e, rivolto a me, "Dove trovo i dischi di Albano e Romina?". Massimo si mimetizza dietro un altro cliente. Poco dopo mi aggiudico un cd, sì lo vinco. Un ragazzo, quanto meno quando ha incominciato a venire da Disco Club due decenni fa, mi porta la sua ultima incisione, The Big White Rabbit. "Da che parte si guarda la copertina", gli chiedo, "Per così, aperta. E' la locandina di un film. Se indovini quale è, ti regalo il cd". La guardo e "Anatomia di un omicidio", lui sorpreso, "Belin, sei un esperto di cinema", "No, di musica, è la copertina anche del disco di Duke Ellington". Cd guadagnato. La chiusura è triste e ci riporta alla realtà di questo periodo. Una ragazza mi ha ordinato una raccolta doppia di Vangelis, oggi mi chiama, "Scusi, devo chiederle un piacere. Vorrei disdire l'ordine", sto per dirle "E' troppo tardi, ormai è nel pacco in arrivo", ma lei prosegue, "Sa oggi ho saputo che ho perso il posto di lavoro"....... "Non c'è problema, l'annullo". "Mala tempora currunt" e speriamo che non sia vero il seguito "sed peiora parantur?". &noredirect=1
Diario del 12 marzo Tira fuori un foglietto, me lo fa leggere, "Avete qualcosa di questo?", leggo, 'Tromaino'. E' un ragazzo a chiedermelo, io non lo conosco (né il ragazzo, né Tromaino), "Che cosa fa?", "E' un cantautore", "Mai sentito", "Canta una canzone che s'intitola Immagini". Mi viene un dubbio, anche se mi sembra strano, alla fin fine questo non avrà ancora quarant'anni, non è un vecchio rimbambito, però gliela tiro lì, "Non è che siano i Tiromancino?". Cerco su youtube, gli faccio sentire 'Immagini che lasciano il segno', lui entusiasta, "Sìììì, è proprio questa". Non è vecchio ma..... Un cliente viene sempre accompagnato dal suo cane; oggi sono al telefono quando entrano e sento da fuori una voce di donna che sbraita, "Non entro... il cane...", non capisco cosa stia succedendo, vedo solo che il cliente, sbuffando, se ne va. Poso ed esco a guardare cosa succede, un'anziana signora sta urlando di tutto al mio cliente, colpevole di portarsi dietro in negozio il cane, anche se al guinzaglio, ma senza museruola. Finito con lui si rivolge a noi, nel senso di 'io e Francesco' cliente sempre presente alla sera, "Scemi, siete scemi, io non vengo più qua dentro". Lei è vecchia e..... Il cliente successivo è uno dei più anziani frequentatori di Disco Club, uno dei pochi più vecchi di me, Francesco P (non il Francesco di prima). "Sai Gian che l'altra notte ho sognato che eri morto", "Ah, e come?", "All'improvviso, e sai una cosa?", "Cosa?", "Ero molto dispiaciuto". Grazie Francesco.
Diario del 14 marzo Al momento della chiusura mattutina, vedo che Dario è avvicinato da un anziano che gli chiede delle informazioni. Cosa gli ha chiesto l'ho scoperto al pomeriggio, infatti eccolo di nuovo qui, mi fa vedere il telefonino, "Vede questa canzone? Ho chiesto questa mattina al suo collega se me la può trovare", guardo il display: youtube, Curt Haagers, O, mein papa. "Non lo conosco e (dopo aver consultato il database olandese) nemmeno il mio fornitore", "Me lo può ordinare?", "No, non c'è niente in catalogo di questo Haagers", "Com'è possibile? E' stato pubblicato il 24 aprile 2013", "Su youtube, non il disco. Se vuole le posso ordinare la versione più famosa, quella cantata da Lys Assia", "No, io la voglio suonata alla tromba", "Non ce l'ho gliel'ho detto e nemmeno la versione di Eddie Calvert e nemmeno quella di Ninì Rosso". Non si rassegna e, visto che io non gli do più retta, si attacca al Pluriespulso, cercando di farsi spiegare come si fa a scaricare da internet una canzone. Dopo una mezz'ora, mentre prendo un cd nell'espositore della musica anni cinquanta, mi accorgo che è ancora con noi, mi blocca, "Vede che lì ha il cd di Elvis Presley, eppure è musica più vecchia", non sto a confutare la sua affermazione sull'anzianità, ma "Secondo lei vende più Elvis o Mein Papa?" e lo mollo lì alle prese col dubbio che gli ho buttato addosso. Ma mica va via, è il turno di Andrea di sorbettarselo, gli fa vedere il telefonino e quante versioni di Mein Papa vi sono, "Possibile che non se ne trovi nemmeno una?". Ho una mezz'oretta di delirio di vendite (per fortuna), passato il quale chi mi trovo di fronte? Lui, "Senta io non me ne vado (ormai sono passate due ore da quando è entrato), se non mi trova almeno la versione di Ninì Rosso", resisto ancora a mandarlo, mi limito a "No, guardi, non so dove trovargliela", "Ma com'è possibile? Guardi qui (il telefonino) quante ce ne sono!", pazienza finita, "Senta, io sono qui da trentun anni, due mesi e quattordici giorni, e NESSUNO mi ha mai chiesto O Mein Papa. Non ce l'ho in nessuna versione e non gliela ordino, buonasera!". Questa volta lo demoralizzo e finalmente ci lascia. P.s. Dario, tanto decantato da voi per la sua gentilezza, è fuggito nel reparto usato all'inizio della vicenda e non si è più visto fino a quando il campo non è stato sgombro.
Diario del 19 marzo Lo Strinato è tornato! In realtà non è lui strinato, ma i suoi capelli, come ho già detto, alla Vandelli. A patire della sua assenza è stato soprattutto lo scaffale "rosa", quello delle cantanti, infatti lui è il maggior acquirente storico di dischi femminili. Col suo ritorno sono tornato a comprare tutti i cd cantati da donne che mi propongono gli importatori, sì perché compra solo straniere. Oggi non trova molto, ma in vetrina vede una bella bionda, "Che è Gian quella?", "Non ti piace, non canta". Cerca ancora, non trova niente, allora torna alla carica, "Ma proprio non canta Valentina?" (ormai è in confidenza con la bionda in vetrina: Valentina Lisitsa che suona pezzi di Philip Glass), "No, suona il pianoforte", "Senti, dammelo in mano, voglio sentirlo (non nel senso di ascoltarlo, ma di toccarlo)"; lo tiro fuori dalla vetrina e glielo do, lo ammira, "E' proprio una bella donna, fammi sentire qualcosa". Il primo pezzo è molto lento, "E' noioso, fammi sentire il secondo", noioso anche questo, il terzo è più vivace, lo conforta, lo compra, se lo porta via in contemplazione della copertina, "E' un gran tronco....". Telefono. "Discooocluuuub", "Il signor Balduzzi", "Sì", "Chiamo dal centro eliminazione chiamate telefoniche da call center", "No, guardi, non m'interessa", "Come? Non le danno fastidio le continue chiamate?", "Sì, ma scusi, lei da dove chiama?", "Dal call center del centro eliminazione...", non lo lascio finire, poso. Signora anziana, entra decisa in negozio, "Ha mica il cd di quel mostro di Arisa?". Altro nuovo acquisto abbastanza strampalato, era già passato ieri a chiedere se avevamo qualcosa di Annalisa Minetti, torna oggi, lo cerca, non lo trova, glielo trovo e un altro lungodegente abbandona gli scaffali con un introito di cinque euro. Fa per uscire, ma poi torna indietro, "Magari non le interessa, ma sa cosa c'è stasera in diretta su Radio2?", penso a un'esibizione della Minetti e invece, "Il concerto di Noel Gallagher a Dusseldorf". Arriva l'Olanda (nel senso del pacco d'importazione), mando i messaggi e un anziano mi risponde, "Passo dopo il 31, quando prendo la pensione". Riflessione del giorno: una volta i miei clienti passavano a comprare quando prendevano la paghetta, poi quando prendevano lo stipendio, adesso quando prendono la pensione...... #t=28
Diario del 20 marzo Equivoci linguistici. Basta poco, una consonante al posto di un'altra, un prefisso cambiato, per variare il significato di una parola. Il più grande fan di glam rock del negozio ci chiede oggi un cd di Vinnie Vincent, "Quale vuoi?", "L'anonimo", "Cioè?", "Quello con lo stesso titolo": appunto, l'anonimo. Il Matematico entra in un momento di vuoto, tutti erano in giro armati di occhiali e vetri affumicati per vedere l'eclissi. Gli chiedo, "Anche tu hai guardato l'eclissi", lui, disorientato, "No, quale ellissi?": in questo caso è perdonabile, si tratta di una deformazione professionale. Più facili gli errori dovuti alla scarsa conoscenza delle lingue straniere. Un anziano cerca un disco di John Pittery, "Pittery? Non lo conosco", "Cantava sempre al Festival, un anno ha fatto 'Quando vedrai la mia ragazza'", "C'è andato vicino, è Gene Pitney", "Forse, io non so come si pronunzia l'inglese". Lo lascio davanti allo scaffale dei cantanti anni 50/60; dopo un po' vedo che armeggia cercando di estrarre violentemente un cd, lo blocco, troppo tardi, ha già sradicato l'espositore, che ormai penzola fuori dal mobile, "Astuto, lo tiene sotto chiave per non farselo fregare" (veramente lui è riuscito a staccarlo senza bisogno di chiavi). Estraggo il disco di Pitney, ma "Non ci sono pezzi in italiano?", "No, di solito cantava in inglese", "Allora non mi interessa, io non capisco l'inglese" e mi lascia col mozzicone di espositore in mano.
Diario del 23 marzo La posta elettronica si è leggermente velocizzata a Bargagli. L'anno scorso abbiamo ricevuto la classifica dei suoi preferiti del 2013 da Paolo di Bargagli il 5 aprile (vedi Diario). Oggi ci è arrivato questo messaggio: "Disco dell'anno 2014 1 CREUZA DE MA 2014 – FABRIZIO DE ANDRE' 2 HIGH HOPES – BRUCE SPRINGSTEEN 3 AMERICAN BEAUTY – BRUCE SPRINGSTEEN 4 LED ZEPPELIN IV – LED ZEPPELIN 5 COMIN' HOME – KENNY WAYNE SHEPHERD 6 THE ENDLESS RIVER – PINK FLOYD 7 LED ZEPPELIN I – LED ZEPPELIN 8 GHOST STORIES – COLDPLAY 9 SINGS... – ELVIS PRESLEY 10 DIFFERENT EVERY TIME – ROBERT WYATT Con i più cari Auguri di Buone Feste da Paolo di Bargagli". Continuando così, tra sei anni, Paolo potrà avere la soddisfazione di vedere la sua classifica pubblicata in tempo reale. Gli auguri possono essere riciclati, tra un po' è Pasqua. Un po' in ritardo anche un anziano che questa mattina mi chiede, "Mi aiuta a cercare una canzone che cerco da anni?", "Quale?", "E' di Nella Colombo, s'intitola Giorgio", "Quale Giorgio? Quello del Lago Maggiore?", gli si accende negli occhi una speranza, "Sì, quello", "E' solo di 57 anni fa" -(voi vi chiederete come facevo a sapere con precisione la data di uscita della canzone, semplice è arrivata seconda al primo Eurofestival che ho visto alla televisione, appunto nel 1958, partecipava per la Svizzera, a cantarla era Lys Assia ed è arrivata davanti a Nel blu dipinto di blu di Modugno)- "Lei pensa veramente che esista un cd di Nella Colombo?", Devo essere stato un po' aggressivo, perché rimane interdetto e si rifugia in un "Magari una compilation dell'epoca", "Al massimo si può trovare la versione di Buscaglione", si scandalizza, "Buscaglione? No, è troppo moderna, io cerco quella di Nella Colombo!". Altro nostalgico, cerca una raccolta dei Climie Fisher. Non ce l'hanno nemmeno in Olanda, allora lui, trasognato, parlando a se stesso, "Eh, quando c'era la Ricordi queste cose si trovavano, avevano tutto", poi, rivolto a me, "Te la ricordi la Ricordi?".
Diario del 28 marzo Lo smemorato di Discoclub. La giornata di ieri l'ho conclusa con un cliente di vecchia data, anzi ormai principalmente un amico. Ritira un cd ordinato, Ryley Walker, compra l'ennesima copia di Various Positions di Leonard Cohen (cassetta, lp, cd, e oggi cd digipack), il vinile Nilsson Schmilsson, il cofanettino con i primi cinque cd di Edgar Broughton Band ("Ho solo il primo"), chiede al Geometra come sia il nuovo di Sufjan Stevens, quello risponde "A me non è piaciuto", io "A me sembra bello, te lo faccio sentire?": lo sente, gli piace, compra anche quello, paga col bancomat sul filo di lana della campanella di chiusura. Usciamo, lo guardo, all'improvviso sembra essere assente; non sta bene? Gli chiedo, "Vai a casa?", laconico "No", "Io corro a prendere il 49", "Vengo anch'io", facciamo i portici insieme, poi io attraverso la strada e lo lascio, sempre un po' stralunato, che si dirige verso la stazione. Questa mattina, appena entro in negozio, trovo un messaggio sul telefonino, "Chiamami, Bruneri (o Canella?) si è sentito male, è in ospedale" firmato da un comune amico del cliente serale. Cosa gli è successo? Chiamo il messaggero senza nemmeno accendere le luci, "Sono Gian, dimmi", "Ieri sera, dopo che è uscito dal tuo negozio, vagava per la stazione in stato confusionale, lo abbiamo raggiunto, io e sua moglie, non si ricordava più niente di quello che aveva fatto nell'ultima ora, non capiva come mai aveva il tuo sacchetto in mano, lo abbiamo fatto portare all'ospedale. Gli hanno fatto la tac e tutto è andato bene, ma rimane il mistero del tuo sacchetto, tra l'altro dentro ci sono anche due libri della serie Harmony", "Harmony???", "Sì". Poso e, mentre ripenso a quello che ho appena sentito, squilla il telefono, è lui lo smemorato dall'ospedale, "Ou, cosa combini?", "Senti Gian, mi devi dire cosa ho comprato ieri sera da te, perché sono venuto da te, vero?", "Sì che sei venuto, hai comprato Cohen 'Various Positions'", "Per quale motivo? Te l'ho detto", "Perché era un'edizione diversa dalle tre che già hai", "Ah, bene. Poi?", "Ryley Walker", questo lo rende contento, "Vero! Mi ricordo, devo recensirlo. Poi?", "Il vinile di Nilsson e l'ultimo di Sufjan Stevens", "Ma perché? Questo non dovevo comprarlo, perché l'ho preso?", "Te l'ho fatto sentire e ti è piaciuto", "Ah sì? E ti ho pagato?", "Col bancomat", "Mi sono ricordato il numero?", "Certo, transazione eseguita", c'è una cosa che lo assilla ancora di più, "Quando ero da te avevo già due libri?" "Quali?", si vergogna, "Due della serie Harmony", "No li avrai presi dopo nell'edicola della stazione, belin la prossima volta ti comprerai Laila". Al pomeriggio mi richiama da casa, sta bene, anche se gli rimane quel buco di mezzora, i dischi vanno bene tutti, ma ha un cruccio, come dimostra la foto che mi invia, "Perché ho comprato i due libri della Harmony?!?!?".
Diario del 4 aprile Richieste varie della settimana. Cliente, che di solito acquista Miles Davis, ci sorprende con la richiesta di un cd femminile. Non gli va bene niente di quello che gli propongo, provo anche con Kylie Minogue, ma lui, "No, la sartina no", "Sartina?", "Sì, io l'ho sempre chiamata la sartina", "?!?!?". Anziano, "Vorrei una raccolta di Pino Daniele, aveva un modo di cantare garbato, la vorrei cantata in inglese, a me piacciono le canzoni in inglese". Assiduo frequentatore negli anni ottanta, poi si è visto meno, sempre alle prese col prezzo dei dischi, in genere spende dai cinque ai nove euro, mai di più. Oggi alza il tiro, vuole l'ultimo di Hackett, si arriva sui diciotto. Ci pensa un po', poi, "Ne parlo con mia moglie". "Avete musica inglese o americana?", "Certo", "Dove sono?", con un gesto comprendo tutto il negozio e lui inizia il giro, che si conclude di nuovo davanti alla cassa, "Cerco qualcosa di Minghi", "Non ho niente", "Allora Telesio di Battiato", "La versione in inglese?", mi prende sul serio, "L'ha fatto anche in inglese?". Telefono. "Discooocluuuub", "Mi serve l'ultimo di Massimo Allevi", "Niente, ho solo quello del fratello Giovanni". Già mi aveva fatto questa richiesta, oggi torna alla carica, "Per mio marito mi serve un cd di Simone Garfunkel che canta Il passaggio del Condor". Non vi ho ancora parlato di un nuovo personaggio, il signor 'Ci sta'. E' il suo intercalare preferito, mi ordina un disco che costa più del solito? Lui non si scompone, "Ci sta"; un suo idolo reggae fa un cd più pop? Lui "Ci sta"; dopo mezzora di ricerche, per suo conto, sul database olandese, esausto, lo mando a dar del colore? Lui "Ci sta". Oggi un cliente compra l'ultimo live di Van Halen, poi vede il nuovo di Madonna e prende anche quello, giustificandosi, "Può sembrare strano, ma mi piace anche lei"; chi c'è vicino alla cassa? Lui, ed è pronto, "Come strano? No, no, ci sta, ci sta". Questa mattina arrivo alle 8:15 e c'è in corso la solita guerra dell'angolo. Nonostante la pioggia Tabletman ha ancora una volta vinto, smanetta come al solito indifferente, non solo alla pioggia, ma anche a Quasimodo, che gli si aggira intorno col solito sacchetto pieno di pacchetti di sigarette e lo guarda bieco. Non sono soli, vedo che si sta avvicinando anche Andrea/Marcello/Duran Duran. Prendo tempo, vado a farmi cambiare da dieci euro al bar, poi ancora vado in edicola a comprare Repubblica, non apro del tutto, ma non serve a niente. Per primo entra Quasimodo, giovedì mi aveva chiesto Jimi Hendrix con Curtis Knight, ieri uguale, oggi indovinate? Curtis Knight con Jimi Hendrix (ha cercato di fregarmi invertendo i fattori). Esce lui e fuori sento un potente starnuto, 'Speriamo che si sia messo la mano davanti alla boca, altrimenti mi ha scatarrato la vetrina', penso. Ecco che entra Andrea/Marcello, "Ciao Marcello, mi ordini il cd nuovo dei Duran Duran", in genere non gli rispondo male, è troppo fuso, mi dispiace maltrattarlo, ma dopo Quasimodo ho meno pazienza, "NOON C'èèèèè", "Cercamelo sul computer", "NOOOO, lo abbiamo già cercato sabato scorso: NON c'èèè", "Sì, però se lo trovi ordinamelo", "Sì, d'accordo, ciao Marcello, scusa Andrea", mi sono dimenticato che Marcello sono io, me lo ricorda lui, "Ciao Marcello, buona Pasqua" e mi da la mano. La sento un po' bagnaticcia. Un flash: starnuto, vetrina pulita, mano bagnata, presto correre in bagno a lavarsi le mani.
Diario del 9 aprile Il prezzo di un cd a volte può cambiare nel giro di pochi secondi, ne sa qualcosa Parodi (unico fan del negozio dei bollini Siae, vedi http://www.discoclub65.it/.../4378-il-mondo-visto-da-disco-cl...). Oggi viene a ritirare un disco dei Cowboy Junkies, glielo porgo, sto per dirgli "Sono 20€", ma lui, "Erano due i cd che ti ho ordinato, non uno solo, guarda se è arrivato anche l'altro", "Fosse arrivato, te lo avrei dato", "Guarda bene"; il prezzo è già salito a 21€, "Se ti dico che non c'è, non c'è", "Come mai? Guarda", guardo sul database olandese, "Non c'è più, lo hanno cancellato", lui si agita e urla, "Come non c'è più, su internet l'ho visto. Cercalo da qualche altra parte"; il prezzo continua a salire, si avvicina ai 22€ e si alza ancora quando al mio "E' fuori catalogo", lui sbotta "Non è vero, sul sito c'è. Me lo devi trovare!!!", lui pensava di aver alzato la voce, ma non è niente al confronto del mio, "TI HO DETTO CHE NON POSSO TROVARTELOOO, CERCATELO TU. Dammi 23 euro". Paga e finalmente sparisce. La permanenza per due minuti in più a Disco Club gli è costata tre euro, più di un'ora di posteggio in centro... 890
Diario del 14 aprile Signore raffinate oggi. La prima con molta eleganza gira per il negozio. Lancia un'occhiata abbastanza schifata ai dischi esposti, poi si avvicina alla cassa e mi apostrofa dando per scontata la risposta, "Avete anche cd nuovi?", "Certo"; le manca solo una sigaretta con un lungo bocchino per potermi sbuffare in faccia il fumo della sua successiva domanda, "Voglio (n.d.a. non vorrei, voglio) La Lira d'Esperia di Estevan". La risposta la intuisce dalla mia espressione e, quando io dico "Non ce l'ho", è già sulla porta sempre più schifata da questo negozio. La seconda è più simpatica, la tipica romantica signora inglese di Montesaniana memoria, abbigliamento compreso. Con un inglese italianizzato (o un italiano inglesizzato?) mi fa capire di essere una grande fan di Antonacci, "E' così romantico...". Ho solo un cd dal vivo e un altro che, vista la lunga degenza negli scaffali (quasi un decennio), non deve essere tra i migliori di Biagio. Purtroppo non ho altro, perché lei prende questi e avrebbe preso qualsiasi altra cosa del suo nuovo amore musicale, mi chiede anche un poster da appendere nella sua magione albionica. Quando poi si avvicina alla cassa, vede sul banco un 45giri dei Deep Purple, 'Black Night', uscito per il Record Store Day di sabato prossimo, e, felice, lo indica e, con tre parole in inglese e una in italiano, mi dice, "Io sono innamorata dei Deep Purple, li ho visti in concerto. Ho due amori, i Deep Purple e –concludendo con uno sguardo sognante e un sospiro- Biagio Antonacci". Ci lascia svolazzando nel suo vestito demodé sopra una nuvola che la porta fuori dal negozio.
Diario del 17 aprile Domani è la giornata del Record Store Day. Di partenza era la festa dei piccoli negozi di dischi, in realtà ora a noi si sono aggregati i grossi, catene comprese. Una mia vicina di casa, novantunenne, ha pensato di anticipare i festeggiamenti. Questa notte sono stato svegliato bruscamente da un urlo "Renato Renato Renato -così carino così educato- mi porti al cinema e guardi il film". Sono rimasto disorientato, non capivo da dove veniva quella voce. Svegliatomi del tutto, ho individuato la provenienza, l'antica signora del piano di sotto; il volume era da juke-box (spero che i parenti non gliene abbiano regalato uno), ma piano piano si stava attutendo, "Forse adesso spegne", no ecco un altro urlo, uno pseudo Paul Anka si lancia in un "Apro gli occhi e ti penso, ed ho in mente te ed ho in mente te". Anch'io apro gli occhi e ho in mente lei e le lancio insulti poco rispettosi dell'età. Probabilmente sta guardando Radio Zeta, dove qualcuno si esibisce in un karaoke sfrenato di canzoni anni 60/70. Mi toccano pezzi di Baglioni, Pooh, Orietta Berti e nemmeno le mie calcagnate sul pavimento la bloccano. Infine ecco il finto Battisti con "Mi sono informato c'è un treno che parte alle 7 e 40....", a questo punto la vegliarda deve aver guardato l'orologio e pensato "Se il treno parte alle 7:40 e adesso sono le 5:05, posso dormire ancora un po'" e finalmente fu silenzio.
Diario del 18 aprile Ed eccoci al RSD. Tutto bene, musica dei bravi St.Mud Avenue e di Andrea Giannoni, focaccia, pubblico dentro e fuori del negozio. Un momento di tensione c'è stato. Un'invasione del tipo degli streaker inglesi (per fortuna non nudo) sull'improvvisato palco davanti alla vetrina dei vicini di Outsider. Un ragazzino si è avventato sul microfono (vedi foto) e ha iniziato il suo show. Chi è? Basta sentire il suo esordio per capirlo, "Sono il batterista di James Brown. Conoscete Sex Machine? Facciamo tutti insieme Sex Machine?", viene dissuaso dal dolce peso di Dario che lo sposta. Ci rimette Lorenzo, che, nel reparto usato, già alle prese con Ivano "quanto rompe la mamma" (espulso da me), si ritrova tra i piedi anche il Batterista (espulso da Dario). Altro aspetto negativo del RSD è la pubblicità sui giornali, utile da un lato, ma che dall'altro fa da calamita per i rompi telefonici. "Ho letto che comprate dischi usati. Abbiamo ereditato da un cugino morto un sacco di dischi. A dire il vero anche un giradischi che dovremo cercare di rimettere in ordine, sa, è degli anni cinquanta", cerco di bloccare la signora perché, a questo punto, immagino già la conclusione, ma lei è un fiume in piena, "I dischi sono di quelli vecchi a 78giri", eccola la conclusione attesa e lei lo dice con l'espressione di chi pensa di aver fatto il colpo della vita, senza alcun merito, solo grazie al caro estinto. In un attimo le trasformo il caro estinto in un belinone che ha raccolto per anni cose inutili, "Non valgono niente".
Diario del 23 aprile Telefono, "Discooocluuub", "Giancarlo, sono Tiziano di Verona. Giancarlo, sono disperato. Lo sai cosa mi è successo? Ti ricordi il vinile degli Europe "Live at Sweden Rock" che mi hai spedito qualche mese fa? Lo stavo ascoltando, quando l'ho tolto dal giradischi è rimasto attaccato alla gomma del piatto, mi è caduto. Giancarlo, sono disperato, adesso sono qui che lo guardo: è spaccato in quattro parti. Giancarlo, devi fare un miracolo, devi ritrovarmelo!". Tiziano è quel cliente che, quando gli è arrivato il pacco col vinile, l'anno scorso, aprendolo con le forbici, preso dall'eccitazione, ha segato non solo il cartone, ma anche il disco; quel giorno mi ha chiesto un miracolo, l'ho fatto. Adesso il bis. Lo rassicuro, "Non c'è problema, te lo ordino, a fine settimana arriva", lui entusiasta, "Giancarlo! Vi voglio bene, dillo anche a Dario, quando venite a Verona vi ospito io. Dice la mamma di spedirlo contrassegno, così non deve andare da quei ladri della banca a fare il bonifico", "D'accordo, ciao". Cinque minuti dopo, telefono, "Discoooocluuuub", "Giancarlo, sono Tiziano. Non mi hai dato i dati per il bonifico", "Ma non volevi il contrassegno? A cosa ti serve l'iban?", "Sono proprio scemo, hai ragione (a pensare che è scemo?). Mi raccomando venite a Verona, vi ospitiamo io e la mamma. Ciao Giancarlo", "Ciao Tiziano", "Ciao Giancarlo, saluta Dario, ciao Giancarlo, ciao Gianc...", io poso, lui probabilmente va avanti ancora un po' con 'Ciao Giancarlo', mi rivolgo a Dario, "Tiziano ti aspetta a Verona". Signora, "Mi servirebbe un cd con le tabelline cantate per i bambini", esisterà? Signore, "Voglio un cd con i pezzi migliori di Elton John", "Si trova solo questo", gli faccio vedere il Greatest Hits 1970/2002, lui "Non ha qualcos'altro? E' troppo vecchio, mancano gli ultimi successi", "Guardi che sono trentanni che Elton John non ha un successo, direi piuttosto che ci sono ventanni di troppo", lui si smarca, "Ah, non è per me, chiedo a mia moglie e le so dire".
Diario del 24 aprile E' tutto il giorno che i clienti, di persona o al telefono, mi chiedono, "Domani siete aperti?". No, non siamo aperti, e fino a pochi anni fa a nessuno sarebbe venuto in mente di chiedermi se il 25 aprile fossimo aperti; primo, perché davano per scontato che per la Festa Nazionale della Liberazione negozi e uffici fossero tutti chiusi, purtroppo i Centri Commerciali hanno sdoganato l'idea che si può lavorare sempre, domeniche e feste nazionali comprese: secondo, perché il 25 aprile, come il primo maggio, dopo le commemorazioni, si andava tutti in campagna, fave, formaggio sardo e salame sul tavolo, adesso code ai Centri Commerciali, frastuono, giochi per i bambini (così non rompono) e cheeseburger. E' vero che a Genova la festa avremmo dovuto farla oggi, unica città che si è liberata da sola senza aspettare gli americani, appunto il 24 aprile. Ecco come è andata 70 anni fa: "Nella notte tra il 23 e il 24 aprile 1945 il Comitato di Liberazione Nazionale della Liguria e il Comando Militare Regionale, riuniti congiuntamente, decisero l'inizio dell'insurrezione. Le operazioni militari per la liberazione della città iniziarono la mattina successiva e il CLN regionale assunse di fatto le funzioni di governo. Onde evitare un bagno di sangue furono contemporaneamente avviate trattative tra il comando tedesco della piazza di Genova e i vertici locali della Resistenza, e nella sera del 25 aprile, presso Villa Migone, il generale Meinhold, firmò l'atto di resa (di seguito pubblicato). Si tratta dell'unico caso europeo in cui un corpo d'armata tedesco si sia arreso a formazioni partigiane. Quando due giorni dopo arrivarono a Genova le truppe alleate, trovarono la città non solo già liberata, ma anche in condizioni di vita quasi normali, con i tram che circolavano e le case illuminate. L'insurrezione di Genova venne giustamente definita "insurrezione modello", ma alto era stato comunque il prezzo pagato dai patrioti genovesi, con 300 morti e oltre 3000 feriti". Insomma dopo quasi 200 anni da quel 5 dicembre 1746, dopo Balilla, qualcun altro urlò "Che l'inse" e ancora una volta i genovesi si liberarono dell'invasore. Per questo domani noi siamo chiusi e, già ve lo anticipo, saremo chiusi anche il Primo Maggio.
Diario del 27 aprile La prima cosa che faccio questa mattina, entrando in negozio, è di guardare quanti mi avevano chiamato nei due giorni di festa: ieri, domenica, nessuno, sabato, 25 Aprile, nove. Forse volevano controllare che io non avessi raccontato palle su facebook col mio post sul giorno della Liberazione. Cerca invece un cd la signora che mi chiama oggi, "Volevo sapere se ha il disco di Stil", io, interdetto, "Stil?", lei, sorpresa della mia sorpresa, "E' famoso! Cerco il disco con la giraffa in copertina", io, indagatore, "Stil e poi? Il nome?", lei, sicura, "Stefano", io, dubbioso, "Stefano Stil?, Ma non è che sia il pianista Stephen Schlaks?", lei, sempre più spazientita, "E' quello che poi ha suonato con Crosby e Nash!". Capito, sono stato un po' duro di comprendonio, era così facile, Stefano Stil=Stephen Stills, "Ah, e quale vuole?", lei, "Quello intitolato Full Album, gliel'ho detto, quello con la giraffa", io, "Non esiste con quel titolo, è il primo, l'omonimo", lei, sempre più scettica sulla mia conoscenza musicale, "Eppure io ho letto Full Album", io, "Scommetto che l'ha letto su Youtube", lei, "Esatto", io "Infatti". Ancora telefono, "Discooocluuuub", una voce troppo gentile, "Buongiorno signore, sono Giuseppe di British Telecom, piacere di sentirla", lo stoppo subito, "Io non ho altrettanto piacere di sentirla, buongiorno". Per concludere, un altro cambio di nome, quale nome? Il mio. Dopo Andrea Duran Duran che mi chiama Marcello, oggi tocca a Maurizio il Maratoneta (soprannominato dall'amico Francesco "passueta"). Dopo il suo passaggio quotidiano, per chiedermi se è arrivato il disco che ha ordinato il giorno prima e per darmi qualche centesimo di acconto per il cd che aspetta, saluta con un "Ciao Diego"; mi guardo intorno, ci sono solo io, quindi quel saluto è rivolto a me; la cosa strana (come per Andrea) è che fino all'altro giorno mi salutava "Ciao Gian", da oggi sono diventato Diego.
Diario del 2 maggio Si rovescia il mondo. Vi avevo già raccontato di quel ragazzino che, rivolto a una sua amica che gli mostrava i lp, le chiede "Cosa sono questi?". Oggi prima entra una giovane, sotto i venti, e "Cerco l'Eneide di Krypton dei Litfiba", "No, si trova solo in vinile e usato", "Sì, io cerco il vinile; l'ho visto alla Fiera, ma mi hanno chiesto 850 €". Più tardi entra un'anziana, più vicino agli 80 che ai 70, "Ho letto che voi vendete i vinili, ma cosa sono questi vinili?", glieli mostro e lei, "Con cosa si sentono?", "Col giradischi", "Li vendono questi giradischi?", "Certo", "Mah, guardi mi dia un cd dei Pink Floyd"; questa mi sorprende, non me lo sarei mai aspettato, le mostro l'ultimo, ma lei, "No, voglio quello del 1973": belin, ma allora è informata, le vendo Dark Side, nel 1973 doveva avere sui 35 anni, normale che sentisse i Pink, ma evidentemente aveva solo la cassetta o addirittura lo stereo 8. Altre richieste. "Cerco il disco di Miguel Bosè in spagnolo", "Non ce l'ho", "Beh, capisco, è roba vecchia, vero?", "No, è roba che non tengo", per fortuna Dario non c'era, altrimenti gli avrebbe proposto di ordinarglielo. Un po' di telefono. "Discooocluuuub", "Buonasera, vorrei sapere se è arrivato il, come si dice?, disco, no cd, di, come si chiama?, Stil?", è quella della giraffa dell'altro giorno, "Stills. No è ancora, come si dice, mancante". "Discooooocluuuuub", "Pronto, Orlandini?", "Orlandini ha chiuso da un po' di tempo", 'deve essere uno che compra un disco ogni due anni', penso, invece no, "Scusa, sono Enrico, quello che ti ha comprato cinque cd poco fa". Effettivamente è lui, un cliente recente, che viene dall'entroterra, vestito come Davy Crocket , adesso che ha scoperto che non sono Orlandini, tornerà?. Telefono. Sul display 'Ottavio', il rompipalle telefonico numero 1, non rispondo; smette, ma riparte subito la suoneria, display 'Otta2', non rispondo. Dovrà farsi dare un terzo numero per fregarmi. Torniamo in negozio. Marito e moglie, "Vogliamo fare un regalo a un amico, è un ballerino", "Di che genere? Classica, jazz", "No, musica da ballo, liscio", "Mi dispiace non ne ho". Ci rimangono male, danno ancora un'occhiata a quei nome esposti che non conoscono, si avviano all'uscita, "Buonasera", "Buonasera", ma ecco che la moglie ha uno sprazzo d'arguzia, "E' Ivano Fossati", "Chi", "Quello che state sentendo" fiera per avere indovinato, devo deluderla, "No, è Gino D'Eliso". Fugge a testa bassa. p.s. Secondo voi D'Eliso e Fossati si assomigliano?
Diario del 11 maggio Attacco dall'alto oggi in negozio. All'improvviso con un frullare di ali un piccione si avventura sui nostri scafali, passa dal jazz, a Bryan Ferry, per fermarsi poi su una radio anni '40 a osservare il Gelosino. Le proviamo tutte per farlo andare via, niente da fare, ogni volta che parte si schianta contro qualche ostacolo e finisce per tornare sulla radio. Entra Giorgio, che cura i giardini pubblici, "Tu, che sei quasi del mestiere (i giardini sono pieni di piccioni), fallo andare via", lui si avvicina alla postazione del volatile e gli fa il classico gesto con la mano di 'smamma'. Il piccione ha una posizione di vantaggio, è in alto e si sa che quando sono sopra di noi sono molto pericolosi, per la deprecabile abitudine di defecare sui sottostanti; non lo fa, ma guarda Giorgio con aria di superiorità, "Cosa vuole questo nescio?", sembra pensare. Abbandoniamo la lotta, serviamo i clienti ed ecco che vediamo sbucare tra i loro piedi il bipide pennuto che con aria indifferente fa la sua passeggiatina lungo il corridoio, gira intorno al banco e ci abbandona, probabilmente annoiato dalla mancanza di musica, magari avrebbe gradito una canzone su qualche suo parente tipo quella stupida della gallina.
Diario del 14 maggio Maurizio il Maratoneta sta diventando il nuovo idolo degli assidui del negozio. E' un po' di tempo che quando ordina un cd non ci dice mai il titolo ma l'anno di uscita; esempio, "Hai il disco di Rod Stewart dell'88?", oppure, "Mi ordini quello dei Chicago dell'82?". Oggi mi stufo, "Scusa, ma possibile che tu non sappia mai il titolo di quello che vuoi, solo la data di uscita?". Ed ecco la sorprendente rivelazione, "Quello dell'82 perché in quell'anno è nata Cristina", "Cristina? E chi è?", "E' di Sturla, corre e corre anche Erika di Bogliasco dell'88", "Ma tu non vai solo da Brignole a Capolungo?", "No, no, qualche volta proseguo anche oltre", e, con la sua voce tremolante e balbettante, snocciola tutta una serie di atlete che quotidianamente incontra nelle sue corse serali, "Elena di Quinto del '75, Federica del '71, Elisabetta del '79 di Sturla, poi Andrea anche lei di Quinto del '77", "Come lei? Andrea non è un uomo?", "No, è tedesca, poi Irene del '92, sempre di Quinto. Poi ci sono le ferroviere", "Le ferroviere?", "S', quelle della Freccia Bianca, sono tutte romane, Bianca e Daniela sono dell'80, poi due Valentine, una dell'80 e l'altra dell'84", "Ferrovieri maschi niente?", lui scandalizzato, col ditino indica no e lo rafforza con "No, no, no, solo ragazze", "Scusa, ma non mi hai detto che hai la mania anche dei guidatori degli autobus?", lui, sempre accompagnandosi col movimento delle dita, "Sì, autisti AMT solo uomini, controllori ferrovie solo donne". Insomma U Megu ha un fiero concorrente nel tampinare le donne in divisa, ma questo va oltre, sa tutti i nomi e la data di nascita. Ci saluta, ma sulla porta si ferma e, con un triplice movimento del dito, aggiunge, "Tra le ferroviere di Roma c'è anche Zaira", io "Di che anno è?", il suo dito ribadisce la risposta "Dell'81".
Diario del 15/19 maggio Di tutto un po'. Telefono, "Discooocluuuub", "Scusi è lei quel signore con pochi capelli in testa?", "Ma vfc" (lo penso solo). Entra in negozio un ragazzo dall'aspetto grebanotto, "Posso entrare?" e mi mostra un foglietto che tiene in mano "Ho lo scontrino del Bar Verdi" come autorizzazione a visitare il negozio. Quando esce, passo nel bar di fianco e chiedo alla barista Daiana, "Cosa fate pagare il biglietto per poter entrare a Disco Club adesso?". Le amiche atlete del Maratoneta Maurizio devono aver letto il Diario del 14 maggio, perché il nostro entra quotidianamente per dirmi di depennare un nome dalla sua lista di corridrici, non la devono aver presa bene. Oggi mi ordina anche un cd, "Mi prendi il disco di Ben Panatar del 1986?", ovviamente si trattava di Pat Benatar. Telefono, "Discooocluuub", "Ciao Gian", lo riconosco, "Cosa vuoi Batterista di James Brown", lui entusiasta "Gian, mi hai riconosciuto!!", "Sì, che cavolo vuoi? James non c'è", "Lo so è in via delle Ginestre, volevo solo salutarti, ciao Gian". Vecchietto, "Tenete tutti i generi di musica?", "No, cosa cerca?" penso che voglia qualcosa di Radio Zeta, invece no, "Voglio delle operette, ad esempio la Madama Butterfly", Puccini deve aver avuto un sussulto nella tomba. Ecco di nuovo la maniaca degli spot pubblicitari; la maggioranza delle persone, quando parte una pubblicità, cambia canale, lei fa il contrario, quando finisce lo spot, cerca altri canali dove ci sia la pubblicità. Oggi mi chiede, "Hai la canzone Follow me di Stroigioielli?", io penso a Follow You Follow Me dei Genesis o a Follow Me dei Muse oppure di Amanda Lear, li cerco su youtube per farglieli sentire, ma lei "No, no non sono questi, guarda io devo andare, ho da fare", effettivamente le stavo facendo perdere tempo. Ad ogni modo, solo per informazione (non vorrei farvi perdere tempo), lo spot è di Stroili Gioielli, Follow Me è lo slogan, la canzone invece s'intitola Prayer in C dei famosissimi Lilly Wood & The Prick and Robin Schulz. Richieste a raffica: anziano tira fuori dalla tasca un cd senza confezione, "Me lo può duplicare?", è Da Manuela a Pensami di Julio Iglesias, "E' proibito, lo posso ordinare". Lo ordino, oggi arriva e lui lo tira fuori e lo confronta col suo, diffidente "E' proprio uguale?"; non ci pensavo, lui è abituato a quelli duplicati. Ragazzo con accento napoletano, "Dove sono i cd di Rosario Miraggio?". Subito dopo, signora "Voglio un dvd di Lorella Cuccarini". Ecco ora un autista dell'AMT, si sfrega le mani, "Mia zia, che sta per andare in ospizio, ha circa quattrocento 78giri, alcuni nuovi, le interessano?", "Li passi ai suoi colleghi dell'AMIU". Conclude un vecchio cliente, più o meno mio coetaneo. Paga un vinile con la carta di credito, "Hai visto la scadenza?" mi chiede, la guardo '09/2030', faccio i conti 67 + 15= 82, "Fiduciosi quelli della tua banca", se ne va toccandosi.
Diario del 25 maggio L'anno scorso (il 23 aprile) il rientro in negozio di uno dei metallari che stazionavano davanti al negozio negli anni '80 era stato accompagnato dal suo ingresso poetico con "Tiri-tiri-tu, tralla-lero-la. Nel mezzo del cammin di nostra vita. mi ritrovai per una selva oscura. ché la diritta via era smarrita ...", solo oggi mi sono accorto che le tracce del suo passaggio sono rimaste anche nel retro del palazzo. Facendo il giro per uscire con la macchina mi sono trovato davanti questi graffiti. "Trallalero Trallala Vaffanculo è x di la...", tre cuoricini ci portano al seguito, "A scrivere sui muri che ti penso raramente", probabilmente sono dediche per un ex amore, dapprima mandato a quel paese, poi ripensamento con i tre cuoricini e la confessione che la pensa, però non si allarghi, solo raramente. Continuiamo a 'leggere' il muro. "Ti regalerei una stella", ecco il solito uomo pappemollo che piange il perduto amore e cerca di riconquistarla con promesse impossibili, ma ritorna subito duro e se la prende con un antico amico, insultandolo come forse non ha mai avuto il coraggio di fare con tanto di firma, "(Panda) nano di merda, firmato Lollo". La conclusione è 'poetica', "Resistiamo, esistiamo, esitiamo, e si,ti amo", seguita dal crollo finale "Quante notti spese per immaginarmi insieme a te". Si sarà impietosita questa 'lei' oppure sarà fuggita con un altro, magari il nano Panda?
Diario del 8 giugno Intreccio di protagonisti del Diario. All'alba Tabletman e Quasimodo sono sull'angolo, ma questa volta non c'è ostilità tra loro per la conquista del posto, anzi a sorpresa vedo che Quasimodo (col suo solito sacchetto pieno di pacchetti di sigarette) continua ad aggirarsi intorno al rivale, gli si avvicina, gli parla e l'altro, senza staccare gli occhi dal tablet, gli risponde: è nata un'amicizia! Tabletman oggi è nell'uniforme estiva, giacca plastificata a tre quarti color albicocca, calzoni giallo limone, camicia prugna, berettino anguria: ve l'ho detto una bella macedonia estiva. Con una serie di spioni che occhieggiavano passandogli vicino, abbiamo scoperto l'argomento principale del suo furioso digitare sullo schermo, guarda le ragazze che praticano il Cosplay. Il problema è che io fino a oggi non sapevo cosa fosse il Cosplay. Sono andato a cercare sul solito salvatore, Wikipedia: "Cosplay è una parola macedonia (ecco la ragione del suo abbigliamento) formata dalla fusione della parole inglesi "costume" (costume o maschera) e "play" (giocare) che indica la pratica di indossare un costume che rappresenti un personaggio riconoscibile in un determinato ambito e interpretarne il modo di agire, nel caso specifico i manga giapponesi. Ed ecco l'altro protagonista del triangolo, U Megu, "Sai cosa ho scoperto?", "No", "Ieri sera sulla funicolare ero vicino a Tabletman, abita anche lui in via Bari", "Ma c'è qualcuno normale in quella strada?", "Pochi. Pensa il mio vicino del palazzo di fronte, un giorno mi ha tirato in sala un quadro con San Francesco". Maurizio il Maratoneta da quando ha saputo che voglio fare l'album delle figurine di Disco Club, passa quotidianamente a chiedermi, "Gian, dimmelo quando mi devi prendere la foto per l'album", nel frattempo cerca un altro cd dei Chicago, "Voglio Chicago ics vu iii, è quello che viene prima di Chicago ics ics", "Veramente è quello che viene prima di ics i ics...." Anziano, "Vorrei quei cd da mettere sulla tv". Mezza età, "Cerco un cd che è difficile, lo so, ma ci provo, Atom Heart Mother dei Pink Floyd", non ce l'ho (finito la settimana scorsa) e allora lui conclude, "E sì, i Pink Floyd non li ascoltano tutti".
Diario del 10 giugno Il caldo incomincia a picchiare forte. Disco Club non è certo il negozio più fresco di Genova, ecco allora che Guspe propone un'operazione di Crowdfunding per dotare anche noi di un condizionatore. Fino a otto mesi fa avevamo un fancoil collegato all'impianto centralizzato del palazzo, lo abbiamo fatto togliere; "Come mai?", chiede il cliente più pittoresco (oggi sobriamente in nero), "Se fosse più fresco, invoglieresti la gente ad entrare", "Appunto, noi teniamo più caldo, per invogliarli a uscire e ci sono pure grati, perché, appena varcano la soglia, dicono 'Che bella arietta, si sta meglio fuori'". E fuori sento due voci di giovani, il primo dice, "Guarda ha gli ellepi", un attimo di silenzio sorpreso, poi la seconda voce, "Chi sono gli Ellepi?". Telefono, "Discooocluuub", "Scusi, devo venire a ritirare un pacco", "Un pacco?", deve avermi preso per l'ufficio postale, "Sì, mi avete scritto che è arrivato un pacco con un cd per me. Volevo dirvi che non posso venire, perché sono in mutua". U Megu ci relaziona su le sue aste, sì il suo nuovo hobby è partecipare alle aste su ebay per aggiudicarsi i vinili più rari, il suo scopo non è sempre di vincere l'asta, ma di far alzare il prezzo per rompere le palle a chi invece lo vuole davvero, "Oggi mi è andata bene, per un vinile di prog anni settanta, uno ha incominciato a offrire cifre alte, allora io mettevo sempre 10€ più di lui, sono arrivato a 970€ e quello non si è più fatto vivo, poi all'ultimo ha rilanciato e, per essere sicuro che io non lo fregassi, ha offerto 100€ in più", "E tu non hai rilanciato?", "No, avevo a disposizione solo 1.000€", "Dove non arriva la testa, arriva il culo". Perla quotidiana di Maurizio il Maratoneta, "Ordinami un cd di James Taylor. E' meglio Walking Man o In The Pocket?", "Più o meno sono dello stesso periodo, uno del '74 l'altro del '76. Vai in ordine, prendi il primo", "No dammi il secondo", "Come mai?", "Perché ci sono due sorelle che corrono a Nervi e la più bella è del '76". https://www.youtube.com/watch?v=_SleOEJVP38&list=PL8186463BA6CC370D&index=7&spfreload=10
Diario del 12 giugno Negli anni '80 era normale sentire fuori la tipica voce di un tossico, quel suo parlare strascicato e stentato. Ora non succede più, quindi è stata una sorpresa quando questo pomeriggio ho sentito quella caratteristica parlata e per di più da una voce femminile. "Io sono bionda naturale. Sai come mi chiamano? Iridella", l'interlocutore, "Ma tu come ti chiami?" (mi sembra di conoscere questa seconda voce), "Sara"; il dialogo è interrotto da Paola (la barista del Verdi), "Non puoi allontanarti senza pagare, ti avevo detto che spendevi 3.50€. Sei una grande maleducata, non permetterti di entrare mai più" e rientra nel bar. La nostra amica non si agita, rivolta a mister x, "Glielo avevo detto che non avevo spiccioli, dovevo fare un bancomat. A proposito, hai mica qualche euro?", "No, guarda sono anch'io al verde, scussssami"; ecco chi è: Scussssi! Mica scemo, ha parato il colpo. Ancora lei, "Hai il telefonino?", lui sempre pronto, "L'ho messsso in carica". Un pensiero però lo ha fatto, è pur sempre una ragazza e lui deve essere a digiuno da, diciamo, anni, "Come ti chiami?", "Sara", "Quanti anni hai?", "37", "Vuoi lasciarmi il tuo numero di telefono?", "Dammi una penna"; temo di vederlo entrare a chiederla a me, nascondo tutte le 19 penne che ho sul banco, ma Iridella continua, "Ho nella borsa la mia penna arancione, me l'hanno regalata a Roma e l'agenda del 2012, è vecchia, ma per gli appuntamenti importanti ne ho una del 2015, sai io parlo sempre con dottori chirurgi (l'ha detto lei) estetici (mica male, magari potrebbero arrotondare la pancia a triangolo di Scussssi). Allora, vediamo, ti scrivo il mio numero..."; per lei è un'impresa, tira fuori la penna arancione, prende un pezzo di agenda e incomincia a scrivere, poi sparisce dallo "specchietto retrovisore" della mia porta, dov'è finita? Mi affaccio ed eccola lì, seduta sullo scalino della mia vetrina. Scussssi è in difficoltà, prende tempo, "Devo entrare un momento, aspettami", entra, "Scussssi vorrei ordinare...", "Non ordini un bel niente, prima devi comprare i sette cd che hai da parte", "Quanto fa?", "Circa centoventi euro", vacilla, "Posssso prenderli uno alla volta?", "Incomincia adesso", tergiversa, "Scussssi può venire un attimo fuori, vorrei saper se quel disco è gotico", "No (nel senso che non esco)". Riesce, sento che dice alla ragazza, "Quando posso chiamarti?", non so cosa risponda, ma lei finalmente si alza e toglie il disturbo, lui, purtroppo, no. Eccolo di nuovo, "Scussssi si è arrabbiato perché la ragazza si è seduta sulla vetrina? E' strana (detto da lui...), sembra mezza tossica", "No, tutta", "Scussssi, si è arrabbiato perché parlavo con la tossica (conviene con me, non è solo mezza)?", "Fatti tuoi, non rompere, ho da fare", "Scussssi, mi dice solo dove sono i cd di Amy Winehouse?", "Là". C'impiega una decina di minuti prima di trovarli e altrettanti per tornare davanti a me, "Scussssi, Amy è morta di overdose?", "Sì", "E' strano, si drogava ed è diventata famosa, Jimi Hendrix era tossico ed è diventato famoso, Janis Joplin era tossica ed è diventata famosa, Jim Morrison era tossico ed è diventato famoso", "Perché, vuoi provare anche tu?", "No, no, io no" e spaventato (finalmente) fugge. Forse per questo era interessato a Iridella, sperava diventasse famosa.
13 luglio 1965. James Brown, ospite alla tv americana, presenta il suo nuovo singolo, I Got You. 13 luglio 2015. James Brown, ospite a Disco Club. Il Batterista di James Brown entra agitatissimo, quasi in lacrime, "Gian mi devi aiutare, ho trovato di là nell'usato il vinile di Sex Machine", "Come proprio tu non ce l'avevi ancora?", "No, Gian, aiutami, costa 18€ e io non li ho", "Devi dirlo a Fabio, io di là non c'entro". Corre di nuovo nell'usato e ottiene un successo, infatti Fabio mi dice che alla fine gli ha dato solo 8€, impegnandosi a portarne altri 5 nei prossimi giorni, "A momenti glielo regalo, perché dopo aver pagato, ormai tranquillizzato, mi ha guardato e 'però potresti regalarmelo, io sono il Batterista di James Brown'. Meritava un premio". Dopo poco rientra anche il Batterista; lo vedo abbronzato e gli chiedo, "Sei andato al mare?", "No, figurati, siamo andati a fare un concerto", "Con James", "Certo", "E dove?". "A Budapest".
Diario del 18 luglio Non faccio in tempo ad entrare che mi segue in negozio Andrea Duran Duran, quello che da circa un anno ha deciso che mi chiamo Marcello. La richiesta è la solita, "Marcello, è arrivato il nuovo dei Duran Duran?", "No è presto, devo ancora ordinarlo, esce a settembre", "Tienimelo. Marcello, mi ordini....." i soliti titoli di dischi anni '90 dei suoi preferiti che sicuramente ha già, che vuole ricomprare chissà perché e che in questo momento sono fuori catalogo (si capisce il perché). "Ti ho già detto che non si trovano", "Sì, ma tu ordinameli". Mi dà la mano e se ne va. Almeno per oggi non mi telefonerà, la settimana scorsa a stabilito il suo nuovo record con quindici telefonate in un giorno. Telefono."Discooocluuub", no, mi fermo appena in tempo, è il solito numero del nuovo stressatore telefonico di Perugia; anche lui non scherza, cinque o sei telefonate al giorno per chiedere informazioni su gruppi metal. Probabilmente al suo paese lo hanno già mandato a quel paese, ma, per nostra sfortuna, lui lo ha individuato con Genova e per la precisione Disco Club. In quanto a ordinare, ordina, ma i dischi se li fa spedire a due alla volta e adesso ne ha già da parte cinque più quelli che devono arrivare. Io ho due salvezze: la prima Dario a cui rifilo il telefono (ma oggi Dario non c'è), la seconda è la madre dell'umbro, che ogni tanto, anche lei esasperata dalle lunghe telefonate del figlio, con un urlo in un dialetto simil ciociaro, lo costringe a posare bruscamente senza nemmeno salutare. Telefono. Di nuovo lui? No, incredibile sul display appare "Marcello Andrea". E' appena andato via, cavolo vuole adesso? Non rispondo, anche se lui resiste per più di un minuto. Ore 8,52, telefono. Nessuno dei due, quindi tranquillo "Discooocluuuub", "E' un negozio?", "Direi di sì", "Tiene tutti i dischi?", "Tutti sarebbero troppi, cosa intende?", "Ogni genere", "Non tutti, lei cosa cerca?", "Musica napoletana", "Niente", "Dove la trovo?", "Provi da Feltrinelli", "Ma la Ricordi non c'è più?", "Appunto, è stata assorbita dalla Feltrinelli", "Ha cambiato indirizzo la Ricordi?", "Le ho appena detto che, in pratica, è all'ultimo piano di Feltrinelli", "No, io vorrei sapere il numero di telefono della Ricordi. Lei lo ha?", "No, buongiorno". Esausto, poso il telefono, ma mi squilla in mano. Display, "Marcello Andrea", dopo un altro minuto silenzio, ma immediatamente ricomincia, display, "Perugia". Non sono ancora le nove, quando, indovinate?, ecco il telefono. Il numero non sembra pericoloso, quindi, "Discooocluuuub", voce di un'anziana, "Avete cd di film?", "Dvd?", "Sì, i cd con le immagini", non è giornata, "No, non ne teniamo", "Mi dispiace gioia, ti ringrazio caro". Mi prende in giro? Finalmente qualcuno entra. Non era mai entrato prima, ma tutte le mattine si siede al tavolino del Bar Verdi vicino alla mia porta, si fa durare a lungo il caffè leggendo a sbaffo i quotidiani e intossicando noi col primo sigaro della giornata. Ha in mano un cd, me lo dà "Tenga, per non buttarlo via. Era in macchina è di uno scemo di un mio amico". Me lo molla e torna al tavolino, Guardo il cd abbastanza mal tenuto, Nanù di Massimiliano Drapello. Dubbio, lo scemo del suo amico era uno che aveva acquistato il cd o il tenore stesso? Telefono. Quattro consecutive, per un totale di cinque minuti di squillo: "Marcello Andrea". Subito dopo, "Perugia", siamo sei a tre per Marcello Andrea. La faccio breve, perché è già lunga. Le successive telefonate riguardano sempre gli stessi argomenti: Napoli, Gigi D'Alessio, "Cerco il nuovo disco, è una canzone sola, Maruzzella" e Gigi Finizio, A Napoli va per la maggiore. Mi toccherà andare a Napoli". La Ricordi: "Vorrei Disco Pirla Disco Pistola, insomma i grandi successi degli anni 60 che aveva la Ricordi. Dimenticavo. Classifica di fine giornata: Marcello Andrea, 21 telefonate, ha stracciato Perugia, solo 8.
Diario del 24 luglio - 148 Nel 1965 dalle 20:50 alle 21:00, tutti, anche i bambini, erano attaccati alla tv per vedere Carosello. Era l'unica pubblicità della serata e spesso i personaggi, in carne e ossa o cartoni, erano più popolari di quelli di altri programmi televisivi. Nel 2015 la pubblicità invade tutti i canali continuamente e, per fortuna, nel frattempo è stato inventato il telecomando, che ci consente di saltellare da un canale all'altro, nel tentativo, spesso vano, di evitare le odiose interruzioni. Quasi tutti fanno così. Ma non tutti. Anna, ad esempio, una nostra cliente, fa l'opposto, usa il telecomando per cercare le pubblicità, soprattutto le sigle musicali. Top of the Spot è la sua compilation preferita, penso che ne abbia la raccolta completa; il problema, per noi, è quando cerca un pezzo in particolare: storpia i nomi in maniera incredibile, e non solo quelli delle canzoni, ma anche quelli del prodotto reclamizzato. Ci costringe a lunghe ricerche su internet. L'ultima riguarda la BMW e la canzone di Adele, gliela facciamo sentire, entusiasta, "Sì, è questa, ordinami il cd". Lo ordino, arriva, lei non passa per un mese, lo vendo, ovviamente il giorno dopo eccola, "Me lo hai tenuto?", "No", "Riordinamelo". Lo faccio, riarriva, questa volta passa, "Quanto costa?", "13,90€", "Ho solo 10€, come si fa?", "Te lo tengo da parte". Oggi torna, "Sono venuta a prendere Adele. Costa 10€ vero?", "No, sempre 13,90", "Tienimelo" e fugge, perché è l'unico caso in cui la donna è in negozio e il marito fuori che la cerca, "Se sa che sono qui" mi dice, accompagnando le parole col gesto della mano che indica una bella suonata (non una compilation di musica, ma di sberloni). Una donna non si picchia nemmeno con un fiore, direte voi; è vero, però vorrei vedervi alle prese con un consorte che vi fa passare la sera a guardare gli spot pubblicitari......
Diario del 25 luglio Telefono, "Discooocluuuub", "Vorrei sapere se è pronta la console", "Console? Noi non ne abbiamo", "Come no. Cosa dice?", "Dico che non ne abbiamo mai tenute", lui, irritato, "Ma se sono venuto ieri a noleggiarne una!". Poso prima d'insultarlo. Arriva il Matematico, è in vena di discorsi politico/filosofici. Un suo amico si lamenta di non riuscire ancora ad andare in pensione, lui gli chiede, "Tuo papà a che età è andato in pensione?", "A 50 anni", "Allora tu andrai a 70. La natura equilibra tutto, una generazione ha avuto tanto? Quella successiva avrà poco o niente; l'età giusta è 60 anni per la pensione? Tuo papà a 50 e allora tu a 70, bisogna fare la media (la sua mente matematica è sempre all'erta). Te l'ho detto, la natura e anche la finanza equilibra tutto". Ipse dixit. Telefono, "Discooocluuuub", "Vorrei prenotare due posti", deve averci preso per un ristorante, "In che senso?", "Per il concerto della PFM al Porto Antico", allora va meglio, però, "Non può prenotarli, deve venire a prenderli", "Dove?"; incomincia la solita manfrina, Via San Vincenzo20r-Inizio o fine?-Inizio-Da che parte?-L'inizio è da una parte sola, dall'altra è la fine. Ecco un cliente di vecchia data, da sempre un po' stordito, oggi lo sembra ancora di più, gli parlo e non capisce, "Cosa ti succede oggi?", "Non ci sento niente, maledetti cotton fioc, mi sono pulito le orecchie e adesso non ci sento più". Servo un altro cliente, mentre lui riceve un messaggio telefonico, vedo che rimane sorpreso e poi sorride, torna da me, "Sai chi mi ha scritto?", "No", "Amplifon". Il Grande Fratello è tra noi. Telefono, "Discoooocluuuub" (le o e le u aumentano ad ogni telefonata), "Scusi, vorrei un'informazione. Riparate i cd?". Una signora decide di chiamare un suo amico mentre è davanti al banco, "Ciao, scusa se non ti ho chiamato prima, ma il telefonino mi è caduto nell'acqua dei bianchetti". A proposito di telefono. Ieri il telegiornale di Rai1 ha detto che a Genova c'era stata una proposta di far chiudere i negozi alle 12 e riaprirli alle 17, per dare più forza alla notizia hanno inquadrato un termometro (ovviamente in pieno sole) che segnava 39 gradi. Questa mattina controllo il telefono, una telefonata persa, ora? 23:56. Evidentemente qualcuno ha preso sul serio la notizia. Ieri è entrata una signora, età molto avanzata, cagnolino al guinzaglio più o meno coetaneo, vestito abbastanza scollato (purtroppo), denti pochi, espressione non molto sveglia. "Mi chiederà i Trilli" penso, invece, sorpresa, stira sul banco un fogliettino stropicciato, "Vorrei un disco dal vivo di questo", leggo "Eric Clapton". "Non sarà per lei", penso; sbaglio di nuovo, lei "Com'era bello da giovane Clapton, con quei capelli biondi". Oggi torna, altro foglietto sul banco, ormai non mi sorprende più, "Voglio questi", lo ha scritto alla rovescia "Purple Deep", ma si porta via un mini-cofanetto con tre dischi (tra gli altri In Rock) del gruppo di Gillan e compagni. Mentre paga, mi chiede cosa stiamo sentendo, " I Datura4", "Bello, lo prendo la prossima volta. Piccoli fans crescono.... Aggiornamento sulla tournèe del Batterista di James Brown, è sempre più abbronzato, "Dove avete suonato con James?", "A Bucarest, in Romania". Chiusura, come spesso al sabato, con Ivano, "La mamma ha ricominciato a rompere", "Perché, ha mai smesso?", "No, ma stai a sentire. Mi ha detto che sono bramantico e un ragazzo pera, perché non trovo lavoro", "Cosa vuol dire bramantico?", "Boh". Cerchiamo su internet, la cosa più vicina è questa: Bromantic, not necessarily homosexual, yet still just a little too much love goin' on between guys. Stai a vedere che nonostante l'aspetto da Moira Orfei più volgare (può sembrare impossibile e invece è così), la mamma è più culturata di noi.
Diario del 28 luglio Il caldo oggi è diminuito, ma un ghiacciolo fa sempre piacere. U Megu ne compra una confezione. Viene in negozio e ci chiede se ne vogliamo uno, "Scusa, dove li hai presi?", "Alla Lidl", "Non è che sia così vicino, ti si saranno sciolti", "No, li ho messi nella borsa frigo", "Giri con la borsa frigo?", "Sì, quella dove tengo il sangue dei prelievi" (n.d.a. per chi ancora non lo sapesse, U Megu di mestiere fa prelievi di sangue a domicilio). Risposte: "Molto gentile, grazie, non ne ho voglia" Dario, "No, grazie" Lorenzo, "Ma sei scemo" io. Ed eccoci ancora una volta a un mio errore di valutazione. Altra signora, non una vecchietta come quella di Clapton e Deep Purple, ma anche questa non di primo pelo. E' un po' un'abitudine di noi negozianti cercare d'indovinare la richiesta di una new entry, questa la catalogo come una possibile acquirente dello scaffale della vergogna (quello curato da Dario). In realtà mi chiede un vinile, "ma da non spendere troppo", la mando nel reparto usato, da dove poco dopo torna per pagare con la carta di credito, io, curioso, "Cosa ha trovato?", lei, "Un disco di Syd Barrett". Non ne azzecco una....
Diario del 3 agosto Diario del 3 agosto Negli anni '50 non sopportavo Claudio Villa con i suoi gorgheggi e acuti da tenore fallito; lunedì 6 febbraio 1961, serata finale del Festival di Sanremo (sì, proprio di lunedì), ecco un altro da detestare, Luciano Tajoli con la sua orrenda e antiquata (già all'epoca) "Al di là" batte il mio idolo di gioventù, Adriano Celentano (24000 Baci), canta appoggiandosi a una seggiola e questo ha sempre pagato; negli anni successivi ecco una serie di giovani/vecchie e una di loro nel 1965 vince il Disco per l'estate: un'altra da odiare, Orietta Berti con "Tu sei quello". Oggi entra un anziano (un po' più di me), "Scusi, so già che è una missione impossibile, cerco qualcosa di Luciano Tajoli, ce l'ha?", mi rendo conto che in questi casi guardo l'ignaro cliente con un'espressione del tipo arnoldiana ("Che cavolo stai dicendo, Willis?"), ma mi limito a un "no", lui "Lo immaginavo. E di Claudio Villa?", questo insiste e io "No", lui "Provo con l'ultima, Orietta Berti?", mi starà mica provocando? Ad ogni modo resisto "No". Lui conclude "Peccato, dovevo fare uno scherzo, regalarli a un mio amico: lui li odia", questa me l'ha messa su un piatto d'argento, "ANCH'IO!!". Devo averlo detto in maniera un po' troppo violenta, perché l'altro mi guarda interdetto, quasi spaventato, biascica qualcosa, fa marcia indietro e se ne va.
Diario del 4 agosto Negli anni '60 chi voleva sbarazzarsi di stracci vecchi li dava allo strassé; passava col suo sacco a ritirarle e poi li rivendeva in qualche scantinato. Qualcuno poi ha fatto un passo avanti, si è aperto un negozio e non raccoglie solo stracci, ma mobili, oggetti casalinghi, libri, riviste: la scritta è cambiata, rigattiere. Oggi, a quanto pare, siamo diventati noi i nuovi strassé, fino a ieri il nostro usato rimaneva nell'ambito musicale, vinili e cd, oggi l'offerta si è allargata. Incomincia un uomo di mezza età, "Ho trovato questa nella cantina di mia zia che è morta" e mi mostra una radio a transistor "Vi può interessare?" e, in un impeto di sincerità, aggiunge "Non so nemmeno se funziona", gli mostro un residuato di 30 anni fa che tengo sotto il banco, "Questa funziona", ripone la sua nel sacchetto e se ne va. Il secondo è più avanti, anche se un po' strinato, "Guarda questo, lo conosci?", mi mostra una scatoletta malmessa con la scritta Traktor dj. Confesso la mia ignoranza e lui mi spiega, "E' un software che usano i dj, lo vendono a 500 euro, ma io non te li chiedo....", lo interrompo "E fai bene, io non te ne darei nemmeno 5". Anche lui mi lascia. Terzo tentativo di vendita, sempre uomo, stessa età, conciato ancora peggio, con un'alitata quasi mi ubriaca. Anche lui apre il sacchettone, "Senti, ti propongo un affare", vedo un numero di Zagor, lo blocco "Non teniamo fumetti", lui, con aria di superiorità, "E lasciami parlare", mette da parte Zagor e tira fuori una serie di dvd di film, che sembrano aver visto tempi migliori, lo riblocco "Non teniamo nemmeno dvd", s'indispettisce, "Ma se non mi stai a sentire" e ravana nel sacchetto e finalmente estrae qualcosa di musicale, delle musicassette che stanno insieme per scommessa, io, inesorabile, "Non ho mai tenuto musicassette". Anche lui come i precedenti se ne va a mani piene (delle sue cose).
Diario del 3 settembre Con l'inizio di settembre, come al solito, si rivedono clienti che ad agosto si erano persi. Uno, però, lo abbiamo perso definitivamente: Tabletman. Tranquilli, non gli è successo niente, semplicemente ci ha traditi. Ha trovato un collegamento wi-fi più affidabile del nostro e, soprattutto, una panca su cui sedere nelle sue lunghe sezioni "lavorative". Adesso lo trovate quotidianamente nello slargo in cima a via San Vincenzo, sempre multicolore e sempre multicoperto, aggiungerei anche multifotografato, visto che più di un cliente me lo ha mostrato immortalato nel suo telefonino. Niente ferie e presenza fissa invece per U Megu. Ieri ha vinto un'asta per il vinile di Walter Wegmüller "Tarot", era un'edizione tenuta male ma con i famosi tarocchi. L'originale tenuto bene e con le carte vale circa 940€. Questa ha il vinile mal messo, ma U Megu non vuole correre rischi, spara subito un'offerta di 470€, sparata inutile, nessuno offre più di 150€, viste le condizioni del vinile. Idea luminosa allora du Megu; trova un disco di Tarot tenuto benissimo, ma senza carte, compra anche questo, sempre per 470€: 470 x 2 = 940, esattamente quanto lo avrebbe pagato se ne avesse comprato subito una copia sana e completa, ma, si sa, l'ansia del giocatore. A proposito di giocatori, non si dimentica l'altra sua passione: i libri sulla storia delle più disparate squadre di calcio. Oggi è toccato all'A.C. Minatori Perticara, vol.1 1928-1948, mai sentita? Nemmeno io, ma esiste. Perticara è un paese che sei anni fa è passato dalla regione Marche alla Romagna, ha una miniera di zolfo e tutto lì prende il nome da questo: Banda Musicale Minatori, Associazione Calcio Minatori. Dobbiamo ringraziare U Megu, ci fa conoscere paesi sconosciuti della nostra penisola.
Diario del 4 settembre Sono sempre stato convinto che andare in pensione non fa bene. Il Pluriespulso ha lasciato i suoi compagni di lavoro da quasi due anni e incomincia a dare segni di cedimento. Guardiamo, come ci succede speso, dei video vecchi su youtube; ecco Dalida al Cantagiro del 1968, commento del Pluriespulso "Dalida era ancora viva ". Parliamo di un cliente, che come faccio spesso identifico col luogo di provenienza, "Questo vinile è di Luigi di San Cipriano", e il Pluriespulso, "Di dov'è Luigi?". Verso sera arriva U Megu, subito dopo il Pluriespulso, che si rivolge al primo chiedendogli, "Non c'è Michele?". Niente di strano? Il fatto è che Michele è U Megu. Megu che oggi si presenta con un altro vinile vinto all'asta, "Chi sono?", gli chiede Guspe (il mio dottore), "Il miglior gruppo venezuelano di prog", io "Magari l'unico, gli piaceva vincere facile". New entry bassopiemontese, parla a voce alta e sputa sentenze verso il suo accompagnatore, quest'ultimo vede un cd di Filippo Gambetta e lui prontamente "Questo è genovese, mentre Beppe Gambetta è piemontese". Non ho il coraggio di dirgli che sono figlio e padre, gli toglierei l'ascendente che ha sul compagno. Una certezza la tolgo alla cliente successiva. Entra e mi chiede, "Ha qualcosa di Laura Pausini?" e, baldanzosa prosegue con un sorriso, "Presumo di sì". Magari nell'angolo della vergogna, curato da Dario, qualcosa c'è, ma mi disturba il fatto che lei presuma, con certezza, che io abbia qualcosa della Pausini; non cerco, mi limito a un "No". Il cliente successivo vuole l'ultimo di Massimo Ranieri, anche in questo caso "No". Sorprendente è la sua spiegazione alla mia mancanza del cd, "Capisco, è troppo recente". Altre domande strane: "Quanti brani ci sono mediamente in un cd?", "Vorrei quei cosi rotondi che si mettono nella tv", "Ho visto alla tv la pubblicità di un cofanetto di successi anni ottanta, che non è in vendita nei negozi. Lo avete?". Ecco una signora, "Cerco una canzone, cantata da un negretto con i capelli raccolti in un muccio, nel video c'è una ragazza nuda sull'altalena con delle x sulle chiappe". Ultima cliente, "Mi manda mio figlio, mi sono fatta scrivere il titolo di quello che vuole. Vede? Si pronuncia Mani di forbice" e mi mostra un foglietto con su scritto Mani di forbice.
Diario del 11/21 settembre Storia di un tradimento. Questa volta il colpevole non è il Pluriespulso (multitraditore per eccellenza, come documentato dalla foto postata ieri), ma Marcello/Andrea. Ha massacrato me e Dario per quattro anni con più telefonate quotidiane per sapere quando sarebbe uscito il nuovo cd dei Duran Duran. Finalmente esce, per questo mi decido a rispondergli al telefono, "Arriva venerdì", "Tienimelo Marcello" (ho rinunciato a dirgli che mi chiamo Gian), "Tranquillo", "Vengo sabato, mi raccomando tienimelo". Venerdì 11, arrivo in negozio presto e il primo che si affaccia alla porta è Andrea, ben prima delle nove, "E' presto, i corrieri arrivano più tardi", "Faccio un giro, poi passo. Tienimelo Marcello". Non ripassa. Sabato 12, io non ci sono, invitato al matrimonio di un cuginetto, Andrea c'è e chiede a Dario "Non c'è Marcello?", "No, è per i Duran Duran? Eccoli", "No, passo quando c'è Marcello" e lascia Dario col cd in mano. Lunedì 14, telefono, "Discooocluuuub", "Ciao Marcello sono Andrea, volevo dirti che dovevo andare a lavorare al manicomio, sono passato da Feltrinelli, lo avevano e l'ho comprato", io, incredulo, "Che cooosaaaa?", lui, tremolante, "I Duuraan Duuraan". Poso e diffido Dario dal rispondere al telefono quando legge sul display "Marcello/Andrea". Altre telefonate varie: "Discooocluuuub", "Scusi, è il numero di là?", "No, è il numero di qua"; "Discooocluuuub", "Comprate dischi? Ho dei 33 e dei 44", "55 non ne ha?".
Diario del 11 ottobre Riapre la casa di salute mentale Disco Club. Tra un schizzo del Batterista di James Brown (di ritorno dopo la tournée estiva con James nel Basso Piemonte) e uno di Ivano ("la mamma ha rotto di nuovo, le ho detto 'E' inutile che parli di Italia, Francia, Germania, io voglio MANGIARE"), entra un signore di mezza età, distinto e con lo sguardo un po' perso; mi si rivolge gentilmente, "Scusi vorrei farle due domande, una informazione e una richiesta. La prima: i Beatles erano quattro?", (mi prende in giro?) "Sì", "A parte quelli famosi ce n'era uno sconosciuto, come si chiamava?), (sì, mi prende in giro!) "Lennon, McCartney sono quelli 'famosi', poi Ringo e George Harrison", una parvenza di vivacità nei suoi occhi, "Ecco Harrison è quello che ha fatto anche....". Non saprò mai quello che ha fatto lo sconosciuto dei Beatles, perché lui passa alla seconda domanda, la richiesta: "Scusi lei ha qualcosa di De Andrè" e lo dice come se mi chiedesse il disco di uno sconosciuto. Lo guardo bene e mi richiedo "Mi prende in giro?"; no, non mi prende in giro, dopo una decina di minuti compra Tutti morimmo a stento (a proposito, il primo pezzo è Cantico dei drogati). Per fortuna subito dopo due giovani, sicuramente più brillanti e con la mente fresca. Già da fuori sento che dicono "Qui ce l'hanno sicuramente", entrano e quello che ha parlato chiede, "Avete musicassette?", "No", "Ah, e musicassette di Phil Collins?". La mente non era poi tanto fresca. Quella du Megu è più che fresca, è di un bambinone. Oggi vuole raccontarci a tutti i costi una barzelletta; "Lascia perdere" gli dico, ma non c'è niente da fare, parte: "Lo sai che Khomeyni aveva fatto mettere dentro anche il vento?", io non reagisco, ma lui continua, "Sai perché?", io sempre muto, lui "Sbatteva le persiane!" e lo dice soddisfatto con la pancia che gli ballonzola per le risate. Per oggi la Casa di Salute chiude.
Diario del 13 ottobre Giornata di rimembranze. Un cinquantenne entra con la tuta della Croce Rossa, "Non mi riconosci?", "Chi sei?", "Il chiodo con le viti che spuntavano sulle spalline, non ti dice niente?", "Come faccio a non ricordarmelo, non ti si poteva dare nemmeno una pacca sulle spalle, perché la mano ti rimaneva inchiodata. Sì, però eri sempre vestito di nero e adesso sei tutto in rosso, pesavi 50 chile e adesso il doppio, come potevo riconoscerti?", "Belin sono passati trent'anni, era il 1985. Dov'è il punk?", il lupo perde...le viti, ma non il vizio. Ancora più indietro mi porta il successivo. Anche lui non lo vedo da anni, come quello prima invecchiato, ingrassato, rallentato. Mi ricorda chi è, "Venivo qui dal 1975 (dieci anni prima dell'altro), mi ricordo Calderone (il mio predecessore) e quando tu facevi Pop Records, che tempi! E il mitico Zanello a Caricamento, in quel buco quanti gioielli musicali aveva". Più tardi, sono in fondo al negozio, vedo entrare un vecchio (sicuramente più di me, sopra gli 80), si guarda attorno con un sorriso, mi avvicino, "Scusi sono entrato per nostalgia, io ero vostro cliente da quando avete aperto" -1965, altri dieci anni meno del precedente- "E' quasi uguale alle ultime volte che sono venuto, se ripenso a quei tempi...". Lo assale la malinconia e se ne va zoppicando appoggiato al bastone, il sorriso si è tramutato in un'ombra di tristezza e gli occhi sono umidi. Chiudo prima che entri qualcuno a dirmi che nel 1955 aveva comprato i confetti per il suo matrimonio nel negozio (Gardella) che si trovava al posto del nostro nella vecchia casa abbattuta per costruire il grattacielo.
Diario del 15 ottobre Telefono, "Discooocluuuub", "Disco Club Liguria?", "Più o meno", "Scusi vorrei sapere se è possibile ordinare un disco", "Quale?", "Dei Paradise Lost", "L'ultimo?", "Come si intitola?", " The Plague Within, lo abbiamo in negozio", "Aspetti che controllo la messaggeria", dopo trenta secondi, "Sì, è questo. Vengo a prenderlo. Siete a Soziglia, vero?", "Più o meno, l'unica cosa che quando sei in piazza De Ferrari, invece di scendere nei vicoli, torni indietro per via XX Settembre, dopo il Ponte Monumentale giri a sinistra in via S. Vincenzo, all'inizio ci siamo noi", "Inizio da che parte?", per l'ennesima volta mi ripeto, "L'inizio è solo da una parte, dall'altra è la fine". Non so se ha capito, ma, visto che dopo venti minuti arriva, direi di sì. "Eccoti il cd", "Aspetti che controllo se è quello giusto", tira fuori il telefonino e controlla...la messaggeria. Tre vecchiette, una dietro l'altra. La prima, "Cerco 'Ma se ghe pensu' cantata in genovese", "Non ce l'ho in genovese, ma nemmeno in italiano". La seconda, "Voglio regalare a mio marito per i novantanni un disco di cori alpini". La terza, "Avevo la musicassetta di Tony Dallara, 'Prigioniero di te', si è rotta, la vorrei in cd". Tre richieste, vendite zero. Sono sere che il Maratoneta ci fa vedere le sue fans (si fa per dire) da abbinare a un disco su facebook. Sa nome e cognome di tutte, che siano capotreno o atlete. Oggi vuole un cd di Clapton del 81, "In onore di chi?", "Giulia", "Capotreno o atleta?", "No, no, nessuna delle due. Prende il treno, non posso fartela vedere sul computer perché non so il cognome". Per stasera ci è andata bene.
Diario del 19 ottobre Spesso i clienti sono precisissimi nel descrivere il disco che vogliono. A Dario chiedono, "quel cd con in copertina due tipi con cappelli da cowboy", a me "quel disco nuovo di quello che ne ha già fatto uno, ha gli occhi in fuori". Un altro invece mi chiede se gli regalo uno dei miei sacchetti da lp; penso lo voglia per ricordo dei tempi passati, invece no, me lo restituisce, "No, non mi serve; devo metterlo sotto i dischi per mixarli. Non va bene la materia deve essere di plastichina satinata". La prossima volta provvederemo e magari faremo i sacchetti rotondi. Un teenager mi sorprende con la sua richiesta, "Avete cassette?", "No". E' disperato, "No, porca miseria", poi si riprende "E lettori di cassette?". Ci lascia con un dubbio: se non ha il lettore, cosa se ne fa delle cassette? Finalmente entra un vecchio cliente e riesco a vendere un cd. Costa solo 7€, me ne da 10, gli chiedo, "Hai 2€?", la sua risposta, "Sì", ma rimane impassibile con lo sguardo perso, non mi dà i 2€. Cambio la domanda, "Mi dai 2€?", questa volta capisce, me li dà. Altra richiesta, "Hai Via Paolo Fabbri di Guccini in vinile?", "Prova nell'usato". Va a cercarlo e mi lascia col Pluriespulso, che, curioso, mi chiede, "Cosa voleva?", "Cercava via Paolo Fabbri", poi faccio lo spiritoso, "Non credo che ci sia a Genova questa strada", lui conferma, "No, non c'è". Le giornate vengono quasi sempre chiuse dall'ingresso di Ivano. Oggi, more solito, parla della mamma, "Sai chi è lei? La regina dei castelli di carta; adesso ce l'ha con la falsa psichiatria. Sai cosa ti dico? La mamma è surreale". ">
Diario del 22 ottobre Un cliente mi chiede, "Cd italiani non ne hai?", non credo di aver fatto una faccia particolarmente disgustata, ma lui si sente in dovere di aggiungere, "Scusa, non volevo offenderti". Anche il successivo vuole musica italiana, ma è più deciso, "Non le chiedo nemmeno se lo ha, perché è evidente che lo ha, Il lato destro del cuore"; mi guardo il petto per vedere se ho qualche pulsazione particolare sul lato destro, lui mi rassicura, "E' il nuovo cd della Pausini", mi dispiace deluderlo, "No", lui, scandalizzato, "Ma come, ce l'hanno tutti!", io lo consiglio, "Allora vada pure a prenderselo (no, tranquilli, non è quello che pensate) da tutti". Telefono, "Discooocluuuub", "Buongiorno, lei compra trombe della prima guerra mondiale": O è una specie di Scherzi a parte o qualcuno, leggendo il Diario, mi prende per i fondelli, nessuna delle due, fa sul serio, "A Genova secondo lei c'è chi può essere interessato?". Due signore non molto informate. La prima, "Ha qualcosa di Janis Joplin?", le faccio vedere quello che ho, sceglie 'Pearl' e mi chiede, "Sono i successi della vita?", "No, è l'ultimo che ha fatto prima di morire", "Canta solo lei?", faccio finta di non avere sentito. La seconda, "Voglio un Best dei Queen", le mostro tutti i Greatest Hits, ma lei, "No voglio un Best", io, "Questo è un cofanetto triplo con i tre Greatest Hits", "No, è troppo, io voglio un cd con i loro successi"; è di coccio, mi tocca spiegarle "Best e Greatest Hits sono la stessa cosa: raccolta di successi" e, innervosito, la mollo lì. Alla fine sceglie il primo volume, ma ormai si è giocata un possibile sconto. Non è da meno il successivo cliente. Quando entra, mi sembra un po' nescio, nell'espressione e per l'abbigliamento, me lo conferma nei fatti, "Sono alla ricerca di una cosa difficile, una cosa da antenati, difficile che li abbia", m'incuriosisce, ma mi delude, "Se li ricorda gli Shadows? La mitica Apache", lo abbandono nello scaffale degli anni '60 tra Ombre e Pellerossa.
Diario del 23 ottobre Esibizioni varie dei nostri soliti protagonisti. Ivano, "Sai cosa ho fatto ieri?", "Hai litigato con la mamma", "Sì, brontolava e allora per sfogarmi mi sono messo a pulire la cucina", "Quanto ci hai messo?", "Tre ore", "Tre ore? Belin, l'hai tirata a lucido", "Sai, erano quattro anni che non la pulivamo". U Megu, "L'altro giorno sono rimasto chiuso fuori di casa", "Come mai?", "Mi sono dimenticato le chiavi", "Come sei rientrato? Non dirmi dal cornicione, perché con la pancia che hai non ti ci vedo proprio a passeggiare sui cornicioni, al massimo può servirti da paracadute per la caduta", "Ho chiamato i pompieri. Hanno dovuto forzare la serratura, così avrei dovuto cambiare il blocchetto, perché potevo chiudermi dentro, ma non aprire dall'esterno", "Ti hanno fatto pagare?", "No, ma...", "Ma?", "Sono uscito per comprare una serratura nuova, e...", "E?", "Mi sono dimenticato e mi sono tirato dietro la porta", "Chiuso fuori?", "Sì", "Pompieri?", "Sì", "Gli stessi?", "Sì", "Questa volta ti hanno fatto pagare?", "No, ma non mi hanno nemmeno parlato", "Maleducati,eh?". Una new entry c'è, "Ha valzer viennesi?", "No", "Dove li posso trovare?", "Da Feltrinelli, all'ultimo piano" e così dicendo gli indico la strada verso via XX, lui capisce al volo, "Ah, in questo stesso palazzo?". Effettivamente il mio sogno sarebbe di vincere un superenalotto (anche se è molto difficile: non gioco mai) e con la vincita comprare tutto il palazzo: l'ultimo piano potrei anche lasciarlo alla Feltrinelli per il suo settore musica classica.
- 22 dai 50 anni di Disco Club Telefono, "Discooocluuub", "Buongiorno sono Paolo di ....service -ho capito solo il finale del nome, ma mi basta per sapere che vuole vendermi qualcosa- vorrei parlare col titolare della ditta", già mi gira, ma cerco di bloccarlo con "gentilezza" (forse il tono di voce non troppo), "Guardi, tutto quello che potevo spendere per pubblicità e simili, me lo sono giocato col Secolo"; non lo demoralizzo, insiste, "Non vuole nemmeno sentire quello che le propongo?", un po' più duro, "No", niente da fare, continua, "Scusi non le interessa fidelizzare i suoi clienti e, anzi, aumentare il giro e il fatturato del suo negozio", ora mi ha proprio rotto, "Guardi, questo negozio tra 22 giorni compie 50 anni; negli ultimi 13 anni a Genova hanno chiuso 39 negozi di dischi, io sono ancora aperto, perché non avete pensato di proporre i vostri servizi a questi negozi?", con una punta di cattiveria aggiungo, "O forse lo avete fatto?". Dall'altra parte silenzio, allora, educatamente, saluto "Buongiorno", e poso.
Diario del 26 novembre Brioso e un po' confusionario un mio, quasi, coetaneo, "Ciao grande, senti vorrei un cd di un gruppo che mi piaceva tanto negli anni'60, sono gli Animals, ma vorrei che ci fosse un pezzo in particolare 'San Franciscan Nights', è difficile perché era nelle primissime cose che hanno fatto", "Veramente era nelle seconde quando si chiamavano Eric Burdon & the Animals", "Ma no, era del '67"; interviene Luciano G., l'unico cliente che era più vecchio di me a quei tempi e, per fortuna, lo è tuttora, "Appunto, il primo periodo va dal '64 al '66, quel disco è del periodo americano". Il brioso è sorpreso, "Ma anche lei conosce gli Animals? Ormai mi sa che li conosciamo solo noi tre" -indicando anche me e prosegue- "Certo che la musica di una volta era tutta un'altra cosa, negli anni sessanta s'inventava la musica! Prendete anche quello, come si chiama, quello di Una città per cantare", "Ron" dico io, ma lui, scandalizzato, "Non lui, l'originale", "Jackson Browne", "Ecco lui, già nei primi anni sessanta faceva canzoni del genere", "A 15 anni? Guarda che il suo primo disco è del 1972", "Sì, ma prima faceva canzoni per gli altri, poi è entrato negli Hollies", "Mi sa che ti confondi, negli Hollies c'era Nash". E' disorientato, ma, dopo aver comprato il disco di Eric Burdon, se ne va con "Grandi, siete grandi, ogni volta che vengo qui imparo qualcosa". Il suo problema è che caccia tutto quello che sente in un calderone (tipo Bimby), Jackson Browne, Eric Burdon, 1942, anni '60, Hollies, ma la macchina poi glieli restituisce abbinati male: Jackson Browne col 1942 (anno di nascita di Burdon), e con gli Hollies di Nash e magari è convinto che il famoso trio americano fosse composto da Crosby, Stills & Burdon, ve la immaginate che delizia una versione di San Franciscan Nights con Crosby e Nash, non parliamo poi di una nuova versione più rock con l'aggiunta di Neil Young! (Giancarlo Balduzzi)
- 27 dai 50 anni di Disco Club Natale si sta avvicinando, è il momento delle grandi pulizie prefestive, in particolare della inaccessibile vetrina. Questa mattina l'ho spogliata, privata degli espositori, pulito il vetro dall'interno, risistemati gli scomodissimi espositori e riempiti di cd. Ecco il punto, Natale si avvicina e, in parte, bisogna cambiare l'esposizione: un angolo particolare del negozio si trasferisce in vetrina, ecco la foto....
- 28 dai 50 anni di Disco Club Negli ultimi tempi non vi ho parlato più dei soliti frequentatori del Diario. Vi aggiorno. Partiamo da rompipalle telefonici. Marcello Andrea mi ha fregato, quando mi chiama sul display appare la scritta "chiamata privata". Sono stato costretto a trattarlo bruscamente (cosa che non avevo mai fatto), "Dei Duran Duran non esce niente, quindi non chiamarmi più fino all'anno prossimo. Hai capiitooo?". Sono tre giorni che non chiama. Ottavio invece è stato obbligato a passare di persona, ma mi sono salvato, è venuto nell'intervallo e se lo è cuccato Dario. Quasimodo ha sfrattato definitivamente Tabletman: l'angolo è il suo, Tabletman si è dovuto spostare nello slargo in cima a via San Vincenzo. Quasimodo è invece sempre lì, quando arrivo alle otto, con in mano due nostri sacchetti da vinile, pieni di pacchetti di sigarette; quello che non sapevo è che in uno ci sono pacchetti pieni, mentre nell'altro pacchetti vuoti, che lui conserva (ne ha un'intera collezione nella sua stanza). Sempre quotidiani U Megu e il Pluriespulso, ma senza picchi di rilievo, allora l'attuale bomber è sicuramente Maurizio il Maratoneta. Passa più volte al giorno, portandomi sempre qualche acconto sugli ordini olandesi in arrivo, 1 euro, 2 euro, una volta addirittura 5 ("li ho vinti con un gratta e vinci"); non sempre gli va bene, un giorno porta solo 75 centesimi, "Come mai così poco?", lui si dispera, "Ave-avevo tre-tre euro", "Dove sono finiti?", "Li ho, li ho persi, ho compra-comprato un gra-gratta e vinci", "E non hai vinto", si dà una manata sulla fronte, "No". Ieri è venuto tre volte, portando ogni volta qualche spicciolo, "Dove li becchi? Te li danno i capotreno?", "Giro per l'atrio della stazione alla ricerca di resti non ritirati nelle macchinette", dice con aria furba. Oggi eccolo con solo 95 centesimi, "Dai vai in stazione a cercarne altri 5, così facciamo un euro", "Eeeeh sì, mica è facile, in stazione c'è pieno di cacciatori di resti!".
Diario del 20 novembre - 29 ai 50 anni di Disco Club Ecco un vecchietto, "Guardi cerco una canzone di una che non credo sia tanto conosciuta, è una colonna sonora, mi ha detto quello fuori (un cliente molto ciarliero, che avevo appena sospinto fuori, dopo che ci aveva ubriacati di discorsi per quasi un'ora) che è in una colonna sonora, Evita, e lei si chiama Madonna", accompagna il tutto con un gesto come a dire "guarda te che nome". Dario prova a cercarlo, ma non lo abbiamo, "Possiamo ordinarlo", il vecchietto, "Ma guardi. Non so nemmeno se canta ancora". Da un cliente sgrezzu a uno raffinato. Mi chiede, "Avete il cd di Mina con la canzone che parla di una gatta (non quella di Paoli, sarebbe stato troppo facile), era anche in un Cantafavole". Ovviamente la risposta è "No", allora lui ci riprova "E avete riviste d'epoca"; non so a quale epoca si riferisca, a parte il fatto che non vendiamo riviste, e lo guardo con negli occhi scritto "Cosa cavolo dice questo", lui è abile a leggere gli occhi, capisce quello che penso e mi sistema con un "Lo so, non siete abituati a richieste raffinate". Telefono. "Discooocluuuub", "Siete il cinque sei tre uno tre sette?", "Ha azzeccato solo la prima", "Ah, allora siete Disco Club", non capisco bene il senso della sua conclusione; lui prosegue, "Avete l'ultimo di Bocelli?", "Sì" (è in prima fila nell'angolo della vergogna), "Bene, e opere?". "No", "E semo gente de borgata", "No", "Va bene vengo a prendere Bocelli. Siete in via San Vincenzo all'inizio dall'inizio o all'inizio dalla fine?", "?!?!?".
Diario del 17 novembre - 32 ai 50 anni di Disco Club Avrete notato che da ieri preciso a cosa mancano 32 giorni. L'ho fatto perché, ormai quasi quotidianamente, qualcuno entra e mi dice, "Ho visto che chiudi", "Dove lo hai visto?", lui perplesso "Sul Secolo al mercoledì, stai facendo il conto alla rovescia". Un altro è più cinico, vede il mobile alle mie spale mezzo vuoto (perché in attesa del pacco dell'Olanda, ma lui non lo sa) e parte con "Stai finendo i dischi in saldo o li hai messi da qualche altra parte", "Saldo?", "Beh, prima di chiudere farai bene una liquidazione"; anni che non lo vedevo, tornato per banchettare sul mio cadavere (commerciale). Da ieri quindi precisiamo: mancano 32 giorni al compimento dei 50 anni (i primi) di Disco Club. CAPITOOO! Un altro vecchio cliente prima e vicino di negozio poi (l'oreficeria davanti a noi, in vico del Corallo, di Luca Vigesi) ci manda una foto scattata quando frequentava il Cassini. Aveva solo 18 anni e questa foto è del 1982. Qualcun altro ha foto con sullo sfondo Disco Club?
-33 ai 50 anni di Disco Club Un po' spiritata la ragazza (sui quaranta) che si affaccia sulla porta. Indifferente alla presenza di altri clienti, parte in quarta, "Avete il cd di Max Manfredi?", "Sì", non mi crede, "Guardi che ho detto Max Manfredi, non Max Gazzè", "Ho capito", non è ancora convita, "Ma lei lo conosce Max Manfredi?", "Lo conosco", "Ah" e se ne va. Al pomeriggio entra una signora, immediatamente seguita da una ragazza con un fisico non certo da indossatrice. E' la figlia, si rivolge alla madre, "Hai sentito cosa ha detto quello fuori?", mamma, "No", figlia, "Cicciona", la mamma parte verso l'esterno come una furia, rientra, "Chi è? Quello lì di colore?", figlia (per fortuna), "No". Cerco di stemperare la tensione, imito Dario, "Posso esservi utile?", "Sì, ha l'ultimo cd degli One Direction?". Meno male che quello "non di colore" se ne è andato, altrimenti chissà come avrebbe commentato.
-36 ai 50 anni di Disco Club Mi capita un giornale per le mani. Leggo i titoli. Pioggia di rapine in pieno centro a Milano: tre banche svaligiate nel giro di 45 minuti Un governo negro già formato in Rhodesia? A Genova scompaiano i tram, calano i passeggeri, aumentano le tariffe. Firme celebri per medicine false: 12 sotto processo a Roma, 80 specialità (delle quali 67 approvate dal ministero) messe in vendita senza alcuna sperimentazione – Le accuse: falso, truffa, furto e abuso di sigilli. Una donna travolta da un'auto "pirata". L'investitore si è dato alla fuga. L'estate scorsa Rosanna Visioli fu vista ballare in un "night"? Nuova rivelazione sul giallo del Ponte del Ponte a S.Trinità. Mi viene un dubbio. Guardo la testata, è l'Unità, sì ma del 13 novembre 1965. A farmi dubitare sono state due parole: "tram" e "negro". I tram a Genova sono spariti nel 1966, poi "negro" in un giornale di sinistra addirittura in un titolo??? Scandalo! Come resto, le notizie potrebbero andare bene anche oggi. Rapine, scandalo a Roma che coinvolge anche il ministero, pirata della strada (anche se non extra comunitario, ma indigeno), donna sparita (peccato che non ci fosse già Chi l'ha visto?). Soltanto l'equazione "meno passeggeri, più tariffe" è cambiata, anche se solo a metà: "più passeggeri, più tariffe".
Diario del 12 novembre Telefono, "Discooocluuuub", "Buongiorno, sono di Vodafone. Ho il piacere di parlare col signor Giancarlo?", "Sì, ma il piacere non è contraccambiato. Grazie. Buongiorno". Telefono, display "Marcello Andrea", da qui alla prossima uscita del nuovo disco dei Duran Duran, Marcello Andrea, mi chiamerà almeno un duemila volte, non rispondo, anche perché poi, come quest'anno, andrà a comprarlo da Feltrinelli. Telefono, display "Ottavio", il rompipalle telefonico n.1 (anzi ormai n.2, perché Marcello Andrea lo surclassa), non rispondo, mi costringerebbe ad andare da una parte all'altra del negozio per vedere se ci sono i cd che gli interessano, con la scusa "Non posso venire, abito lontano, a Voltri, a Ütri". Telefono, "Marcello Andrea", non rispondo. Telefono, "Otta2", ci prova a fregarmi, non rispondo. Telefono, per la terza volta in dieci minuti "Marcello Andrea", non rispondo. Telefono, un numero sconosciuto, sarà mica Ottavio con un terzo numero di telefono? Meglio non rispondere. Telefono, "Discooocluuub", "Pronto, è Disco Pub?", poso. Telefono, "Discooooocluuuuub", "Buongiorno, ho dei bei vinili di musica classica, le interessano?", "Non teniamo classica", "A Genova, a chi potrei rivolgermi?", "Penso nessuno", "Ah, e a Milano?", "Non ne ho idea", "Me lo dà un numero di telefono di Milano?", questo è proprio nescio, non glielo dico, ma poso, però, a pensarci bene, lui non mi ha chiesto un numero di telefono di un negozio di dischi, ma genericamente un numero di telefono di Milano, avrei potuto dargli quello del mio amico Danilo, chissà come sarebbe stato contento. Telefono, "Discoooooocluuuuuuuub", "Scusi i cd quanto costano di massima", faccio cadere la linea. Telefono, "Discoooooooooocluuuuuuuuub", "Ciao, sono il cugino di Carletto (il Pluriespuls), te lo ricordi?", "Perché, è morto?", "Ah, ah, no", "Mi sembrava strano, è stato qui tutto il pomeriggio ieri, ma sai, abbiamo una certa età", "Infatti, pensavo che voi non ci foste più", "Grazie", "Senti, hai l'ultimo di Mario Biondi?", è là nell'angolo della vergogna, "Seeee", deve accorgersi che non lo amo e si sente in dovere di precisare "Non è per me, è per un regalo. A che ora chiudete stasera?", anch'io preciso "Alle 19 in punto", "Bene tra dieci minuti sono lì". Niente di strano vero? Se mi avesse chiamato alle 18:30, no, ma sono solo le 15:30......perché cavolo mi ha chiesto a che ora chiudo alla sera? Tale e quale il cugino. Telefono. "Discoooooooooooooooocluuuuuuuuuuuuuub", "E' arrivato il cd dei Buio Pesto Ballon Tour", me lo ha già chiesto almeno dieci volte, "No", "E mi sa dire quando esce?", "Non so nemmeno se esce", "E mi sa dire quanto costa?", anche questa è nescia, "No", "Senta, facciamo così, io le lascio il mio numero di telefono e lei mi chiama quando esce", sì, è proprio nescia, "No" e poso. Telefono, "Discoooooooooooooooooooooooooooooocluuuuuuuuuuuuuuuuuuub", "Dica un po', quanto costano di massima i cd?", "...........". Telefono, "Discooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooocluuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuub", non poso io questa volta, posa lui (o lei). L'ho spaventata?"
Diario del 5 novembre "Una mia amica fa yoga e vuole musica adatta, mi hanno consigliato i cd con suoni della natura", ma la sua amica non voleva musica? E' vero che la musica è composta da suoni, ma non sempre i suoni compongono musica, ad esempio c'è differenza tra il suono della pioggia e "La pioggia" cantata da Gigliola Cinquetti, beh, sì, forse però è meglio la prima.... "Scusi tenete musica un po' orientale?", ma quanto orientale? Medio orientale o fusion tra orientale e occidentale? "Cerco un disco per mia mamma", non è giovanissima la persona che me lo chiede e quindi provo a indovinare, l'anziana mamma vorrà il cd dei Volo, mi giro quindi verso l'angolo della vergogna, ma mi blocca lei, "Vorrebbe il disco di Alex Aleman intitolato Deep Sound"; no, non è musica tipo Volo, non lo conoscevo, ma youtube mi spiega "Lo stile di Alex Aleman è tech house/electro in continua evoluzione", insomma una house-nonna Oggi una scoperta su uno dei nostri personaggi quotidiani, Quasimodo nei sacchetti (di Disco Club) che si trascina sempre dietro, non tiene solo pacchetti di sigarette pieni, ma anche quelli già fumati, ecco perché di giorno in giorno sono sempre più gonfi, va a finire che mi toccherà fare un sacchetto tipo-Ikea! A proposito di Quasimodo, oggi lo sento, come al solito, preannunciarsi col suo "Permesso, buongiorno", quando è ancora due metri fuori dal negozio, entra e "Scusi, i Red Wine (ha visto in vetrina la locandina del concerto di sabato prossimo) è il gruppo del chitarrista dei Doors?". Ha confuso Martino Coppo con Robby Krieger.
Diario del 6 novembre Purtroppo becca un momento in cui non ci sono clienti, e nemmeno Dario. Di chi parlo? Di un anziano, che è noioso, anzi molto noioso. Oggi tocca tutto a me. "Scusi approfitto che non c'è nessuno (porta sfiga) per chiederle se mi fa una ricerca, sempre se non disturbo", è molto formale e ossequioso, tira fuori una serie di pizzini stropicciati, sul primo c'è scritto un titolo di canzone e il nome del gruppo, Stylistics, e sotto un altro titolo Just The Way You Are, "Vorrei un disco con questi due titoli", "Il secondo è di Billy Joel", lo metto in crisi, balbetta, "Ma, ma, lo hanno cantato anche gli Stylistics", "Non credo", si riprende i pizzini, "Semmai faccio un po' di ricerca e poi torno", è quello che speravo, ma è solo una finta, dovuta alla sua ossequiosità (forte questa parola, non l'avevo mai usata), "Guardi, se non la disturbo, mi guardi solo se c'è il primo titolo, ma in versione originale, inciso in sala di registrazione, non dal vivo e non, come mi è successo con i Platters, dai figli". I figli dei Platters non li avevo mai sentiti, gli trovo un Best degli Stylistics e lui ripete "Ma è originale, inciso in sala di registrazione?". Passiamo al secondo pizzino, questa volta tocca ai Floaters, altro Best e altra raccomandazione, "Ma è originale, inciso in sala di registrazione?". Poi Billy Paul, Best, "Ma è originale, inciso in sala di registrazione?", infine i Manhattans, "Scusi, cerco una loro canzone Wish That You Were Mine, scusi ancora, lo pronunzio in barese", altro Best e altro "Ma è originale, inciso in sala di registrazione?". Finalmente, finiti i pizzini, se ne va. Dario doveva essere nascosto fuori in attesa della sua uscita, perché rientra subito e si giustifica, "Non lo sopporto, quando ero alla Fnac veniva sempre a rompere con le sue ricerche. Un giorno, mentre sentiva vari cd alla ricerca di pezzi anni settanta, lo scontra una ragazza, lui le si rivolge duro 'Stia attenta, è la seconda volta che mi urta', lei 'Scusi, sono non vedente', cosa che era evidentissima, ma lui 'Questa non è una buona ragione'". Ma allora non è sempre ossequioso.
Diario del 2/3/5 gennaio Il primo giorno lavorativo dell'anno intorpidisce i sensi di chi si alza all'alba, sarà la veglia del giorno prima o qualche bicchiere di troppo. Il 2 passo dal negozio alle 8:20 per poi proseguire verso la banca. Sull'angolo sbuca uno di quelli che non hanno digerito bene i bagordi precedenti, lo si capisce dalla faccia; è sulla mia traiettoria, mi sposto a destra, e me lo ritrovo di nuovo davanti, provo a sinistra, niente da fare, anche lui si sposta da quel lato. Lo guardo e gli dico "Destra o sinistra?", lui "Destra". Io non sono stordito dall'alcol, ma dal raffreddore con cui ho finito l'anno vecchio e iniziato quello nuovo, ceffo e vado alla sua destra. Cozzo inevitabile? No, perché anche lui sbaglia e va alla mia destra. Strada libera. Rientro in negozio, telefono "Discoclub" (è la prima telefonata dell'anno, sono gentile), "Buonasera", la correggo "Buongiorno", "Scusi ho il fuso orario sbagliato", oppure è fusa lei? Telefono, "Discoocluub" (qualche vocale in più), "Avete il concerto n. 1 di Paganini...", "Non ho classica", ma lui precisa "Le streghe", "Nemmeno questo". Telefono, "Discoocluuub", "Avete giochi per la Playstation4?", "Nooo". Telefono, "Discooocluuub" E' un anziano, "A Natale ho cercato in tutti i canali della Rai il Concerto di Natale, ma non lo hanno fatto. Lei ha il cd?", "Di questo Natale?", "Sì", "E' appena nato, per i miracoli gli dia ancora un po' di tempo". Il 3 la gente ha recuperato e decide di uscire. Signora, "Voglio un cd di Mingo", "Mingo??", "Sì, Mingo", "E chi è? Non lo conosco", "Come non lo conosce, ha fatto un sacco di dischi", "Vuol mica dire Mango?", "Ma no, quello è morto", "Sì, ma da vivo ha fatto un sacco di dischi", "No, no, Mingo o forse sbaglio. Aspetti vado a chiedere la lettera mancante", "????". Non rientra più.
Diario del 7 agosto Dopo dieci anni di solitudine (un decimo di Gabriel García Márquez), da domani non sarò più solo in negozio! Entra ufficialmente un nuovo aiutante, bravissimo, sa tutto di tutti i generi di musica, anche quelli che non gli piacciono, ha esperienza di negozio di dischi più che decennale. Un difetto ce l'ha, è troppo gentile, ma penso che impiegherà poco a capire come deve (e vuole) essere trattato il cliente abituale di Disco Club, anzi forse lo ha già capito, visto come si è presentato....
Diario del 1 settembre Finisce agosto e col primo lunedì di settembre ci aspettiamo un rientro in massa dei clienti giramondo. Alle 8:30 apro e non faccio in tempo ad accendere le luci e a sistemarmi dietro il banco, che sento una voce tremolante e un po' balbuziente chiedere, "Il negozio è aperto?"; mi sembra di riconoscerla, anche se non la sento da un po', ah sì, è lui, Quasimodo, chissà da quanto mi aspettava nel suo solito angolo; rivolto alla voce invisibile, indico con la mano, a lui invisibile, l'orario sulla porta, "Apriamo alle nove". Resiste dieci minuti, poi fa capolino sulla porta, "Scuusi, puuò daarmi un diisco?", "Quale?", "In vetrina ho viisto l'ultimo live dei Rolling in vinile, non si vede il prezzo", "E' molto caro", con un sorriso di sufficienza lui "Sì, va be'.." e lo dice come se per lui non ci fossero problemi (in genere non va oltre gli 8,90€), lo freddo con "Ottantacinque euro", gli occhi gli si appannano, deve fare un rapido (si fa per dire) calcolo di quanti pacchetti di sigarette gli escono fuori con quella cifra, e vira sul dvd (pur sempre il doppio della sua spesa normale).
Diario del 1 luglio Il libro del Diario rimane anche oggi al centro dell'attenzione; molte le richieste e in aggiunta molti discorsi sul lungo articolo a lui (il Diario) dedicato dalla Gazzetta del Lunedì. Il commento più efficace è quello del Pluriespulso, in risposta a un cliente che mi chiedeva se ero contento per l'improvvisa notorietà, Carlino ha sinteticamente commentato. "Giancarlo se lo meritava, sarà ricordato per parecchi anni". Mi sono toccato, no, non nel senso che pensate voi, ma proprio per vedere se ero ancora di carne e ossa, oppure un puro spirito (anche se a dire il vero, non mi ricordavo il momento della mia dipartita). Mi riporta sulla terra un esordiente cliente (teorico), "Avete niente di musica regionale, tipo di Portofino?", rimango interdetto e biascico un "No", ma lui conferma "Eppure esiste l'ha fatta un complesso inglese. Countdown: - 536 al cinquantesimo di Disco Club!
Diario del 7 giugno Si avvicinano i mondiali di calcio, ma U Megu è sempre alle prese con le sue ricerche calcistiche dei campionati minori. Ha saputo che Beppe ha giocato negli anni '70 nel Molassana e allora si reca quotidianamente alla Berio per cercare episodi che lo riguardano. Trova che in una partita si fa espellere per un atto violento contro un avversario, in un'altra mette a segno addirittura un poker di gol e oggi racconta il tutto a Beppe. In negozio con loro si trova un altro vecchio cliente e amico, Aurelio; sente e chiede a Beppe "Tu giocavi nel Molassana?", "Sì", "In che anni?", "Sin da ragazzino, quindi da fine anni '60 in poi". Aurelio lo guarda come se cercasse nel viso che aveva davanti una qualche traccia di un altro di quarant'anni più giovane, "Anch'io giocavo nel Molassana", "In che anni?", "Gli stessi, nella squadra giovani", "Beh, io a diciotto anni sono stato promosso nella prima squadra, anche se ogni tanto mi mandavano a giocare qualche partita importante dei giovani. Ho fatto anche una finale del campionato ligure", "Anch'io l'ho fatta e l'abbiamo persa perché uno dei tre, secondo loro, rinforzi, che già erano titolari nella prima squadra, ha sbagliato il rigore decisivo". Beppe lo guarda un po' esitante, "Sono io quello che ha sbagliato il rigore", "Ah, belin, non mi ricordo di te", "Nemmeno io", "Sarà perché hai sbagliato il rigore e ti ho cancellato dalla memoria. Perché l'hai tirato? Non spettava a te", "E' l'unico che ho sbagliato nella mia carriera", "E così mi hai fatto perdere l'unico trofeo calcistico che avrei potuto vincere nella mia carriera".
Diario del 10 giugno Oggi un sacco di scatole e di conseguenza un sacco di rompiscatole. Arrivano dischi da ogni dove, meno che dall'Olanda (i più attesi). Il più disciplinato è il pluriespulso (è tutto dire), Matematico, Pompiere e Geometra sono scatenati. Il Pompiere "E' arrivato il mio disco dall'Olanda?", "Non è l'Olanda"; il Matematico, "C'è il mio cd?", sbuffo "Da dove l'aspetti?", "Dall'Olanda", "Cosa ho appena finito di dire? NON E' L'OLANDA!!!". Apriamo tutti i pacchi, "Questo è mio" urla il Matematico, e si prende il nuovo di Chrissie Hynde, "No, è ordinato", "Almeno guardaci!" insiste, "NOO, lo so!". Il Geometra, "E' arrivato Jack White?", "Sì", "Me lo dai?", "Eccoti". Dario, "Non l'ho ancora sentito, lo metti su Spotify?". Lo faccio sentire. Dopo un po' il Geometra si avvicina, "Me lo fai un piacere? Posso cambiarlo? Non mi piace": lo aveva comprato sette minuti prima. Cambio disco, faccio sentire l'ultimo di Conor Oberst, entra Luca di Sant'Olcese (ex Certosa, quello che, in viaggio di nozze, per prima cosa al mattino leggeva il mio Diario); compra l'ultimo dei Kasabian e mi chiede "E' quello che stiamo ascoltando?", "Che cavolo dici Luca? Non lo riconosci? Me lo hai menato per un mese con questo disco, lo hai comprato e adesso non sai chi è?". Entra altra gente e sento uno che chiede al Geometra, "Chi è?", e lui "E' Jack White. Volevo prenderlo, ma non mi piace". Questa poi... "Non so se ti piace, ma non lo hai comprato il cd di Conor Oberst? Jack White l'ho tolto venti minuti fa". Mi viene un dubbio: i miei clienti i dischi li sentono o li comprano solo per tenermi aperto?
Diario del 12 giugno La lotta per il maggior collezionista di cofanetti del negozio si è allargata a tre pretendenti. A Cocconut e al Pluriespulso si è aggiunto S., altro cliente di vecchia data e come gli altri non più assillato dal doversi recare ogni giorno a lavorare. La particolarità di S. è che ogni volta paga il cofanetto con un biglietto da cinquecento euro, "Un regalo della mamma". La cosa mi preoccupo un po' riguardo alle sue capacità mentali: possibile che l'essere andato in pensione lo abbia rincoglionito precocemente? Sì, perché la sua genitrice è mancata ormai da un po' di tempo. Con tatto cerco di indagare ed ecco svelato l'arcano: "Quando mia mamma metteva insieme dai risparmi 500,00€ in vari tagli, andava in banca e se li faceva cambiare con un biglietto unico. E' andata avanti così per anni e alla fine mi ha lasciato questa strana eredità, un mazzetto di biglietti da 500. L'unica cosa che adesso non posso versarli in banca, perché mi farebbero subito un controllo, allora me li faccio cambiare da te". Astuta la vecchia genitrice, ha trovato il modo di evitare la tassa di successione e al tempo stesso di fare un regalo settimanale all'amato figlio, "E' come se fosse ancora viva e ti desse la paghetta per comprarti i dischi", "Bravo, proprio così. Ogni volta mi sembra che lei ci sia ancora come quando da ragazzo mi dava i soldi per venire a comprare i vinili da Disco Club". Così la signora ha reso felici due persone: S., che si è inserito alla grande nella lotta per il pluricofanettato, e io, che grazie a questa tenzone sono diventato un dei maggiori venditori di esosissimi cofanetti d'Italia!
P.s. Ho fotografato S. con l'ultimo acquisto, un bellissimo cofano degli Who. L'ho fatto vedere a Cocconut che lo ha guardato con occhio libidinoso e ha resistito ...uno, due, tre secondi e lo ha ordinato.
Diario del 13 giugno Ormai hanno sempre la penna in mano. Sì, il Pluriespulso e U Megu stanno all'erta per vedere se qualcuno compra il libro del Diario; sono i primattori di quelle quattrocento pagine; in totale, tra tutti e due, vengono nominati più di duecento volte. Eccoli quindi novelli Joe Falchetto pronti a balzare dalla loro cuccia sul cliente che acquista i libro, un po' più sdegnoso il Pluriespulso, ma al tempo stesso fiero della sua posizione di leader, "Sono il personaggio principale, senza di me il Diario non esisterebbe", e firma la sua vignetta a pagina 320. Più spavaldo U Megu, "Sono a pagina 378" e firma quello spazio, che, senza volere, ho lasciato in bianco a fine pagina, perfetto per "U Megu M.", come scrive lui, aggiungendo l'iniziale del suo nome. A proposito du Megu, in questo momento proliferano i controllori (e quindi "le controllore") sugli autobus, questa mattina mi dice "Ne ho viste quattro in via Santi Giacomo e Filippo", "Ti hanno fermato?", "No, ero a piedi". Dopo due ore mi messaggia "Da Diario: 5 tentativi, 5 buche!". Ha fatto cinque giri: via SS Giacomo e Filippo, giù da via Serra, risalita a piedi, ancora via SS Giacomo e Filippo (non poteva scegliere una via col nome più corto?) e ancora giù e su e nemmeno una volta sono salite quelle stronze delle controllore a chiedergli il biglietto, che ovviamente non ha, in quanto ha l'abbonamento annuo, tenuto ben nascosto in tasca, per potersi fare multare dalle ragazze in divisa.
Diario del 14 giugno Un altro dei misteri che avvolgono le morti delle rockstar ha trovato oggi la sua spiegazione. Da un paese vicino ad Alessandria arriva un sessantenne, "Sa perché sono venuto da lei?", "Forse perché vuole comprare un disco?", "Sì, ovviamente. Ma sono qui perché un assessore del Comune mi ha detto che lei poteva aiutarmi a trovare dei vinili". Accidenti! Sono stato promosso alla categoria "negozio consigliato dal Comune di Genova". Lui prosegue, "Mi serve qualche disco di quelli che piacciono ai giovani", "Ha qualche indicazione?", "Ma sì, sono ragazzi sui trenta/trentacinque anni (a quanto pare l'asticella della giovinezza si è alzata negli ultimi tempi); magari qualcosa dei Beatles o dei Led Zeppelin". Lo accontento con una doppietta di Rolling Stones (un altro gruppo di quelli che piacciono ai giovani), e lui rilancia, "Anche qualcosa di quello grande e grosso morto di a i di esse (aids)"; non era grande e grosso, ma io ci provo con "Freddy Mercury?", "No, no, era americano, adesso c'è la figlia", "Canta?", "No, ma c'è". Dove sia, non lo sapremo mai, ma finalmente un lampo gli illumina la memoria e giulivo urla "Elvis Presley!". Ecco la rivelazione, Elvis aveva problemi di ipertensione, un'arteriosclerosi coronarica, danni al fegato, assumeva una quantità esagerata di sonniferi e di eccitanti, ma a farlo morire è stato l'aids: primo morto riconosciuto (anche se solo 37 anni dopo e per merito di un pensionato basso piemontese) della terribile malattia (ufficialmente, fino a oggi, il primo caso risaliva al 5 giugno 1981). Il suo show continua, passa dai Bee Gees, ai Pooh, e a quelli che "erano due uomini più due donne svedesi" e agli altri "due più due genovesi". Lo interrompe solo una telefonata, "Pronto, cosa c'è? Sì, faccio due commissioni e torno. Le galline? Cosa è successo? Il gatto nel pollaio? E mi chiami per questo? Ti ho detto che adesso arrivo e smettila di parlare. Voi donne quando incominciate a parlare, non la finite più. Fanno bene i giovani a non sposarsi" e chiude il telefonino, un vero duro. Alla fine si porta via due vinili dei Rolling, uno dei Roxy Music (perché sulla copertina c'è Amanda Lear), dal reparto usato due raccolte dei Pooh e una dei Ricchi e Poveri e addirittura dal loculo delle musicassette, una di Michael Jackson per la bellezza di due euro! Al suo posto subentra un altro proveniente da oltre Appennino, quel pensionato trasferitosi da poco ad Acqui. Ci imbarca, come sua abitudine, di legna verde e, dopo un soliloquio di circa cinque minuti, ci lascia con la sua solita frase "e con questo passo e chiudo".
Per tutta la settimana sono stato impegnato per la ristampa del Diario, vi ho quindi abbandonati. Volevo ricominciare ieri sera, ma gli amici di Mojotic mi hanno obbligato ad andare a vedere il concerto di Anna Calvi (a proposito, complimenti a Luca e compagnia per la location e per il tabellone dei concerti) e ho saltato l'appuntamento col diario. Recupero stasera in ritardo di 24 ore.
Diario del 21 giugno Peccato che il libro sia già uscito. Due personaggi degli ultimi tempi avrebbero meritato un posto di rilievo. Uno si era presentato per la prima volta la settimana scorsa, l'alessandrino che ci ha finalmente rivelato la vera causa della morte di Elvis Presley (aids). Oggi torna, tira fuori la solita lista, compra i vinili per i giovani: due Led Zeppelin e il primissimo dei Bee Gees, quando ancora vivevano in Australia e li conoscevo quasi solo io (da giovane ero un loro fan). Poi parte con la sua filippica incontenibile, anche questa volta viene interrotto da una telefonata, "Cosa c'è? La pompa? Si è rotta? Te lo avevo detto di non comprarla tutta di plastica. Sono a Genova, adesso torno a casa e vediamo" e anche questa volta chiude bruscamente la conversazione. Memore di sabato scorso, chiedo "La moglie?", "No, no, il figlio. La moglie l'ho fatta fuori. Bisognerebbe farle fuori tutte le donne", poi si accorge che una rappresentante del sesso debole (si fa per dire) è in negozio col marito, fa marcia indietro "Scherzo, eh? Meno male che ci sono le donne", effettivamente, se no chi potrebbe insultare? La seconda new entry, è un pittoresco personaggio che da qualche giorno staziona per ore vicino alla mia vetrina, per la precisione appoggiato alla colonna che divide il mio negozio dal nuovo che ha finalmente preso il posto dell'agenzia di viaggio chiusa ormai da tre anni e mezzo (non sono più solo nella parte finale dei portici, la luce si è riaccesa di fianco a me). Probabilmente vuol mettersi in mostra per far colpo sulle ragazze di Outsider (dal nostro lato non ha chance), è certo che per notare, si nota: calzoni verdi scarabeo, cintura multicolore, giacchettina e, eccolo il particolare principale, in mano sempre un tablet. Cosa ci fa col tablet? Non si sa, fa scorrere col dito lo schermo continuamente su e giù, destra e sinistra, senza mai fermarsi su nessuna pagina. Probabilmente qualcuno glielo ha regalato (il monitor è rigato, lo so perché ho sbirciato nel tentativo di capire cosa cavolo stia facendo: curioso e irrispettoso della privacy) e lui si passa delle ore, appoggiato al muro, a guardare le immagini che si alternano grazie al movimento del suo dito. Con Alessandra (la titolare del nuovo negozio) abbiamo pensato di assumerlo come custode. Telefonata, "Discooocluuuub", "Devo chiederle un piacere, voi siete di fianco a un Kebab?", "No, siamo di fronte", "In che direzione? Verso Brignole?", "?!?!?". Una signora viene a ritirare il cd del Best di Tanita Tikaram. E' sigillato e lei, "Lo proviamo?", io "Vuole sentirlo tutto?", lei "No, ma pensavo...", s'interrompe, forse si è accorta di avere usato il verbo sbagliato: pensare.
Diario del 23 giugno Ci risiamo, è già passato un altro anno, e ora sono 67. E voi me lo ricordate sempre più numerosi, sarà per i quarantadue anni di Disco Club, per merito (o colpa) di facebook, per il "successo" del Diario. In questo momento siete già 159 (dai su, ancora uno, così facciamo cifra tonda). Vi ringrazio tutti in un unico abbraccio e con voi anche quelli che sono passati oggi in negozio, a cominciare da Maurizio To, grazie al quale ho offerto Lindor ai visitatori odierni. Se non fossi un negoziante, il mio obiettivo sarebbe andare in pensione, per poter recarmi a giocare a bocce nel campi di Mura dello Zerbino o a pescare sulla diga foranea (magari in compagnia del baby pensionato Palombo), oppure portare ai giardinetti i nipotini (mie figlie mi hanno fatto il piacere di non darmene ancora: sentirmi chiamare "nonno" mi farebbe invecchiare all'istante), ma per me non è così; ho bisogno di pormi un nuovo traguardo, non i 68 o 69 o 70 anni (ce ne cresce di 67, se fosse possibile bloccare il loro scorrere). La nuova meta, il cui countdown parte da stasera, ha una data precisa: sabato 19 dicembre 2015 e oggi siamo a -544! Tanti sono i giorni che mancano al compimento dei 50 anni di Disco Club e questo è l'obiettivo che ci siamo posti io e il negozio. Ce la faremo? Ci proviamo. Se ci riusciremo, sarà una settimana di grande festa, anzi allerto già adesso i miei clienti/amici/artisti (musicisti ma non solo): tenetevi liberi per quel periodo, dovrete partecipare tutti e vi dico già una cosa: NON ASPETTATEVI NEMMENO UN CENTESIMO!!!!!
Diario del 26 giugno Quasimodo ha trovato un degno erede. L'angolo del palazzo è ormai presidiato quotidianamente da Tabletman. Oggi sono arrivato alle otto in punto e lui era lì, col suo tablet, calzoni gialli, camicia viola, giacca jeans (blu sulle spalle e a righe bianche e nere per il resto), berrettino giallo con qualche risvolto marrone, cintura multicolore, in aggiunta oggi un simil k-way azzurro con tanto di stemma tricolore: forse col suo smanettare furioso sullo schermo cerca i risultati dei mondiali? Passa la portinaia e mi dice, "E' dalle sei che è lì". Il record di Quasimodo è stracciato, anche se, bisogna riconoscerglielo, quest'ultimo lo ha ottenuto con condizioni atmosferiche ben più impervie (pioggia, freddo, vento). Le sorprese non finiscono qui; Liliana, la portinaia (come quelle dei gialli di Maigret, sempre informata su tutto il condominio, portici compresi), continua, "Pensa che aveva un buon lavoro. Bancario in piazza De Ferrari. Si è licenziato per fare questa vita", la cognata precisa, "Lavorava al Banco dei Pegni della Carige". Ho sempre pensato che lavorare in banca faccia male, per questo mi sono licenziato dopo 2890 giorni di sopportazione, ho limitato i danni. Mi viene un dubbio: non è che Tabletman sia coinvolto nello scandalo Berneschi/Carige e questo sia un travestimento per sviare i sospetti? Sarà mica il re dei pagliacci? Continua il countdown: - 541 al cinquantesimo di Disco Club!
Diario del 28 giugno Non ci sono dubbi, ormai la nuova attrazione del Diario è lui: Tabletman. C'è gente che viene apposta per vederlo, se lo trova entra e mi dice "E' qui fuori (nel senso, fuori dal negozio). Hai ragione, è proprio fuori (nel senso fuori di testa)", se non lo trova, rimane delusa "E' già andato via?". Questa mattina sono sceso in macchina, alle 8:03 ero già arrivato e lui era lì, "Da due ore", mi dice Liliana, la portinaia. Qualcosa di diverso lo aveva anche oggi, il copri tablet rosa shocking (mancava questo colore) e i capelli, che, non trattenuti dal cappellino, si sono rivelati un vero cespuglio fittissimo color sale e pepe (invidia...). Smanetta per ancora una mezzoretta e poi ci lascia. Verso le dieci un cliente esulta, "L'ho visto anch'io!", "E dove?", "Come dove? Qua fuori", "Ma se è andato via", "No, no, è qui, si vede che è tornato". Non vado a controllare, ma dopo qualche minuto, stanco dell'aria incondizionata del negozio, vado a godermi un po' di aria condizionata gratuita sulla porta, guardo verso la colonna a sinistra e... sorpresa, al posto di Tabletman c'è Tabletwoman: sì una donna, più o meno della stessa età, appoggiata al muro, smanetta sul suo minitablet. Mi viene un dubbio, non è che tutta questa gente stia semplicemente sfruttando il mio collegamento internet? Magari Tabletman è un genio dei computer e ha scoperto la mia password, passandola a tutta la famiglia. Sì, ma cosa fa lì appoggiato per ore? Ancora Liliana mi da una soffiata, "Mi ha detto mio cugino che fa un calendario", "Un calendario? E con che cosa? Con le donnine nude o un bel calendario rock?", "E che ne saccio io". Bisogna ancora indagare per scoprire il mistero. Tabletman o Calendarman?
Diario del 30 giugno Su una cosa non ci sono dubbi (non è che ne avessi molti nemmeno prima di oggi), l'età media della clientela continua ad alzarsi e, con questa, la loro smemoratezza e disattenzione. Ormai potremmo aprire un ufficio "oggetti smarriti". Ha incominciato qualche tempo fa un ciclista che ha lasciato in negozio un paio di occhiali da sole aerodinamici. Poi altri occhiali, questi da presbite, nuovi con ancora sopra l'adesivo +2, li ha tirati fuori per leggere i misteriosi titoli stampati sul retro di un cd e li ha lasciati sul banco (forse perché, essendosi tolto gli occhiali, non li ha più visti). Il primato però spetta a un mega distratto. L'episodio risale a sabato scorso, ma ho aspettato a parlarne, convinto che "Nuvoletta" sarebbe tornato. Invece no, non si è più visto. Quel giorno, per digitare il codice sul pos, ha posato un mazzo di chiavi degno di San Pietro sul banco. Questo, più o meno, alle 17:00, alle 18:30 mi accorgo della dimenticanza, "Speriamo che torni prima della chiusura". Invece non si vede; allora, guardiamo: chiavi di una Golf, come ha fatto a riprendere la macchina? Sarà andato a prendere quelle di riserva a casa, ma le chiavi di casa le ho io; ammettiamo che trovi qualcuno di famiglia e recuperi le riserve, torna prende la Golf e la deve posteggiare per strada, le chiavi del garage le ho io; per riprendersi della cattiva giornata, va in cantina a prendere una bottiglia, ma le chiavi della cantina le ho io; oggi, uscendo vede che c'è posta, ma le chiavi della buca le ho io. Finalmente in ufficio, è il momento di un caffè distensivo, ma la chiave elettronica per la macchinetta ce l'ho io. Distratto, ma anche smemorato, possibile che non sia stato in grado di ripercorrere a ritroso il percorso fino al negozio?
Diario del 3 maggio Se c'è una categoria fastidiosa è quella delle anziane signore intellettuali o molto spesso intellettualoidi. Scoprono all'improvviso un artista o un genere di musica e quello diventa l'interesse unico della loro. Mi era successo anni fa con una facoltosa settantenne che, passando da una piazza, sente per puro caso, un concerto di Stefano Bollani; amore a prima vista (più che a ... primo ascolto). Mi piomba in negozio, "Conosce Bollani?", "Personalmente no, come musicista sì", e parte con una filippica che mi blocca per almeno dieci minuti. Da quel giorno, periodicamente si fa sentire, per fortuna non di persona, ma quasi sempre telefonicamente; mi riesce facile quindi posare la "cornetta" e servire altre clienti mentre lei mi fa da sottofondo, ogni tanto sollevo il cordless e la sento decantare il Bollani che suona classica, il Bollani che fa jazz, il Bollani carioca, il Bollani gershwiniano, il Bollani che ripresenta le canzoni italiane degli anni cinquanta (quelle a cui è più legata, essendo il periodo della sua giovinezza). In tutti questi anni, mai una volta che mi abbia chiesto qualcosa di diverso di ... Bollani.
Diario del 1 aprile A impedire l'ingresso nel parcheggio del palazzo c'è una sbarra; questa mattina, col solito gioco di riflessi sulla porta del negozio, vedo una ragazza che, impegnata a guardare il display del telefonino, non si accorge che la sbarra sta scendendo, quando la sua gamba passa in corrispondenza della cellula è troppo tardi, "bong" sento il rumore della sbarra che la colpisce, lei per la sorpresa molla il cellulare che le cade per terra, si guarda intorno, non capisce cosa l'abbia colpita, mi vede, le indico la sbarra che è risalita, raccoglie il telefonino e se ne va. Questo non è stato un pesce d'aprile, lo scherzo se lo è procurato la ragazza con la sua distrazione. Tanti anni fa (venticinque?) invece ho sfruttato io l'accesso al parcheggio per uno scherzo del primo aprile. All'epoca la sbarra non saliva, ma era fissata per terra e quando si schiacciava il telecomando, scendeva infilandosi in un apposito buco nella strada. Quando si trovava su, diventava un comodo sedile, sfruttato dai metallari che stazionavano davanti al negozio negli anni ottanta. Quel giorno, sempre di riflesso sulla porta, vedo Pino Sanbabila che come il solito intorta di discorsi le più giovani metallare, è un po' il loro idolo, una specie di Fonzie nostrano, le ragazze lo seguono fino alla sbarra e là si siedono, in totale, se ben ricordo, sette, Sanbabila compreso. "Lo faccio?" penso, "No, non posso", "Però è il primo aprile", "Sì, ma dai, povere metalline", accarezzo il telecomando; no! Non l'ho fatto apposta (bugiardo), ho toccato il pulsante, guardo il riflesso della porta: sei ragazze e un metallaro a gambe all'aria, che si guardano intorno; come la ragazza di oggi, non capiscono cosa sia successo, non sta entrando nessuna macchina, chi ha fatto scendere la sbarra? Io chiudo la porta. 14,011,279
Diario del 2 aprile Due miei compaesani "pontedecimini" s'incontrano finalmente in negozio; finalmente, perché da almeno un anno si sparlano reciprocamente in assenza dell'altro. Il primo è una vecchia conoscenza, il Matematico, il secondo l'ex discotecaro che mi impegna in ricerche settimanali, sempre al mercoledì, di canzoni fine settanta/inizio ottanta che imperversavano ai suoi tempi al Frantoio (non è il posto dove si fa l'olio, ma una discoteca di allora), "Era la migliore, bell'ambiente e bella musica. Mi ricordo quando si ballava quel pezzo col culo (scusate, è stato lui a dirlo) Daddy Cool di Boney M ...." e si lancia in ricordi di conquiste e cilecche di quegli anni, per lui, ruggenti. A un certo punto lo interrompo "Torniamo a bomba. cosa vuoi oggi?", "Aspetta, ora te lo dico", il Matematico "Non ti ricordi nemmeno più quello che volevi. Cos'è che hai in mano?", "Non lo vedi? Una macchina fotografica" e mi mostra nel display la foto dello schermo della televisione col video della canzone che vuole con relativo titolo: non c'è che dire una memoria fotografica. Usciti i due compari, io, Dario e Matteo C. ci siamo esibiti in una scianca sui video di Boney M; alla fine ha prevalso la scelta di Matteo C.. Voi che ne pensate? 34,238,700
Diario del 3 aprile Eccolo! E' ancora vivo. Ancora una volta è la porta col suo riflesso a farmelo scoprire, infatti vedo una figura che si avvicina alla vetrina; è riconoscibile per i suoi capelli strinati, è lui: Angelo, quello che compra solo dischi con voci femminili, quello che qualche anno fa è stato beccato a rubare alla Ricordi e, in seguito a questo, ha confessato una lunga serie di furti in tutti gli altri negozi di dischi della città, refurtiva di cui teneva una precisa contabilità, a me ritornano 28 cd rubati nel corso degli anni. Dopo qualche anno ha pensato di aver scontato la pena e ha chiesto il permesso di rientrare in negozio, permesso concesso, ma limitatamente allo spazio davanti al banco (un metro). Da quel giorno per anni ogni settimana comprava quattro/cinque cd di donnine, questo fino a luglio scorso, da quel momento è sparito. Non sembrava in grande salute, magro, pallido come un morto, con una voce stentata, inevitabile pensare che gli fosse successo qualcosa. Facciamo fare una ricerca tramite gli uffici finanziari, dove lavora un cliente, l'esito ci tranquillizza: non è morto. "Sarà finito a Santa Tecla?" (reparto sanatorio dell'ospedale di S.Martino), ma anche lì non risulta. "Andrà a comprare da qualche altra parte?", sì, ma dove? I suoi negozi (nel senso di quelli dove ha rubato) hanno tutti chiuso, rimango solo io. Ed oggi finalmente eccolo riflesso sulla porta, non sembra voler entrare, allora prendo il megafano e urlo "Angelooo" (certe volte i nomi di battesimo sono ingannevoli), aspetta ancora un po', ma alla fine si decide, entra. "Ciao, come va? Che fine hai fatto? Sei stato male?", tergiversa anche nella risposta "Noo, è che ... (sta cercando una scusa valida) non compro più dischi". E' mai possibile che uno che per sessant'anni ha comprato (non solo) musica all'improvviso smetta? E' più facile guarire dalla discomania che dalla cleptomania? Secondo me, da nessuna delle due, mi sa tanto che non si è visto per nove mesi perché la sua libertà di movimento è stata forzatamente "limitata". Adesso, se tornerà ancora, anch'io gli limiterò lo spazio davanti al banco: non più di quaranta centimetri (intanto è sempre molto magro). Il lupo perde il pelo, ma non il vizio. 23,529
Diario del 4 aprile Entra un cliente mentre sto parlando con un amico, si piazza davanti alla cassa, allora interrompo i discorsi e gli chiedo "Mi dica", lui si sente in dovere di fare lo spiritoso "Non vorrei disturbare, prima di disturbare", non gliela lascio passare "Si figuri, lei disturba in ogni caso". Come tutti i venerdì pomeriggio mi tocca sciropparmi dalle due alle tre ore di chiacchiere del clan dei pensionati (vecchi clienti degli anni sessanta/settanta), capitanati da Mimmo e dal Pluriespulso. Scoppia una discussione sulla discografia di Presley, Mimmo (detentore del record di espulsione di più lunga durata) prende il Dizionario del Rock, il Pluriespulso lo blocca "A me non serve, io ho tutto qui" così dicendo si colpisce per due volte la testa schiacciandosi il ciuffo; intervengo io "Belin Carlo, sono mesi che non ti vedo con un ciuffo così, sembri davvero Elvis", "E' perché mi sono lavato i capelli", ho capito: erano mesi. Mimmo conclude alla grande la discussione "Ad ogni modo On Stage In Memphis, è stato giudicato il più bel concerto dal vivo di Elvis", io "Sì, perché dopo di questo ha inciso solo concerti dal morto". Subito dopo entra una coppia himalayana, nel senso che sembrano appena scesi da un convento tibetano; lui, molto etereo, compra un cd di Gragnaniello (non lo avevo in negozio, me lo ha ordinato lui), lei sceglie qualcosa di Van Morrison, lui disapprova, "Vedi quello è un disperato che ha preso la chitarra, avrà fatto due cose; se proprio vuoi prendere un cd, scegli qualcosa il più lontano possibile dal suicidio". Probabilmente di ritorno dall'Himalaya, deve essersi fermato a Katmandu, le idee gli si sono un po' annebbiate: confonde Van con Jim, che ad ogni modo non ha preso la chitarra, non ha fatto solo due cose e infine non si è suicidato. 4,282,192
Diario del 7 aprile Da un po' di giorni nel reparto usato è arrivata una vera e propria rarità: il vinile originale della John Dummer Blues Band. Il suo valore di mercato si avvicina ai mille euro, ovviamente questa è una cosa teorica, bisogna trovare uno disposto a fare questa offerta. A dire il vero un "pazzo" l'avremmo trovato. Pazzo perché io (pur vendendo dischi da quasi mezzo secolo) non sarei mai disposto a spendere una cifra simile per un disco che alla fin fine è stato ristampato in cd e si può tranquillamente sentire sborsando solo quindici euro. Questo "pazzo" è ovviamente un cliente di vecchia data, il finto prete (come è stato soprannominato per le sue maniere), che avrebbe potuto comprare il vinile quando è uscito, ma non ci ha minimamente pensato, forse perché costava solo 1.900 lire, adesso è uno dei ricercati e, da quando lo ha visto in negozio, non fa più vita e non la fa fare a Fabio dell'usato: ogni giorno è una lotta di almeno due ore a suon di "manca un allegato", "non è perfetto", "ha un angolo schiacciato", "ti offro duecento euro", il giorno dopo "al massimo trecento". Vi terrò informati su un eventuale esito positivo, cosa della quale dubito, perché il Finto Prete è il classico collezionista che, quando vuole vendere un disco lui, è una cosa rarissima, introvabile, che ci fa il piacere di lasciare a una cifra ridicola, mentre quando deve comprarlo diventa una cosa facile da trovare, non perfetta, etc. etc. etc., per la quale chiediamo una cifra assurda. Anche U Megu ronza intorno alla questa rarità, "Mi piacerebbe, ma è troppo caro", "Che genere è" gli chiedo, "Non lo so, non l'ho mai sentito" ..... A proposito di vinili usati, oggi un cliente noiosino, dopo aver maneggiato un disco, mi chiede "Ma li avete girati?", io glielo prendo di mano, lo giro e "Sì", non l'ha presa bene, se ne è andato senza comprarlo. Concludiamo la giornata con un altro vecchio cliente. E' sempre stato condizionato nei suoi acquisti dalla moglie gendarme; oggi mi telefona, "Hai questi due cd di Hackett", mi dice i titoli e li ho entrambi, "Bene, adesso arrivo a prenderli". Infatti un'ora dopo arriva, "Dammene uno solo, ecco questo, mia moglie mi ha dato solo cinque euro". Paghetta un po' bassa per un quasi sessantenne. 123,148
Diario del 9 aprile Aveva promesso di venire a prendere i cd degli Him ordinati il primo aprile, "Quel giorno prendo la pensione"; pensavo mi volesse prendere in giro, visto che Bruno "Scussssi" è un trentenne, invece è vero, si è presentato ed effettivamente prende la pensione. Questo è un po' preoccupante, incominciano ad essere troppi i clienti ancora giovani che dipendono dall'Inps e nessuno di loro per problemi fisici: la percentuale di psichicamente instabili sta salendo sempre più. Oggi Bruno vede dei bootleg, "Scussssi, questi cosa sono? Bottleg?", "Sì", "E cosa sono i bottleg?", interviene il Matematico a spiegarglielo "E' come se tu andassi con un registratore (e gli indica il Gelosino di cinquantanni fa che tengo su un mobile) a registrare i concerti", Bruno si spaventa "No, no, io non registro i concerti", il Matematico "Va be', non tu, un privato, insomma non una casa discografica", Bruno è perplesso "Ma è proibito", io la metto dal punto di vista commerciale "Guarda, costa 15,90 €, indovina quanto ti faccio di sconto", lui, con un sorriso furbo, "Novanta centessssimi!": ormai questa gag tra noi si ripete ogni volta che passa. A proposito del Matematico, in questo periodo è teso, e noi con lui; oggi ha comprato un vinile dei P.I.L e con questo è arrivato a 9.998, ancora due e finalmente è abbattuta la barriera dei diecimila. Potrebbe già superarla oggi, ci sono due vinili che gli interessano, ma non lo fa, perché farebbe fallire la sua proiezione. 133,039
Diario del 10 aprile Tre vecchiette alla ribalta. La prima, "Ho trovato il vostro numero sull'elenco telefonico, ho un sacco di dischi degli anni 60/70, non ho nemmeno più il giradischi, potrebbero interessarvi?", non penso proprio, ma non voglio scoraggiare la signora "Dipende, che cosa ha?", "I 45 giri che andavano all'epoca, Orietta Berti, Gigliola Cinquetti, Dalida, insomma i successi di quei tempi". La seconda si presenta di persona, "Cerco i dvd del film ...", la interrompo subito "Non ne abbiamo", "Strano, mi hanno mandato proprio qui, nel grattacielo della Sip", l'amico Francesco commenta "Meno male che non era troppo vecchia, altrimenti ti avrebbe parlato del grattacielo della Teti". La terza è inconsapevole, nel senso che né mi telefona, né entra di persona, è solo presente nei discorsi del Pluriespulso. Carletto chiede a Fungus "Tu hai sempre abitato a Sturla?", "Sì", Allora conoscerai mia zia", "Come si chiama?", attimo di esitazione, sguardo smarrito, non posso non approfittarne, "Belin Carletto, non sai nemmeno come si chiama tua lalla? (zia in genovese)", "Sì, è che adesso ... non mi viene", "Te l'ho detto che non dovevi andare in pensione, eri già rimbambito prima, figurati adesso"; cerca di riprendersi, rivolto a Fungus, "Sta in quelle case vicino alla spiaggia, lato mare", la risposta dell'altro lo mette ancora più in angoscia "Non ci sono case lato mare", io "Carletto sei sicuro di avere una zia?". Mi sa che anche questa fa parte del suo mondo virtuale, come il concerto di Elvis al Madison (non documentato da nessun biglietto) e i famosi manifesti del concerto dei Beatles a Genova, sotterrati in una cantina della mamma (virtuale o vera? Boh). 68,607
Diario del 11 aprile But Tell Me, Where do The Children Play? si chiedeva all'inizio degli anni settanta Cat Stevens. But Tell Me, Where do The Retired Play? mi chiedo adesso io. Sì, il problema quarantanni dopo si è trasferito dalla prima età all'ultima. Come già detto la categoria dei pensionati sta diventando una delle primarie tra i miei clienti e questi mi fanno partecipi dei loro problemi. Prendiamo un mio vecchio cliente, ex rappresentante di prodotti tessili, era abituato a farsi i suoi giri quotidiani, sempre in macchina e con ritmi tranquilli (non è mai stato molto brioso); in ogni negozio si perdeva in chiacchiere sul più e il meno, politica (è di destra), calcio (per lui esiste solo il Genoa), motociclismo (l'importante è essere contro Valentino), musica (sente solo country e rock 'n roll): è il maggior fan vivente di Emmylou Harris, ma nelle mercerie non trovava molti conoscitori della signora del country. Le proprietarie e le commesse dei negozi gli danno corda, senza contraddirlo (nemmeno se sono comuniste, sampdoriane, tifose di Rossi e amanti dell'heavy metal), perché sperano di spuntare uno sconto in più. Ma ecco che all'improvviso si trova pensionato, cosa fare? Sky lo aiuta, ma mica si può sempre stare in casa, allora scende in strada, si guarda intorno, scavi non ce ne sono, nemmeno campi da bocce, passatempi abituali dei pensionati di un tempo, un bar sì; prova ad entrarci, lì non giocano a scopa o briscola o cirulla, solo poker e a soldi. Lui pensa di essere, anche in quel campo, un esperto, si siede al tavolo, ma una sera si accorge di un rigonfiamento nei calzoni di un rivale. Cosa mai sarà? Presto lo capisce, è una pistola, non in senso metaforico, ma proprio nel senso di rivoltella. Abbandona il campo e passa a fare innocue chiacchiere sulla porta del bar, ma anche lì non ha molto successo: chi non la pensa come lui glielo dice chiaramente (non trae nessun vantaggio a dargli ragione, come le merciaie) e, siccome lui si sente il depositario assoluto della verità, si trova ben presto isolato e infine dalla soglia passa direttamente alla strada. Cosa fare a questo punto? La sua passione per la musica e l'antica frequentazione lo porterebbe da Disco Club, ma come fare? E' stato espulso anni prima e non ha mai avuto il coraggio di rientrare. Lo stato di necessità prevale, rientra, trova quelli che non hanno mai smesso di essere clienti (con qualche intervallo per il Pluriespulso) e può ricominciare con il suoi soliti discorsi, che non gli procurano danni quando vengono fatti con gli altri habitué, ma che gli procurano altre due espulsioni quando invece si rivolge a me, la prima di breve durata, la seconda abbastanza lunga, ma infine, come diceva Rita Pavone "qui ritornerà". All'inizio mi toccava solo al venerdì pomeriggio, negli ultimi tempi anche il martedì; ora poi è in uscita un nuovo cd della Harris e allora al martedì "So che esce l'undici, tu lo avrai mica prima?", "Per quale motivo? Tra l'altro in Italia esce il quindici", "Ah, va bene, allora ci vediamo venerdì", "Venerdì non ce l'ho ancora, te l'ho già detto", "Non si sa mai, magari ti arriva prima". Mercoledì, trova la scusa di ordinarmi un cd (indovinate) di Emmylou (che già ha, ma vuole la versione con dvd), per chiedermi (non è che il nuovo ti arriva già domani?", "NOOOOOOO". Oggi, eccolo viene a ritirare il cd ordinato l'altro ieri, "Ti è già arrivato, non è che ti hanno già mandato anche il nuovo?", "!!!!!?????!!!!!". Tranquilli, non l'ho espulso, ma ditemi "Dove vanno a giocare i pensionati?". &feature=kp 757,042
Diario del 14 aprile Ore 12:20, entra una signora, con cartellino attaccato alla maglia, incurante dei clienti che la precedono, "Scusi, è lei Giancarlo?", "Sì", "Tranquillo, non sono della Finanza. Sto cercando dei cd e la mia amica Paola, che lavora quassù, mi ha detto che lei potrà aiutarmi", "Mi dica", "Mia figlia vuole, come si chiama?, Paolo Mengoni?", "No, Marco", lo tiro fuori dallo scaffale della vergogna, "Eccolo", "Grande aveva ragione Paola", le squilla il cellulare, a dire il vero io non sento nessuno squillo, ma lei risponde "Sì, va bene, arrivo, di' al vigile che sto arrivando" e rivolta a noi "Ho lasciato la macchina in seconda fila, non ha mica anche il cd di Renga", "Non credo proprio" e invece, sempre da quello scaffale, ne esce una coppia. Lei entusiasta, "Bene, mi faccia il conto", "Quaranta euro", "Non mi stia a fare lo scontrino", "Sì e magari poi lei gira il cartellino e scopro che è della Finanza", riprende il telefonino (ma ha suonato?) "Sì, sì, arrivo, pago e arrivo, sì te li ho trovati i cd" e ancora a noi "Sono per mia figlia, è in macchina, mi sta mettendo a perdere". Mi passa la carta di credito, la striscio, risposta "transazione negata", lei "Strano l'ho ricaricata ieri, ci riprovi". Ci riprovo, ma la risposta è uguale, allora lei "Facciamo così, vado un attimo quassù dalla mia amica Paola e farmi dare i soldi e torno subito giù. Ce la faccio? La mia amica Paola mi ha detto che lei chiude puntuale", "Sì tra quattro minuti", "Oe, ce la faccio tranquillamente" e sparisce. "Questa voleva fregarmi - penso - Se mi distraevo e non guardavo lo scontrino se ne andava senza pagare", un momento ma i due cd dove sono? No, questa non voleva fregarmi, mi ha proprio fregato, i due cd se li era messi in borsa quando io passavo la carta. De resto dovevo pensarci prima, mi ha chiesto un cd di Men(goni) e uno di (Ren)ga, togliamo le parentesi e cosa rimane? Menga. La vecchia legge questa volta ha colpito me. Però quassù lavora davvero una cliente che si chiama Paola, quasi quasi domani provo a farmi dare da lei i quaranta euro. 1211
Diario del 15 aprile Anni fa erano amici, ormai però non si vedono da molto tempo, oggi però sono stati protagonisti di un duello a distanza, senza nemmeno sfiorarsi; il motivo del contendere è aggiudicarsi la prima coppia della nuova uscita di Emmylou Harris, la versione deluxe (o delac, come dice il Pluriespulso) dell'ultimo: uno dei due è, ovviamente il pensionato protagonista della puntata di venerdì scorso, l'altro è Mario, quello del cavallo a dondolo. Il pensionato non ha rinunciato a una capatina sabato pomeriggio "Mi raccomando, tienimelo da parte quando arriva", in realtà la domanda giusta era "E' per caso già arrivato?", incredibilmente ieri resiste alla tentazione di fare una capatina, ma questa mattina chiama, "Quando arriva, avvis...", lo interrompo "E' già arrivato", allarmato "Mi raccomando tienimelo". Ma la soddisfazione di essere il primo acquirente dell'ambito cd non gli spetta, infatti, con uno sprint sorprendente, Mario lo brucia, passa in tarda mattinata a comprarlo. Per fare vedere che non gliene frega niente, il pensionato, dopo averlo comprato, afferma "Intanto non lo apro nemmeno, ho già la versione normale". Mi viene il dubbio che molti di voi non conoscano Mario, protagonista di una vecchia puntata del Mondo visto da Disco Club; per presentarvelo vi incolliamo sotto quella puntata. "Certo ho parecchi clienti fissati con gli Stati Uniti e la musica americana. Tra loro mi piace ricordare due vecchi clienti (a dire il vero non li vedo da anni): Gianni, la copia genovese di Garth Hudson (tastierista della Band), e Mario, una specie di Buffalo Bill imbolsito. Il primo sembrava un libraio uscito fuori da un racconto di Dickens, barba e capelli incolti, un occhio sacrificato a un qualche esperimento del piccolo chimico, piccolo e rotondo, amante della birra e degli sport inglesi (calcio e rugby). Musicalmente invece i suoi gusti passavano dall'altra parte dell'Atlantico: Bob Dylan e i Grateful su tutti. Il secondo, bancario represso, con l'hobby dei treni (veri e in miniatura), amava al 100% gli States: paesaggi, abbigliamento, letteratura e musica country (il suo preferito era David Allan Coe). Un giorno Mario invita Gianni a casa sua per una session di musica americana. Là arrivato Gianni viene ricevuto dalla madre, "C'è Mario?", "Vada, vada, è nella sua stanza in fondo al corridoio. Glielo dica anche lei che alla sua età non dovrebbe più fare certe cose". Il libraio rimane un po' perplesso. Cosa farà il suo amico di così disdicevole e infantile? Ha paura di sorprenderlo in atteggiamenti sconvenienti, ma non può più tirarsi indietro; avanza ed ecco inquadrare nel vano della porta "Buffalo" Mario con un cappellaccio da cowboy, che sta ascoltando un disco del suo cantante preferito. Niente di strano direte voi, a parte il cappello. Il problema è che Mario non era seduto su una poltrona e nemmeno in piedi a ballare, ma si dimenava su un cavallo a dondolo!" 2,701,340
Diario del 16 aprile Il diario questa sera dovrei farlo dopo la mezzanotte. La mia giornata lavorativa non è ancora finita, mi tocca aspettare la chiamata di John Vignola da Radio1, per la solita intervista annuale sul Record Store Day (ottava edizione quest'anno, settima per noi). Spero che sia puntuale e non mi faccia attendere come al solito per delle ore. Guardate cosa è successo cinque anni fa. "18/04/09: oggi si festeggiava il terzo Record Store Day (secondo per noi di Disco Club). E' la festa mondiale del piccolo negozio di dischi ed io sono riuscito a portare il "mio" negozio a questo traguardo dopo 44 anni di apertura. E' stato tutto molto bello: Omar e Giovannino che all'interno facevano i dj per far divertire i più giovani; Maurizio che per tutto il giorno ha dovuto stampare le nuove t-shirts col marchio "Disco Club"; e nel gazebo del bar Verdi, da noi occupato, i concerti di Zuffanti, Rice On The Record, En Roco, Davide Mocini con i Raxa e Paolo Bonfanti. Quando Paolo attacca "ogni mattina quando ti svegli e strisci fuori dal letto" (cover di Leo Kottke), è così realistico che sembra davvero che ieri sera abbia avuto un incontro con zio Luciano, suo discografico e sommelier in quel di Courmayeur (peccato che Paolo sia astemio), e, tra un assaggio e l'altro, questa mattina abbia avuto difficoltà ad alzarsi. Adesso la festa è finita, ma io sono ancora qui ad aspettare la telefonata di John per Raistereonotte (mi hanno chiesto un'intervista): ha detto che avrebbe chiamato a mezzanotte e quaranta, ma non si è ancora sentito. La solita solfa: dodici anni fa mi ha promesso di portarmi tre copie del cofanetto dei Franti ed ogni volta che lo vedo dice di esserseli dimenticati a casa. Mentre aspetto, mi perdo a pensare la fine che farà il mio negozio: magari tra 44 anni sarà ancora aperto! Speriamo che John non si dimentichi di chiamarmi, perché fra un po' sono io a strisciare sotto la scrivania. Quasi l'una, finalmente squilla; devo fargli capire che sono un po' incavolato. Rispondo alla mia solita maniera in questi casi: discoocluuuub!! 19/04/2053 eccoci qui. Ce l'abbiamo fatta: è la quarantasettesima edizione del Record Store Day! Anche quest'anno in negozio Giovannino e Omar fanno i dj: i giovani hanno sempre voglia di ballare, poi con i soliti Pogues, tra l'altro da quando si è messo la dentiera McGowan sembra più giovane di 50 anni fa. Nel gazebo ancora concerti e questa volta, quando intona "ogni mattina quando ti svegli e strisci fuori dal letto" penso che per Paolo sia l'unico modo per alzarsi, vista l'età; però a suonare la chitarra è sempre un fenomeno. Ora mi faccio portare a casa dal mio cliente taxista e anche questa volta mi toccherà aspettare fino a chissà che ora la telefonata di John per Raistereonotte. A proposito, non mi ha ancora portato il cofanetto dei Franti; non è più così importante perché i tre clienti che lo volevano non ci sono più, ma è una questione di principio: deve portarmeli! Quando si decide a telefonare, devo cantargliele. Finalmente! Ecco la telefonata, andiamo a rispondere: diiiscooocluuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuub!"
Diario del 18 aprile Giornata convulsa. Il Record Store Day di domani ha portato una gran confusione di pacchi in arrivo, clienti che si contendono le poche copie delle uscite speciali, telefonate per informazioni, teste che si frappongono tra i nostri occhi e i vinili (e non solo quella del Pluriespulso) mentre li prezziamo. Insomma la tensione si taglia col coltello (anche se noi in negozio di coltelli non ne abbiamo) e porta anche a una scintilla, della quale sono responsabile io stesso. Cerco un disco in uno scaffale, ma mi trovo impedito da una borsa, la prendo e la metto sotto il mobile; quando il proprietario, il Geometra, rientra, non la vede, fa un giro per tutto il negozio, pensando si tratti di uno scherzo, tipo acqua acqua fuoco fuoco, e alla fine, decisamente irritato (a dir poco), si scaraventa contro il Pompiere "Non fate i bambini" gli urla contro "la borsa mi serve, ci sono i documenti"; il Pompiere, che mi aveva appena sussurrato "Scommetti che adesso se la prende con me", mi guarda e "Cosa ti avevo detto?". Dopo la Casa di Riposo, adesso abbiamo aperto anche l'Asilo Disco Club. Poker di donne a ruota. La prima, entra e mi chiede "Entrata libera?", sono anni che non mi sento rivolgere questa domanda; al mio assenso, fa il giro del negozio senza mai fermarsi a guardare un solo disco, e se ne va. La seconda è una signora toscana, di passaggio per andare a prendere il treno a Brignole, "Cerco un cd per mio figlio, è di un cantante bassetto che suona anche la batteria, accompagnato da altri scuri (abbronzati?), che ha suonato ai playoff americani", "I playoff? Di che sport?", "Non lo so, non me ne intendo né di sport, né di musica". Lo avevamo capito: non erano i playoff, ma il superbowl e il bassetto scuro cantante e batterista era Bruno Mars. La terza, anziana, entra con un'altra più giovane. Non sembrano molto in bolla nessuna delle due, la più giovane in particolare. L'anziana (che poi è la madre dell'altra) mi chiama "Cerco il cd di Mina con Sognando", "E' nel Del mio meglio volume sei (a proposito, sommando tutti i pezzi che sono nei Del mio meglio di Mina, resterebbero fuori ben poche canzoni; potrebbe essere una brillante idea raccoglierli in una compilation innovativa: Del mio peggio); lei mi si avvicina e rifilandomi una gomitata nel fianco (toulì non ci avevo pensato, sarà mica per questo che stasera mi ritrovo col mal di schiena?), mi dice sottovoce (quantomeno nelle sue intenzioni) "Racconta dei maltrattamenti subiti da una donna in manicomio", indicandomi col mento la figlia. La quarta è la più rompi di tutte. Appena entrata, ignora gli altri clienti e mi infila i suoi auricolari nelle orecchie (spero che le sue fossero pulite) "Voglio questa canzone per mio figlio"; non so da dove l'abbia presa, ma non si capisce niente, lei taglia corto "Va be', non importa, mi dia qualcosa di Elton John", gliene do tre e lei li guarda con gli occhi di una talpa "Non riesco a leggere i titoli, vado a leggerli fuori"; memore della disavventura dell'altro giorno la seguo con gli occhi, pronto a scattare all'inseguimento, va bene un Mengoni e un Renga, ma tre Elton John no. In realtà non ha nessuna intenzione di fuggire, anzi rientra (purtroppo) e mi tempesta, sempre indifferente della presenza degli altri avventori, di richieste "Raccolta di Dalla? Di De Gregori? Di Concato? Di Phil Collins?", ma alla fine "No guardi è per un regalino, voglio spendere meno di nove euro". La conclusione la lascio a un vecchio (di frequentazione) cliente. Dopo avergli ordinato un cd in Olanda, gli chiedo, "Dammi il telefonino". Lui rimane un attimo interdetto, poi prende dalla tasca il telefonino, "Non si ricorderà il numero" penso, invece no lo prende per darmelo!!! Ho sempre pensato "Il giorno che non so cosa scrivere, tiro fuori questa gag, ma no dai, nessuno penserebbe che è successo veramente", e invece, ecco, è successo veramente. &feature=kp 338,345
Diario del 22 aprile Devo fare due passi indietro. Il giorno di Pasqua siamo andati a trovare nostra figlia Paola ad Andora; mentre stavamo facendo una passeggiata sul lungomare, mi squilla il telefonino, chi mai può essere? Io lo uso quasi esclusivamente per il negozio, a parte i familiari, mi chiamano solo clienti. Il numero è di uno sconosciuto, "Figurati se rispondo" penso, ma poi mi assale la curiosità, "Ma chi cavolo mi chiama oggi?". Rispondo "Sììììììì" (non posso lanciare il solito Discooocluuuub, non sono in negozio), "Ciao Gian, sono Maurizio, potresti ordinarmi tutti i cd di Jim Croce?", trasalisco, ma mi trattengo "Lo sai che giorno è oggi?", ci pensa un attimo, lo aiuto "E' Pasqua", "Ah, credevo fossi aperto" poi continua come se niente fosse "Senti che impianto ho, mi è costato, ma è uno spettacolo - alza il volume della musica e avvicina alle casse la cornetta - Bello, eh?", "Sì, hai un buon telefonino", non avverte l'ironia e conclude tranquillo, "Va be', allora ti chiamo domani", "Domani è Pasquetta", "Non ci sei?". Poso. Oggi appena entro prendo il telefono, "Ci sarà stato qualche altro belinone che mi ha chiamato nei giorni scorsi?". Pasqua, chiamata persa alle 10:43; Lunedì dell'Angelo, chiamata persa alle 12:39, questo è doppiamente scemo, io chiudo alle 12:30. 3,824,048
Diario del 23 aprile Entra di slancio e parte a sorpresa con "Tiri-tiri-tu, tralla-lero-la. Nel mezzo del cammin di nostra vita. mi ritrovai per una selva oscura. ché la diritta via era smarrita ...", lo interrompo e, pensando che si tratti di una gara di poesia, ribatto col mio pezzo forte "Ei fu. Siccome immobile, dato il mortal sospiro, stette la spoglia immemore orba di tanto spiro ....", tocca a lui interrompermi "Tu sei Highlander e io Ramirez, siamo due immortali, ti ricordi di me? Vedi sono sempre uguale e tu sei sempre uguale (se lo dice lui)". Certo che l'ho riconosciuto, è uno dei metallari stanziali davanti al negozio negli anni ottanta, non me lo ricordavo così loquace e squinternato, chissà cosa si è bevuto oggi. Per un attimo penso che davvero creda di essere il maestro d'armi interpretato nel film da Sean Connery, per fortuna non è così fuori, ma prima di andarsene, mi lascia un messaggio, "Dillo ai metallari di Brignole: Petrus è tornato". Verso sera non ci facciamo mancare il solito acquazzone quotidiano, sento una voce alterata venire da fuori "Tirati su i pantaloni"; cosa succede? Qualche maniaco che si è denudato? Mi faccio sulla porta; a urlare è una vecchietta molto energica, ce l'ha con un anziano, gli ripete "Tirati su i pantaloni, che con le pozzanghere si bagnano", lui, remissivo, piega il fondo dei calzoni alla maniera dei ciclisti; lei, a questo punto, si gira e sempre più furibonda se la prende con un altro, questo un po' più vecchio, "E anche tu, tirati su i pantaloni, sono stufa di lavarveli"; il primo ha una reazione, a dire il vero a bassa voce, "Intanto poi si asciugano", ma intanto mi passano davanti entrambi con i calzoni alla zuava. 982,507
Diario del 24 aprile Edo è uno di quei clienti cha ha la mania di classificare. Oggi, mentre ascoltiamo il nuovo cd degli Sweet Apple, lui se ne esce con "E' troppo Dawson Creek". Non lo contraddico per non fare la figura del matusa, sì, ma cosa vuol dire? Altro giovane, "Tenete solo dischi vecchi o anche attuali?", "Del tipo?", "Lady Gaga", "Solo vecchi". Questo non è giovane, è cliente da qualche decennio, "Senti, ho un motivo nella testa, ma non riesco a capire che canzone sia; fa così" e parte cantando, a dire il vero nemmeno male e molto ispirato, una canzone inglese con un ritornello che si ripete. "Scusa, hai provato a scrivere questa parte del testo su internet? Magari ti da il titolo", "No, il testo non è questo, le parole me le sono inventate io basandomi sull'onomatopeicità della lingua"; sì, ma anche questo cosa vuole dire? Telefono, "Discooocluuuub", "Vendete sempre dischi?", "Eeee sì", "Telefono da Torino, volevo solo sapere se eravate ancora aperti o se avevate chiuso anche voi". Quando ripeto ai clienti presenti in negozio la conversazione, uno, di origine meridionale, esclama "Uocchi, contruocchi, shcatta maluocchi - Uocchi, contruocchi, crepa maluocchi"; per la terza volta nella giornata non capisco, ma questa volta mi viene fornita la traduzione "Occhio, contr'occhio, schiatta malocchio - Occhio, contr'occhio, crepa malocchio". Mi mancava il solito vecchietto, eccolo, "Vorrei qualcosa di Rodriguez". Però, sulla notizia il nonnino, mi chiede un cd del fenomeno (a scoppio ritardato) del momento. "Cosa vuole? Le canzoni della colonna sonora?", "Faccia lei, l'importante è che ci sia il Concerto di Aranjuez". Va bene, non è giornata, questo ha confuso Rodrigo con Rodriguez. 4,798,061
Diario del 26 aprile Eccolo davanti alla vetrina, non lo vedevo da anni. Il ladro impresario. Di mestiere ha uno di quegli impieghi che lo mettono al sicuro da ogni sospetto: dipendente della prefettura. Come hobby, e redditizio, rubava, o meglio faceva rubare, dischi, ma non solo. La fama era giunta anche a noi di Disco Club, ma non avevamo collegato la figura a quella di quel nostro cliente, piccolo, con i capelli a pannocchia, che conoscevamo da anni e che si era fatto dare, per rivendere, due orologi Swatch da un nostro collaboratore. Sicuramente quegli Swatch da collezione (erano gli anni del boom per la marca svizzera) li ha venduti, ma in negozio non è più passato. Lo rivedo oggi e mi viene in mente il racconto di un nostro cliente, Nico, che negli anni '80 era anche suo "cliente". Sì. cliente, infatti Pannocchia (chiamiamolo così), prendeva ordini di vinili dai ragazzi, poi saliva al piano superiore di un negozio del centro, spostava i lp richiesti in testa alla fila, uno dietro l'altro, riscendeva e mandava su un suo compare, che aveva poco da perdere (non avendo un impiego in prefettura). Questo saliva con una borsa vuota provvista di scatola e tornava con la scatola, nella borsa, piena. Raggiungeva Pannocchia nel posteggio di Piccapietra e qui lui aveva l'appuntamento con i clienti, apriva il cofano dell'auto dove si trovava in bella mostra la mercanzia; "Tu mi hai chiesto i Velvet? Eccolo. Tu i Joy Division? Pronto. E tu gli U2? Ci sono anche questi". Insomma un vero impresario, perché l'autore manuale del furto si accontentava di poco (il necessario per una dose), il grosso era per Pannocchia. Un danno per quel negozio, una vera manna per i giovani squattrinati, che riuscivano ad avere due dischi al prezzo di uno: per loro un benefattore! Mi vede, ma fa finta di niente, allora rientro; a questo punto mi viene un dubbio, "Non è che in quei mitici anni ottanta avrà rubato anche a me? Quasi quasi esco a chiederglielo". Marcia indietro e ... e niente, non sono passati più di dieci secondi da quando sono rientrato, ma lui, nonostante le sue gambette corte, è già sparito. Non sarà mica che ... 1,611,836
Diario del 28 aprile La domenica "Papale" lascia uno strascico anche su Disco Club. Un signore mi chiede "Avete il cd di Vittorio Gabassi?", "Vittorio Gabassi? Sinceramente non lo conosco", "Ma sì, è quello che ha fatto La canzone di Medjugorie e le dodici stelle", "Ah", provo a dirottarlo verso la Libreria Paoline, ma niente, lo vuole da me. Provo a cercarlo sul database, lo trovo, lo ordino e speriamo in bene, perché, se non se lo viene a prendere, ci vorrebbe veramente un miracolo per appiopparlo a qualcun altro. Di un miracolo ha bisogno anche l'anziana signora che chiede "Avete delle musicassette?", "No, ormai non se ne trovano più", "Lo so, ma magari qualche avanzo", "Noi non ne abbiamo mai tenute", per curiosità indago se ne vuole una qualunque, "No, cerco una raccolta dei Platters". Ecco perché parlavo di miracolo, già trovare una cassetta è difficile, ma una dei Platters ... Lei non si rassegna e, avviandosi verso l'uscita, butta ancora lì "Ma magari in qualche cassetto, è sicuro?", "Sì, il cassetto dei miracoli è vuoto". Mentre faccio sentire la compilation delle uscite dei primi mesi dell'anno, entra un cliente un po' saccentone, di quelli che sanno tutto; sente la canzone che suona e "Chi è questo?", "Andrea Schroeder", "Bravo, mi piace, mi fai sentire qualche altro pezzo?", si entusiasma "E' proprio bravo, che voce, sembra Bowie; gli do fiducia, dammelo". Questo, bravo, gli, non ho il coraggio di dirgli che in Germania (e non solo) Andrea è un nome femminile, lo scoprirà da solo a casa. 22,756
Diario del 29 aprile Sta diventando un ritornello quotidiano "Scusi, vorrei sapere se voi comprate dischi, il mio povero marito me ne ha lasciati un sacco". La richiesta può avvenire di persona o per via telefonica e la quantità del "sacco" varia da trenta a mille vinili. Oggi una signora è precisa; viene di persona e, dopo aver decantato il grado di competenza musicale del defunto marito, precisa la quantità, "Sono 503", "Li ha contati o ha fatto una lista?", "Nessuna delle due. Mio marito, ogni volta che comprava un disco, ci metteva sopra un'etichetta col numero progressivo. Mi è bastato guardare l'ultimo per sapere quanti erano". Furbo, peccato che in questa maniera ha rovinato la copertina di 503 vinili. Di vedovi non se ne presentano. Da questo si evince che: primo, ci sono molte più vedove che vedovi; secondo, se anche c'è qualche vedovo, non si è visto lasciare in eredità un sacco di dischi dalla cara estinta (a pensarci bene, sarebbe stato difficile, visto che negli anni '60/'70, il sesso femminile latitava in negozio). Ad ogni modo, mentre torno a casa, sul 49, approfondisco la statistica; dunque, sull'autobus ci saranno almeno sette vedove, e vedovi? Forse uno, ma forse era uno scapolone. Prendo l'ascensore del mio palazzo e continuo con la conta: primo piano, due vedove; secondo piano, una vedova ha appena traslocato; terzo piano, due vedove e (grande!) un vedovo; quarto piano, due vedove; al quinto piano scendo; nei tre piani superiori, cinque vedove. A proposito al quinto piano, il mio, non ci sono vedove ... per ora. Questo belin di ascensore è tutto in formica (con l'accento sulla o), non ha niente di ferro? La maniglia. Entro in casa e l'accento si sposta dalla o alla i di formica: sì l'animaletto nero, tanto simpatico nei cartoni animati, ha invaso poco simpaticamente il nostro poggiolo! 10,809
Va be', ci rinuncio. E' ancora più impegnativo stare dietro alle vostre lamentele, che fare il Diario. Al mattino salgo sull'autobus e incontro qualcuno che mi dice "Dirai mica sul serio? Non puoi interrompere il Diario", vado in banca e il cassiere, "Non puoi piantare lì tutto, devi andare avanti", in negozio ecco che si presenta un cliente che non si vede da anni, "Sono passato apposta per dirti che il tuo Diario è fantastico. Devi continuare", mi telefona dalla concorrenza Mario, "Smettila con questo Carosello, è vecchio come il Festival di Sanremo. Torna al Diario". Più che altro torno a casa e fuori dal portone incontro Massimo (il mio "imbianchino" di fiducia), "Dai non scherzare, vai a casa a fare il Diario". Ok, ricominciamo. Mi spiace per Luca, il Carosello a lui dedicato si ferma alla sesta puntata. Una cosa però. NON CHIEDETEMI DI FARLO TUTTI I GIORNI!!! (Questo succedeva il 20 febbraio, eccovi il riassunto fino al 31 marzo, Carosello di Luca compreso)
Diario del 12 febbraio Zero! O trecentosessantacinque? Vi sarete chiesti cosa erano quei -3, -2, -1, dei giorni scorsi, erano i giorni che mancavano per completare il Diario. La prima puntata è stata il 13 febbraio dell'anno scorso, con oggi, 12 febbraio, quindi completiamo il nostro diario. Non ci sono più pagine. La nostra agenda giornaliera è finita. Spero che vi abbia tenuto compagnia per questo lungo (o corto?) anno. Vi saluto io e vi salutano tutti i personaggi (assolutamente reali) che hanno riempito queste pagine, dagli attori principali, U Megu, il Pluriespulso, il Rompipalle n.1, Ivano, Quasimodo, l'Uomo Del Monte, il Matematico, il Traduttore Bustocco, il Signor G, Scussssi, il 49 (l'autobus), a quelli che lo sono stati per un certo periodo per poi lasciarci, il Puzzone, lo Psichiatrico, il Taxista dal Taxi Giallo, il Cliente Sordo, Ottavio, alle comparse di un giorno, salite alla ribalta per una qualche richiesta strampalata, agli invisibili rompiscatole telefonici. Ora devo proprio lasciarvi, sono finito sul bordo del Diario, sull'ultima riga, se continuassi a scrivere finirei fuori dai mar.....
Diario del 21 gennaio Certo che un po' mi manca. Ogni mattina metto in ordine gli espositori che i clienti mi hanno scompaginato il giorno prima, da anni, quando arrivavo all'ultimo scaffale degli italiani e raddrizzavo la riga, ecco lì la Luna di Togni che mi guardava dal suo oblò: oggi al suo posto un vuoto. Passiamo a cose meno tristi. Un cliente sui sessanta mi chiede "Cerco un disco di Eric Burdon, The Twain Shall Meet, ma non credo che lei ce l'abbia"; lo deludo perché invece ce l'ho, "C'è questo della BGO accoppiato a Winds of Change". Non pensavo, vista l'età, che facesse i salti di gioia, ma un minimo di contentezza per un cd trovato dopo anni di ricerche vane me lo aspettavo, invece niente e, dopo qualche minuto, mi si avvicina "Mi lasci un attimo per pensare" ed esce. Indubbiamente la decisione deve essere stata molto sofferta, io di attimi gliene ho lasciati anche più di uno, ma alla mezza mi aspettava l'autobus per andare a mangiare a casa, magari tornerà al pomeriggio. Alla riapertura mi aspetta invece una signora un po' più anziana del fan di Burdon del mattino e la sua richiesta rivela la sua età, "Mi fa vedere cosa ha di Al Bowlly", "Veramente non ne ho nemmeno uno", "Non capisco, nemmeno la Feltrinelli lo ha", "Non è che sia un cantante molto richiesto", "A me interessa una canzone in particolare Midnight, The Stars And You", per paura che io non capisca mi fa anche la traduzione, "Mezzanotte, le stelle e tu, è strano che nessuno ce l'abbia, in fondo è una canzone del 1939". P.S. Alle 19:00 chiudo e il cd di Eric Burdon & the Animals è ancora lì.
Diario del 13 gennaio Il primo cliente del mattino è Luca, di ritorno da tre settimane di viaggio di nozze, "Sai cos'era la prima cosa che facevo al mattino alle Maldive? Leggevo il tuo Diario". Diario Intercontinentale! Adesso c'è un altro cliente in viaggio di nozze, Giorgio, quando torna gli chiedo se anche lui ci leggeva tutte le mattine: anzi, Giorgio, se ci sei batti un colpo. Ancora una volta contrasto giovani/vecchi nel pomeriggio. Una signora oltre i settanta guarda un po' di caselle, poi mi chiama, "Chissà cosa cerca?"- mi chiedo - "Bocelli, Claudio Villa o una cassetta di liscio?", sbagliato, "Dei Supertramp cos'ha? Vorrei Breakfast in America o un The Best", già mi spiazza, ma ancora di più quando continua con "Dove trovo gli Emerson, Lake e Palmer?", e continua "Ho perso un po' di dischi di quegli anni, le porto una lista per ordinarmi quelli che non ha. Per ora mi dia Pictures at an Exhibition". Paga, le passo il cd e mi allontano dal banco per servire un altro cliente, nel frattempo entrano due ragazzini; quando ritorno al banco, uno dei due teenagers mi si avvicina, "La signora che è appena uscita ha comprato qualcosa?", sono di nuovo spiazzato "Cos'è, il nipotino che controlla la vecchia rimbambita per paura che dilapidi il patrimonio?", lo scruto, sembra serissimo, "Sì ha comprato un cd", "Ah, perché l'ho vista che s'infilava qualcosa in un sacchetto". Eccolì (toulì), il contrasto giovani/vecchi, però rovesciato: la vecchietta compra rock, i giovani Mengoni e, nel frattempo, stanno attenti che l'arzilla signora non mi freghi qualche cd.
Diario del 2 gennaio Chissà chi sarà il primo cliente del 2014. Mi aspetterà come al solito Quasimodo? La giornata gli si addice: piove, fa freddo e io arrivo un po' dopo il solito, insomma me lo vedo già sull'angolo del palazzo con la goccia al naso e la sigaretta in bocca. Invece no, non c'è. Alle 8:40 sono in negozio e mi viene subito dietro una vecchia amicizia, un ragazzo (ormai anche lui sopra i quaranta), che ha sempre ecceduto nel bere; prima di oggi, io lo avevo sempre visto nel tardo pomeriggio o alla sera, non pensavo che già all'alba fosse conciato nella stessa maniera: se qualcuno gli accendesse un fiammifero davanti alla bocca, gli uscirebbe una fiammata degna di Grisù. Si accorge che mi allontano da lui per non essere investito dalla tanfata d'alcol (o dalla fiammata), allora si giustifica, "La mia ragazza, anzi a questo punto ex ragazza, mi ha cacciato di casa stanotte, da allora sono rimasto in giro. Ho già fatto tre colazioni, brioche e caffè - probabilmente per ridurre il tasso alcolico - Vado al Bar Verdi a fare la quarta, intanto mi vedi se hai il cd di Aidan Smith". Va e ritorna, "Me lo fai sentire? Me lo ha consigliato la mia ragazza, anzi ex ragazza". Lo sente, "Mi piace, ha ragione la mia ragazza", questa volta lo correggo io, "Ex ragazza", "Lo compro e glielo porto, magari mi fa rientrare". Me lo auguro perché tra l'acqua e il freddo che ha preso fuori e l'alcol che ha buttato dentro, non lo vedo in gran forma. Certo che la sua ragazza, anzi ex ragazza, non gli ha dimostrato un grande amore cacciandolo fuori proprio stanotte col temporale che imperversava o forse sì, in fondo poteva cacciarlo la notte di capodanno e non sarebbe stato un bel modo di festeggiarlo. A proposito di auguri, io, Francesco e Filippo, ci siamo accordati per accogliere Capitan Achab con un coro di "Buon Anno"; lo facciamo e lui ci casca, non si smentisce, risponde con "Buon Anno un cazzo!". Un cliente che si aggira con la moglie in fondo al negozio lo guarda, sorpreso di partenza, ma poi sorridente, e, dopo avermi fatto una richiesta, si avvia verso l'uscita, si ferma, si gira e, rivolto a Capitan Achab, "A proposito, Buon Anno". Il vecchio lupo di mare è spiazzato, bofonchia "Non mi permetterei, non ho confidenza", e il cliente se ne va ancora più sorridente.
Diario del 19 dicembre Pensavo di avere evitato quest'anno l'intrusione in negozio del mio gemello Giansilvio, quello che l'anno scorso ha ordinato decine di cd di artisti che mai avevano trovato posto in negozio. Invece eccolo qui, mi ha ingannato presentandosi sotto mentite spoglie, si è fatto passare per un amico e in un attimo mi ha riempito la vetrina di Pausini, Giorgia, One Direction, Ramazzotti e addirittuta l'odiatissimo Mario Biondi: cinque file (!!!!) piene di questi cd e anche di varie compilation, e proprio oggi che era il compleanno del negozio, insomma un vero quarantotto nel giorno dei quarantotto anni! Bisogna dire che il travestimento è stato perfetto ed ha anche fregato i clienti che lo conoscevano, uno di loro mi ha fatto una sua caricatura. La posto, così, se verrete da noi, lo riconoscerete al volo.
Diario del 9 dicembre Eccoli i nuovi clienti dicembrini. Una signora, "Vorrei due cd, quello della Pasini ...", "Pausini?", "Ah, sì, Pausini, e quello con canzoni di Natale di Devoto", "Devoto?", "Sì, quel cantante con la voce roca", "Rod Stewart?", "No, è italiano", le elenco qualche disco natalizio di cantanti italiani concludendo la lista con l'odiatissimo (a Disco Club) Mario Biondi, "Ecco, sì, quello", il famoso Devoto Biondi. Altra nonna, "Devo regalare a mio nipotino l'ultimo disco di Ligabue", "Eccolo, costa ventuno euro", "A dire il vero a lui interessa solo Il sale della terra", incredibile, ho il singolo, "Eccolo", "Sei euro per una canzone sola, ventuno per quindici, conviene il cd intero", glielo porgo e lei "Mi faccia un pacchetto carino". Ancora Ligabue. Questa volta me lo chiede un giovane, "Eccoti", tira fuori il portafoglio per pagare, "Quanto è?", "Ventuno", rimette a posto il portafoglio, "Grazie".
Diario del 2 dicembre Entra un vecchietto col capo coperto da un gigantesco cappello invernale con tanto di paraorecchie di pelliccia, tipo quello dei soldati russi in Siberia (a dire il vero oggi è un po' fuori luogo, sono quattordici gradi); facendo la sua richiesta, mi mostra una bocca con non molti denti, ma mi sorprende chiedendomi un cd dalla parte "giovane" della vetrina, "Vorrei quel disco di Thomas che ho visto in vetrina con il toro" e accompagna la richiesta con il gesto delle corna per spiegarsi meglio, poi prosegue "Posso vederlo alla tv?", "No, è un cd", "E come faccio a vederlo?", "Non si può vedere, è solo musica", "Come faccio allora?", "Deve avere un lettore cd", "Lei ce l'ha?", "No". Deluso se ne va, io lo seguo, perché non ho ben capito cosa ha visto in vetrina. Eccolo lì il famoso toro, che ha attirato l'attenzione del colbaccato, è la copertina dell'ultimo disco dei San Fermin, e di fianco ha il cd di Thomas, col nome scritto in caratteri cubitali: insomma ha fuso la copertina di uno, col nome dell'altro. Probabilmente era un fan della festa di San Fermín di Pamplona e voleva godersi le immagini dei tori che corrono, scivolano, cadono, travolgono gli spettatori e qualcuno lo incornano, prima di finire nella plaza de toros. Sì, ma del cd cosa se ne faceva?
Diario del 25 novembre "Premetto, non è per me", "Non so come mai dicono tutti così, quando comprano Pausini, Ramazzotti, One Direction, etc", "No, no, non è per me te l'assicuro, è per mia figlia di dieci anni", mi dice una giovane mamma, "Dieci anni? Scommetto che vuoi Moreno", interdetta, "Come hai fatto a capirlo? Guarda, ho provato a farle sentire il rock, gli AC/DC, ma niente vuole Moreno". Eccolo che si rivede dopo qualche settimana lo sdentato del "fidati, dai retta a me che la musica la sento da già sette anni", entra con in mano una novità: blocchetto e penna; "E' uscito qualcosa di nuovo di Liga e Vasco?", "Ligabue domani, Vasco Rossi (non sono così in confidenza come lui da chiamarlo solo per nome) solo un singolo", apre il blocchetto e appunta quello che ho detto dietro una fitta schiera di nomi, "Quanto costa Liga?", "Più di venti", scrive anche questo, "Tanto per saperlo, sai non posso comprare tutto" e mi rivolge un sorriso sdentato. Non so cosa ci sia scritto su quel foglio oltre i cd, probabilmente la lista della spesa, ma mi viene il dubbio che mi prenda in giro, da me non ha mai comprato un disco. Telefono, "Discooocluuub", "Scusi, ha un megafono da venditore ambulante?", anche questo mi starà prendendo in giro? Mi viene voglio di rispondergli un "NON NE TENIAMO" col megafono regalatomi dalla moglie di un cliente, ma mi limito a un "No". Altro biglietto scritto per concludere, lo ha in mano una signora che mi chiede "Vorrei il disco con David Bauer e Tina Turner, "Bauer? Cos'è tedesco?", "No inglese", "Non sarà David Bowie?", "Scusi io non so pronunziare bene l'inglese, sì David Bower" e mi fa vedere sul foglietto la canzone che cerca "Let's Dance con Tina Turner", "Mi sa che sbaglia anche il titolo, è Tonight", "Va be'. Mi dia quello e che ci sia anche la canzone di Bower con i Queen", "Tutti o solo Freddy Mercury?".
Diario del 18 novembre Ci stiamo avvicinando alla fine dell'anno e s'incominciano a stilare le classifiche. Anche i miei clienti sono ansiosi di vedere la classifica finale, in questo caso non parlo di musica (il lancio del disco dell'anno di Disco Club partirà come al solito verso Natale), ma di fruitori e di un genere particolare: i rompipalle. Quello che si va a concludere è il quindicesimo campionato, a parte i primi due (appannaggio di due meteore) gli altri dodici sono stati vinti sempre dallo stesso supercampione: il mitico biondo, un uomo per tutte le stagioni, nel senso che è vestito sempre uguale, inverno (non patisce il freddo) ed estate (non patisce il caldo), si soffia il naso (rigorosamente in negozio e sempre con lo stesso fazzoletto, il colore ormai è indecifrabile) sia ad agosto, come a dicembre (allergico ai dischi? Oppure a me?), mangia focaccia e brioches nel primo pomeriggio, con l'aggiunta (e qui sta l'unica variazione) del gelato d'estate, di un panino d'inverno. Quest'anno la sua leadership è stata messa in dubbio, ha trovato rivali pericolosi, che in qualche momento lo hanno superato (vedi lo psichiatrico e lo stesso Ivano), ma la sua costanza è proverbiale. Per un certo periodo era sparito, "E' stato sconfitto anche lui dalla mia tattica preferita, che uso contro i non simpatici: li ignoro, mi comporto come se non fossero in negozio", ho pensato e invece no, era solo una malattia ed è rispuntato, dapprima con un cambio d'orario inatteso in tarda mattinata, poi è tornato alle antiche abitudini: primo pomeriggio con cappellino in testa, sacca sulle spalle e "gippunetto" (in genovese: panciotto), panino e sacchettino con brioche, bottiglietta con acqua minerale. Oggi è il primo giorno freddo dell'anno, in più piove e tira vento, imbacuccato nel giaccone, col cappuccio tirato su, m'infilo sotto i portici, sbuco dall'angolo del palazzo della Confindustria ed eccolo là, mi aspetta davanti alla serranda, manca un quarto alle quindici, ma è già pronto a tentare di migliorare il suo record dell'anno scorso di undici entrate (e uscite) dal negozio in tre ore, quest'anno al massimo è arrivato a sette, oggi ce la farà? Certo non lo ferma niente, è sempre presente "nel sole, nel vento, nel sorriso e nel pianto".
Diario del 11 novembre Era sparito da anni e oggi rispunta, Issimi. Non è cambiato, parla a raffica e difficilmente si riesce a interromperlo, non gli chiedo se ha ancora la fidanzatina a Praga (la metà dei suoi anni e lui ne ha più di cinquanta), ma vedo che non gli è passata la mania di trovare somiglianze tra musicisti, che solo lui vede, chessò in una canzone di James Taylor c'è un pezzo col flauto? Lui, "sembra i Jethro Tull", gli Abba usano in un disco l'organo? "mi ricordano Brian Auger", e così via. Oggi cambia genere, "Non trovo niente di Etta James", "Veramente da quando è morta si trova di tutto", "Ma io voglio il disco che ha campionato Avicii in Levels, ripete hold on me; cercalo, cercalo su youtube" - mi costringe a farlo e glielo trovo, è Something got a hold on me -"Ecco, ordinamelo. Non lo conosci? E' una siglia di Sky. Hai Sky? Lo usano da anni per il riepilogo dei goal. Quando passo a prenderlo? A fine settimana? No non ci sono, vado a Praga. La prossima? Sì, ritorno, allora ci vediamo la prossima", anche questa volta non riesco a interromperlo, se ne va finito il suo botta e risposta con se stesso, ma così abbiamo potuto appurare che ha ancora la fidanzatina (un po' meno "ina" adesso) ceca. Incasso assicurato a dicembre, Ivano ha avuto l'autorizzazione dalla mamma di spendere il prossimo mese venti euro in cd, ma c'è un ma, "Sono ancora indeciso, li spendo da te o da Feltrinelli? Tu cosa dici?", "Da me", "Se lo dici tu che sei immortale, li spendo da te, ma qui nel nuovo, nell'usato la mamma mi ha proibito di andarci, sai perché?", "Boh", "Perché dice che con le cose usate si possono prendere delle malattie".
Diario del 4 novembre Quest'anno lo Zecchino d'Oro compie cinquantanni. "Ebbè?", direte voi, "Cosa c'entra con Disco Club?". Beh, a parte il fatto che nel corso degli anni qualche centinaio di dischi della compilation li abbiamo venduti anche noi (qualche anno fa era un classico regalo natalizio per i bambini), oggi è tornato di attualità. Entra una sessantenne e mi chiede "Avete i cd dello Zecchino d'Oro? Sto cercando una canzone che mi piaceva tanto"; faccio rapidamente i conti, la prima edizione era del 1963, questa signora dei primi anni '50, quindi sarà stata una canzone delle primissime edizioni, a meno che lei non fosse un po' ritardata. "Guardi, mi ricordo che è nell'edizione del 1994": ritardata, anzi ritardatissima. Questo al mattino. Al pomeriggio altra signora, più giovane, sui quaranta, "Sto cercando un cd dello Zecchino d'Oro"; ancora una volta ho l'impressione di essere finito dentro una candid camera, possibile che all'improvviso due persone nello stesso giorno mi chiedano lo Zecchino, cosa che, in genere, succede solo a Natale? Questa prosegue, "Me ne interessa uno in particolare, perché c'è una bella canzone: è quello del 1997". La cliente più o meno è dei primi anni '70, quindi nel 1997 aveva sui venticinque anni: un po' meno ritardata.
Diario del 28 ottobre Quando muore uno dei grandi della musica rock, inevitabilmente in negozio diventa l'argomento principale dei discorsi; a dire il vero non solo dei discorsi, ma anche delle email, già questa mattina la Sony (sua casa discografica), e a seguire i grossisti e importatori mi hanno riempito di liste di cd/dvd/libri di Lou Reed, al pomeriggio si è aggiunta anche la Universal: "lista dei prodotti di Lou Reed di nostra distribuzione", peccato che loro abbiano solo quello coi Metallica, Lulu. Il più accanito tra i fans è sicuramente Luigi di Campoligure, che infatti, quando si presenta, mi dice "Sono sorpreso", "Perché?", "Non hai messo niente in segno di lutto per Lurido (come lo chiama lui)". Tanti anni fa, almeno una ventina, un ragazzino ogni tanto entrava e chiedeva, "Non c'è niente di nuovo di Larid", la prima volta mi ha spiazzato, "Larid? E chi è?", "Ma come, non lo conosci? E' quello dei Velvet". Per quanto riguarda invece l'uomo Lou Reed, l'unica testimonianza è quella di uno degli organizzatori del Festival della Poesia: "Quando nel 2004 Lou Reed fu invitato a tenere una lettura al teatro della Corte, aveva la pretesa di entrare dentro il teatro con la macchina, per non venire in contatto con i fans". Del resto non è che i grandi artisti siano sempre molto simpatici, nell'ultimo concerto dei King Crimson al teatro Carlo Felice, Fripp se ne è rimasto tutto il tempo in fondo al palco, delegando Adrian Belew a tenere i rapporti col pubblico e andandosene via non appena finita l'esibizione, lasciando gli altri a rispondere agli applausi; sempre lui ha interrotto un concerto per i flash delle macchine fotografiche; Jarrett poi non sopporta i colpi di tosse. Anche le stranezze sono all'ordine del giorno: sempre nel 2004, nel pomeriggio precedente il suo concerto di Genova, Peter Gabriel pretese una massaggiatrice di tipo particolare (non fraintendete, particolare è il tipo di massaggio, anche se ... beh, sì, ha chiesto una massaggiatrice, non un massaggiatore). Anche i jazzisti non scherzano; ai tempi del Festival Jazz di Genova, un artista americano (accidenti a me, non ricordo più chi era) pretese, e ottenne, che uno dell'organizzazione andasse in macchina fino a Nizza, perché lui beveva solo acqua minerale di una particolare marca.
Diario del 21 ottobre "Discoocluuub", dall'altra parte della cornetta una voce femminile, "Scusi avete anche dischi?", "Qualcuno", "Ah bene, devo fare un regalo, posso venire a fare un buono da voi? Dove siete?", la voce non è troppo giovane e quindi preciso, "Non abbiamo tutti i generi, ad esempio classica non ne ho", ma lei mi sorprende, "Sì, sì, lo so". Ma come, non sapeva dove ero, se avevo dischi, però sapeva che non tenevo la classica? Sabato un ragazzo mi aveva chiesto se potevo fare la prevendita per due concerti da lui organizzati, "Non ci sono problemi, portami i biglietti". Oggi arriva, tira fuori una serie di fogli e mi dice, "Ecco, deve compilare questi fogli, nella parte in alto, nome e cognome dell'acquirente e sotto il numero di telefono; nella parte centrale a quale concerto si vuole partecipare: c'è l'abbonamento per i due concerti, oppure si può scegliere il primo o il secondo; infine, in basso, quanti biglietti si vuole acquistare". Mi sta prendendo in giro o fa sul serio? Lo guardo: fa sul serio; allora rispondo anch'io seriamente, "Mi spiace, ma, se mi porti i biglietti, come tutti gli altri, te li posso vendere, ma così no, sono solo in negozio, non posso perdere tutto questo tempo". Sorprendentemente è lui che si sorprende "In realtà si tratta solo di scrivere quattro cose". Nome, cognome, telefono, tipologia di biglietto, quantità: sono cinque, forse è per questo che non accetto. Ivano oggi si esibisce sulle somiglianze, "Gian, sai a chi assomigli?", "No, dimmi", "A Joey Ramone", "Chi? Io?", "Ce l'hai una parrucca coi capelli lunghi?", "Come no?", "Mettitela, vedrai, sei uguale. Non c'è il tuo ministro degli esteri? (si riferisce a Capitan Achab, che,sapendo bene le lingue, intrattiene per conto mio i rapporti con gli importatore stranieri), lo vede, "Eccolo! Sai a chi assomigli tu? A Vasco Rossi", "No, questo non puoi dirmelo", "Va be', allora diciamo De Gregori", "Va già meglio", "Eh sì, perché almeno è genovese" (!?!?").
Diario del 14 ottobre Ieri era domenica e non abbiamo scritto il diario, ma oggi il diario stesso inizia il terzo quadrimestre; riuscirà a finire anche l'ultimo e completare quindi un anno intero? Oggi ecco tornare il padre col quale abbiamo chiuso la puntata di sabato. L'altro giorno, a dire il vero, di ritorno dal reparto usato, aveva cambiato la scelta del disco che il figlio voleva (lui l'aveva cambiata), "Voglio che senta qualcosa di diverso. Mi ricordo che a me piaceva molto quando ero ragazzo un disco di Zappa, Uncle Meat, cosa ne dice?", "Mah, è un po' diverso dai Black Sabbath, ad ogni modo tenga è questo", vede il prezzo "No, il mio era diverso, questo cd è doppio", "Anche il vinile era doppio", "Il mio no", Ci vuole l'intervento di tre clienti per convincerlo (ma non troppo) che quello era Uncle Meat e infine strappa il consenso del figlio e lo compra. Oggi eccoli, col rinforzo di un altro figlio, "Sabato abbiamo sbagliato (lui e chi altro?), non era quello che volevamo (lui o il figlio?). So che non è possibile, ma potrebbe cambiarlo?" Ma se lui stesso dice che non è possibile, perché dovrei farlo? Ad ogni modo mi fa pena qual ragazzino, costretto a sentire uno Zappa di cui non capisce il senso e gli dico, "Scommetto che vuole Sabbath Bloody Sabbath?", rivolto al figlio, lui, "Vuoi quello?", assenso silenzioso, e a me, "Siccome costa meno, potrebbe aggiungerci anche il Black Album dei Metallica?". A lui qualcosa di metallico lo darei in testa, ma accontento il ragazzino.
Diario del 7 ottobre Oggi forse sono finito dentro una candid camera. Il gioco consisteva nel mettermi alla prova con le più disparate richieste per vedere se sapevo rispondere. Incomincia un ragazzo, un po' effeminato, con una forte erre moscia, "Sto cercando l'album con la canzone Mandy", sono preparato al riguardo, "Quella di Barry Manilow?", "Ah, ecco sì, quella", non ho capito se sapeva chi era il cantante e voleva vedere se io lo sapevo o se la sua richiesta era finalizzata a scoprire chi la cantava, sta di fatto che dopo che gli ho cercato sul computer il disco con la canzone, alla mia domanda "Te lo ordino?", mi ha risposto "Lo cerrco, se non lo trrovo, ritorrno. Mi saluta con la manina e non torna, anzi torrna, più. Secondo quiz. Anche questo cliente mai visto prima, "Dove sono i cd degli Oasis?", "Lì davanti", "Vorrei vederli tutti", "Quelli sono tutti quelli che ho"; me li porta alla cassa, "Cerco la canzone Don't Look Angel e qui non la trovo", anche questo mi mette alla prova, "Forse è Don't Look Back in Anger, è in (What's the Story) Morning Glory?, ma l'ho finito. Te lo ordino?", "Se arriva prima o poi passo". Ok, non lo ordino. Tocca poi a un marocchino. La domanda questa volta è rovesciata, si parte dall'autore, "Cerco un disco di Manu Dibango con quella canzone famosa", "Soul Makossa?", "Grande, proprio quella". Quantomeno a questo riesco a fare l'ordine, ma poi riparte con "Cerco anche un altro pezzo, è di ... come si chiama? ... McGray?", "Non so, è Macy Gray?", "No, anche questo è un uomo di tanti anni fa. La canzone era qualcosa come Sexy Hidding", "Belin. Ma cosa vuoi? Sexual Healing di Marvin Gay?", "Forte, proprio quella". Sì, devo essere finito dentro un quiz. L'ultimo però non lo risolvo. Entra una coppia e lui mi dice, "Cerco una canzone, ma non mi ricordo il titolo", "E il cantante?", "Nemmeno quello". Abbozza un motivo, ma questa volta mi ritiro subito dal gioco.
Diario del 30 settembre Torna il jazzofilo che cerca i dischi di Trovasi (Trovesi), "Mi piace quando suona il basso tuba. Sa in quale cd lo fa?", "Non sono così esperto", "Vede a me piace questo tipo di strumenti e lui lo suona bene. Lo sa come si capisce quando uno sa suonare? Se non lo sa, la picchio", temo per la mia incolumità, ma non c'è nessun pericolo, perché lui non aspetta la mia risposta e continua, "Quando uno suona piano, i gruppi elettrificati si sentono solo per questo, ma cos'è suonare quello?", continua poi decantando il tocco al piano di Ray Charles, la cosa si fa lunga, io mi distraggo guardando sul computer gli ordini in sospeso, a un certo punto sento che dice ",,,e con questo, passo e chiudo", chissà cos'era "questo". Anche oggi si presentano i soliti due. Per primo lo psichiatrico, "Ehi, come va?", "Fino a un attimo fa bene", raffreddato dalla mia risposta fa qualche giro in negozio, probabilmente mi dice qualcosa, ma faccio finta di non sentire e alla fine se ne va, salutandolo mi tocco la fronte, lui lo prende per un saluto militaresco, "Ehi, sei matto, cosa mi vuoi mandare in Afghanistan? Boh", boh.
Diario del 23 settembre "Oggi inizia l'autunno", la butto lì come tutti gli anni e, come tutti gli anni, i clienti presenti ribattono "Ma cosa dici? E' iniziato il 21" e mi guardano come a dire "Si è rimbambito". Ora quando a dirmi così sono i giovani, ai quali probabilmente i maestri e professori non hanno insegnato nulla sull'equinozio, non hanno insegnato a fare i calcoli a mente senza uso della calcolatrice, non hanno fatto imparare a memoria poesie inutili come "Ei fu siccome immobile..." che mi è rimasta incollata in testa da più di cinquantanni, passi, ma quando a farmi questa obbiezione sono dei miei più o meno coetanei m'innervosisco: è successo anche oggi e per poco non perdo un vecchio cliente, che ho maltrattato per la sua ignoranza e testardamente insisteva sul 21 (a proposito, per la precisione, quest'anno per la precessione equinoziale, l'autunno è iniziato il 22 settembre alle 20:44), per fortuna adesso c'è internet e si è dovuto arrendere all'evidenza di quanto scriveva wikipedia, anche se ha insistito a dire "A me a scuola hanno insegnato che incominciano tutte il 21". Passiamo alle richieste. Un quarantenne si affaccia sulla porta e mi chiede, "Scusi, è vero che hanno ricominciato a fare le musicassette?". Una signora, "Voi mettete le diapositive su cd?". Una ragazzina con madre al seguito "Avete i cd degli One Direction?", "No", "Dove posso trovarli?", "Da Feltrinelli", e la mamma, "Ma mi figlia vuole i cd musicali". Telefonata, "Avete i cd di Moreno?", "No", "Ma li avete finiti o non li tenete?", "La seconda", "E perché? Lo sa che è il rapper più famoso d'Italia?", "Appunto", "Buonasera", "Buonasera". Anche oggi chiusura con le frasi celebri di Ivano: "Ho di nuovo litigato con mia mamma. Mi ha chiesto lo shampoo, io glielo avrei anche dato, ma lei lo voleva tutto".
Diario del 16 settembre Eccolo qui l'ex uomo arancione, ora grigio: effettivamente la trasformazione è ormai completata, "Marino ormai sei tutto grigio", "Eh sì, quando mi vesto di un colore, mi piace avere di quel colore tutto: dal vestiario, al portafoglio, ai braccialetti, alle ... ", s'interrompe e guarda le penne che ho sul banco, ne adocchia una grigia "Di che marca è?"; in realtà della marca non gliene frega niente, quello che gli interessa è il colore, così, dopo quelle arancioni che gli ho regalato qualche mese fa nel periodo arancio, oggi gli do questa per il periodo grigio. "Mi posso aspettare altri periodi?", "Sì, tra qualche mese passo al blu", e così, dopo Picasso e Van Gogh, presto avremo il periodo blu di Marino. Al telefono Daniele, cliente di Bargagli, fan di musica elettronica, "Gian, hai un cd di Bob Callaghan con un pezzo che parla di un gabbiano triste? E' del 1972 e suonato tutto col moog". "Il gabbiano infelice?, "Ecco, quello", "Non ce l'ho, ma la versione che è andata in hit parade in Italia era del Guardiano del Faro (al secolo Federico Monti Arduini); ma che fai? L'altro giorno mi hai chiesto il cofanetto di Wendy Carlos, hai la discografia completa dei Tangerine Dream e oggi mi passi alla versione per moog di Amazing Grace?", "Sempre elettronica è, se lo trovi dimmelo".
Diario del 9 settembre Primattore oggi è Billy: quello degli strumenti a fiato (vedi puntata del Mondo Visto da Disco Club del 3 agosto 2011). Quando lui entra sto facendo ascoltare l'ultimo live dei Crippled Black Phoenix a Maurizio T; la musica lo colpisce subito "Cos'è?", "Questo" e gli passo il libretto, già sapendo che si getterà alla ricerca nei crediti di qualche strumento a fiato; le note non sono molto esaustive, ma la musica gli piace veramente, "Ecco senti, in questo momento ci starebbe perfettamente un sax", ma il sax non parte, cerca la complicità di Maurizio "Non ti sembra che questo pezzo sarebbe stupendo con un assolo di sax o tromba?", ma non lo convince "No, ci sta meglio la chitarra"; faccio una veloce carrellata dell'intero album, niente strumenti a fiato "Porca miseria, sarebbe stato il mio disco dell'anno se ci fosse stato almeno un pezzetto di sax", ovviamente non lo compra, ma quando vede che Maurizio lo prende gli dice "Sentilo bene a casa e sappimi dire se almeno un inciso con uno strumento a fiato c'è, sax è meglio, ma anche tromba e persino clarinetto, flauto no". Maurizio già lo conosce, ma rimane lo stesso sorpreso "Scusa, ma se ti piace tanto perché non lo compri?", "Vedi, io, da ragazzino negli anni settanta, sono rimasto folgorato da Mark-Almond, loro usano in maniera soave gli strumenti a fiato, da allora mi sono posto una soglia d'acquisto: almeno qualche secondo di fiati in un disco ci deve essere", e così dicendo supera, triste per il mancato acquisto, un'altra soglia, quella del negozio. Rientra dopo poco, "Ho visto in vetrina due cd che potrebbero interessarmi, "Trip" dei Caronte e "Girls in Hawaii" degli Everest, me li fai ...", "Billy, cicciollo, hai invertito titolo e autore di entrambi, vattene che non ti sopporto più" e lo sospingo verso l'uscita.
Diario del 2 settembre Ecco un altro regalo di Feltrinelli: un cliente, mio coetaneo, che alla ricerca di un cd di Eddie Calvert è stato gentilmente indirizzato da Disco Club. Mi applico nella ricerca e gli trovo un best di suo gradimento, ma non è finita, tocca a Caterina Valente, ci sono decine di dischi nel database, ma nessuno con la canzone che lui cerca. Finito? No, eccolo con una richiesta, "Scusi, ancora una cosa, c'è una diatriba con i miei amici, la canzone Popcorn è dei Pink Floyd, vero?". Per poco svengo e questa non gliela lascio passare, "Si sarebbero vergognati a morte di fare una cosa del genere!". Il mio sdegno non lo convince, "Eppure io sono sicuro che era dei Pink Floyd". Potrebbe beccarsi l'espulsione più rapida della storia del negozio, ma mi trattengo, anche perché viene in mio aiuto l'amico Luciano, postino in pensione, "Ma cosa dice, non è roba da Pink Floyd". Cede alla maggioranza, ma s'inventa un'altra richiesta, "Ho sentito alla radio September Morn, la cantava un cantante francese, ma non era Gilbert Becaud, aveva una voce più profonda; chi può essere di altro francese?", "Ma scusi, era in francese", "No, in inglese", "E allora perché dovrebbe essere un francese a cantarla?", questa volta (al contrario del caso Pink Floyd) gli faccio cadere una certezza, "Così ... mi sembrava ... non so", gli vengo in aiuto "La versione originale è di Neil Diamond", gliela faccio sentire, "No, non è questa". Andiamo avanti ancora una mezzora tra Peppino Di Capri, Mina, Bocelli e concludiamo con un suo intervento: quando una signora mi chiede una raccolta dei Beach Boys, lui s'intromette con "Ho qualcosa anch'io, ma hanno fatto dolo due canzoni". Finalmente se ne va, "Io andavo sempre da Feltrinelli, ma adesso ... senta possiamo darci del tu ... come ti chiami? ... dicevo, Gian, da adesso verrò sempre da voi". Ancora grazie ragazzi di Feltrinelli!
Diario del 26 agosto Non ci sono più i .... di una volta! Al posto dei puntini potete mettere quello che volete. Oggi io ci metto "barboni". Barboni? Sì, barboni, proprio nel senso di senzatetto. I barboni di una volta, quando passavano la notte sotto i portici davanti alla mia vetrina, se ne andavano al mattino presto, prima che io arrivassi ad aprire il negozio, o, se li trovavo ancora lì, si affrettavano a portare via il loro cartoni ed a pulire, chiedendomi scusa. Questa mattina già da lontano ho visto qualcosa di strano, il pavimento dei portici, la mia vetrina e il vaso della pianta del bar Verdi erano tutti sporchi di rosso. Un fatto di sangue notturno? Avvicinandomi cauto ho visto a cos'era dovuto tutto quello scempio: ai pomodori. La notte scorsa i barboni dei dintorni, prima di addormentarsi esausti (e ubriachi) davanti alle vetrine dei negozi, si sono affrontati tipo spaghetti western a suon di pomodori (un'intera cassetta di San Marzano). Non solo, hanno dormito fino all'arrivo del barista, che è stato costretto a "disturbarli" con dei calcetti nei fianchi per poter entrare nel suo locale. Io sono arrivato alle otto e per due ore e mezzo mi è toccato pulire la vetrina e la soglia "insanguinate" (togliere i semini spiccicati nel vetro non è stato facile). Ma mi chiedo: perché invece di usarli come proiettili, i pomodori non se li sono mangiati?
Diario del 19 agosto Sono stato assente dal negozio per cinque giorni e mezzo, al ritorno mi attende una cosa ormai insolita: una cartolina. Ecco il testo: "Com'è purtroppo è così - puo solo peggiorare con - la madonna del Rosario - Tutti daccordo per coprire - stragi e politici ma - i genitori sono - indiscutibili - Ho dei 45 e 33 giri - cassette registrate tutte -rovinate Saluti - sinceri gradita - risposta a presto - se potesse e lo so!" (vedi sotto foto della cartolina). Uno scherzo o una triste realtà?"
Diario del 5 agosto Era ormai più di un mese che aveva da parte l'ultimo cd di Gianna Nannini, pensavo si fosse offeso perché avevo parlato di lui sul Diario: mi riferisco a Marino, l'uomo arancione. Eccolo invece spuntare, "Ciao Gian, è un po' che non passo, mi hanno trasferito a Recco", e, accorgendosi del mio sguardo sorpreso, prosegue, "Lo so perché mi guardi così, non sono più arancione. Sono sempre chiuso in officina, mi sembrava inutile vestirmi in quella maniera e allora ho cambiato colore". Ecco la mia sorpresa: al posto dei calzoni e del giubbotto arancio, ecco calzoni e giubbotto grigi, orologio arancio, ora grigio, braccialetti arancioni, ora grigi. Tirando fuori il portafoglio per pagare, me lo mostra "Solo questo non è cambiato"; effettivamente non è grigio, ma nemmeno più molto arancione, forse a causa di un tentativo di cambio di colore non ben riuscito. Mi ricordo di avergli regalato due penne arancioni, dono di un rappresentante, quello stesso rappresentante questa volta me le ha portate grigie: segno del destino? Ovviamente gliele regalo.
Ormai è un ritornello quotidiano: "Quando chiudi?". Ovviamente i clienti non si riferiscono alla chiusura "totale" (almeno spero), ma a quella d'agosto. Allora ribadisco: non chiudiamo per ferie dal 1973. Per sicurezza ho messo questo cartello in vetrina. Domani qualcuno me lo chiederà ancora?
Diario del 30 luglio L'età è simile, poco meno di settantanni il primo, poco più di sessanta il secondo, l'aspetto è opposto, elegante nel suo abito di lino color panna, camicia in pendant, non un capello fuori posto il primo, molto casual con calzoni alla zuava, grosso zaino sulle spalle e lunghi capelli arricciati dai lati alla Sor Pampurio, il secondo. Lo scontro è quasi inevitabile. L'elegantone entra e tira fuori il mobile contenente i vinili di classica e jazz usati, bloccando quasi completamente l'ingresso; al woodstockiano non interessano quei generi e vorrebbe passare oltre, ma non riesce a infilarsi nel piccolo spazio lasciato libero dal carrello estratto dall'altro; dopo una trentina di secondi di attesa, visto che quello non sembra accorgersi della sua presenza, biascica un "Vorrei passare", l'altro non apre bocca, ma sdegnosamente con la mano gli fa segno che gli ha lasciato lo spazio (non più di dieci centimetri), "Non ci passo" dice l'hippie, ma l'altro non lo considera, allora con molta fatica e uno sguardo d'odio, s'infila (zaino compreso) nello stretto pertugio e si avvia verso la casella dei Clannad; cerca il primo, ma non ce l'ho, allora se ne va, questa volta senza fatica, perché il mobile è rientrato al suo posto ed anche il gagà abbandona il campo con un gelido "Buongiorno".