Il Diario di Disco Club

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Diario del 26 luglio
Ed eccolo il terzo pensionato: Mimmo, l'amante (platonico) di Emmylou Harris. Vi ho già raccontato del famoso concerto di Vienna della "signora del country", se non ve lo ricordate passate al venerdì pomeriggio e lui sarà ben felice di ripetere per la ventesima volta (e mi limito) la storia che si conclude sempre nella stessa maniera "i biglietti erano carissimi, ma chi se ne frega, si vive una volta sola, ed io ero stravaccato su una poltrona della prima fila a vedere cantare la signora del country". A proposito, per il Record Store Day di aprile era prevista l'uscita di un cofanetto con i primi lp di Emmylou, appena Mimmo lo sa si precipita ad ordinarli (anche se li ha già tutti), li ordino, ma dopo pochi giorni gli dico che non ho la certezza che arrivino. Angoscia, come fare? Si confessa col pluriespulso, che, vedendolo così disperato, gli propone "Te lo ordino dal negozio di Biella dove prendo dei dischi", telefona, passa il telefono a Mimmo ed ecco fatto, cofanetto ordinato. Siamo certi che arrivi? Mimmo è in ansia, un amico esperto di internet gli dice "Te lo ordino io in America", fatto anche questo terzo ordine. Pochi giorni dopo il RSD, il cofanetto arriva a noi, arriva a Biella e, chissà, forse arriva anche a Mimmo dagli USA. Risultato? Ora a Genova e a Biella campeggiano due copie invendute del mitico cofanetto. Mimmo è anche un po' (e mi limito) sbruffone, oggi arriva un cd di Connie Francis, Marco l'Elettrico glielo fa vedere, lui "Sai, quando uno ha a casa 385 cd, è difficile trovare qualcosa che non abbia". Dovrei fargli presente che, per mio fortuna, ho un bel po' di clienti che in casa hanno qualche (e anche qui mi limito) disco in più di lui, ma lascio perdere. Lui continua, "A ogni modo ci saranno le solite cose, almeno c'è Tango della Gelosia?" (ma non fa parte delle solite cose?), l'Elettrico, "I titoli sono in inglese, non so com'è il titolo in inglese", e Mimmo prontamente in perfetto inglese, "No, non è la gelosia".

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Diario del 25 luglio
Rieccoci con i pensionati. Oggi tocca al pittoresco Alessandro, harleysiano convinto e gran casinista. I suoi ingressi in negozio sono sempre uguali, entra tenendosi la patta e chiede, "Scusi, dov'è il bagno, mi scappa?", lasciando sbigottiti i clienti che non lo conoscono, anche per l'abbigliamento eccentrico e la bandana in testa (deve averne una collezione infinita), io rispondo, "Guardi che ha sbagliato porta, il bar è di fianco" e lo sbatto fuori tra gli sguardi sempre più sorpresi dei non habitué; a questo punto lui scoppia nella sua risata contagiosa, che rasserena l'ambiente, e parte a parlare; l'argomento odierno è la provenienza dei cantautori della scuola genovese, a parte Fabrizio De Andrè. Non ne azzecca uno: "Gino Paoli non è mica genovese, è nato a Viareggio", "Sbagliato, è nato a Monfalcone", "Davvero? Belin, non lo sapevo. Ad ogni modo nemmeno Bruno Lauzi è nato a Genova, è di Sestri Levante", "Risbagliato. E' nato in Eritrea ad Asmara", "Belin qui. Meno male che almeno uno è nato a Genova", "Chi è?", "Luigi Tenco!", "Ale, non ne azzecchi una. Speravo dicessi Umberto Bindi, almeno lui è nato a Bogliasco. Tenco era piemontese, di Ricaldone", "Ma cosa me ne frega a me (rafforzativo) dei cantautori genovesi. Lo sai che a me piace il southern rock, i Lynyrd Skynyrd, quelli sì che hanno il sangue nelle vene, non quelle lagne dei cantautori", "Avevano Ale, sono tutti morti".
Oggi al centro dell'attenzione c'è stata anche la "fragola". Qualche buontempone ha lasciato una fragola appoggiata sopra l'espositore dei cd. L'ha trovata Lorenzo e quando l'ha presa in mano mi è venuto da dirgli, "Adesso sei Lorenzo Fragola". Da qui l'idea di lanciare il rebus, ma il primo che ha risposto, Edoardo Pasteur, ha indovinato. Gli abbiamo messo da parte il premio: la fragola.
p.s. T-shirt della pecora nera arrivata a sei giorni, le pecore bianche reggono ancora bene.

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Diario del 24 luglio
Parliamo un po' dei nostri pensionati, cioè di quei nostri clienti storici che sono riusciti a diventare dipendenti dell'Inps.
Il numero uno non può essere altro che il Pluriespulso. Oggi indossa per il quinto giorno la t-shirt della pecora nera (vediamo se questa volta supera la barriera degli otto giorni raggiunta nel mese da altre due magliette); racconta un episodio, già ripetuto più di una volta con platea diversa (io sempre presente), accaduto quando ancora lavorava al pronto soccorso di San Martino, "Ero sul piazzale a fumarmi una sigaretta, quando mi si avvicina Bilancia", "Chi? Il serial killer?", "Sì, proprio lui, era di casa al pronto soccorso, mi dice 'Carlo fammi accendere la sigaretta', io prendo l'accendino e faccio per accendergliela, in quel momento una mano mi blocca, ' Tranquillo, la accendiamo noi', erano due poliziotti in borghese, che lo hanno spinto in una macchina e portato via". Il nostro Pluriespulso testimone dell'arresto del maggior assassino della storia criminale genovese, l'ultimo ad averlo visto libero. Questa storia, come detto, l'ho sentita più volte e ho dato per scontato che fosse vera, ma oggi, mentre la stavo scrivendo, sono andato a leggere wikipedia, ecco la sua versione dell'arresto: "Donato Bilancia venne arrestato il 6 maggio 1998, appena uscito da casa sua in via Leonardo Montaldo a Marassi". Sono da anni che ci attanaglia un dubbio, davvero il pluriespulso ha tre manifesti del concerto dei Beatles a Genova e il biglietto del concerto di Elvis Presley al Madison Square Garden che fine ha fatto?
p.s. Nei prossimi giorni altre puntate dedicate agli over

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Diario del 20 luglio
Per fortuna stasera suona Gabbani e così finisce il supplizio della prevendita. Siccome per molti prevendita significa comprare il biglietto poche ore prima del concerto, oggi ci hanno massacrato di telefonate, le "o" e le "u" di Discoclub si sono moltiplicate e abbiamo dovuto far fronte alle richieste più strane. Esempio, "Discooooocluuuub", donna, "Il polpo come lo facciamo, è buono al verde...", finalmente si accorge che io ho risposto e allora, "Pronto Orlandini?", "Mi spiace ha chiuso qualche anno fa", "E allora lei chi è?", "L'ho appena detto, Discoclub, anzi discoooocluuuub", "Ma li ha lei i biglietti di Gabbani?", "Per ora sì, ma tra poco vengono gli organizzatori a riprenderseli", "Allora facciamo così, lei me ne tiene cinque, quando vengo glieli pago, se vuole le do il numero della mia carta di credito", "?!?!?".
Ecco in negozio un'altra donna, è tutta sgarzellina, nonostante l'età non proprio verde, "Ha i biglietti di Gabbani?", "Sì, eccoli, quanti ne vuole?", mi guarda come se avessi fatto una domanda scema, "Ma uno, no?", glielo porgo, lei lo guarda delusissima, "Me l'aspettavo più grande" con la sua espressione da donna/bambina.
Oggi è rispuntato anche il Ciondolone, la domanda è la stessa, "Scusi se la disturbo, ma io ci tengo tanto, non sa mica come sta Milva?".
L'oscar odierno spetta però a una ragazza che ci chiede, "Avete dischi del 2017?", ovviamente viene subissata da battute e prese in giro di tutti i vecchi satiri del negozio (è simpatica e carina), lei non si tira indietro e alla fine si porta via una raccolta inutile di inutili successi estivi, ma è contenta (e anch'io, ho fatto fuori un altro pezzo dell'angolo della vergogna).
Quest'anno il pluriespulso (a proposito, oggi a pochi centimetri dall'ennesima espulsione, causa il vinile dell'ultima incisione di Chuck Berry, ordinato da un altro cliente e che lui sosteneva essere il suo) non ci vuole dare soddisfazione, anche la t-shirt Napapijri non ha passato gli otto giorni ed è stata sostituita da quella con la pecora nera, quelle bianche oggi erano veramente bianchissime!

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Diario del 19 luglio
Quello che mi sorprende ultimamente è il numero di ragazzi storditi che entrano in negozio e non storditi per "merito" di droghe o alcol, ma proprio al naturale. Qualcuno lo si distingue subito dall'aspetto, altri invece ti fregano come quello di oggi, un bel ragazzo e dallo sguardo sveglio. Entra e mi chiede, "Dove sono i cd degli Ac/Dc?", me lo aveva già chiesto pochi giorni fa, se lo è già dimenticato, eppure sono proprio lì, all'inizio della fila davanti a lui; glieli mostro e lui, "Sono il mio gruppo preferito", li guarda indeciso, "Vorrei prenderne uno, mi consiglia?", "Se sono i tuoi preferiti li avrai quasi tutti, no?", "No", "Ah, allora incomincia da quelli vecchi, il classico Back in Black", non lo convinco, è attratto dalla copertina di Rock or Bust, titubante, "Questo?", "E' l'ultimo, non è certo il migliore", un po' vergognoso, "A me piace questo", "E prenditi questo". Paga, ma non se ne va, "Posso chiederle ancora una cosa?", "E chiedila", "Avete qualcosa di dark?"; adesso questo cosa intenderà per dark? Glielo chiedo, "Tipo?", "I Darkness".

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Diario del 18 luglio
Chi passa in negozio, inevitabilmente, lo vede, perché non salta un giorno, chi non è assiduo o abita lontano (ad esempio Utri) no e ci chiede sue notizie; chi è? Il Pluriespulso.
Nelle estati di qualche anno fa si è esibito in performances difficilmente superabili, il record della maglietta indossata per più giorni consecutivi ad agosto è suo, 23 giorni con la t-shirt Sun Records.
Anche quest'anno la detentrice del primato ha fatto un rientro, ma di breve durata. I suoi quasi trent'anni si notano da tutta una serie di buchetti, che la fanno assomigliare a quel gioco della Settimana Enigmistica, in cui bisogna unire i punti per vedere un disegno; in questo caso è il contrario se si uniscono i buchi la scritta sparisce. Altre veterane si sono alternate, tipo la "Pecora Nera", un gregge di pecore bianche con in fondo una nera, che non è all'altezza della Sun perché dopo qualche giorno le bianche diventano grigie e si confondono con la nera; ma due settimane fa la sorpresa, si presenta dopo anni con una t-shirt nuova, mai indossata, con l'effige di Elvis, del resto anche lui ha fatto parte della scuderia Sun Records. Abbiamo puntato forte su questa, qualcuno si è sbilanciato a scommettere sul superamento del record, ma, probabilmente per colpa del Geometra che ogni giorno gli faceva il conteggio (6 giorni, 7 giorni, e lui "ma io non sudo") ha fatto sì che il tentativo di record abortisse dopo solo 8 giorni. Ora siamo tornati a una vecchia maglietta degli anni '90 (una Napapijri), con oggi sono 7 giorni. Vi tengo aggiornati.

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Diario del 17 luglio
La prevendita dei biglietti per il concerto di Gabbani ha portato in negozio una fauna variegata, che probabilmente si appresta a vedere il primo concerto della vita, trascinata da una frotta di bambinetti fans dello scimmione di Occidentali's Karma. Incominciamo con le telefonate.
"Discooocluuuub", "Avete voi i biglietti per Gabbani?", "Sì", "Bene, dove siete in via San Vincenzo, all'inizio dalla parte di via XX o alla fine da Brignole?", ci risiamo con questa domanda, "Noi siamo all'inizio, che però è dalla parte di Brignole –e preciso- sotto il grattacielo", voce sorpresissima, "Il grattacielo? Ma non ne ho mai visti lì", "E' qui dal 1968, quando lo hanno finito".
"Discoooocluuuub", "Avete i biglietti di Gabbani?", "Sììììì", "Bene, come faccio per averli, devo venire lì?", "A casa non li portiamo", "Fino a che ora siete aperti?", "Alle 19", "19 in punto?", "Grrrr", non sono stato io, è stato lo scimmione di Gabbani, ve lo assicuro.
Ora in negozio. Giovane ragazzo, "Due biglietti di Gabbani, pago con la carta di credito", "No, solo in contanti", "Allora devo aspettare una persona, non ho contanti"; si mette davanti al banco, nel frattempo entrano dei ragazzotti, più giovani di lui, e mi sparano una serie di nomi di rappers italiani, non ne ho nemmeno uno, il ragazzo interviene, "A me il rap non piace proprio, altrimenti non andrei a vedere Gabbani", conclude con aria di superiorità. Arriva la persona, prende due biglietti, "Quanto è?", "44 euro", "Sono venuta da Pegli, almeno il biglietto dell'autobus o un caffè?", "Grrrrrr", come sopra, lo scimmione.

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Diario del 14 luglio
Anni fa, quando non c'erano computer e smartphone, era normale da bambini giocare ai cowboys. Me lo hanno fatto ricordare due clienti che sono venuti oggi. Prima arriva Antonio e si piazza davanti al banco per ritirare un cd ordinato, mentre parlo con lui, ecco che entra Gigi. Mi giro verso il nuovo arrivato, che vuole fare un ordine in Olanda. Mentre guardiamo il monitor, sento alle mie spalle un urlo "Generale Custer!", Gigi si blocca e guarda chi ha parlato, "Caramba", mi sembra di essere Raffaella Carrà, i due si abbracciano e ricordano i tempi passati, quando nelle calde giornate estive di Casella giocavano a farsi la guerra: Gigi era il generale Custer e Antonio Toro Seduto. A Disco Club, qualche volta, si torna bambini.....

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Diario del 13 luglio

Diario del 13 luglio
Dopo le miniature delle copertine di Fausto Meirana, in occasione del Record Store Day di aprile, abbiamo deciso che la vetrina del prossimo compleanno di Disco Club (il 19 dicembre sono 52 anni) sarà appannaggio di un altro cliente: Roberto e la sua raccolta di autografi. Roberto è un cecchino formidabile, abbiamo già raccontato della sua caccia spietata a Patti Smith, capitolata dopo vari tentativi infruttuosi, la lunga attesa notturna davanti all'albergo in attesa che Morandi finisse la sua passeggiata notturna, la chitarra acquistata apposta per farla firmare sulla spiaggia di Sestri Levante da Mark Lanegan, le innumerevoli firme di cantanti dei quali non gliene frega proprio niente; al proposito gli ho chiesto, "Ma se ti fai fare l'autografo da Gigi D'Alessio, poi vai a vedere anche il concerto?", "Figuriamoci, mi basta la firma".
Ed eccolo di ritorno qualche giorno fa da Firenze con altri due trofei: Steven Tyler e Joe Perry, gli Aerosmith! Questa volta è stato davvero un trionfo, Roberto non si è limitato agli autografi, ma come racconta lui, "Ho regalato a tutti e due una collana che hanno tenuto per tutte le foto, ma quella di Steven era lunga e pesante, quindi non l'ha messa durante il concerto, mentre Perry sì, perché la sua era più piccola e dava meno fastidio". La foto sotto è la prova inconfutabile della veridicità di quello che dice. La foto sotto è la prova inconfutabile della veridicità di quello che dice: le due collane sono passate dal collo di Roberto a quello dei due Aerosmith. Ovviamente, dopo foto e autografi, è entrato a vedere il concerto e la sua collana appesa al collo di Perry.

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Diario del 12 luglio
Entra una ragazza e si piazza davanti allo scaffale dei vinili nuovi, li guarda, ma sembra in difficoltà. Le chiedo "Posso aiutarti?", lei "Sì, quali sono i vinili?", "Quelli lì davanti a te", un po' sollevata chiede "Hanno solo due canzoni?", "No, è un disco intero, come i cd", "Devo fare un regalo", che non fossero per lei l'avevo capito, "Ma non so cosa, al mio ragazzo piacciono soprattutto i Pink Floyd. Ha qualcosa degli Scorpions?" (strana associazione Scorpions/Pink Floyd), lei spiega, "Dei Pink ha quasi tutto, non vorrei prenderne uno doppio". Le consiglio l'ultimo di Roger Waters, "Magari non lo ha ancora comprato", lei mi guarda sgomenta, le leggo negli occhi "Ma chi è questo Waters?", anticipo la domanda "E' uno dei Pink Floyd, il disco è uscito da poco". L'ho convinta, compra il vinile di... questo Roger Waters.

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Diario del 11 luglio
Negli ultimi tempi Genova è diventata una città turistica. Ho visto in negozio più stranieri nell'ultimo anno che nei primi 50. Anche oggi, dopo il violento e, per fortuna, breve temporale orizzontale (nel senso che la pioggia non scendeva in verticale, ma sulla nostra vetrina finiva quella che avrebbe dovuto bagnare via XX), entrano solo foresti. I primi sono due simpatici ragazzi francesi di Le Mans che comprano un vinile intitolato, ovviamente, Grand Prix. Per seconda una coppia di giovanissimi, non ho capito bene di dove perché si sono limitati a rivolgermi un "ciao", la ragazza, probabilmente a causa delle scarpe bagnate dalla pioggia, passeggiava tranquillamente scalza. I sandali invece li ha salvati una ragazza di Torre del Greco, che nel momento peggiore del fortunale si è rifugiata in negozio, intrattenendosi piacevolmente con noi fino al ritorno del sole.
Il clou lo si raggiunge quando entra una russa. Non saluta, sente nel telefonino a un volume esagerato musica rap, per contrastarla metto su il primo pezzo di Psychedelic Pills di Neil Young (dura 27 minuti e 50 secondi, spero se ne vada prima). Si avvicina alla cassa e finalmente mi rivolge la parola (sa l'italiano, mi sa che non è una turista), " I cd costano tutti 19€", "No, perché?", non me lo dice, poi vede uno scaffale di vinili usati di musica sinfonica, "Quanto costano?", "Cinque euro", sono in un punto quasi irraggiungibile, ma lei li ha scovati, "Vorrei sentirli", "No, non ho il giradischi", "E quello?", indica il giradischi di Elvis, mento, "E' di figura". Prende i vinili che voleva sentire, li fotografa, manda messaggi, anch'io vorrei mandarla...., ma non ce n'è bisogno, se ne va da sola. Ah, ovviamente non ha salutato.

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Diario del 10 luglio
Ripeto sempre ai miei clienti da Diario, che loro vengono in negozio per consolarsi, guardando infatti la new entry di turno, pensano, "Belin questo è peggio di me". Anch'io ultimamente mi consolo con i nuovi clienti, guardandoli posso dire, "Belin, io sono ancora giovane". Consolazione relativa, perché penso che anch'io tra una decina di anni, magari entrerò in un negozio di dischi e chiederò, "Vorrei un disco con Luna Verde di Tajoli", richiesta odierna di un vecchietto. La dimostrazione che non ci separano poi tanti anni è che io gli propongo, "No, forse ho Verde Luna di Flo Sandon's" (quindi la conoscevo), ma lui duro, "No, voglio Luna Verde di Tajoli".
Il secondo vecchietto è più arzillo, "Mi dia qualche cd con canti e balli ecuadoriani", lo deludo e lui "Ma come mai? Quelle (si riferisce solo al genere femminile) cantano sempre", mi strizza l'occhio il vecchio satiro e se ne va.
Ecco un altro terzetto. Il primo, "Cerco l'ultimo di Mina Celentano", glielo do, lui, "Sono vuoti", "In che senso?", "Manca il nuovo", "E' questo", "No, ne è uscito un altro, lei non è aggiornato", "Guardi, più avanti ci sono Stereosound, Kamarillo e poi anche Orlandini e Ricordi, provi da loro", "Ah sì Ricordi, quelli sono aggiornati".
Il secondo cerca il 45giri di Frank Sinatra "My Way Of Life" e il terzo "Mi dia il dvd di Zénit", "Chi è?", "Non lo conosce? Strano è famosissimo", "Dove?", "In Spagna". Ah beh, sì beh.
Poi ci sono quelli più giovani di me, ma in pensione da qualche anno, cosa che provoca in molti un invecchiamento precoce, vedi Sergio che oggi mi dice "Non ho niente di Ivano Fossati, vorrei prendere qualcosa", "Ne ha fatti un bel po', quale vuoi?", lui, sorpreso, "Ah sì? Non pensavo perché è morto giovane", io, più sorpreso di lui, "Fossati è morto? Ma cosa dici?", "Ah no? Forse mi confondo. E' mica Ivan Graziani?", "Così va meglio", "Eh va be'. Ivan o Ivano è la stessa cosa".

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Diario del 4 luglio
Clienti teorici, davanti alla vetrina, lui "Cos'è quella cosa che voleva Emanuele?", lei "Occidentali's Karma, ma non possiamo prenderlo su internet?", lui "Non ti ho mica detto che lo prendiamo qua, volevo solo vedere se ce l'avevano per contrattare sul prezzo". Non lo trova in vetrina, non entra, non contratta.
Sempre Gabbani alla ribalta, questa volta per una telefonata. "Discooocluuuub", donna, "Pronto volevo sapere se avete i biglietti per il concerto di Gabbani", "Sì", "E' possibile prenotarli?", "No, è possibile venirli a prendere", "Ah, dove siete in via San Vincenzo? Non vi ho mai visto", "Beh, sono solo 51 anni e 6 mesi che siamo qui", "All'inizio o alla fine?", "All'inizio", "Da che parte?", "Scusi, se lei mi ha chiesto inizio o fine, dovrebbe sapere qual è l'inizio", lei, confusa, "Ma come faccio a trovarvi?", "Senta, in via San Vincenzo, come in tutte le strade, l'inizio si riconosce perché i numeri civici salgono, mentre alla fine scendono, i numeri pari sono a sinistra e i dispari a destra, in più ci sono i numeri rossi, noi siamo al 20r, inizio, sinistra, numero rosso. Coraggio, può farcela".
Dimenticavo, la prima telefonata è arrivata alle 8:15, mentre stavo aprendo, non rispondo, è troppo presto, seconda alle 8:35, stesso numero, non rispondo, 9:00, è l'orario di apertura, posso rispondere, "Discooocluuub", sempre voce femminile, "Avete i dischi della Harley Davidson?".
Seconda telefonata, "Discooocluuub", uomo, "Sto cercando l'uccellino della comare", "Qui non c'è".
Ancora al mattino, telefono, "Discoooocluuuuub", ragazza, "Buonasera", io "Buongiorno", "Ah, sì, scusi, buongiorno. Sono la figlia di mio padre", "Lapalissiano", lei, ancora più agitata, "Cioè, sì, mi ha detto che ha ordinato il cd di Riki, quello di Amici". Quale padre, tale figlia.
Giornata telefonicamente dura. Pomeriggio, "Discoooooocluuuuuuub", anziano, "Cerco il tormentone dell'estate Despancito, non so se è portoghese o sudamericano", "Non lo abbiamo", "Come mai? Lo suonano da tutte le parti, non siete aggiornati?", "Sui tormentoni no".
Chiusura in bellezza, ragazzo "Cerco disperatamente il vinile di Bowie con i baffi".
18:59, suona il telefono, rispondo o non rispondo? Vince la curiosità di sapere chi è l'ultimo rompiballe telefonico del giorno, "Diiiscooooooooooooooooooooooooooocluuuuuuuuuuuuuuuuuuub". Non lo saprò mai, ha posato.

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Diario del 23 giugno

Diario del 23 giugno 2017
dal buon ritiro (nemmeno tanto, 34 gradi) di Piossasco.

E' tutta la notte che le vibrazioni del telefonino, col loro "uuu", mi svegliano segnalandomi l'arrivo di un muovo messaggio. Adesso su messenger abbiamo già superato i cinquanta. Quest'anno a vincere la gara a chi prima mi scrive gli auguri, è stato Alessio Gozzi (alle 0,01). A dire il vero uno lo ha battuto, Franco Ricciardi, ma barando, alle 22,49 non vale. Aggiungiamoci tutti quelli che lo hanno fatto direttamente nella pagina facebook e tutti quelli che ancora non lo hanno fatto. Eppure io ve lo avevo detto.

"Oh belin, ci risiamo. Ve l'avevo già detto di lasciar perdere gli auguri per il mio compleanno e invece voi insistete, anzi vi moltiplicate. Facile per voi, che avete 10, 20, 30, 40 e qualcuno 50 anni di meno, dire il solito "ma non li dimostri, non contano quelli che hai, ma quelli che ti senti"; io invece li conto e ci vuole una vita (appunto) per arrivare a 70.
Aggiungiamoci che 22 giorni fa sono diventato nonno, NONNOOOOO!
Questa parola mi riporta ai miei di nonni. Quelli naturali non li ho conosciuti, il materno perso nella prima guerra mondiale (in combattimento), quello paterno durante la seconda (peritonite). Ho ripiegato su due nonni di riserva, entrambi dalla parte di mia mamma: il primo aveva sposato la nonna Cate, giovane vedova di guerra, ed era il mio preferito. Abitava a Sestri Ponente, sulle alture, da buon contadino piemontese aveva il suo orto, alberi da frutta e allevava galline e conigli. Si era anche fatto davanti a casa un campo da bocce e mi aveva insegnato a giocare, facendomi diventare un campione in erba come bocciatore, soprattutto nelle gare di tappadda. Scommetto, ignoranti, che non sapete cos'è la tappadda, vero? Il gioco consiste nel mettere due bocce in verticale a dieci centimetri circa di distanza l'una dall'altra e bocciare, cioè colpire, la seconda senza toccare la prima. Ci riuscivo spesso facendo "cianta al posto" (anche questo, m'immagino, non sappiate cosa vuol dire: colpendo la seconda boccia sostituirsi a quella, appunto, sul posto). Altre cose che ha insegnato al me bambino: pranzo alle 12 e cena alle 19 in punto e se qualcuno non c'era fatti suoi, lui incominciava; capitolo ravioli, prima di mangiare quelli col tuccu, si faceva servire come antipasto un piatto di ravioli col vino.
L'altro nonno acquisito, Pippo, è quello che ha allevato mia mamma, povera orfanella di guerra. Lui me lo sono trovato in casa quando ero bambino e non era un piacere. L'arteriosclerosi gli aveva procurato parecchi problemi, che si erano riversati su mia mamma e di conseguenza su tutti noi: cadute notturne dal letto (e per rialzarlo ci sarebbe voluto un paranco, visto che pesava sui 100kg), memoria svanita, piaghe alla testa dovute al malfunzionamento della circolazione sanguigna e questa era la cosa che più mi angustiava; già ero magrolino e non un mangione e vedermi davanti a tavola quella testa fasciata con macchie di sangue, schizzinoso com'ero, mi faceva passare all'istante ogni voglia di mangiare; per compensare questa inappetenza, mia mamma mi faceva delle merende abbondanti con panini energetici (olio e sale oppure burro e zucchero) e uova sbattute con lo zucchero (senza marsala). A gennaio del 1958 la malattia ebbe la meglio sul nonno Pippo, che se ne andò (non in un'altra casa, proprio via definitivamente) e devo confessare una cosa: non mi dispiacque. Lo so, adesso direte "che bambino cinico", ma non vedermelo davanti a tavola ha aumentato il mio appetito e poi si era liberata una stanza, dove passava mia sorella e io scalavo dal divano in stanza coi miei genitori a quello in sala (per diventare anni dopo proprietario della stanza di nonno Pippo quando mia sorella si sposò).
Arriviamo al punto. Sapete quanti anni aveva questo mio nonno, che ha angustiato la mia vita (poveretto, incolpevolmente) quando ero bambino, al momento in cui ci ha lasciati? Settantadue, 72 anni!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Solo due di più di quelli che ho compiuto oggi. A pensarci mi sento già vecchio, nonostante le vostre rassicurazioni. e i vostri auguri mi rattristano ancora di più, allora mi alzo e vado a guardarmi allo specchio.

Nooooooooooooooooooooooooooooooo! Ve lo dicevo che, quando si supera questa asticella, si invecchia in un attimo!"

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Diario del 22 maggio
Gli espositori che ho sul banco attirano l'attenzione di un cliente, "Puoi dirmi dove li hai presi?", "Da Amazon", lui "Eh?", penso che non abbia capito e ripeto "Da Amazon", lui aveva capito, ma "E cosa é?". Bravo! Tutti così dovrebbero essere i miei clienti, non intendo tonti, ma non amazon-dipendenti.
Ecco un vecchio compagno della facoltà di giurisprudenza, lui ha finito ed è diventato avvocato, a me manca un esame da 44 anni. "Ciao, come va? Senti mi serve un cd da regalare a mio genero, a lui piace il jazz. Pensavo a qualcosa di vecchio, perché lui si scarica tutto e quindi è più facile che non abbia i dischi di tanti anni fa", io "Veramente è il contrario, quelli vecchi li trovi dovunque", lui "Allora dammi qualcosa di recente", gli propongo il cd jazz più venduto dell'anno scorso, l'inedito di Bill Evans, lui "Non è troppo frenetico?", "Bill Evans? No". Non è convinto allora mi chiede "un disco di un jazzista giovane, magari locale", "Questo, è il nuovo di Pozza", e lui "Non è musica troppo frenetica?". Lo lascio nel dubbio e servo un'altra cliente, "Dica", lei "Avete musicassette?", "Solo due....", "Mia figlia vorrebbe quella di Melanie Martinez". Ottimista.
Torno dal giurisprudente, che mi sorprende "Guarda, aspetto a decidere perché a pensarci bene non credo che mio genero abbia un lettore cd, scarica sempre". Pessimo cliente, quello di prima non conosceva Amazon, questo non conosce nemmeno i cd.
Ed eccoci in chiusura, entra Roberto al quale ordino spesso cd, che poi lui viene a ritirare regolarmente in ritardo. Adesso ne ha in sospeso uno dall'estate scorsa dell'orchestra Mantovani. Glielo faccio presente e lui "Hai ragione, ti prometto che a fine mese vengo a comprarlo". Finalmente si decide a dirmi il motivo per il quale non si decide a prendere il cd, "Sai mi fa un po' effetto mettermi in casa un cd di Annunzio Paolo Mantovani", io "Perché scusa?", lui "Io sono genoano".

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Diario del 18 maggio
Primo caldo e gli effetti si fanno subito sentire, soprattutto sentire col naso. Sì oggi è stata una gara a "deodorarci" il negozio, il fatto è che non usano un profumo di rosa, quando poi sono in contemporanea presenti tre untori diventa un bel casino. Oggi agli abitudinari Scussssi e M. si è aggiunto un foresto, e non nel senso limitato di uno non di Genova, ma proprio straniero. Un vecchio inglese, che (come rilevato da Dario) sembra uscito dal romanzo di uno dei miei autori preferiti, Charles Dickens; non certo dal Circolo Pickwick, con i suoi protagonisti eccentrici e allegri, ma piuttosto da Oliver Twist, con la sua tetra corte di mendicanti e ladri. Vestito di scuro con un giaccone che non vede l'acqua, se non quella piovana, da anni e un copricapo altrettanto antico, ingobbito tipo Quasimodo, scartabella per un'ora (purtroppo) nel nostro reparto vinili jazz usati. L'unica cosa positiva è che il jazz si trova dalla parte opposta del negozio, nonostante questo dopo pochi minuti l'aria si fa irrespirabile anche alla cassa, mettendo in fuga i clienti, io boccheggio e mi piazzo sulla porta, dove Bacci, un frequentatore abituale dell'angolo jazz, sempre impeccabile e profumato, mi passa dietro lasciandoci soli contro lo straniero. Ci si abitua a tutto e rientro al mio posto per fargli il conto, mi porta una pila di dischi. "almeno oltre all'odore di rancido, mi lascerà un po' di soldi", penso, ma mi sbaglio, si porta via una decina di lp per 61€ (forse è scozzese), non solo, mentre stacco i bollini dalle copertine controlla che io non gliele rovini, molto attento alla pulizia del disco. Lui finalmente esce, ma la puzza rimane e mi rendo conto che altri due dispensatori di odori sono entrati, mentre m'intrattenevo col foresto. Uno è Scusssi, di rientro dopo la lunga espulsione per non aver comprato i dischi ordinati, era dimagrito, con la pancia meno a punta, ma adesso sta recuperando il peso e a sudare come una fontana. Mi porta un cd alla cassa, costa 10,90€ e mi fa la solita richiesta, "mi fai 90 centessssimi di sconto", non è giornata, risposta secca "No". Rimane spiazzato e se ne va con un "buonasssera" triste. Io mi precipito in bagno, recupero il deodorante al glicine e trasformo il negozio in un giardino profumato.

p.s. Il "giardino profumato" è durato pochi minuti. Infatti l'inglese è rientrato chedendoci se avessimo trovato la sua "Map of Genoa, lost"....

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Diario del 16 maggio
Pensavo di essermene liberato. Da quando ho cercato di fotografarlo col cartello "il rompiballe" è fuggito e non si è più visto in negozio. Questa mattina prima ancora delle nove eccolo di fronte a me: Ivano! In realtà non vuole me, cerca i ragazzi dell'usato, ma a quell'ora probabilmente dormono ancora. Non gli do confidenza, lo caccio fuori. Davanti alla vetrina prima importuna una ragazza, "Non conosco un disco di questi, tu li conosci?", non lo saprà mai, lei fugge; poi passa alla portinaia di riserva (la titolare è assente), "Signora, lei conosce un avvocato?", lei me lo rispedisce dentro, "Chiedi a Gian, lui li conosce", così rientra, "Mi ha detto la signora che tu conosci un avvocato", "No"; non mento, infatti purtroppo ne conosco molto più di uno (adesso tutti i clienti avvocati penseranno che quel mio "purtroppo" si riferisca a loro) e lo rispedisco fuori. Un attimo solo, rientra, "Gian, ti chiedo un piacere, posso fare una telefonata? Devo chiamare la mamma per dirle che arrivo subito, appena aprono di là", quindi tra più di un'ora, e dovrei tenermelo qui? Non se ne parla nemmeno. Risposta secca, "No". Se ne va, mentre squilla il telefono, "Discooocluuuub", "Pronto, senta, mio figlio è lì fuori (noooooo, la mamma di Ivano no!), vuole andare di là, ma dice che è chiuso. Lei vede se è chiuso o aperto?", "sempre secco come col figlio, "No", "Io continuo a telefonare di là, ma non rispondono. Come mai?", "Forse perché è chiuso?", "Ma lei potrebbe andare di là e dire al ragazzo che mi risponda", "Noooo", "Mi ha detto mio figlio che lei lo ha trattato bruscamente. Potrebbe andare di là e dire al ragazzo...", tratto bruscamente anche lei, sbatto giù il telefono.
Al posto di Ivano entra un nuovo cliente, non troppo giovane, "Avrei una richiesta un po' strana da farle", mi viene già male, anche questo adesso cosa vuole? "Ha qualcosa in negozio di un cantante vecchio, Don McLean?", non era poi così strana, ovviamente cerca American Pie, che teniamo sempre e che gli porgo, lui lo prende e, mentre si avvia verso la cassa, chiede, "Senta, un'altra cosa. Si ricorda Fausto Cigliano?", "Sono abbastanza vecchio per ricordarmelo, ma non ho niente", lui mi passa davanti e con nonchalance si infila il cd in tasca e prosegue uscendo dal negozio. Qualcosa non quadra, ha pagato? No. Esco anch'io "Scusi", si ferma, mi sorride, rientra e paga. A proposito di American Pie (torta americana), voleva mica intortarmi?

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Diario del 6 maggio

Diario del 6 maggio
Questo sabato non può non essere dedicato a Roberto "Brasile" (soprannome derivato dalla maglia che indossava spesso quando veniva in negozio tanti anni fa). Roberto è di gran lunga il maggior cacciatore di autografi di Disco Club, cosa dovuta al fatto che lui non seleziona i "bersagli" solo tra i suoi cantanti preferiti, ma becca chiunque gli capiti a tiro, da Lanegan a Gigi D'Alessio, a Gianni Morandi (la sua avventura al riguardo si trova nel Diario dell'11 aprile 2016). Nessuno ha resistito alla sua abilità nello scovare l'artista e farsi autografare un disco, un libro o addirittura, nel caso di Lanegan, una chitarra comprata apposta. Una però sì: Patti Smith. Più volte Roberto si è trovato a tu per tu con la cantante americana, ma lei è molto scorbutica, sfugge sempre. Una sera a Genova Roberto, dopo un concerto, ha aspettato fino a notte inoltrato che lei uscisse, finalmente eccola, "Patti" urla Roberto, è un errore, lei si gira, lo vede e fugge. Le guardie del corpo la proteggono sempre, è inavvicinabile.
Qualche giorno fa la notizia: "Il 3 maggio la Smith arriverà nella città ducale per ricevere dall'Università la laurea magistrale ad honorem in Lettere classiche e moderne. La cantautrice poi racconterà di persona i suoi lavori il 5 maggio, raccolti nel libro fotografico"
Roberto parte, gli hanno detto che la cantautrice firmerà il libro, questa volta non si può negare. Sembra facile, ma così non è, lei non vuole, come al solito, incontrare nessuno, tantomeno firmare qualcosa. Roberto ci prova più volte, ma viene respinto, poi una voce "E' pronta fuori la macchina per portarla via". Roberto e i pochi fans superstiti si precipitano, Patti arriva e i giornalisti si avvicinano per intervistarla, lei (non vincerà mai il titolo di miss simpatia) fa segno di no e li fa allontanare dai suoi gorilla, si crea un vuoto tra la macchina con la cantante e i giornalisti e in quel vuoto si lancia un kamikaze, veloce come Lomu resiste a qualsiasi placcaggio e piomba davanti alla cantante con il libro aperto in mano, la suspense ferma il tempo, l'immagine si blocca su Roberto con libro e penna in mano e Patti che lo guarda perplessa: prenderà o no la penna? Sììììììììììììììììììì, la prende e firma.
Il 5 maggio è caduto Napoleone e il 5 maggio capitola Patti Smith!
La foto documenta l'avvenimento.

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Diario del 4 maggio
Chiedi chi erano i Beatles, dicevano gli Stadio.
Oggi pomeriggio, voci di ragazzine fuori dal negozio, una "Devo regalargli un disco", un'altra "Di chi?", la prima "Gli piace musica strana", un'altra ancora "Ma cosa? Rap", "No" e scandalizzata "gli piacciono i Beatles". Alla fine entrano, se ne è aggiunta un'altra, quattro ragazzine. Quella del regalo mi chiede "Avete qualcosa" s'interrompe e, un po' vergognandosi, completa "dei Beatles". L'accompagno alla casella e le mostro tutti i cd di questi sconosciuti, "Li conosci i Beatles?", lei sincera e questa volta vergognandosi della propria ignoranza abbassa gli occhi "No". La lascio alla ricerca della copertina che la ispira di più, alla fine sceglie "One" e, mentre è alla cassa che paga, sento una delle sue amiche che dice "Devono essere quelli della copertina con quattro che attraversano la strada", io "Abbey Road", quella, anche lei intimidita, "Oh credevo che fossero i Beatles", (oh segnu bellu cau, penso) "Abbey Road è il titolo del disco, sì, sono i Beatles quei quattro che attraversano la strada".

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Diario del 4 aprile
Sono accucciato per cercare un cd dietro il banco, quando sento un roboante "Buon giorno". Mi sembra di riconoscere quella voce, mi rialzo ed eccolo davanti a me il ciondolone, novello Forrest Gump, già protagonista di altre puntate del Diario. Esordisce con un suo classico, "Scusi sa mica dirmi se Milva è viva?", almeno una volta all'anno me lo viene a chiedere, "Sì, anche se non sta molto bene", lui, rattristato, "No! E cosa ha?", non preciso, mi limito a "E' malata", e lui "Come mi dispiace, io da giovane ero innamorato di lei e anche di quell'altra... quella francese", io "Francoise Hardy?", lui "No, no quella che poi si è ammazzata e stava con quel cantante triste", capito "Dalida", "Sì lei; poi anche di quell'americana", qui il campo si estende un po' troppo, butto lì "Barbra Sreisand?", lui, "No, quella che ballava.... Aspetti... Parisi?", "Heather Parisi", "Sì, durante un programma è stata male; sa mica come sta?", belin adesso dovrò procurarmi un bollettino medico di tutte le ragazze (anzi ex ragazze) di cui lui è stato innamorato, e sono tante, lo dice lui stesso, "Mi sono innamorato di tante", "Corrisposto?", lui, abbattuto, "No, da nessuna". L'ho rattristato e lui ciondolando il capo se ne va.

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Diario del 1 aprile
Assegnato il titolo di Rompiballe n. 1 al Pluriespulso, eccoci a decretare, senza bisogno di votazioni, il titolo di Sfigato di Discoclub. Il vincitore senza rivali è Tiziano.
Tiziano non l'ho mai visto, non è di Genova, abita a Verona. La prima volta che mi sono imbattuto in lui telefonicamente (circa due anni fa) è stato per un suo ordine del (allora) suo gruppo preferito, gli Europe. Cercava un vinile, l'ho trovato e gliel'ho spedito. Il giorno dopo mi chiama, "Giancarrlo (al contrario del Panzone lui le erre non le elimina, ma le raddoppia o triplica), è successa una disgrrazia", "O segnu Tiziano, cosa è successo?", lui, agitato, "Quando mi è arrrivato il tuo pacco, io ho accoltellato gli Eurrope", "No, hai ammazzato Joey Tempest?", "No, non lui, il disco; mi sono emozionato e per l'agitazione ho prremuto troppo il coltello e ho rrigato la copertina".
Quest'anno il suo nuovo amore tardivo sono i Queen. Mi ordina due vinili, li spedisco, gli arrivano, ma dopo pochi giorni mi chiama, "Giancarrlo, è successa una disgrrazia. Sono venuti a trrovarrci due miei cuginetti, sono entrrati nella mia camerra e mi hanno fatto a pezzi i due dischi dei Queen. Me li rrimandi?". Li rimando con l'aggiunta di altri otto vinili del gruppo di Freddy Mercury. Pochi giorni anche questa volta, "Giancarrlo è successa una disgrrazia. Quegli stronzi di cinesi mi hanno venduto una ciabatta che ha prreso fuoco", "Belin, ti si sono bruciati i piedi?", "No, non quella ciabatta, quella della corrrente. Era vicina al mobile coi vinili e ha preso fuoco con tutti i dischi. Ne ho salvati solo quattro. Me li rrimandi?". Li ordino, ma lui mi richiama, "Giancarrlo, è successa una disgrrazia. Anche quei quattrro sono rrovinati. Me li rrimandi tutti?", "Va bene ad aprile te li spedisco". Oggi chiama, "Giancarrlo, mi hai spedito i dischi?", "No, la settimana prossima, al sabato i corrieri non funzionano", "Ma mi avevi detto che li mandavi oggi", "Sì, ma che giorno è oggi?", "Il prrimo aprrile", "Appunto il prrimo aprrile!".

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Diario del 29 marzo
Una signora è alla ricerca di un cd con la canzone di Sammy Davis jr, When I Look in Your Eyes. "E' incredibile! Non l'ho trovato da nessuna parte". Io invece trovo incredibile che lei trovi incredibile di non aver trovato questo cd da nessuna parte in tutta Genova, tra l'altro vorrei sapere dove sono tutti questi negozi di dischi in città. Dario è sempre molto paziente e si lancia nella ricerca, "Questa canzone è solo in Sammy Davis Jr. Sings the Complete Dr. Dolittle ", lei delusa, "Quello che parlava con gli animali?", "Sì", lei si riprende dalla sorpresa, "Beh, si troverà ben da qualche parte", "No, non si trova", lei, alla ricerca di approvazione si gira per trovare qualche ascoltatore interessato, becca un rappresentante di dischi, Claudio, "Mia mamma, quando sente questa canzone si commuove (probabilmente pensa a quant'era giovane nel 1967 quando è uscita), tra l'altro è bellissima", torna a Dario, "Almeno si troverà un cd con solo questa canzone, come i vecchi 45gg?", ancora delusione, "No, i 45gg non si usano più e non esistono cd con una sola canzone di 50 anni fa", lei, per consolarsi, cerca di nuovo lo sguardo di Claudio, "Tra l'altro è così bella questa canzone".
Un cliente, Nicola, si è lamentato perché sabato scorso gli avevo promesso una citazione nel Diario, cosa che poi non ho fatto. Rimedio oggi. Nicola è l'unico cliente fan dell'Eurofestival: ha i cd di tutte le ultime edizioni. Sabato gironzolando per il database dell'importatore mi sono imbattuto in The Very Best Of The Eurovision Song Contest, quattro cd con 102 (!!!!) canzoni dei vecchi Eurofestival. Nicola si è entusiasmato e ha ordinato sia la versione cd, sia quella in dvd e adesso non può lamentarsi se l'ho esposto al ludibrio pubblico, l'ha voluto lui.
Il nostro fotografo di regime, Alberto, oggi si è reso protagonista di una gaffe. Entra un anziano a chiedermi qualcosa di Chuck Berry, scherzando sulla sua richiesta, "Muoiono, così poi noi veniamo da lei a comprare i dischi" (era già passato qualche mese fa per Leonard Cohen). Alberto si sente in dovere d'intervenire, "Sì, ma questo gli anni li aveva, novanta. La sua vita l'aveva fatta". Forse ha valutato male l'età del cliente, che infatti lo guarda triste "Io ne ho 86". Un attimo di gelo, Alberto pensa di recuperare con "Mio padre ne ha 87". Io chiudo il discorso, "Quando si parla degli altri è sempre l'età giusta, che diventa ingiusta per noi".

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Diario del 25 marzo
Espulsione più veloce della storia. Telefona una donna "Avete il cd di Lp?", "Sì", "Me lo tiene da parte? Vengo da Rivarolo, arrivo in giornata". Infatti arriva col marito verso le sei; Dario le passa il cd e mi accorgo subito di uno sguardo di rimprovero del marito che scuote la testa e le dice "Te l'avevo detto". Mi avvicino io, rivolto all'uomo, "Scusi?"; lui assume un atteggiamento da prete che fa la predica a un ragazzo indisciplinato, accompagnando le parole col gesto delle mani protese in avanti "Caro ragazzo", no, questo non lo dice, forse perché si è accorto che io ho almeno vent'anni più di lui, però è come se lo avesse detto e prosegue "ma perché mettete i dischi così cari? Da Mediaworld lo mettono 14€", dagli occhi mi escono saette, Dario sente odore di bruciato e si defila, "Il prezzo nostro è quello giusto, secondo lei un piccolo negozio ha la stessa scaletta di sconti di una catena? E questi non usano i dischi come specchietto delle allodole per attirare i clienti e fargli credere che da loro si risparmio su tutto? Ad ogni modo ANDATEVELO A PRENDERE (no, no, tranquilli, non ho detto quello che immaginate, non sono così maleducato) DA MEDIAAWOOORLD!". Si girano e fuggono, temendo forse che io gli lanci qualcosa dietro. Che poi, pensandoci, perché si sono presi la briga di partire da Rivarolo e arrivare fino a Brignole, invece di fermarsi alla più vicina Sampierdarena? Forse per diventare i detentori del nuovo primato di espulsione più veloce: sono rimasti in negozio quarantasette secondi.

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Diario del 24 marzo
Richieste molto squinternate.
Incominciamo con un anziano che tale si rifiuta di essere. La sua richiesta conferma la prima ipotesi (anzianità), "Mi dia il dvd dal vivo di Laura Pausini", "Questo?", lui, scandalizzato, "No, quello del concerto a Ibiza", io, perplesso, "Non esiste", lui, nervoso, "Ma come no, ha fatto il concerto nella piazza proprio davanti a casa mia!" (gioventù ibiziana).
Altro anziano, "Vorrei un cd di quelli che si sente la musica" e mi passa un foglietto, "Ecco una raccolta del tipo di questa"; sul foglietto c'è scritto.... Verbatim.
Ecco anche il telefono, "Discooocluuuub", "Senta, avete in negozio vinili dei Matia Bazar?", "No", "E di Julio Iglesias?", "Nemmeno" e poi conclude con "le dico la verità, io telefono da Bassano del Grappa", embé?
Fantastiche ragazzine, la prima mi chiede, "Avete una raccolta di Communio?", la seconda le dà uno sberlotto e la corregge "Modugno", io, "Stasera sei sul Diario".
Concludiamo con un altro avanti negli anni (l'età media del negozio non è cambiata: i molti giovani new entry sono stati compensati dai molti anziani new entry). "Senta" e mette le mani avanti realmente e con le parole, "ovviamente pagando", e mi mostra un cd, "mi può registrare questo?". Sapete cosa era? Un Verbatim! Ecco forse cosa intendeva quello di prima.

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Diario del 22 marzo
"Cerco qualcosa dei Queen", già la domanda mi sorprende, ma poi, dopo aver visto tutti i vecchi dischi dei Queen, lui se ne esce fuori con "Io vorrei qualcosa di più tecnico", "Tecnico?", "Sì, tipo la musica da discoteca". Va bene, capito, con tecnico si riferiva alla tecno.
Telefono. "Discooocluuuub", "Siete un negozio di dischi indipendente?", "Indipendente da chi?", "Non so, tenete musica tipo David Bowie?", "?!?!?".
Uomo sui 50, "Sto cercando qualcosa di Corona", per questi clienti delego Dario, "Purtroppo non si trova niente", lui, "E' incredibile per una cantante così famosa", Dario "Eh, sì", ma appena quello esce si toglie la maschera, "Cavolo dice, tra l'altro Corona è il nome del gruppo, non della cantante!".

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Diario del 21 marzo
E' rispuntato lo "Strinato" (quello dei furti protagonista di una puntata del Mondo visto da Disco Club, http://www.discoclub65.it/il-mondo-visto-da-disco-club/archivio-mainmenu-44/4018-il-mondo-visto-da-disco-club-lo-strinato.html), anche questa volta era sparito per qualche mese, probabilmente era stato di nuovo beccato e costretto a un periodo "forzato" di permanenza in casa. Ne aveva risentito il nostro reparto "donne", unico oggetto dei suoi acquisti. Dal giorno del suo ritorno le quote rosa sono di nuovo risalite, ogni sabato tre o quattro cd di cantanti donne finiscono nel suo sacchetto. Oggi entra per vedere se ci sono novità, sempre più magro, sempre coi capelli "strinati" alla Vandelli e sempre più lento nei movimenti, "Gian, cosa esce questa settimana", alla esse di settimana gli si stacca dal labbro uno sputacchietto, che con precisione atterra sul mio banco. "Appena esce devo andare a prendere la carta e il detersivo per pulire", penso; anche lui si è accorto dell'inconveniente e allora tira fuori dalla tasca un fazzoletto usato e diligentemente elimina l'intruso. Fazzoletto usato, già, "Sì, a maggior ragione devo pulire". Se ne va e subito dopo entra un altro cliente, ecco lì che sta per mettere la mano esattamente nel punto incriminato, faccio per fermarlo e allungo la mia mano per bloccarlo, poi ci ripenso e anzi gli mollo un pugno scherzosamente sulla sua mano, in maniera che aderisca perfettamente al residuato salivario dello Strinato e mi faccia una seconda pulizia.
p.s. Ad ogni modo quando rimango solo completo l'opera con detersivo e carta.

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Diario del 18 marzo
Questo non l'avevo mai visto, ma si inserisce perfettamente nella fauna discoclubiana. Entra e chiede un cd degli Squallor, abbiamo una raccolta, la compra e fa un'altra richiesta "L'ultimo di Bowie?", non proprio la stessa cosa. Compra anche questo e se ne va. Ma rientra, "Non ho il telefonino, potete imprestarmi il vostro", Dario, sempre gentile, "Abbiamo il telefono fisso" e glielo porge. Quello fa un numero, rispondono, sbagliato; ci riprova, niente da fare; mi ripassa il telefono, ma dopo un po' mi chiede se posso fargli un altro numero, questo di un centralino, lui, "Mi passa l'Istituto Chiossone per ipovedenti?" dopo una ventina di secondi qualcuno risponde, il risultato non è granché, infatti lui "Scusi.... Grazie", posa e rivolto a me "Sono dei pagliacci". Va di nuovo via e di nuovo rientra, "Ha un'altra copia degli Squallor?", "No", "Riesce a procurarmela? Io posso stare nei dintorni due o tre ore e passare a prenderla". Ottimista, già sarebbe impossibile normalmente al sabato pomeriggio poi....
Giornata di novità sia come clienti, sia come richieste. Vedo avvicinarsi un vecchietto, vestito elegantemente all'antica, a sorpresa entra in negozio, "Chissà cosa vorrà?". Lo scopro subito, mi mostra un cartoncino, subito lo prendo per l'interno di una musicassetta, no sbaglio, è la confezione delle Gillette Blue, "Queste" sussurra (ha poca voce). E' la prima volta che mi chiedono delle lamette, gli dico che tengo solo dischi, non fa altre richieste e con la sua andatura ondeggiante esce e si dirige verso il vicino negozio di abbigliamento, fa per entrare, poi cambia idea (forse si accorge che difficilmente potrebbero avere delle Gillette) e torna indietro. Mi passa davanti e prosegue lungo i portici, correttamente evita il Bar Verdi, ma non degna di uno sguardo la profumeria che forse lo avrebbe accontentato. Si allontana e gira in via Fiume. Effettivamente l'unica cosa che stonava nella sua sobria eleganza era la barba non fatta: da quanto tempo starà cercando le sue Gillette Blue?
Altra richiesta anomala. In genere quando ci chiedono qualcosa di Aznavour, vogliono sempre le canzoni in italiano. Oggi un signore chiede a Dario "Avete qualcosa di Aznavour?", Dario "In italiano o in francese?", l'altro "In spagnolo".

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Diario del 8 marzo
"Sono un ragazzo che cerca delle canzoni, mi hanno detto di venire da voi, c'è anche Feltrinelli ma mi hanno detto di venire da voi, avete tutto jazz blues Johnny Cash e quel pianista che gli è venuto un accidenti alla mano e non può più suonare? Credevo avessi chiuso, vendete sempre dischi? Allora dove siete all'inizio di via San Vincenzo? Allora lascio la macchina nella piazzetta, dove la lasciavo quando andavo allo stadio e poi andavo a piedi, la lascio lì poi attraverso la strada e prima di via XX giro e siete lì? Quel pianista mi sembra si chiami Petinucci". Tutto d'un fiato, con scarsi miei tentativi d'intervenire per dire che "Sì, abbiamo tutti quei generi", "Sì, siamo sempre aperti e in via San Vincenzo", "No, il pianista si chiama Petrucciani, anzi si chiamava, visto che è mancato 18 anni fa", non ce l'ho fatta, ha già salutato e posato.
A un altro qualche disgraziato ha consigliato di rivolgersi a noi. Alle 8:39 di questa mattina telefona. "Discooocluuub", "Pronto, Disco Club?", "Sì" (l'ho appena detto, anzi discooocluuub), lui, "Vorrei sapere se avete ancora cassette vergini", io, "No", lui, "Strano, ho chiesto a voi perché siete rinomati".
E' la giornata delle cassette. Signora al telefono, "Avete la cassetta dell'ultimo di Albano?", "No", "E immaginavo, lo avranno chiesto in tanti in musicassetta!".
Anche in negozio richieste brillanti. "Avete qualcosa di Stevie Bowie?" (era Stevie Wonder) e l'ormai classico "Ha l'ultimo della Giannini?".

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Diario del 23 febbraio
"Cerco questa beguine" mi dici una anziana signora mostrandomi un foglietto dove è scritto "Spanish Eyes", "Sia di Willie Nelson, sia di Julio Iglesias. A dire il vero sarebbe meglio di quel cantante americano che è mancato, come si chiama?", io "Non so ne sono mancati tanti...", "Sì, ma quello famoso, come si chiama? Si drogava", io "Continuano a essere tanti", lei, sofferente per la sua mancanza di memoria, "Ma sì, ma quello, un nome come Pritly". Mi viene un dubbio e lo butto lì, "Elvis Presley?", lei, gaudente, "Ecco quello!".
Altra signora (stanno incominciando ad essere le protagoniste principali del Diario), questa al telefono e, come succede quasi quotidianamente, anche lei vuole vendere i dischi, "Senta, ho trovato in cantina un sacco di dischi di mio papà (altre volte è l'ex marito), voi li comprate?", "Dipende da che genere sono", "Sono di tutti i generi, quelli grossi di bachelite".
Concludiamo con altre due anziane, girano per il negozio alla ricerca di qualcosa che evidentemente non trovano. Io mi avvicino "Cercate qualcosa in particolare", "Sì, Little Tony, ma non sappiamo se lo troviamo nella L o nella T", "In nessuna delle due, non abbiamo niente".

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Diario del 11 febbraio (seguito)
Ed ecco la seconda coppia. Sono già stati protagonisti in tre episodi del Diario, tutte le volte la richiesta era "Avete il tempo delle mele?" e tutte le volte il cliente di turno correggeva "Forse volevano dire il tempo delle pere". Sì, perché il loro aspetto presente rivela un passato periglioso, per il ragazzo anche il presente. Oggi si affaccia sulla porta lei, sembra più in bolla, ancora più in carne e ossigenata, ma quando apre la bocca mi rendo conto di aver sbagliato; in realtà l'idea che dà è di una che si sia appena scolata una bottiglia di vino, però non chiede "Il tempo delle pere" no, scusate "delle mele", ma "Hai un cd di Giulio Iglesias?", faccio finta di cercare "No, no abbiamo niente" (quando devo rispondere a richieste del genere, parlo sempre al plurale coinvolgendo anche Dario, responsabile dell'Angolo della Vergogna). Nel frattempo si palesa anche la sua metà, nel vero senso della parola, circa 1,60 di altezza per 40 chili, sempre in equilibrio instabile, gli occhi mai molto aperti e il viso sul quale sembra che sia passato un attacco di vaiolo. Apro una parentesi al riguardo. Questi due abitano nella mia stessa strada, una mattina stavo scendendo a piedi quando sento un rumore strano, come di un'aspirapolvere rotto, ed ecco che sbuca una minicar spinta al massimo della sua (per fortuna limitata) velocità. Chi c'è al volante? Faccia butterata, occhi semichiusi, sì, è lui! D'istinto mi allontano dal ciglio della strada.
Torniamo a bomba. Lei non si demoralizza, "Puoi ordinarmelo?", io, "No, il rappresentante non passa mai" (per forza non c'è più), lei "E dove lo trovo?", io (per la felicità dei ragazzi di Feltrinelli), "Da Feltrinelli", lei, "Dove è", provo a spiegarglielo con scarsi risultati, visto che lei riparte, "Scusa tra un po' vai a mangiare (è quasi mezzogiorno), mangi, vai a prenderlo e noi veniamo a prenderlo questo pomeriggio". Per un attimo temo che mi abbia riconosciuto come quasi vicino di casa (100 metri), ma mi rendo conto che deve avere delle difficoltà anche a riconoscere i suoi parenti, "No, non saprei dove prendertelo", lei si rassegna e dice al compagno "Volevo Giulio Iglesias" e lui, in un momento di lucidità, "Ma lui non ce l'ha" e finalmente se ne vanno.

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Diario del 11 febbraio
Doppia coppia improbabile oggi in negozio.
La prima è composta da un duo un po' sovrappeso. Non troppo giovani, si avvicinano al negozio ranghessando (zoppicando in genovese), quando finalmente arrivano davanti alla cassa, lui sfodera un sorriso a 16 denti (uno sì, uno no) e mi chiede, "Avete dei cd o dvd di ballo? Sa io sono un insegnante di ballo"; la cosa già mi scombussola, ma poi lei, fisico dall'enorme Maria, aggiunge, "Io sono una sua allieva, mi deve far vedere come si fa", e mi lascia a bocca aperta; mi riprendo e indico loro Studio Uno, dall'altra parte della strada, "Andate là, magari hanno qualche dvd". Partono per il lungo tragitto (20 metri) mentre mi suona il telefono, "Discooocluuub", "Scusi, pagando, mi può registrare delle canzoni su una chiavetta?", "Nooooooooooooo". Sono stato forse un po' troppo brusco, ma voglio vedere a che punto sono quei due, poso e vado sulla porta; ecco la coppietta (riduttivo, forse meglio dire coppiona) arrivare finalmente all'inizio della rampa finale, lei ha un po' più di sprint, nonostante il peso, e prende un vantaggio su di lui, entrando per prima da Studio Uno. Avranno trovato un dvd che insegni a ballare? Ma poi quale ballo? Il ballo del mattone?
(per la seconda coppia vi rimando a domani)

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Diario delle feste natalizie
Ci Sta oggi ci pone un quesito marzullesco, "Gian, mi è venuta un'amministrazione cerebrale (?), qual è quel gruppo ska che sta in mezzo tra i Bad Manners e i Toaster?".
Anziano, "Cerco i 45gg Vox di Natale".
Eccolo qui, ormai da anni ci porta le pubblicità dei teatri genovesi e alla nostra domanda "Hai biglietti omaggio" regolarmente glissa. Oggi lascia i depliant e la locandina sul banco e ci chiede "Volete i biglietti d'invito?". Rimango sorpreso, poi l'occhio mi cade sul titolo della rappresentazione, "La cena dei cretini". Lo caccio fuori.
Signora, "Cerco quel bel pezzo di Leonard Cohen, Hallelujah, ma non nella sua versione, in quella più bella", ormai so quale cercano tutti, "Quella di Jeff Buckley", ma lei, "No, quella di Sergio", "Sergio? E chi è?", lei mi guarda scandalizzata, "Quello di X-Factor!".
Oggi la prova che le mamme non sempre conoscono bene i propri figli. Entra una ragazza, "Potrei cambiare questo disco che mi ha regalato per Natale mia mamma?", e mi rende l'ultimo di Tiziano Ferro. Gira un po' per il negozio e infine mi porta le sue scelte: Rolling Stones e Lynyrd Skynyrd, commentando "Mia mamma non capisce niente di musica".
Ma anche i figli non capiscono bene i genitori. Anziano (più o meno la mia età), "Mia figlia mi ha regalato questo, è inascoltabile" e mi passa il vinile di Ummagumma dei Pink, io "E' difettoso, salta?", lui "No, è inascoltabile, non capisco chi possa sentire questa musica", io "Io, guardi" e gli mostra una classifica di tanti anni fa, nella quale indicavo Ummagumma come mio disco preferito. Ovviamente per punizione non gli cambio il disco.
Il 5 gennaio parlo con i clienti della nostra intenzione di tenere aperto il giorno dopo anche se è festa. Il Pluriespulso allunga il collo e interviene, "Ah sì? Tenete aperto per Pasqua", "?!?!=".
E per finire una nonna, "Mi manda mia nipote, Simonetta", mi guarda sorridente "La conosce?", io non lo so, magari è una delle ultime giovani clienti che hanno preso a frequentare il negozio. Lei mi mostra il foglietto della giovane nipote con la sua richiesta "Il 45gg di Gianni Celeste". No, non la conosco.

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Diario del 9 dicembre
Tre telefonate che stanno a dimostrare la quasi assenza del sesso femminile nel vecchio Disco Club, quello degli anni '60/'70.
Tutte e tre anziane, quindi giovani a quell'epoca. La prima cerca il cd di Mina-Celentano, "Oh bene lo avete, allora vengo a prenderlo, non si trovano più negozi di dischi. Per fortuna avete aperto voi. Da poco vero?", "Solo dal 1965", "Ah sì? Beh, io non vengo in via S.Vincenzo da quando è diventata pedonale", "Effettivamente l'altro ieri".
La seconda, "Vorrei fare la copia di un cd", "Non si può", "Come non si può? Basta avere l'apparecchio, allora dica che voi non lo avete", "No, dico che proprio non si può, è proibito. Buongiorno".
Terza, "Scusi, vendete cd?", "Qualcuno", "Cercavo l'ultimo di Celentano, quello con Mina", "Lo abbiamo" (è di gran lunga in testa alla classifica tra gli over 70, io per ancora sette mesi non rientro nella categoria), "Allora passo, sa io sono una cliente (infatti mi ha chiesto se vendo cd), tanti anni fa venivo, ma abito lontano, sono di Ütri". Eccolo qui un classico telefonico del negozio: quelli di Voltri dicono tutti di abitare lontano (sono 18 chilometri) e tutti pronunciano il nome in genovese, Ütri.
Tredici sono invece i chilometri che fa quasi tutte le sere il Maratoneta (più 13 al ritorno), ma verso l'altra riviera, il ponente proprio non gli piace e nemmeno le ragazze di quei posti, anzi già Principe non va bene. Oggi avevo due cd di diversa edizione di Innuendo dei Queen, lui mi indica quella nuova rimasterizzata e mi dice, tutto orgoglioso, "Questa è del levante", e l'altra, quella ancora con la scatoletta nera, "Questa è di Principe", accompagnando il tutto con gesto sprezzante della mano. Oggi poi decide di comprare A Night at the Opera, sempre dei Queen, abbinandolo, come sua consuetudine, a una ragazza nata nello stesso anno, in questo caso 1975. Esce, ma rientra dopo pochi minuti tutto eccitato, blaterando un qualcosa che suona come un'espressione un po' volgare. Ci sembra strano, io e il Pluriespulso (ormai ribattezzato il Pluripresente) ci guardiamo interdetti, gli chiedo "Ma abbiamo capito bene?". Il Maratoneta nel frattempo è piombato sullo scaffale dei Queen e torna con un espositore in mano, "Questo, questo", mi indica Made in Heaven, "Al posto di questo, questo questo" e mi restituisce A Night at the Opera, giustificando il cambio ripetendo la frase di quando è rientrato in negozio, "Mussa fresca è meglio di mussa vecchia", abbinando i due dischi a due ragazze, una del '75 e l'altra del'95. Scusate è la prima volta in quasi quattro anni di Diario che scrivo una volgarità, ma sono stato solo il fedele cronista di quanto detto dal Maratoneta.

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Diario di novembre (seconda parte): richieste particolari.
Signora, entra e mi mostra il nostro sacchetto che ha in mano, "Siete voi?", "Sì", tira fuori un cd, "Mi hanno regalato questo di Giovanni Guidi. A me il jazz piace, ma questo è jazz cacofonico".
Uomo sui quaranta, "Vi è arrivato il disco del concerto dei Cure della settimana scorsa?".
Altro, "Ha i cerchietti per i 45giri?".
Terzo maschietto, "Vorrei un videoclip, sa quelli con la musica col video".
Telefono, "Discoocluuub", "Scusi mi ha detto di provare a chiedere a lei quello di Disco Club...".
Finalmente una richiesta "normale", una ragazza "Vorrei l'ultimo dei Litfiba", lo compra e, appena esce, il Maratoneta, che quando vede una ragazza in negozio si avvicina sorridente, cambia l'espressione e ne assume una schifata, "Litfibia, Litfibia (rafforza sempre le sue affermazioni raddoppiandole), Pelù tutto sporco, puzzolente, puzzolente".
Una ragazza è alla ricerca di un regalo per il fratello, "E' fissato con l'Irlanda, ho pensato di regalargli qualcosa di musica irlandese". Le faccio sentire qualche pezzo dei soliti folkettari irlandesi, ma lei, "No questo piacerebbe a me, lui è più rockettaro", "Allora un gruppo tipo gli U2", "No quelli no, a lui non piace Ligabue e loro sono simili".
Esce lei e ne entra un'altra, "Io ho un centro estetico, vorrei musica per massaggi".
Intervallo. Dario è solo in negozio. Fuori ha incominciato a piovigginare, entrano due signore, "Non lo avete un portaombrelli?", Dario si affretta ad andare a prenderlo, quelle ripongono gli ombrelli quasi asciutti e "Scusi, ci sa dire dov'è il numero 2?", Dario glielo indica, loro riprendono gli ombrelli e se ne vanno.
Dopo Halloween ecco che importiamo dagli USA anche il Black Friday. Siti, messaggi email che mi tempestano tutto il giorno e, ovviamente, anche clienti che fanno i furbi e vengono a stuzzicarmi con richieste di sconti per il venerdì nero. Beh, almeno su una cosa siamo arrivati nettamente prima degli americani, noi abbiamo avuto Berlusca vent'anni prima del loro Trump.

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Diario di novembre (prima parte): le mogli.
Signora un po' avvinazzata, "E' lei che vende cd?", "Sì", "Allora si è spostato?", "No, sono qui sa quasi 51 anni", s'innervosisce, "Com'è possibile allora che nessuno sappia niente?", io, perplesso, "Di cosa", "Ho chiesto anche a due ragazzi, niente; adesso l'ho visto per caso il negozio". Passa alla richiesta, "Ha l'ultimo dei Coldplay?", glielo do, ma lei "E' sicuro che sia l'ultimo, perché se no mio marito....." e l'accompagna con un gesto eloquente. Sto col marito.
Altra cliente, quella delle pubblicità. Penso che lei sia l'unica che cambia canale quando incomincia un programma, cerca solo gli spot. "Ciao. Come va?", è sempre gentile, "Bene. Cosa cerchi?" (io un po' meno). "Hai mai visto la pubblicità della Breil?", "No, non guardo mai le pubblicità", insiste e alla fine riusciamo a mettere insieme il titolo della canzone: Stay High. Il problema è che non è della Breil, ma della Stroili, la cantante è Kyle Lucas, "Non ce l'ho", lei, insistente, "Puoi procurarmelo?", io, drastico, "No". Durante tutto il dialogo, lei continua a guardare verso la porta, alla fine scopro perché, "Adesso scappo, perché se mio marito mi becca qui...." e fugge. Tremendi questi mariti.

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Diario del 29 ottobre

Diario del 29 ottobre

Halloween non è una festa nostrana, è "una festa popolare di origine celtica, tipica degli Stati Uniti e del Canada, che si celebra la notte tra il 31 ottobre e il 1° novembre". Così dovrebbe essere, ora invece anche da noi ha preso il posto del carnevale e sciami di bambini si aggirano per il centro di Genova alla ricerca di dolcetti. Oggi, tra l'altro, non è il 31, ma qui siamo abituati a spostare le feste; il 31 è lunedì, non va bene per festeggiare, spostiamo Halloween a sabato, anche se è il 29. Dario si prepara ad accogliere i bambini, andando a comprare due pacchi di caramelle, memore di come io l'anno scorso avevo respinto l'attacco della marmaglia macabramente truccata. Eccoli, una pattuglia si presenta sulla parta, "dolcetto o scherzetto", Dario prontamente porge un sacchetto di Disco Club pieno di caramelle. Dieci, forse quindici, secondi e il sacchetto viene svuotato dai primi entrati, mentre da fuori urlano "anche a me, anche a me", niente da fare, non ce ne sono più e tutti si spostano in un altro negozio. Dario la prende male, "Che maleducati,se le sono pappate tutte i primi", io "Te l'avevo detto di non comprarle, l'anno prossimo prendile purgative". Poco dopo le 18:00 entrano due streghette, "Dolcetto o scherzetto", sono sfortunate, Dario non c'è più, sono solo e posso lanciare il mio urlo "Scherzetto", guardandole con lo sguardo da Hannibal the Cannibal, sono sorprese, a questo punto loro dovrebbero farmi lo scherzetto, ma temono che glielo faccia io e fuggono. Devono aver passato la notizia, non entra più nessuno.
Nelle foto, gli assatanati divoratori di caramelle davanti a un perplesso Dario.

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Diario del 25 ottobre
Un diario a luci rosse. Incomincia un campagnolo delle valli interne di Genova. Entra e nemmeno saluta, "Mia lì (n.d.t. guarda lì), i Pretty Thing. Ma nun ghe veddu un belin sensa barricole (non ci vedo... diciamo niente, senza occhiali). Si gira ed esce. Un cliente presente, "Che maleducato, nemmeno ha salutato". In realtà rientra subito con gli occhiali in mano, "Dove li hai trovati, per strada?", "A moggê inta bórsa (la moglie nella borsa)". Spara una serie di richieste a casaccio e alla fine gli viene in mente Florence & the Machine, "U ghè? (c'è)"; la richiesta mi sorprende, il paesanotto non è nemmeno molto giovane, ma la spiegazione viene subito, "A l'è bónn-a, che chéuscie che g'ha (è buona, che cosce che ha)" e accompagna le parole con un gesto eloquente, ci manca solo che tiri fuori la lingua alla maniera di Fantozzi. Guarda verso la porta, "Devo stare attento, fuori c'è la moglie. Ma chi se ne frega, faccio quello che voglio, anche lei l'ha capito e fa quello che vuole. Ogni lasciata è persa", finalmente è passato all'italiano, forse per non farsi capire dalla moglie?
Due amici oltre i settanta. Uno ha telefonato nell'intervallo a Dario per chiedere se c'era qualcosa di Isabel Pantoja. Ovviamente non abbiamo niente, Dario gli dice che in catalogo ce ne sono una trentina, ma bisogna ordinarli, quello non capisce niente e verso sera piomba in negozio accompagnato da un amico esperto di Pantoja, dicendo che il mio collega gli aveva detto che li avevamo in negozio. Insiste e mi fa innervosire, così sbotto, "Ma se non la conosce nessuno, perché mai dovrei avere trenta suoi dischi in negozio?", l'esperto interviene, "E' la Mina spagnola", "Infatti, i negozi di dischi spagnoli sono pieni di cd di Mina"; il mio ragionamento lo colpisce, come se non avesse mai pensato prima che questo tipo di cantanti vendono solo nel loro paese, ma vuole avere l'ultima parola, "Sì, ma quando io la sento cantare (Isabel), quando sento la sua voce" -una pausa per creare l'atmosfera- "Mi viene voglia di andare a donne" con un'altra espressione vogliosa fantozziana da vecchio satiro. Adesso sotto posto un pezzo della "famosa" Isabel Pantoja, vedete voi se sentirlo o meno, non vorrei che avesse effetti particolari.

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Diario del 19 ottobre
Dove eravamo rimasti? Ah, sì, a Mimmo ed Emmylou e alla prossima uscita del suo disco tributo. Venerdì allerta rosso, non esce, ma telefona, becca me, perché Dario è già andato via sfruttando un passaggio dal Panzone, per evitare ritardi dei treni (e forse anche Mimmo); "Gian è mica arrivata Emmylou?", "Noo e non so quando esce", "Va bene, ma, tu lo sai, quando arriva mettimelo da parte", "Loo sooo". Lunedì, alle 14:30 Dario è già in negozio, Mimmo telefona, "Dario è mica arrivato il cd di Emmylou?", non si fida di me, ha voluto avere la conferma da Dario. Martedì, è uno dei due giorni della settimana in cui passa in negozio, invece non si vede; alle 17:50 la spiegazione, la moglie lo ha portato in giro, ma lui questo giro lo conclude facendo capolino dalla nostra porta, "E' arrivata Emmylou?".
Altro protagonista di più pagine del Diario: U Megu. Quest'estate ci ha deliziato con un paio di calzoncini corti che mettevano in mostra le sue gambe, nonostante le rimostranze degli altri assidui. Una decina di giorni fa ecco un'aggiunta: un bel ematoma sul polpaccio. "Cosa ti è successo? Hai giocato a pallone?", "No, sono caduto dal letto". Bisogna riconoscere che U Megu è una persona sincera, un altro avrebbe trovato una scusa, lui no. "Belin, ma sei caduto dall'alto, che letto hai?", "Avevo due materassi", "Come avevo?", "Adesso ne ho tolto uno, così se cado di nuovo, mi faccio meno male". Oggi torna alla sua passione: gli arbitri di calcio. Passione nel senso che li odia, ha un dossier nel quale raccoglie gli errori di tutti. Basta fare un nome di un arbitro ed ecco che lui "Sì, è quello che....." e snocciola tutti i suoi errori. Lo sento blaterare fuori e gli urlo "E basta con queste belinate", lui allora entra, è una furia, urla paonazzo, "Non si può dare un rigore dopo dieci secondi", io, "Se c'era, perché no", questo lo fa infuriare ulteriormente, "Non si è mai visto! E poi non c'era nemmeno", Michele, il giovane taxista, interviene, "Allora il problema è questo, che non c'era, non i dieci secondi"; apriti cielo, non lo tiene più nessuno, "Sono sessant'anni che guardo partite (più o meno da qualche giorno prima di nascere) e non si è mai visto, è la prima volta nella storia", urla con la voce in crescendo e sempre più agitato esce, relaziona anche quelli seduti al bar e se ne va. Noi ci guardiamo in faccia, "Ma di quale partita parlava?", la risposta di tutti è "Boh", "E con chi ce l'aveva?", Giancarlo, "Mi sembra di aver capito Rizzoli", "Sì, ma con chi di noi?", ancora risposta unanime "Con me no"; chiediamo a quelli fuori, anche loro non hanno capito niente, anzi ci chiedono, "Di quale rigore parlava?". Se qualcuno di voi lo sa, ce ne rende partecipi?

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Diario del 12 ottobre
Per undici mesi siamo stati torturati dalle richieste di Mimmo riguardo all'uscita del cd del Trio con la sua beneamata Emmylou Harris, costringendoci a esporre un cartello con la preghiera di non chiederci più sue notizie fino a settembre, quando finalmente il disco è uscito, A provocare il tutto era stato il Buscadero che annunciava nel suo numero di ottobre 2015 l'uscita del triplo The Complete Trio Collection. La settimana scorsa arriva il numero di ottobre 2016 del Buscadero. Venerdì è passato come sempre Mimmo. Non compra Buscadero, lo viene a leggere da noi. Si piazza sopra gli espositori delle novità, impedendo ai clienti di vederli perché ci appoggia sopra la rivista. I suoi occhi vengono calamitati da una notizia: è in uscita un cd/dvd/bray di tributo a Emmylou Harris; non c'è la data, ma lui parte subito all'attacco, prima con me, con scarsi risultati, poi raggiunge Dario alla postazione 2 e lo tortura fino a quando non trova una teorica data di uscita: fine novembre. "Il cd non mi interessa, ordinami solo il dvd", dice a Dario. Mi auguro che questa data sia giusta, altrimenti tra qualche mese mi toccherà fare un altro cartello tipo quello del Trio. Lunedì non facciamo orario continuato, Mimmo non lo sa e dopo mangiato si precipita giù col 49 (il mio ex autobus, adesso vengo in macchina), sperando di beccare Dario, prima che arrivi io, Speranza delusa, deve aspettare fino alle 14:45 quando apro il negozio e Dario non c'è. Eccolo che mi viene dietro, "Gian, Dario mi ha detto che esce un tributo a Emmylou, gli ho detto di ordinarmi solo il dvd, ma poi ci ho ripensato ordinami anche il cd", "Ordino a chi? Non si sa nemmeno quando esce" ci carico sopra "e se esce". "Ma, mi ha detto Dario....", "Va bene lo ordino a Dario". Non deve aver dormito per due giorni per tema di arrivare in ritardo a ordinare anche il cd e sicuramente venerdì chiederà a Dario se gli ha fatto l'ordine (a chi?). Speriamo che davvero questa volta non si debba aspettare undici mesi.
Avrete notato che Mimmo chiama confidenzialmente la Harris "Emmylou", come una vecchia amica. Per chi non lo ha letto sul Diario, ripeto qui quello che ho scritto l'11 gennaio 2014, riguardo ai suoi rapporto con la "signora del country": "a volte mi dicono che sono troppo impulsivo nel mandare a quel paese certi clienti (tra l'altro in maniera democratica, non bado alla spesa annua che mi garantisce il colpito dal cartellino rosso), ma capite anche voi che è dura avere di fronte gente che chiede sempre la stessa cosa o fa sempre la stessa cosa. Prendete Mimmo, il detentore dell'espulsione di più lunga durata (qualche anno); adesso è rientrato, si aggira per il negozio alla ricerca di nuove amicizie alle quali raccontare la sua solita storia: "Non ho mai goduto tanto come quando sono andato a Vienna a vedere il concerto di Emmylou Harris, i biglietti erano carissimi, ma chi se ne frega, si vive una volta sola, ed io ero stravaccato su una poltrona della prima fila a vedere cantare la signora del country". Non credo che esista un solo cliente abituale che non abbia sentito almeno una volta queste parole, sommate tutti i clienti e potete immaginarvi quante volte l'ho sentita io (per questo so a memoria la pappardella)".
Ecco questo è Mimmo, ripetitivo e massimo esperto di musica, calcio, politica, motociclismo, etc.etc.etc. Lunedì ad esempio, quando è uscito si è fermato a un tavolino del Bar Verdi, insieme al Pluriespulso, al Geometra, all'Elettrico e, a turno, altri clienti; è partita una discussione sui gruppi che hanno più influenzato la musica rock. Opinioni diverse, si passava dai Jethro Tull, ai Doors, ai Pink Floyd, per poi approdare con decisione quasi unanime ai Led Zeppelin. A questo punto Mimmo non ha resistito, "Quante cazzate dite! Ma chi sono Jim Morrison, i Jethro, i King Crimson; non parliamo poi di quella cafonata (ha detto proprio così) dei Led Zeppelin. Dilettanti al cospetto di chi ha fatto la storia della musica", tutti col fiato sospeso in attesa del nome, eccolo: "Barry White!".

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Diario del 6 ottobre
Ho già raccontato più di una volta di casi in cui la ex moglie (o compagna) si è presentata per vendere la collezione di dischi di "quel fesso del mio ex che raccoglieva cose senza valore". Oggi le cose si sono rovesciate. Il mio dottore, Guspe, ha trovato qualche giorno fa nel reparto usato un vinile che cercava da anni dei Death in June. Oggi si presenta una ragazza da Fabio e chiede "Un ragazzo ti ha mica portato questi dischi?" e gli fa vedere una lista, "Sì, qualche giorno fa", "Lo sapevo, quello stronzo. Gli ho lasciato le chiavi perché portasse fuori il cane. Eravamo rimasti buoni amici, pensavo, e invece mi ha fregato 30 vinili". Risultato? Guspe ha riportato indietro il disco che cercava da anni.
Ecco un nuovo cliente. Fa un ordine a Dario, che segna il titolo del cd sul nostro database, poi chiede, "Il suo nome?", quello, titubante, "Guardi, preferirei non darlo", Dario, perplesso, "Il numero di telefono?", l'altro, "Non ho il telefonino", Dario, "E allora?", quello, "Facciamo così, le lascio cinque euro d'acconto". Così Dario nella sezione cliente segna uno strano nome, "Signor Cinqueuro Acconto". Acconto sarà il nome o il cognome?

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Diario del 24 settembre
Ieri sera ho lasciato la macchina davanti al negozio, questa mattina quindi scendo a piedi.
Via Burlando, piazza Manin, Via Assarotti, ecco il palazzo della Asl dove lavora U Megu. Non so come mai quando passo davanti a questo, mi viene in mente l'unica volta che ci sono entrato (48 anni fa) per fare uno dei tre esami del sangue della mia vita. E non so come mai mi viene in mente l'unica cosa (a parte l'ago dell'infermiere) che mi avesse colpito: in ogni angolo c'era una sputacchiera. I più giovani forse non conoscono l'oggetto, ma una volta era normale trovarlo per l'abitudine consolidata di sputare con una certa frequenza. Per fortuna adesso questa abitudine è decisamente in calo, a parte sui campi di calcio, dove i calciatori sono dei veri professionisti, più ancora che nel gioco nello sputo (forse per motivi... televisivi). Via Peschiera, via Serra, via Galata ed eccomi in via San Vincenzo davanti al negozio. Tiro su la serranda ed eccolo lì sul gradino lui: lo Sputo!!! Avevo già detto che nonna Giovanna (la nonna sarda di mia moglie) diceva che non bisogna mettere occhio ed ancora una volta devo darle ragione: non bisogna mai pensare alle cose negative, perché subito ti si attaccano addosso.
Salto dello sputo, alcol e carta per eliminarlo ed ecco la prima cliente. "Vorrei il disco nuovo dei Marion", "Marion?", "Sì, lo hai in vetrina, s'intitola Fear". Ah, ho capito sono i Marillion, del resto Carillon non si legge Carion?
Altra signora con un biglietto in mano, "Mi può aiutare? Cerco questo", e mi mostra il foglio con su scritto "Negozio in via San Vincenzo 116r di fronte a Chips". L'aiuto, "Qui siamo al 20r, quindi deve andare avanti un centinaio di metri sempre da questo lato", "Oh grazie, ma forse posso chiedere anche a lei quello che mi serve. Cerco dei cd di musica aerobica", "No, guardi è giusto quell'indirizzo, cento metri più avanti".
Una volta Disco Club era frequentato pochissimo dal sesso femminile. Una mancanza che mi veniva sempre rinfacciata (come se fosse colpa mia), ora invece la componente rosa è decisamente in aumento. Anche la terza cliente è una ragazza, "Scusi, devo fare un regalo a un ragazzo che ascolta soprattutto musica elettronica", "Dipende quello che intendi, se parli di kraut rock e affini ne ho, elettronica disco no", "Do io un'occhiata". Parte alla scoperta del negozio, si trova davanti le caselle dei Beatles, Bowie, Clash, Nick Drake, mi permetto di dirle, "In queste caselle non trovi niente di elettronico", e lei, piccata, "Va bene, una volta che me lo ha detto, ho capito". Non la disturbo più, lei si fa tutto il giro e si presenta alla cassa con un cd, "Prendo questo", e mi porge l'ultimo dei Lumineers, effettivamente un gruppo di musica...elettronica.

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Diario del 20 settembre
Primo cliente all'alba, giacca, camicia, cravatta. Bancario? Procacciatore di contratti luce/telefono? No, testimone di Geova. Lui, "Mi presento, sono Testimone di Geova" (Testimone nome, di Geova cognome?), io, "Io no e non lo sarò mai", lui, "Non voglio convincerla", io, "E allora?", lui, "Voglio lasciarle in omaggio l'opuscolo", io, "Ne faccia un uso migliore, grazie".
Ragazza (va be', vent'anni fa) con gonnellone (vent'anni fa anche questo), "Cerco tre dischi, difficili da trovare", mi aspetto il peggio, ma la incoraggio, "Dimmi pure", lei, "Allora il primo è degli Eiffel 65, il secondo dei Blue, il terzo...", la stoppo, "Non ne ho", lei, "Immaginavo, questa musica è difficile da trovare" e svolazza via col suo gonnellone. Adesso mi viene la curiosità, il terzo cosa sarà stato?
Dal gonnellone ai calzoni corti del successivo cliente, sui cinquanta con gambe che starebbero meglio coperte, "Presto ho lasciato la macchina sul marciapiede con scritto sono da Disco Club", "Se passa il vigile ottanta euro di multa glieli dà lo stesso", "Senta, mi serve una raccolta di Tiziano Ferro", guardo l'angolo della vergogna, ce ne sono ancora due copie, "Eccola", "Bene, senta, intanto siamo tra uomini, glielo dico chiaro, devo fare la pipì, mi prepari il pacchetto regalo, io vado di corsa al bar", mentre parla si lancia verso la porta, ce l'ha proprio in punta. Rientra più sereno, io "Ecco il pacchetto", lui, "Perfetto, mi fa fare un figurone; sa con cosa fa rima figurone", "Boh", "Intanto siamo tra uomini, con prestazione", mi schiaccia l'occhio, paga e vola verso l'auto. Peccato, i vigili non sono passati...

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Diario del 19 settembre
Qualche giorno fa una signora ha ordinato a Dario una raccolta di Pupo, addirittura un disco triplo con "le più belle canzoni"; già riuscire a riempire tre cd di belle canzoni di Pupo a me sembra problematico, alla signora no, infatti ogni mi telefona e "Scusi, mi avete avvisato che è arrivato, io non ce la faccio a passare oggi, ma mi raccomando tenetemelo, non vendetemelo", come se fosse facile trovare un altro cliente disposto a sorbirsi tre ore di Pupo!!!
Ancora una richiesta per Dario, "Mi dica, come si chiama quello che è andato via prima dai Beatles e ha fatto poi una sola canzone", Dario rimane perplesso "Chi intende il batterista?", "No, Ringo è rimasto fino alla fine", "Quello prima di Ringo", "Prima di Ringo? No, non era un batterista, doveva suonare la chitarra, l'unica canzone che ha fatto era famosa, quella che parlava del Signore", "My Sweet Lord?", "Ecccccoooo, quella. Come si chiama?", "Si chiamava, George Harrison".
E' il mio turno, un signore di una certa età (e di un certo "odore"), "Avete dischi napoletani?", "No, non ne teniamo", "Eh lo so, per trovarli devo andare in Sicilia", "?!?!?".
Doppia telefonata discotecara per Dario. La prima, "Avete i braccialetti per le discoteche?". Seconda, "Affittate la sala?".

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Diario del 9 settembre

Diario del 9 settembre
Arriva un sudamericano milanese, "Avete qualcosa dei Bitli", penso a un qualche gruppo delle sue parti (non milanesi, sudamericane), ma il nome non mi dice niente; lui insiste, "Ma sì, dovrebbe conoscerlo, hanno cantato anche a Genova", "Mi dispiace, ma proprio non li ho mai sentiti nominare", lui, "Li ho visti anche l'altra settimana in un documentario, hanno fatto vedere un concerto di Peppino Di Capri a Genova e c'erano anche loro", mi viene un dubbio, "Era mica il 1965 al Palasport", "Sì, quello". Ho capito, a fare da spalla a Peppino erano i Beatles, appunto i Bitli,
Ragazza chiede a Dario, "Cerco una canzone di cui non so il titolo e nemmeno l'autore", un classico, Dario, "Cosa vuoi cantarmela?", un altro classico, ma non è il caso, "No, l'ho registrata sul telefonino", Dario, "Alt", prende il suo telefonino e attiva il programma, "Vai", lei schiaccia il play e il telefonino di Dario risponde subito "The Seeds of Love dei Tears for Fears", lui, "Per sicurezza te la faccio sentire su Spotify". Parte la musica, la ragazza entusiasta, "Sì, è questa. Grazie", e se ne va.
Ecco un paesanotto, con fare astuto s'informa, "E' da tanti anni che siete qui?", "Eh beh, 50 e spiccioli", lui scuote il testone in segno di approvazione, "Me lo ricordo e una volta avevate gli strumenti musicali", "Veramente no", "Allora quello che c'era prima di voi", "Impossibile, non c'è stato nessuno prima di noi", lui, "Mi ricordo, c'era uno strumento" e mima uno che soffia e davanti alla bocca muove le dita, "Come si chiama quello strumento?", "Tromba?", no, adesso plasma con le mani un qualcosa di ricurvo, un sassofono? Non lo sapremo mai, perché anche lui ci lascia. Ma in realtà, cosa voleva?.
Gran finale di giornata, è arrivato il disco del Trio, dopo undici mesi di richieste vane finalmente Mimmo è accontentato, posso togliere il foglietto con la diffida di chiedere la data di uscita. Gliene va ancora a lui, "Dopo tutta la pazienza che ho avuto ad aspettare, dovresti regalarmelo". Avete capito? LUI HA AVUTO PAZIENZAAAAAAAAAAAAA!
Sotto, la mano di Dario consegna il disco più atteso degli ultimi due anni a Mimmo.

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Diario del 6 settembre
Ci siamo quasi al fatidico giorno dell'uscita della ristampa del cd del Trio (Parton/Ronstadt/Harris). Il cartello con cui si pregava i clienti (anzi il cliente, Mimmo) a non chiedere più due volte alla settimana "Sai quando esce il cd del Trio?" campeggia sempre davanti alla cassa, con in più la precisazione della data, 9 settembre, esattamente undici mesi dopo da quando Mimmo lo ha chiesto per la prima volta. Ed eccolo Mimmo, non è ancora il giorno, ma passa, "Scusa Gian, volevo solo farti una domanda, cosa mi dici del Trio?", lo guardo di traverso, "In che senso?", lui balbetta, "Sì, sai, se, cioè, quando esce", gli indico il cartello, "Non lo vedi, c'è scritto", "Sì, il 19, ma io sapevo..", brusca interruzione, "C'è scritto il 9, non 19". Mi trattengo da estrarre il cartellino rosso, Mimmo è già detentore del record delle espulsioni di più lunga durata (roba di anni), con un'altra poteva scalzare il Pluriespulso dalla sua posizione di plurisanzionato e mi sarebbe dispiaciuto (e mi toccava cambiare tutto il libro).
Rimaniamo proprio a lui, il Pluriespulso. Oggi si parlava del cliente che ha in casa un ratto, non di quelli piccoli, (anzi aveva perché ormai è morto), nell'insieme tutti erano schifati, eccetto Capitan Achab, "No, sono carini", dal fondo si sente una voce, "Sì, voglio vederti quando ti riempiono di uova la casa". Rimaniamo sorpresi, chi è stato? Ci giriamo per vedere il colpevole: è lui, il Pluriespulso. Dopo un attimo di silenzio, c'è un'esplosione collettiva, "Che cavolo dici Carletto!?!", e Capitan Achab aggiunge, "Ignorante, i ratti sono mammiferi".
Domani, prima di entrare in negozio, passerò dal Mercato Orientale per chiedere, "Avete delle uova di ratti? Voglio fare una frittata".

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Diario del 1 settembre
Finite le ferie (dei clienti) ecco che subito abbiamo un po' di materiale per il nostro Diario.
I primi, anzi le prime, confermano l'antico detto "De gustibus non est disputandum".
La più giovane ci chiede la compilation di Sanremo (sì, ce l'abbiamo, è nell'angolo della vergogna, anzi ormai nel retro dell'angolo della vergogna) e, dopo averla comprata, commenta, "Almeno in auto sento della buona musica, non quelle porcate che fanno alle radio",
L'anziana cerca qualcosa di Albano, questo non è nemmeno nell'angolo della vergogna (e nemmeno nel retro). La devio verso il reparto usato, dove trova qualcosa. Ripassa da noi e ci mostra un cd del cantante pugliese accompagnando il gesto con "Questo non è dei migliori, ma va bene".
Continuiamo con le signore. Nell'intervallo una si presenta a Dario chiedendogli, "Avete l'ultimo di Renga?". Dario si avvia per prenderlo (angolo della vergogna), ma lei lo stoppa, "No, no, io ce l'ho già e -tutta fiera- il mio è autografato", e se ne va.
Non poteva mancare una telefonata, "Discooocluuuub" (oggi sono ripartite alla grande), sempre donna (è il loro giorno), "Senta, vorrei un'informazione. Per i biglietti dei Pooh a Verona..", la interrompo, "Non tengo biglietti", "No, io ce l'ho già", "E allora?", "Io ho quelli di Verona, perché non sapevo che venivano a Genova. Vorrei cambiarli", "Scusi, io cosa c'entro?", "Capisce che per andare a Verona spendo un sacco di soldi", "Capisco anche che avrà speso un sacco di soldi per il biglietto del concerto dei POOOH", forse ho calcato un po' troppo la voce su quel Pooh, perché lei sembra disorientata e titubante chiede, "Cosa posso fare?", lascio perdere quello che le avrei consigliato e le chiedo, "Ma lei il biglietto dove l'ha comprato?", "In banca, all'Unicredit", "E allora vada da loro!", "Dice?", "Oppure telefoni agli amici della Feltrinelli (mica tutti io devo sorbettarmeli), magari le danno qualche dritta migliore. Buonasera".
p.s. A questo punto dovrei postare un link, ma non me la sento di mettere una canzone di Sanremo 2016 o di Albano o di Renga. Per i Pooh sono rimasto a questa.....

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Diario del 5 agosto
Come ogni anno ad agosto ecco il tormentone estivo. Non è una canzone tipo Vamos a la playa del 1983, no, è una domanda. Eccola nella forma telefonica odierna. Telefono, "Discooocluuuub", "Scusi vorrei avere un'informazione", "Dica", "Quando chiudete per ferie?". Eccola la domanda. La risposta è la solita, "L'ultima volta che abbiamo chiuso per ferie è agosto MILLENOVECENTOSETTANTADUEEE. Quarantaquattro anni fa". Oggi mi è toccato ripetermi una decina di volte, quindi ve lo confermo: anche quest'anno Disco Club non va in ferie, soltanto per tutto il mese di agosto è sospeso l'orario continuato. E domani non fate gli spiritosi e non presentatevi di persona, al telefono o via internet, a chiedermi "Quando chiudete per ferie?".
Passiamo alle richieste odierne più serie.
Prima. "Scusa, se porto un disco posso scambiarlo con un altro?". Secondo voi cosa ho risposto?
Seconda. Anziano, "Avete cd di operette? Sa, avevo la raccolta completa della Fabbri, ma ho rovinato Cin Ci La e non lo trovo in nessun negozio".
Terza. Giovanissima ragazza, "Avete quei cd che ci si mette dentro le canzoni per poi sentirle in macchina?".
Quarta. Uomo al telefono, "Avete musica ecuadoregna?". No, ma effettivamente, visto l'aumento esponenziale di questa popolazione a Genova, potrebbe essere un'idea. Da domani lancerò Dario alla ricerca di nuovi talenti ecuadoriani.
Quinto e ultimo. In chiusura, alle 18:59, squilla ancora una volta il telefono; "Discoooocluuuub", "Sono io, quello che è passato prima a comprare", probabilmente tutti gli altri erano venuti soltanto per conoscere di persona il Maratoneta. Continua, "Ma chiudi e non me lo hai detto?", "Scusa, io non lo sapevo, chi te l'ha detto?", "C'è scritto su Google: sta chiudendo ora", "Infatti, tra un minuto chiudo".

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Diario del 27 luglio
Tutto è relativo. Ci Sta incontra in negozio il Maratoneta, lo indica e rivolto a me fa il caratteristico segno dell'indice sulla tempia ad indicare "Questo è matto", accompagnandolo da un commento "Fra qualche anno sarò ridotto così anch'io", lo rassicuro "Con i progressi che fai potrebbe bastare qualche mese". Il Maratoneta s'imbatte in Ottavio che conciona come al solito sui massimi sistemi a velocità folle. Il Maratoneta non riesce a stargli dietro e quando quello se ne va, mi dice "E' matto matto" (non è un rafforzativo, lui raddoppia quasi sempre l'ultima parola di una frase). Ecco Ottavio alle prese con Ivano, interrompe i suoi soliloqui, perché l'altro lo batte in quanto a belinate che spara. Abbandona il campo e uscendo mi lancia un'occhiata significativa "Questo è matto". Ivano rimane padrone della scena, ma da fuori si sente un urlo "Uegiaaaa", è lo psichiatrico che ce l'ha con me, perché non gli faccio sentire i dischi. Eccolo, si affaccia sulla porta, "Ciao Uegia, tu non mi fai sentire i dischi e io li compro da un'altra parte" e se ne va all'urlo di "Uegia" ripetuto fino in fondo ai portici. Ivano, spaventato, si era nascosto in fondo al negozio, quando non c'è più pericolo, si riavvicina e conclude con "Ma quello è matto".

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Diario del 23 luglio
Maratoneta sempre protagonista. Oggi è alla ricerca di un cd da comprare, chiede consiglio, gli faccio vedere un po' di caselle, quando arrivo a Crosby, Stills, Nash & Young mi sorprende dicendo che non ha niente. "Niente? Nemmeno Déjà Vu?", "No, è del 1970", "Embé?"; glissa, mi ricordo della sua abitudine di dedicare l'ascolto di un disco a una ragazza, "Ah ho capito, una ragazza del 1970 è troppo vecchia", "No, del 1970 ne conosco una, ma è antipatica", ovviamente, anche se antipatica, l'ha fotografata e me la mostra: tipica ragazza che, se fosse stata simpatica, avremmo detto 'Sì, però è simpatica'. Invece no, così Maurizio non può comprare il disco di CSN&Y., "Però..." dice, "Però?", "Una mia amica è del 1971", "E allora? Ti compri 4 Way Street che è del '71?", " No no, è dal vivo vivo", poi precisa con aria astuta, "Lei ha una sorella che è del 1970, se me la presenta ed è simpatica, zac è fatta, compro Déjà Vu". Oggi cerca un cd del 1982 da dedicare a Betta; prova a sentire sul suo smartphone Nebraska di Springsteen, ma "E' noioso noioso, bisogna sentirlo quando fa freddo a New York, -30", insomma un disco invernale da sentire a letto ben coperti; di Springsteen a lui piace un altro disco, "Questo questo è bello e non fa dormire, Human Touch", "Ma fa schifo, cosa dici, poi è del 1992", non lo colgo impreparato, "Conosco anche una del '92, simpatica simpatica". Mi perseguita fino quasi alla chiusura, poi mi porta alla cassa un espositore, "Compro questo". Quale? Nebraska, più della noia di Springsteen ha potuto la simpatia di Betta.

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Diario del 22 luglio
In questo periodo stiamo facendo un po' di prevendite dei concerti genovesi. Il problema è che sono aumentate in maniera esponenziale le telefonate (già normalmente troppe).
Telefono, "Discoooocluuuub", ovviamente anche le o e le u sono aumentate, signora, "Scusi si possono affittare da voi i biglietti per la Notte dei Tributi del 26?"; affittare? Boh, lasciamo perdere, "Nooo", ma lei, "Nemmeno via internet?".
Telefono, "Discooooooocluuuuuub", altra signora, "Sono sull'autobus che vado al mare, ho visto che voi vendete i biglietti dei Beatles in Classic, ne avete ancora?", "Sì, solo sette, ma domani me li riportano", "Me ne può tenere quattro?", "No", "Ma le do il nome e vengo domani", "No, deve venire di persona", lei, scandalizzata, "Ma io sto andando al mare!!!", "E io sono in negoziooo". Posa, ma dopo due minuti di nuovo il telefono, "Discoooooooocluuuuuuuuuub", "Sono di nuovo io (la signora bagnina), se telefono a mio marito, può comprare i biglietti via internet?", "No" (i miei dialoghi con lei non sono molto costruttivi, finiscono sempre con un mio no), lei, sempre più scandalizzata, "Perché no? Io ho comprato su internet persino i biglietti di Zucchero", "Che strano è, Zucchero c'è e i Reunion no". Lei vorrebbe insultarmi, ma in questa competizione siamo pari: anch'io vorrei insultarla. Finisce così un dialogo senza sbocco.

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Diario del 20 luglio
Dramma sfiorato per il Maratoneta. Quando arriva, ancora sulla porta, ci dice. "E' andata bene bene", non capiamo e lui, "Ieri, vedi lo zaino, questa cerniera aperta aperta. Il portafoglio rubato rubato. Ho fatto una corsa dai carabinieri (nessuna fatica per un maratoneta) carabinieri per fare la denuncia. Loro mi hanno detto di guardare nei giardini giardini di Brignole. Sono andato, ho cercato bene e..." si ferma e tira fuori giulivo il portafoglio "...eccolo! L'ho trovato trovato", io, "Sì, ma ti avranno fregato i soldi". Eccolo lanciarsi in un gesto che gli procura sempre molta gioia, braccio destro interrotto all'altezza del gomito dalla mano sinistra, "Tiè, non c'era niente. Li avevo dati tutti a te". E' vero mi aveva dato un euro e settantacinque centesimi, "Quindi devi ringraziarmi, se no te li fregavano", "Sì, sì, anzi tieni tieni" e mi passa sessantacinque centesimi, non si sa mai.
Telefono. "Discooocluuuub", ragazza, "Le telefono per conto della nostra associazione. Noi organizziamo eventi e cerchiamo sponsor", vorrei bloccarla già di partenza, sono allergico alla parola 'sponsor', ma lei è lanciata, "Adesso stiamo organizzando un concerto di Albano", mi sfugge un gemito, lei si blocca e io ne approfitto, "Non ci interessa" e poso di corsa, prima che mi proponga anche Pupo.
Telefono. "Discoooocluuuub", "Senta, quelli di Feltrinelli (grazie ragazzi) mi hanno detto che lei può aiutarmi, sto cercando musica per la respirazione olotropica", "Olo, che?", "Tropica", "Mi spiace non teniamo musica per nessun tipo di respirazione".
Coppia non troppo giovane, anche loro mandati da Feltrinelli (di nuovo grazie ragazzi), lui è già timoroso di partenza e attacca con "Siamo di nuovo qui a rompere le scatole. Già due volte le abbiamo chiesto se ha cd di Al Ventura, sa come si scrive? Ventura e il nome Al, anche se si legge Il". Questa non la sapevo, interessante, quindi anche Al Capone si leggeva Il Capone? Lo deludo anche questa volta, potrei dirgli che forse sbaglia nome, Ventura, il sassofonista, si chiamava Gil. Belin, ripensandoci, ecco perché lui pensava che si leggesse Il, perché in realtà si chiamava Gil. Che casino. Se torna, lo mando dai ragazzi di Feltrinelli a cercare qualche cd di Ventura Gal, che si legge Gil.

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