Il Diario di Disco Club

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Diario del 20 settembre
Mi sono reso conto solo oggi che vi ho lasciato tutta l'estate senza Diario. Ho più pochi giorni per rimediare, anche se oggi non è l'ultimo (ricordatevi che l'autunno è l'unica stagione che non incomincia il 21, ogni anno mi tocca discutere con qualcuno su questo argomento), vi faccio oggi il Diario dell'estate.
I vinili sono sempre più di moda, i giovani mi chiedono dove trovarli, i vecchi dove poterli rimette in sesto, anche se spesso con idee non molto chiare, tipo una signora. Mi chiede "Scusi, chi aggiusta i giradischi a manovella?", io "A manovella?", lei "Sì, quelli, come si dice" tergiversa e conclude "A molla".
Questa è una funzione di Disco Club: ufficio informazioni. Ecco un vecchio rocker, "Sto cercando una rivista dove c'è un articolo su Elvis e in stazione non hanno più niente", io "Devi andare dall'edicola di fronte a dove era la Ricordi", lui "Sì, ma la Ricordi non c'è più", io "Sì, ma l'edicola c'è".
Sento delle voci che vengono da fuori, uno dei due dice all'altro, "Guarda quella copertina, la conosci?", l'altro "No", il primo, con un tono da come sei ignorante, "Sono i Cream!". I Cream in vetrina? Non mi ricordo di averli messi, esco a guardare. Ci ha quasi azzeccato, sono i King Crimson.
Andrea, quello che 30 anni fa mi chiamava giustamente Giancarlo, poi Marcello, adesso Gianfranco, viene spesso a fare ordini a Dario (delegato a questa divertente funzione). Regolarmente Dario gli dice di tornare a fine settimana e regolarmente Andrea si presenta il giorno dopo. Anche oggi viene e io, non molto paziente come Dario, glielo rinfaccio; lui si scusa e conclude con "Sto diventando vecchio come te non capisco più niente". Non ho capito bene dove mettere la virgola, intendeva come me vecchio o come me non capisce più niente? Boh.
"Grazie di esistere", va bene che venerdì è uscito il nuovo disco di Ramazzotti (presente nella sezione "Angolo della vergogna", lo confesso), ma non mi riferisco a quello. E' più o meno quello che ci dicono quotidianamente dei clienti, non quelli abituali, anzi spesso persone che non vedevo da anni, aggiungono "Resistete!", "Siete degli eroi". Belin, io dico, se volete farci resistere non passate ogni 5 anni (qualcuno si affaccia, mi guarda e dice "Sono venuto a vedere se ci sei ancora" e soddisfatto se ne va), passate tutte le settimane a comprare qualcosa!

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Diario del 10 giugno
Telefono, "Discoocluuub" (poche o e poche u? E' la prima telefonata), anziana "Mi deve aiutare. Cerco una canzone di Joan Baez, s'intitola De Colores e mi hanno detto che è su Gracias a la Vida, ma l'importante è che ci sia quella canzone". Effettivamente la canzone è su quell'album, ma no lo ho e non è nemmeno ordinabile; tra l'altro questo pezzo non è in nessuna delle tante compilazioni della Baez che posso ordinare. Glielo dico e lei "In che mondo viviamo, le cose belle le perdiamo tutte; com'è possibile che non sia in nessun best?", io "Evidentemente non è considerata una delle canzoni più belle di Joan". Forse sono stato un po' duro con questa risposta, allora dopo che mi ha salutato tristissima, mi sento obbligato a sentire De Colores. No, non sono stato cattivo...
Telefono, "Discooocluuuub" (vocali in aumento), di nuovo un'anziana "E' mica arrivato il cd di Gigi D'Alessio che ho ordinato al suo collega?", come faceva a sapere che io non ero lui? Boh, ad ogni modo confermo che è arrivato e lei "Mi raccomando me lo tenga, che appena posso vengo a prenderlo. Non lo dia a nessuno!", io "Tranquilla, non lo vuole nessuno", Sono mica stato anche questa volta troppo duro?
Andrea, che è uscito per vedere se c'era un disco in vetrina, viene interpellato da un cliente "Avete dischi da discoteca anni ottanta?", "No, può provare nel reparto usato qua dietro", quello parte a raffica "Io li compravo qui tanti anni fa, facevo il dj, erano bei tempi per la disco music, se lo ricorda Rino di Radio Babboleo? Me li vendeva lui, lavorava qui", mi sento obbligato a intervenire "Come fa ad averlo conosciuto? Andrea è nato quando Rino era già mancato", lui non rinuncia "Questo negozio era di Rino", "Non direi proprio", ma lui "Però lavorava qui", "No, dietro l'angolo, dove adesso c'è l'usato, il mio predecessore aveva avuto l'infausta idea di aprire un reparto discoteca, durato poco. Anzi vai a cercare di là che magari trovi qualcosa", un po' abbacchiato ci va, non prima di avermi chiesto "Anche tu facevi il dj?", io "Non ci ho mai pensato!". Sono stato mica troppo duro?

Arriva il corriere e mi lascia un pacchetto. Lo apriamo e a sorpresa sbuca un flacone di sapone liquida sanificante. Ci sarà un errore? Guardo la scatola, no, ordine di Disco Club. Faccio il giro di quelli che mi usano come punto di consegna per i loro pacchi, Nessuno. Mi viene un dubbio, non è che sia stata quella signora che, entrata in negozio subito dopo l'uscita dell'attuale puzzone capo (quello di Mick Jagger figura centrale), ha arricciato il naso e se ne è andata disgustata. Sta a vedere che pensava che a puzzare fossi io!

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Diario del 8 giugno

Diario del 8 giugno (in diretta)
Va be' che è caldo, ma questo non giustifica una presenza in negozio da ferragosto. Lunedì mattina su cinque clienti (tra virgolette) entrati, quattro erano foresti, ma non di Utri o di Milano, proprio foresti veri, non italiani. In cambio i soliti matti ci sono tutti, anzi ogni giorno una new entry.
Oggi vedo riflesso nella porta (il mio specchietto retrovisore) avvicinarsi un uomo. Mi rivolgo a Giancarlo Jazz che mi teneva compagnia "Scommetti che anche questo è un matto?". Il nuovo cliente entra, "Scusi devo chiederle un piacere. Deve aiutarmi, cerco disperatamente una canzone, se gliela faccio sentire mi dice se la conosce? Non la riconosce nemmeno shazam". Io, rassegnato "Proviamo", accende il telefonino, parte una canzone melodica italiana. Io, "Non la conosco" (non avevo dubbi). Lui "Non la troverò mai, sono ossessionato", se ne va disperato. Meno male che non c'era Dario (è in ferie, è pronto a far uscire un altro capitolo dell'Esperimento del Dr.K). Se ci fosse stato lui si sarebbe lanciato in tutte le ricerche possibili, magari inserendo su google tutto il testo della canzone, per poi sentirsi dire (ammettendo che riuscisse a trovare il cd) "Ma io cercavo solo la canzone, non tutto il cd".
Telefono "Discoooocluuuub", "Scusi se la disturbo (chissà da cosa lo ha capito). Voi ritirate dischi usati?", io "Certo, dipende dal genere", lui "Erano di mio papà, sono lp vecchi degli anni ottanta". Anni ottanta!!! In genere mi dicevano anni 50/60, siamo già arrivati agli 80.
In vetrina per far capire la tipica accoglienza genovese ho messo acconto al mio libro il lp di Maurizio Carucci (Ex Otago). L'espressione dice tutto...

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Diario del 6 maggio

Diario del 6 maggio
L'11 giugno 2020 scrivevo nel Diario così:
"Chi mi conosce sa che mi sono sempre vantato di non avere mai avuto in negozio un disco di Pupo, nemmeno quando avevo il negozio a Santa Margherita e i 45giri si vendevano. Tra l'altro proprio nel 1979 era uscito il suo maggiore successo "Gelato al cioccolato" scritto con l'aiuto di Cristiano Malgioglio. Ecco anche di questo non avevo preso niente e questo mi ha salvato dalla "furia" di un mio giovane (all'epoca) cliente, Gianni. L'episodio appariva già sul mio libro "Il diario di Disco Club". Lo riporto per chi non lo avesse letto. A fine anni settanta si vendevano ancora parecchi 45gg, Gianni, chiede a un negoziante di Chiavari se aveva l'ultimo di Malgioglio, 'Sbucciami', "Eccolo", "Ne ha ancora?", "Sì, altre due copie", "Me le dia". Le prende e davanti agli occhi dell'esterrefatto dischivendolo, le strappa, "Odio Malgioglio". Intendiamoci, i dischi li ha pagati. Oggi aprendo il pacco del fornitore mi trovo davanti la faccia di Pupo, guardo Dario "E questo?", lui mi rassicura "E' un ordine di un cliente". Finiamo di prezzare i dischi e togliamo quelli ordinati, ma Pupo rimane sul banco. Non era per un cliente! Cartellino giallo. Subito dopo, Dario prezza dei 45gire usati e cosa mi tocca vedere? Un 45giri di Pupo!!! Doppio cartellino giallo: espulsione. Questa mattina quindi, nonostante la temperatura non favorevole, costringo Dario a stare nella sua postazione esterna ad affrontare il venticello che tira sempre sotto i nostri portici. Tranquilli, è sopravvissuto".
Oggi entra un cliente, gira tutto il negozio e alla fine mi chiede indicando panoramicamente tutti gli scaffali, "I dischi funzionano?", non capisco "In che senso? Sono nuovi", lui "Ma quelli usati li avete sentiti tutti?", io "Dovrei assumere un ragazzo per sentirli e non basterebbe", lui "Quindi potrebbero non funzionare", io "Per ora, di solito, hanno funzionato". Non è convinto e ricomincia il giro. A un certo punto non lo vedo più, è sparito, ma non è uscito, dove è finito? Sento rumore di qualcosa sbattuto per terra, mi affaccio dal banco, eccolo accucciato per terra con la scatola dei 45giri usati, alcuni già messi da parte. Vi invito a guardare la foto, riconoscete il disco in basso a destra? Lascio il compito ad Andrea di servirlo quando riemerge con quattro 45giri e un lp in mano. Andrea fa il conto poi mi chiama, "Gian, questo non ha il prezzo", e mi indica il disco di Pupo "Quanto devo metterlo?". Io, esultante, "Questo glielo regaliamo!". E così dopo quasi due anni mi libero del "odiato" oggetto.

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Diario del 27 aprile
Ore 9.40, telefono, "Discooocluuuub", "Buongiorno, ma siete aperti?", io "Sì, perché dovremmo essere chiusi?", "Sono passato adesso ed era tutto chiuso", io "Veramente siamo aperti dalle 8.45, non so cosa lei abbia visto", "Ah grazie, allora passo". Bugia, non passa, o si vergognava di confessare di essere quello che ha telefonato, oppure ha sbagliato negozio.
Telefono, "Discoooocluuuub" (per colpa di quello di prima le o e le u sono aumentate), "Buongiorno, scusi (si è spaventata per le o e le u), avete dei cd?", io "In che senso?", "Mah, di musica", io "Siamo un negozio di dischi (faccia lei, potrei dire come il sindaco)", "Ah grazie, io sono di Casella e qui non se ne trovano". Strano, Casella è sempre stata famosa per avere negozi di dischi.
Oggi una delle classifiche annuali di Disco Club ha già il suo vincitore: quella del Puzzone. L'esibizione odierna del maggior rivale del Pluriespulso è stata straordinaria. Abbiamo già parlato di lui nel libro, è quello per il quale Mick Jagger è la figura centrale per tutti noi. L'anno scorso ha ingaggiato dei duelli anche in diretta col Pluriespulso e alla fine lo abbiamo premiato per il suo misto irresistibile di puzza/profumo. Dicevamo di oggi, ha raggiunto il culmine massimo, direi la perfezione. Mi ha costretto a uscire per non soffocare (nonostante la mascherina e un po' di raffreddore) e ho invitato l'unico altro cliente presente a raggiungermi, gli ho chiesto cosa cercasse, sono rientrato e gli ho portato fuori il lp dei Motorhead del RSD. Per fortuna, nel frattempo il Jagger-fan aveva scelto i tre lp da comprare e ci ha lasciati, almeno oltre al "profumo" mi ha lasciato 90€. Vedo che si dirige verso il bar Verdi, ma, quando esco di nuovo per respirare, vedo che il dehor del Verdi è vuoto, strano poco prima era pieno. Passa la barista Sabrina che si sventola le mani sotto il naso, "C'era un disgraziato che puzzava in maniera assurda, sono scappati tutti dal dehor. Poi gli ho chiesto se aveva il greenpass, non lo aveva, così l'ho espulso". Evviva i cartellini rossi sono arrivati anche ai nostri vicini!

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Diario di marzo 2022
Discooocluuuub, "Pronto? Senta vorrei Maracaibo ma la versione integrale del 1981"
Entra una sudamericana, armata di telefonino, che usa tipo telecamera; cerca un disco per un amico e gira tutto il negozio inquadrando i dischi che sfoglia, finalmente trova la sezione che sembra interessare all'amico. Passa da Vasco Brondi, a Dente, ai CSI. Ogni volta è un no, allora si decide a fare la domanda "Dove sono i dischi di Sabrina Salerno?".
Si moltiplicano le telefonate di gente che vuole vendere i dischi che ha in casa, magari da decenni. Una signora "Ho un mucchio di cd delle bimbe", non voglio demoralizzarla subito "Dipende di cosa si tratta", lei "Di tutto, dalle favolette alle canzoncine". La demoralizzo...
Sento una voce fuori dalla vetrina, "E' il primo locale di dischi che vedo".
Telefono, "Discooocluuuub", lui "Pronto, non è Disco Club?", io "Ho detto discooocluuuub" (effettivamente ha ragione, non ho detto Disco Club), lui "Cerco una cantante Cristina, ma non mi ricordo più il cognome, suona tipo Daveco, cosa fa?", ci provo "Noi Puffi siam così...". Lui, esultante "Sì, lei!". Poso senza dirgli il cognome.
Ecco una signora, distinta, ma anche eccentrica, "Cerco dvd", la interrompo "Non ne abbiamo, solo cd", lei "Ah, non fa niente, a me non servono da sentire ma per fare un divano". La dirotto dal reparto usato e compra 3 cd per 10€.
Ragazza "Vorrei un cd grosso dei Beatles", ovviamente era un lp.
Uomo, "Mi dia un cd dei Matia Bazar, di quelli belli di ultima generazione".
Torniamo davanti alla vetrina. Parla una coppia di una certa età. Il marito sostiene che "Anche questo negozio è nuovo", lo interrompe la moglie "No, c'era una libreria".
La confusione sui lp continua, oggi mi chiedono un 66 giri...
Entra la figlia di un mio cliente che dice al padre "Papà posso prendere un altro cd dei T Rex?". In gamba la ragazzina pensate, ma il problema è che ha 5 anni.
Questo ha qualche anno in più, diciamo sui 55. "Avete la canzone della Squadra Italia, sa quella che hanno cantato a Sanremo", rimango perplesso "No, no lo abbiamo", lui insiste "Magari il 45 giri". Io lo lascio perdere, ma Dario, come sua abitudine cerca di aiutarlo, ricerca questo gruppo che effettivamente a Sanremo c'era stato, ma nel 1994, la formazione era strepitosa: Giuseppe Cionfoli, Lando Fiorini, Jimmy Fontana, Rosanna Fratello, Wilma Goich, Mario Merola, Gianni Nazzaro, Nilla Pizzi. Toni Santagata, Manuela Villa, Wess. Non so come noi si possa non avere in negozio il 45giri!

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Diario del 14 aprile
Quando arrivo dal negozio mi tocca dare la sveglia a Mohammed; si sa, aprile dolce dormire e infatti il nostro "custode notturno" (a proposito, il 20 gennaio ha festeggiato 4 anni di permanenza sotto i nostri portici, adesso mette il comodino, un vaso, dalla nostra parte e il letto, cartoni e coperte varie, davanti a Outsider) è ancora sotto le coperte. Mi tocca dargli la sveglia col solito urlo "Devo aprire il negozio!", si tira su mentre io apro. Da dentro sotto una voce ben conosciuta che gli chiede "Gradisce un caffè? Lo vuole con zucchero o senza? Una brioche le fa piacere?". E' Ciao Gian Ciao Carlo, è squinternato, ma generoso, a noi ogni tanto porta le panarelline. Quello che mi sorprende è che da del lei a Mohammed!
Telefono, "Discooocluuuub", dall'altra parte "Scusi, è il veterinario?", io "Animali qui ce ne sono tanti, ma non li curo".
Poco dopo entra una ragazza, "Mi deve fare un piacere. In questo pacchetto ci sono le medicine per un cane, le devo dare a una mia amica, ma lei è in ritardo e io devo andare a lavorare, glielo posso lasciare?". Non mi lascia il tempo di rispondere, molla il pacchetto sul banco e se ne va. Mi viene un dubbio, guardo il calendario, no, non è il primo aprile e poco dopo ne ho la conferma. Entra l'altra ragazza e "Una mia amica ha lasciato un sacchetto per me", è normale vero? Infatti glielo passo senza inutili commenti, solo con un "Ciao".
Conclude una signora che ultimamente ci porta dei vinili da vendere nel reparto usato, i ragazzi la trattano molto bene con le valutazioni e lei passa da me per ringraziare e salutare concludendo con "Auguri, buon Natale".

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Diario del 1 febbraio
Col primo gennaio è incominciato il sesto campionato dei Big Clienti. Cosa è? Me lo sono inventato a gennaio 2017 per incentivare gli acquisti dei clienti abituali. Ogni volta che comprano segno la cifra, ovviamente a fine anno vince chi ha più speso. Il primo anno lo ha stravinto un professore dell'Università di Genova , di lettere, gli altri quattro ancora un professore di Università, questa volta di Matematica: il Matematico, famoso protagonista del Diario.
Durante l'anno cerco di aizzarli uno contro l'altro, del tipo "Guarda che Massimo ti ha superato" oppure "Ti mancano cento euro e sei secondo". Oppure li ricatto minacciando di informare le consorti sulle loro spese, "Se continui a scendere in classifica, chiederò a tua moglie se ti ha tagliato i viveri, visto che l'anno precedente avevi speso 5.000€", urlo di dolore "No, sei matto? Ho fatto una fatica tremenda a far entrare in casa i dischi e tu mi sputtani così?".
Guardando le classifiche passate ho visto che ci sono, oltre agli storici sempre presenti, delle meteore, tra loro anche il Rompipalle n.1 che nel 2018 è finito addirittura nella top ten di fine anno.
"Com'è possibile" -chiederete voi- "se non gli rivolgi nemmeno la parola?". Il fattaccio è avvenuto l'anno successivo, prima non gli parlavo molto e, quando faceva un ordine, appena uscito glielo cancellavo. Allora? Ecco cosa è successo all'inizio del 2018: il Rompipalle n.1 ha preso gli arretrati della pensione. "Pensione?, ma non ha l'età", effettivamente è stato prepensionato di 15 anni; "faceva forse un lavoro usurante?", di mestiere ne faceva uno solo (e fa), quello del rompipalle, che è sì usurante, ma non per lui, bensì per noi negozianti.
Quest'anno l'attacco al primato del Matematico viene per la prima volta da due giovani, uno in particolare è stato per quasi tutto il mese di gennaio davanti al campione, che la settimana scorsa ha dovuto raddoppiare gli acquisti per riconquistare la vetta; mentre gli facevo il conto, arrivato a due box cari, glieli ho scontati, ma lui mi ha bloccato, "Non esagerare con gli sconti, che va a finire che quello mi supera!". Effettivamente oggi il giovane si è rimesso davanti, devo scrivere al Matematico che corra a provvedere a un congruo acquisto...

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Diario del 31 gennaio
Un professore del basso Piemonte è nostro cliente da anni, anche se non passa spesso e quelle poche volte un po' brillo. Oggi, mentre gira alla ricerca di acquisti, riceve una telefonata, guarda il nome e non sembra troppo contento di leggere chi lo chiama, ci pensa un attimo poi risponde, "Ciao, no, sono ancora al Provveditorato, e sì è una cosa lunga, ne abbiamo ancora per un bel po'. Niente, figurati, ciao, ciao". Posa e continua il suo giro, effettivamente è una cosa lunga.
Due ragazzi entrano per vedere dei vinili, genericamente, niente in particolare. Sembrano molto ammirati, poi si trasferiscono nel reparto usato e anche lì la vista dei lp li esalta; quando escono uno di loro dice ad Andrea "Ti ringrazio, hai proprio un bel museo". Ecco perché non hanno comprato niente, pensavano fosse un museo!
Telefonata. "Discooocluuuub", ragazzina "Cerco il vinile Am degli Arctic Monkeys", "Lo abbiamo", "Potrei prenotarlo? Vengo a prenderlo domenica", "No, domenica non tengo aperto solo per vendere il lp degli Arctic Monkeys", ci rimane male "Ah, scusi, buongiorno". C'è rimasta male poverina; ma il giorno dopo viene una signora con un foglietto in mano "Ha questo disco?", leggo "AM degli Arctic Monkeys". Pensavo di aver perso una vendita per aver voluto fare lo spiritoso, invece no.
Altra telefonata "Discooocluuuub", ragazzo "Vendete dischi?", "Direi di Sì" e lui "Quelli per la macchina?"...
Altro ragazzo, "Senta io ho comprato il lp di Fronte del palco di Vasco, ma ha due lati uguali", "Portalo che lo cambiamo", "No, non voglio cambiarlo, non l'ho preso nemmeno da voi. Non vale qualcosa? Non credo che ce ne siano molti così, è una rarità", "Più che altro è difettoso, non è mica un francobollo come il famoso Gronchi rosa. Chi vuoi che lo voglia?". Non lo convinco, "Io me lo tengo, non si sa mai".
Un vecchio cliente, anche se ancora giovane, è passato recentemente al vinile. Ogni volta che compra un disco, mi dice "Guarda è concavo". All'ennesima volta gli dico "Hai provato a girarlo dall'altra parte", lui perplesso "Perché?", io "Guarda, dall'altra parte è convesso".

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Diario del 21 gennaio

Non grandi clienti oggi in negozio.
Il primo compra un cd e prima di uscire ci tiene a precisare, "Due anni fa ho preso Iglesias, l'anno scorso Aznavour e quest'anno Ramazzotti. Sono alla ricerca di cose vecchie".
Secondo, entra e mi saluta come se fossimo buoni amici, "Ciao, è qualche anno che non passo. Vedi che ogni tanto mi ricordo di te e vengo a trovarti?"; fa un rapido (per fortuna) giro e prima di andarsene mi dice "Cerco musica di nicchia". Speriamo che perda la memoria...
Terzo, "Mi hanno chiesto un cd di Morricone, ma cantato", penso subito al Volo e, siccome non c'è Dario che avrebbe risposto "Purtroppo è finito, ma, se le fa piacere, le dico quando può arrivare", posso rispondere tranquillamente "Il Volo non lo teniamo!" (che soddisfazione). In realtà lui vuole qualcos'altro, non il Volo, ma non sa cosa. Ha una domanda di riserva "Una raccolta di Lucio Battista?". Cesare Battisti me lo avevano già chiesto, ma Lucio Battista no.
Quarto, "Vorrei una raccolta con i pezzi migliori di Mario Merola in lp", "Non ne abbiamo e penso che sia un po' difficile trovarli nuovi", lui è sorpreso "Avevo letto che c'è un rilancio del vinile", io "Sì, ma non di Merola...".
Quinta, tocca a una donna, "Cerco un 45giri in cd di...", la blocco "Alt, resettiamo tutto, torni indietro e ripeta la domanda".
Sesto, se la tira da saccentone "Cerco i cd di un piccolo produttore di Padova. Fa raccolte sia in cd, sia su pennetta, classica e leggera, ma di qualità". Insomma il Gianni Tassio di Padova.

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Diario del 9 novembre
Finito, o quasi, il lavoro per il libro Il Mondo visto da Disco Club, torniamo a parlare dei nostri clienti, o quasi.
Oggi è di moda il 28r, reparto usato. Alle 10,30 entra un cliente (mi devo ripetere, o quasi), "Di là non c'è nessuno?", "Vai a vedere", lui "E' chiuso", io "Allora non c'è", lui "Mi dai il numero di telefono così lo chiamo", io "Se non c'è come fa a risponderti?", lui "Mi dai il cellulare?", io "Non ce l'ho" (bugia), lui adocchia il biglietto da visita con i numeri di telefono, ne prende uno ed esce. Passano 30 secondi, telefono "Discooocluuuub", lui (quello di prima) "Ah, non c'è" e posa.
Subito dopo altro cliente "Ho visto un disco che mi interessa in vetrina", "Quale?", "Non è in questa, è di là", "Di là, dove?", "Dietro l'angolo", "E vallo a chiedere a lui". Ci va.
Vi ho già raccontato dei problemi che hanno sempre avuto i miei clienti con l'altro sesso. In questo caso non mi riferisco alla nutrita banda onanista che frequenta il negozio, al contrario mi riferisco agli sposati. Per fare entrare un nuovo disco in casa usano tutti gli espedienti possibili. Più facile è con i cd, stanno in tasca e in casa si possono mettere in doppia fila; coi cofanetti e gli lp bisogna ricorrere a giacconi tipo il parka o l'eskimo (colpevoli di tanti furti negli anni 70/80, usati per portarsi via, senza passare dalla cassa, i lp). D'estate si convince la moglie ad andare da sola al mare o in vacanza e subito si precipitano in negozio per poter finalmente portare a casa l'agognato disco. Un nostro cliente non ha di questi problemi, la moglie lo lascia libero di comprare (santa donna), così lui lascia su un mobile lo scontrino di 145€ per l'acquisto del box dei Beatles. Lei lo trova e lo aspetta per mostrarglielo, ma come, non avevo detto che lei non si oppone agli acquisti? Infatti, non è quello il problema. Lei lo accoglie con "Mi vuoi dire dove sei andato in discoteca e cosa hai fatto per spendere 145€?", lui rimane interdetto (non è quasi mai andato in discoteca), lei gli mostra lo scontrino "Discoclub65 srl", lui capisce l'equivoco e scoppia a ridere, cosa che fa anche lei quando capisce che non siamo una discoteca. Ve l'ho detto, è una santa donna, 145€ in un negozio di dischi sono spesi bene!
Oggi tra gli storici sempre presenti, vi parliamo del Rompipalle n.1. E' un mega fan di Coltrane e da settembre stressa Dario (io non gli rivolgo la parola da anni) sulla prossima uscita di un inedito live del jazzista. Il disco esce e lui non lo compra, dopo due settimane Andrea gli chiede "Come mai non compri Coltrane?" e lui "Voglio l'edizione giapponese e l'ho ordinata là", "E non ti è ancora arrivata?", "No, quello che me l'ha spedita, per non pagare la dogana, ha dato il pacco a una nave che fa il giro dalla Groenlandia". Effettivamente è un'idea, farsi spedire i pacchi sul tragitto GGG: Giappone/Groenlandia/Genova.
p.s. Del Mondo visto da Disco Club sono rimaste di nuovo solo 40 copie, sbrigatevi se no vi tocca aspettare la terza edizione.

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Diario del 11 agosto
Un amico cliente mi confessa "Sono in crisi di astinenza", io, sorpreso, "Perché, ti droghi?", "Sì, del tuo Diario, sono più di due mesi che non scrivi niente!".
Effettivamente ha ragione, sono 77 giorni, l'ultimo è datato 25 maggio.
Oggi mi sento obbligato ad aiutarlo e gli dedico il Diario del "quasi" trimestre sperando che sia sufficiente per farlo uscire dalla crisi.
Incominciamo dai soliti noti.
Il Pluriespulso ormai è a un livello di record stratosferico, la sua camicia jeans, come già detto ormai di un colore indefinibile, ha superato i nove mesi d'indossamento, non sempre da sola, in autunno sotto l'altro indumento da record, la giacchetta grigia; in inverno sotto un maglione e poi con aggiunta di una giacca a vento; in primavera rispunta la giacchetta grigia, che resiste per buona parte dell'estate, fino a una decina di giorni fa, per poi lasciare libera in tutto il suo splendore la camicia primatista mondiale. Peccato che alle Olimpiadi non sia prevista questa disciplina (il plurindossamento), avremmo vinto una medaglia d'oro in più e così saremmo rimasti davanti a Olanda, Francia e Germania, al settimo posto!
U Megu, anche lui non scherza con l'abbigliamento, a luglio per parecchi giorni si è presentato col completo da sala operatoria, casacca a V verde e calzoni, entrambi con la scritta ASL3. Gli chiediamo il perché e lui prontamente, "Così poi li lascio alla ASL e me li lavano gli inservienti", furbo! Il problema è che alla fine viene beccato in via XX e inevitabilmente gli viene proibito di girare per la città in divisa. Lui la prende male, "Quegli stronzi, perché non si fanno i fatti loro? Sono andati a fare la spia".
Il Maratoneta, sempre in gran forma, anzi in questo momento nemmeno tanto, a furia di macinare chilometri gli è venuto male a una gamba, è ai box, più che altro è sul vaso, no, non il cesso!, sta seduto quasi tutto il pomeriggio sul vaso privo di fiori della nostra vicina di Outsider. Smanetta a tempo pieno sul telefonino e negli ultimi giorni riceve anche visite; ieri lo abbiamo sentito lamentarsi con un suo amico (non so se fan di treni, autobus o ragazze), questo gli dice, "Non devi pensarci, le cose passano", il Maratoneta borbotta qualcosa di incomprensibile e l'amico "Ti sei innamorato, ma non devi pensarci", altri borbottamenti e l'amico "Ma non è una questione sentimentale?", Maratoneta "No", l'amico, perplesso, "E allora?", Maratoneta, stizzito, "Quella stronza mi ha tolto l'amicizia su facebook!". Un vero dramma.
Ecco un po' di richieste varie.
"Avete Dark Straits of Pink Floyd?".
"Comprate Dischi usati da 35 giri?".
"Avete ancora questi qui antichi? E indica i lp.
"Vorrei la monografia sull'ultimo disco di Bob Dylan".
"Basta col rockaccio pachidermico, è l'ora di finirla, sentiamo Sade, musica da aperitivi con l'abat-jour".
Un cliente mi chiede "Vorrei sapere se avete venduto qualcosa dei dischi che vi ho portato in conto vendita". Cerco il suo nome, ma non trovo niente, "Quando li hai portati", lui "A fine anni '90"...
Un anziano, "Ho tante cassette, secondo lei le trovo già in cd?". Gli cambio l'avverbio, al posto di "già", "ancora".
Ragazza giovane con un mini vestito (peccato che U Megu non fosse ancora arrivato...). "E' la prima volta che vengo qui, come tenete i dischi, in ordine di artista o di titolo di canzone? Cerco Paul Anka"
Concludiamo con l'episodio più recente. Oggi entra un tipo strano, completamente coperto, nonostante il caldo giacca e guanti di lana sdruciti e maleodoranti, capelli e barba lunghi, mascherina che lascia liberi solo gli occhi, "Cerco un vinile di Irene Grandi", io "Non ne abbiamo", lui "E di Annalisa?", io "Nemmeno". Qui commetto un errore, "Forse si possono ordinare", i suoi occhi, l'unica cosa di lui che vedo, brillano, "Sì, allora li ordiniamo!", poi si blocca "Ma devo darvi un nome?", "Certo", "E quale? Uno qualunque?", "No, il tuo", "Basta il nome?", "No, cognome e numero di telefono", lui si imbizzarrisce, "Se le dico che passo, a cosa serve il nome?", "Nel caso che non passi", lui, sempre più furioso, "Allora lei non si fida di me!?", io, drastico e secco, "No". Lo convinco, se ne va.

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Diario del 25 maggio


Una signora in cerca di lp ci racconta le sue avventure in giro per il mondo al seguito di un gruppo di musicisti, ha visto concerti degli Eagles e di Echo & the Bunnymen, ha conosciuto di persona Freddie Mercury (tranquilli, niente di scabroso) e ci spiazza con una domanda finale: "Ma a voi piacciono i Maneskin?".
Eccoci al punto, la settimana scorsa al centro dei discorsi e delle richieste Franco Battiato, questa al centro dei discorsi, ma non delle richieste, i Maneskin. Questa è una sorpresa, non i Maneskin, ma che tanta gente abbia guardato l'Eurovision. Fino a pochi giorni fa nessuno ne parlava, dal 1956, anno della prima edizione, al 2019, l'ultima prima di quella di sabato scorso, difficilmente qualcuno mi ha chiesto un disco sentito al Contest, forse qualche 45giri negli anni 60/70 e il lp degli Abba, vincitori nel 1974, unico nome in tanti anni di un vincitore che è entrato per anni nelle hit parade mondiali insieme a Celine Dion, che nel 1988 vinse per la Svizzera. In partenza i partecipanti erano pochi, solo 7 nel 1956, poi sempre di più, tanto che ormai tutti gli stati europei hanno partecipato meno Città del Vaticano (peccato, potevano far partecipare i Barritas con la messa beat...) e il Liechtenstein, si è arrivati a 43! Nulla da dire sullo spettacolo, è tanto kitsch che diventa divertente, più che sentire le canzoni si è attirati dalla scenografia e dai balletti, a volte assurdi. Vincono un po' tutti, negli anni 2000 nazioni assolutamente insignificanti nella storia del rock, quasi tutti gli ex URSS (Estonia, Lettonia, Ucraina, Russia, Azerbaigian), ma anche Turchia, Grecia, Serbia e addirittura Israele (extra europei) e mai nessuno ha commentato queste vittorie. Ogni anno vendo due copie della compilation, una a Nicola, che, comprando l'ultima, ha confessato che manco le sente, le colleziona, e l'altra a Marino, l'Uomo Arancione, che però deve ancora ritirare le ultime due. Dunque si può tranquillamente dire che agli italiani dell'Eurovision non gliene frega proprio niente. Quest'anno tutto cambia, hanno vinto gli italiani! Ecco quindi che tutti diventano fans della manifestazione, come con Tomba tutti erano appassionati di sci, con Panatta di tennis, con Luna Rossa di regate. Mi ricordo ancora quanti miei clienti stavano svegli di notte per vedere le regate nei primi anni 2000, all'improvviso usavano termini mai sentiti prima, strambare era sulla bocca di tutti. Si paragona la vittoria dei Maneskin a quella di mondiali di calcio del 2006 e "Li abbiamo fregati quegli stronzi di francesi, hanno provato di nuovo a darci una testata, tirando fuori la sniffata di Damiano, ma anche questa volta, in zona Cesarini, quando ormai sembrava che avessero vinto loro, li abbiamo fregati. Che poi questi famosi cantautori francesi, quanti sono francesi? Aznavour è armeno, Gainsbourg ucraino, Brell belga, Montand italiano (Ivo Livi), Nino Ferrer era genovese (Agostino Ferrari), hanno solo quella lagna di Becaud e Brassens", provo a intervenire "Beh, De Andrè lo ha un po' copiato Brassens", niente da fare "Ma dai! Può darsi da giovane, ma poi ha fatto ben di meglio".
Insomma basta poco a far emergere il nazionalismo negli italiani, anche la vittoria in una manifestazione che per 65 anni non ha interessato quasi nessuno (a parte Nicola e Marino). Alcune curiosità sul festival, nel 1986 vinse la belga Sandra Kim aveva 13 anni, probabilmente si era qualificata vincendo lo Zecchino d'oro del suo paese; nel 2001 il vincitore, Dave Benton, ha stabilito due record, il più vecchio vincitore, 50 anni, e il primo di colore, ma partecipava per l'Estonia. Ed ecco un altro record tutto nostro, la canzone più lunga mai cantata alla manifestazione, "Corde della mia chitarra" di Nunzio Gallo nel 1957, durata 5 minuti e 9 secondi, i gorgheggi del cantante napoletano hanno allungato oltre le aspettative la sua permanenza sul palco, si racconta di gente che si è addormentata davanti alle prime televisioni in bianco e nero. Dobbiamo però dargli un merito, per evitare le lungaggini si è messo un limite di 3 minuti e 30 secondi, ve la immaginate la serata di sabato scorso senza limiti? Già è finita verso l'una di notte, probabilmente sarebbe andata avanti fino all'alba!

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Diario del 22 maggio
L'evento della settimana è stato sicuramente la morte di Franco Battiato. Già avrete visto l'omaggio propostoci dal Maratoneta, ma la cosa principale sono state le richieste di dischi. Sorprendente è che la maggior parte sono arrivate da clienti più o meno della mia età. Ma, dico, avete avuto 50 anni per comprare qualcosa di Battiato, aspettavate che morisse per prendere un suo disco? A qualcuno l'ho fatto presente e lui mi ha risposto "A me è sempre piaciuto, era già un po' che ci pensavo a comprarlo", io "Sì 50 anni". Passiamo alla richiesta, io "Quale vuole?", lui "Uno degli ultimi", glielo mostro e lui "Non ne conosco nemmeno una", io "Allora di quelli più vecchi?" e, dispettoso, gli mostro i primi, lui, in difficoltà, "Non ne conosco nemmeno una", io "Allora una raccolta", lui, spaventato, "No, no, mi basta un disco", sob. Ci riprovo, "Con raccolta non intendo tanti dischi, ma uno solo un Best, un Greatest Hits, un Il meglio" (forse è meglio parlare in italiano), lui, risollevato, "Sì, quello!", glielo faccio vedere e lui, di nuovo in crisi, "Conosco solo Centro di gravità permanente, Cuccurucucù e La cura". Beh certo a lui Battiato è sempre piaciuto...
Poi tocca a un cliente abituale, dopo averci detto che lui i dischi di Battiato li ha già quasi tutti (è il quasi che fa la differenza), sono due giorni che cerca solo suoi lp. Oggi si supera, "Senti, ho letto che negli anni 70 Battiato ha incontrato i Kraftwerk. C'è mica un disco?", io "Di che cosa?", lui "Di questo incontro", io "Ri-sob".
Non facciamo in tempo a riprenderci che si presenta Mea (è il suo intercalare abituale). "Ciao Gian, mea è arrivato il cd delle Rubettes?", "No", "Mea, cerca di fare pressioni", "Con chi?", "Col rappresentante", "Non ci sono più rappresentanti", "Mea, allora telefona", "Te l'ho ordinato in Olanda", "Allora telefona in Olanda", "Usiamo solo il loro sito, niente telefono", "Allora chiama in Lombardia, mea a Varese alla signora Teresa", "Chi è la signora Teresa?", "Tanti anni fa la chiamavo, mea, mi faceva arrivare dei dischi!", "La signora Teresa ha chiuso". Lui ci prova anche con Dario nella sua postazione dalla parte opposta, ma viene respinto e, quando lo lascia, lo saluta "Ciao Gian", io "Quello è Dario" e lui "Mea, allora a te dico ciao Dario", ma, prima di lasciarci, mi chiede "Lo hai più visto quel ragazzo che veniva tutti i sabati a comprare metal, massiccio con i capelli lunghi" (negli anni 80 era l'unico con i capelli lunghi...), poi mi dice il nome e io me lo ricordo (ricordatevi che vi ho schedati tutti!), poi prosegue "Ha avuto dei seri problemi di salute, insieme abbiamo fatto un record sulla spiaggia, più di 500 palleggi con la testa!". Non so quali siano le conseguenze fisiche che questo prolungato palleggio abbia avuto sul suo amico su di lui qualche idea ce l'ho. Penso che lunedì scriverò ad Astrid di Bertus, "Mea, mandaci il disco delle Rubettes, altrimenti Mea ci massacra". Per fortuna non può venire spesso, abita lontano (lo ha detto lui), a Utri!
Ecco quindi un'altra pagina del Diario che potrete, magari, ritrovare nel rinnovato libro che uscirà a settembre con l'ausilio di Danilo Di Termini, sempre che voi partecipiate al crowfunding lanciato in settimana, come da link.

http://discoclub65.myshopify.com/products/il-diario-di-disco-club?variant=39352943083654

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Diario del 10 maggio
Vi ricorderete sicuramente dell'ultimo exploit del Pluriespulso, quando, rispondendo a me che lo avevo ripreso perché era entrato con la mascherina sotto il mento, mi aveva risposto, "Stai tranquillo, ho fatto il tampone questa mattina, perfetto!". Bene, da quel giorno "perfetto" è diventato la parola d'ordine del negozio, di qualsiasi argomento io, Dario e Andrea si stia parlando la conclusione è sempre la stessa: perfetto!
Non solo noi, anche i clienti sembrano ormai contagiati da "perfetto". Uno mi ordina un disco e io glielo trovo in Olanda, lui risponde "perfetto", mi chiede a che ora apro al pomeriggio "alle 15" e lui "perfetto", vogliono lo sconto e io tolgo i soliti 90 centessssimi (alla maniera di Scusssi) e loro "perfetto!". La cosa deve essere contagiosa, pensate che mentre io sto scrivendo queste note, sento alla televisione nell'altra stanza un'intervista che si conclude con "perfetto".
A proposito di tv, potrei paragonare il nostro "perfetto" a un tormentone televisivo, una parola che viene ripetuta continuamente e spesso fuori luogo: "assolutamente". La differenza è che assolutamente da solo non ha un significato preciso, deve essere accompagnato da un'affermazione o da una negazione (assolutamente sì o assolutamente no). "Perfetto" non ha bisogno di aggiunte, è perfetto. Dico giusto? Perfetto!
p.s. In questo momento, sempre alla tv, sapete come ha concluso un suo discorso Amadeus? Ovviamente con "perfetto"!

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Diario del 9 maggio
Diario domenicale? "Ma allora sei aperto", no siamo chiusi, è che mi sono preso l'influenza, non ho febbre, è un'influenza di altro genere, me l'ha attaccata il Matematico. Lui, come ormai sapete, trasforma tutto quello che fa in numeri: sapeva con precisione quanti dischi doveva comprare al mese per raggiungere il giorno della pensione al numero prestabilito (diviso in cd, lp, 45gg, dvd, libri), adesso si è fatto, ve l'ho già detto, un percorso casalingo da percorrere un certo numero di volte per bruciare le calorie che cumula nel suo unico pasto giornaliero alle 4.30 del mattino; una volta alla settimana (esce poco per paura del covid) va a comprare alla Ipercoop e anche lì ha il suo piano di battaglia, esce sempre alla stessa ora, prende lo stesso autobus, sta dentro la Coop lo stesso numero di minuti e riprende sempre lo stesso autobus e rientra a casa alla stessa ora.
Questa mattina mi sono reso conto che mi ha influenzato. Mi sono svegliato e ho incominciato a dare i numeri, del resto la matematica mi è sempre piaciuta (a scuola mi chiamavano il tisico nucleare, ero molto magro). Allora, mi sono ricordato che oggi è il compleanno del nostro Dario Gaggero. Compie 47 anni, girando i numeri si arriva alla sua data di nascita, il 74. Tra poco più di un mese io compio 74 anni, giriamo i numeri ed ecco la mia data di nascita 47. Sempre 4 e 7. Adesso si è aggiunto a noi il giovane ragazzo di bottega, Andrea Rainero. Lui ha solo 27 anni (che si potrebbe scrivere 4:2 e 7), Dario ha 27 (4:2 e 7) meno di me, e Andrea? 47 anni meno di me.
Il ciclo è completo!

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Diario di aprile

Diario di aprile


C'è una categoria che è diventata nostra concorrente, non tanto per quello che vende, ma ci porta via lo stesso dei clienti o meglio riduce le loro capacità di acquisto: i dentisti.
Probabilmente qui intorno ci sono parecchi studi dentistici, perché è quasi quotidiana la presenza di clienti che vengono da noi dopo essere stati a farsi torturare dai dentisti e la solfa è sempre la stessa, "Non posso spendere troppo, mi ha già spennato il mio dentista". Scusate, ma quello vi fa del male e vi spenna, perché allora non invertite il giro, prima passate da noi, io non vi maltratto, almeno fisicamente, e ho tariffe più basse!
Lunedì è passato Giangillan, cercava il solito disco dei Deep Purple col suo amato Giangillan, ma non è ancora arrivato. Se ne va e ci saluta, "Buona Pasqua" e per sicurezza (magari noi non abbiamo capito) aggiunge "Auguri". Dunque, Pasqua è passata da una settimana, quindi se si riferisce a quella del 2022, non ha calcolato che prima c'è Natale e quindi avrebbe dovuto augurarci Buon Natale!
Veniamo agli ospiti quotidiani. Il Pluriespulso stenta sempre a tenere la mascherina in posizione corretta, tra l'altro, per avere la scusa di tenerla abbassata, fuma una sigaretta dietro l'altra. Dopo l'ennesima fumata, rientra in negozio e si dimentica di tirare su la mascherina, lo accolgo con un urlo "Mascherina!!!"; la solleva, ma si giustifica, "Stai tranquillo, ho fatto il tampone questa mattina". Lo dice tutti i giorni, fa più tamponi lui dei giocatori di calcio, ma questa volta aggiunge un particolare: "Perfetto!". Porca miseria, non sapevo che esistessero diverse categorie di tamponi.
CiaoGianCiaoCarlo (è come mi saluta) ormai sta salendo la classifica dei migliori clienti. Si presenta, prende dagli scaffali un raccoglitore da 4 cd, me lo porta e "dammeli tutti". Oggi mentre gli stavo facendo il conto, è entrato Ivano, che ha incominciato a imperversare con le sue storie; CiaoGianCiaoCarlo lo stoppa, "Scusi (dandogli del lei), sta facendo (io) una cosa importante (il conto)" e praticamente caccia via il povero Ivano e, rivolgendosi a me, fa un cenno come a dire questo è matto.
Uguale la filosofia del Maratoneta. Ci racconta che nel suo consueto giro in stazione per vedere se qualcuno si è dimenticato di ritirare i soldi dalle macchinette, lo ha anticipato uno che continuava a colpirle con tanti pugni (e non uno solo secco, la sua tecnica), mi dice "E' davvero un sciachello (lo so che non si scrive così, ma lui ha detto così)". Poi rimane con noi e ci tiene a farci vedere come concludeva i concerti in America Freddie Mercury (suo idolo assoluto) e si fa immortalare da Dario, come potete vedere. Conclude la sua visita con un apprezzamento, "Gian, devo dirti una cosa, quel ferroviere con la faccia da tontolone ne sa di musica". Adesso ci sarà qualche ferroviere preoccupato che, leggendo queste righe, si chiederà, "Si riferiva mica a me?".
Eccoci al Matematico. Esce il meno possibile, ha paura del covid, e quindi cammina poco. Per mantenersi in esercizio ha allora inventato un sistema: ha creato un percorso in casa di 400 passi che ripete per 8 volte, per un totale di 32 minuti. Beh, non per niente è il Matematico.
Concludiamo con Alessandro, il cliente più pittoresco, oggi ci delude, non ha colori (vedi foto).
Scusate, questa sera l'ho fatta lunga, ma ho visto che erano 45 giorni che non raccontavo niente...

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Diario del 1 marzo

Diario del 1 marzo
Internet qualche volta è veramente di aiuto. Non so se vi ricordate Parodi, protagonista sia del Mondo visto da Disco Club (il maniaco dei bollini siae) sia di più puntate del Diario. Per rammentarvelo vi ripropongo la puntata del 8 dicembre 2015: "Parodi non ha mai avuto una grande presenza (si avvicina Natale e mi sento buono), adesso è anche ingrassato a livello rospo, in realtà lui si sente più tacchino, dopo avermi ordinato un dvd, mi dice "Conosci qualche bella ragazza che si interessi di musica", io, perplesso, "Non so, perché?", "Se la conosci puoi farmela conoscere, magari mandarmela a casa, io ho tanti cd e dvd, mi raccomando che sia bella". Mi si raggela il sangue a pensare a una povera (e bella, conditio sine qua non, come da sua richiesta) ragazza alle prese col mio cliente-rospo (nemmeno un bacio potrebbe trasformarlo in principe), che dalla solita collezione di farfalle è passato ai dischi". Quella volta l'ho trattato decisamente male e mi sono ripetuto in altre occasioni, pensavo che fosse questo il motivo per il quale non passava quasi più. Invece no, oggi ho scoperto il vero motivo. Viene e mi dice, "Sai adesso compro meno, perché c'è internet".
Ma non è finita, Ecco Scussssi. Tempo fa vi avevo parlato di lui, "il cliente con la pancia (direi anzi panciona) a punta, come se si fosse ingoiato intera la prua di una barca, e col suo caratteristico intercalare "scussssi" (con quattro esse). Oggi ritorna e, per l'occasione, vi propongo un potpourri di sue perle. "Scussssi, gli UB40 sono britannici?", è l'unico che usa il termine britannico al posto di inglese. "Scussssi, Made in Japan dei Deep Purple è stato registrato proprio in Giappone?". "Sì, e Made in Europe in Europa", lapalissiano". Rispunta anche lui, "Scussssi, non vengo più, perché sento i dischi su youtube":
Grazie internet!
Terzo Rompi storico: Ottavio (il rompipalle telefonico n. 1). Lui si vede meno dalla mia parte dopo la doppia sanguinosa espulsione di qualche mese fa. Ci prova, ma non gli rivolgo la parola. Nel reparto usato si fa vedere e anche lì è protagonista. Guarda un cd, ma non riesce a leggere cosa c'è scritto, allora chiede al ragazzo dell'usato, "Mi dai gli occhiali per vedere da vicino?", quello è sorpreso "Non ne abbiamo", lui scandalizzato "Come? Non avete gli occhiali per i clienti?".
Effettivamente, vista l'età, di clienti presbiti ne ho parecchi. A proposito, la settimana scorsa ho fatto due buoni acquisto per due clienti diversi. In entrambi i casi sono i colleghi che fanno un regalo a uno di loro che va in pensione. Gli anni passano, una volta i buoni li facevo, a Natale o a luglio per la promozione all'esame di maturità, a ragazzi sotto i 20 anni. Adesso i buoni vanno sempre a favore degli stessi. Infatti uno di loro, quando oggi passa a ritirare i dischi mi dice, "Pensare che mi avevano fatto un buono qui 55 anni fa per la promozione!".
Concludiamo col Festival di Sanremo. Incomincia domani, mi raccomando seguitelo, altrimenti di cosa parliamo? Il calcio del Covid ha perso parecchio del suo appeal, quindi puntiamo sul Festival. Oggi ho ricevuto l'e-mail che leggete sotto. Mi raccomando, non venite a chiedermi prima di venerdì il disco di Orietta Berti (anche in 45giri), non potrei vendervelo. Ripensandoci però anche se venite venerdì forse non potrò vendervelo...

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Diario del 16 febbraio
Oggi torniamo a parlare dei vecchi protagonisti del Diario.
Incominciamo da Fabio Schenker. Era un po' che non passava, io "Come va?", lui "E' morta la mamma", non faccio in tempo a dirgli "mi dispiace", perché lui continua "Schenker, è uscito niente di Schenker?", "Sì", "Tienimelo, che poi passo a prenderlo" e se ne va...
Passiamo a Ivano, quello di "Quanto rompe la mamma". Brutto momento per i protagonisti storici del Diario. Anche a lui è mancata la mamma, ma non l'ha presa con sufficienza come Fabio. Quasi tutti i giorni va a trovarla a Staglieno e le porta un fiore. Poi passa da noi e cerca spiegazioni per la sua morte, "Gian, secondo te può essere stato perché le piacevano le aranciate?", "Le aranciate?", "Sì aveva il diabete", "Ma no, dai. Non è quello", "Me lo ha detto anche un testimone di Geova". Poi riprende, "Sai, la mamma avrebbe preferito stare con me" (li avevano separati da un anno) "non si trovava bene a Basilea", "Basilea? In Svizzera?", lui mi guarda come se fossi scemo. Poi capisco perché, ovviamente non parlava della città, ma di una residenza protetta per anziani. Non lo spingo fuori come facevo una volta, gli dico solo di andare a salutare anche Fabio nel reparto usato e lui ci va non prima di avermi salutato col suo solito "Gian sei immortale, sei la luna", forse si riferisce alla mia testa pelata.
Concludiamo con due vecchi non clienti.
Il primo entra in negozio gongolante "Saranno 40 anni che non entro in un negozio di dischi. Questi sono cd?", e indica i lp, "e queste sono le cassette?", e indica i cd.
Il secondo non entra, è fuori dal bar Verdi. Sento che dice "Io lavoravo alla Sip e 40 anni fa venivo qui a prendere il caffè e lei c'era già" rivolgendosi ad Alessandro, che all'epoca di anni ne aveva poco più di 10. Interviene Veronica "No, 40 anni fa c'era mio padre". Lui ribadisce, "40 anni fa venivo sempre e qui di fianco c'era quello dei dischi", ancora Veronica "C'è ancora". Lui è sorpreso, per essere sicuro che non lo prendano in giro si affaccia sulla porta e guarda dentro. Mi va bene, non mi ha preso per il proprietario dell'epoca...

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Diario del 15 febbraio
Nel mondo moderno direi che non c'è più spazio per una rivoluzione tipo quella francese del 1789 o quella russa del 1917, quelle erano dovute allo scontro di classe, alla ribellione dei poveri contro i ricchi e i potenti. Ora gli scontri sono tra poveri, in qualche caso relativamente poveri (in rapporto ai veri ricchi), in altri veramente poveri. Vi ricordate del ragazzo di colore migrante che il 20 gennaio 2018 ho trovato a dormire davanti alla mia vetrina? Lo avevo svegliato con un colpo alla serranda e lui era balzato spaventato, probabilmente temeva che fosse la polizia. Davanti alla vetrina del negozio di fianco (Outsider) dormiva un rumeno, quindi lui non era un extra comunitario e, indicandomi il migrante che si allontanava, mi disse "Mi ha fregato il posto (quello davanti alla mia vetrina) quel negro di merda". Il rumeno è sparito da anni, Mohammed invece non ha più migrato o meglio sì, si è spostato davanti alla vetrina di Outsider. Ogni mattina quando arrivo dorme ancora e mi tocca svegliarlo perché occupa un po' del nostro spazio. Questa mattina ci si è bloccata la serranda e mentre il tecnico la stava aggiustando, Mohammed si è avvicinato e mi ha detto, "Questa notte un ubriaco dava dei colpi alla tua serranda, era un marocchino di merda". Insomma la famiglia dei Di Merda è in continua evoluzione ed espansione, a seconda della latitudine o della longitudine, siamo passati dai Terroni di Merda, ai Bauscia di Merda, ai Crucchi di Merda con anche differenziazioni dovute alla fede calcistica, più che a quella politica, che ha perso importanza.
In negozio poi c'è un'altra categoria: la musica Di Merda. Oggi una ragazza cerca un disco da regalare a un lui, "La musica è la sua passione, ma ascolta solo Sanremo". Appunto...
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Diario del 23 gennaio

Diario del 23 gennaio
Per l'anniversario di Disco Club, un cliente/amico, Maurizio Pisani, mi ha regalato il libro di Rachel Joyce, "il negozio di musica". Oggi l'ho finito.
Parla, ovviamente, di un "dischivendolo", Frank, che negli anni ottanta ha aperto un negozio di dischi (nello stesso periodo io ho rilevato Disco Club). Frank non sapeva suonare, non era capace di leggere uno spartito (idem io), la caratteristica principale che lo contraddistingue è la sua testardaggine e la caparbietà con cui continua imperterrito a difendere il vinile rifiutando di mischiare i suoi preziosi dischi con CD di plastica e cassette: "Come faceva la gente a entusiasmarsi per un pezzo di plastica luccicante? I cd non sarebbero durati, erano solo una trovata del momento, e anche le cassette. Non mi interessa quello che dicono gli altri, Il futuro è il vinile", ripeteva Frank.
Ed eccomi al punto. A fine anni ottanta il problema si è posto anche a me, lp o cd? All'inizio l'ho risolto trasferendo cd e mc (queste ultime le avevo già bandite da anni) nel nostro locale dietro l'angolo (oggi negozio dell'usato), ma poi la produzione di cd è ancora aumentata, ci voleva qualcosa di più grosso. Mi guardo intorno, trovo un locale libero sempre in via S.Vincenzo, più avanti e sulla destra, e sposto gli "odiati" cd e mc là, scelgo il nome Camarillo Brillo (da Frank Zappa), ma mia sorella, che lo gestiva, lo accetta parzialmente, così nasce Kamarillo e io posso continuare con i miei amati ellepi!
Era il 1987, non avevo calcolato che dopo solo quattro anni le case discografiche avrebbero incominciato a stampare sempre meno lp. Cosa fare? Alzare bandiera bianca o arrendermi ai cd? Scelgo la seconda, non posso abbandonare il negozio dei miei sogni. Inevitabilmente ci separiamo da Kamarillo e cerco di trovare un modo per recuperare il tempo (e il denaro) perso. Dalle arcigne case discografiche mi faccio fare un cambio lp contro cd, in negozio faccio svendite continue e cedo il bancone centrale, dischi compresi, a un collega dei vicoli. Gli altri mobili decido di tenerli e di adattare, a malavoglia, gli espositori da cd allo spazio dei lp, stessa cosa per la vetrina. Alla fine mi avanza ancora un bel po' di dischi invenduti, quelli che nessuno ha voluto nemmeno in regalo sono ancora nel soppalco.
Cosa è successo a Frank non ve lo dico, altrimenti vi toglierei il gusto di leggere il libro, cosa è successo a me e al mio negozio lo sapete anche voi. Sono ancora qui dopo altri 30 anni e sapete cosa sto facendo adesso? Sto rimettendo gli ellepi al loro posto sia nei mobili sia in vetrina!

 

Nella galleria fotografica la solita foto del 1975; io sono alla cassa con la mia fidanzata, dopo (e tuttora) moglie, ero ancora bancario e si capisce da giacca e cravatta. I mobili, come si vede dalle foto odierne, sono gli stessi e anche la vterina; tra l'altro da oggi è stata ripristinata l'anta metal, quella a sinistra dove per anni ho esposto i lp di quel genere per i metallari che stazionavano davanti a noi. Poi la copertina del libro e la dedica di Maurizio.

 

 

 

 

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Diario del 22 gennaio

Diario del 22 gennaio
Il 4 dicembre 2011 nella rubrica Il Mondo visto da Disco Club parlavo della lotta per vincere il Campionato dell'anno dei Rompipalle. Ecco cosa scrivevo: "Dicevamo della lotta tra il biondo pluricampione e l'ex tassista, il vantaggio del primo sembrava assolutamente di tranquillità per l'undicesimo scudetto, ma un'improvvisa malattia lo ha costretto a casa per parecchio tempo: probabilmente le mie mancate risposte ai suoi saluti gli hanno provocato un aggravamento del suo stato depressivo. Tra l'altro proprio in quel periodo il taxista si è scatenato con un forcing che gli ha permesso di quasi annullare il gap con il lider maximo. Si presenta all'alba di lunedì con le sue solite liste informative (alcuni esempi? Eccoli: Carter, Bo- Dalhart, Vernon- Duncan, Johnny- Falcon, Joe- Jackson, Stonewall- Knox, Buddy- Knox, Buddy- Loesser, Frank.... Ne conoscete qualcuno?). Finito di snocciolarmi questi nomi, mi chiede "Quando arriva il pacco?", "Non prima di venerdì", "Bene allora ci rivediamo venerdì". Infatti alle 14:50 dello stesso lunedì eccolo che mi aspetta davanti alla porta, "Volevo ordinarti qualche disco di quelli della lista di questa mattina", "Ok" e si riparte daccapo, questa volta con l'ordinazione. Finita l'operazione se ne va dicendo "Allora ci vediamo venerdì". Infatti martedì all'alba è di nuovo lì con tre foglietti in mano; "Mi sono dimenticato due titoli" (in tre foglietti?). Ovviamente i titoli sono in realtà una decina, ma dopo ognuno mi dice "Ancora uno e ho finito e ti lascio in pace". La solfa continua così mattina e pomeriggio per tutta la settimana fino all'arrivo del fatidico pacco: ovviamente è presente quando il corriere porto il collo e la sua testa sostituisce quella del pluriespulso Carletto (che ovviamente si lamenta del diverso trattamento riservato a lui in questi casi, cartellino rosso e bastonata sulla zucca, non tenendo però conto che la sua azione disturbatrice dura da vent'anni contro i due del taxman) nel frapporsi tra i miei occhi e i cd. Alla fine però sbotto e gli intimo di passare una volta alla settimana, perchè non ho tempo da perdere. Pensavo di non ottenere un grande risultato e invece a sorpresa non lo vedo per tutta la settimana e quando mi chiama al giovedì per telefono mi dice "Scusa siccome posso venire solo una volta, mi dici quando arriva il pacco, così facciamo tutto insieme, ritiro i dischi e ti faccio l'ordinazione".
Ora il biondo è tornato per difendere la sua posizione, cosa che potrebbe riuscirgli visto che il tassista ha sorprendentemente ubbidito al mio diktat e si presenta solo una volta alla settimana, ma sarà, in ogni caso, sicuramente una vittoria sul filo di lana".
Incredibile sono passati quasi 10 anni e i protagonisti sono sempre gli stessi. Lasciando perdere il pluricampione sempre presente, l'ex taxista dal taxi giallo (ripresentatosi dopo anni di assenza per un mio doppio cartellino giallo, quindi rosso) ha trovato un nuovo rivale, quest'ultimo, un professore con la risata più irritante tra tutti i clienti, gli contende le attenzioni di Dario alla riapertura delle 15. Entrambi si presentano con in una mano un pizzino con su scritto i dischi da provare a ordinare. L'ex taxista per sicurezza si aggira davanti alla vetrina prima delle 15 e quindi batte l'ex professore (l'ho già detto ieri che siamo pieni di pensionati). Le poche volte che viene anticipato si isola in un angolo del negozio borbottando insulti contro il rivale ("che rompipalle!" sibila tra i denti). Li ho beccati in due match pomeridiani: nel primo, al tempo della postazione esterna di Dario, il Taxista si era fatto fregare, nel secondo i due contendenti erano agli angoli del ring in attesa dell'arbitro (Dario). Taxman c'era anche oggi, nonostante la pioggia, senza rivali, e ha concluso la sua performance col solito, "Domani non arriva niente, quindi non vengo" , ma poi aggiunge "A meno che non mi serva qualcosa". Domani alle 15 sarà qui.

 

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Diario del 21 gennaio

Diario del 21 gennaio
Il 26 novembre 2010 vi avevamo parlato nel nostro sito (vedi link) del nostro progetto di trasformare una villa del Pluriespulso nella Casa di Riposo Disco Club. Sono passati quindi più di 10 anni e il progetto non è ancora andato in porto. Allora oggi, per fare in maniera che i nostri pensionati, privati in questo momento degli scavi e dei campi da bocce, si distraessero un po', ho deciso di rivoluzionare interno ed esterno del negozio, infatti subito, prima tre e poi un quarto, si sono piazzati davanti alla vetrina. Nelle foto le opere in corso con i nostri spettatori e il risultato finale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

http://www.discoclub65.it/il-mondo-visto-da-disco-club/archivio-mainmenu-44/3907-il-mondo-visto-da-disco-club-la-casa-di-riposo.html?fbclid=IwAR0UJJ488N2AN4Oy1bW-wvOLE00GnQDl5_FAYJRqtpAEOhIAYlmxv-8DIfk

 

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Diario del 18 novembre

Diario del 18 novembre (- 31 giorni dai 55 anni di Disco Club)

Spieghiamo cosa è successo l'altro ieri col mio profilo facebook. Stavamo lavorando per fare un sito di vendita online, io e, soprattutto, il nostro socio occulto, Maurizio. Doveva aggiungere il nostro gruppo facebook sul nuovo sito e, per fare questo, è dovuto entrare con la mia password. Apriti cielo, blocco immediato perché lo stesso profilo risultava aperto in due diversi computer. Hanno chiesto il cambio della mia password, poi mi hanno fatto un po' di domande e infine ho dovuto mandare la mia carta d'identità con foto. Dopo tutto questo lo sblocco non è stato istantaneo, ho dovuto aspettare 30 ore per poter essere di nuovo attivo. In questo periodo ho visto clienti preoccuparsi per me, "Gli è successo qualcosa? Avrà mica preso il covid?", tentativi di contatto con messenger (falliti, io non c'ero più), email, whatsapp, e infine telefonate in negozio: Alessandro di Pontecurone si è rilassato quando, chiamando, ha sentito il mio "discooocluuuub".
I nesci in questo periodo non sono mancati. A mezzogiorno, mentre spostavamo dentro la postazione esterna di Dario, era rimasta fuori solo la scrivania col cumputer. Un signore si fa avanti e chiede a Dario "Il computer che ha fuori è a disposizione di tutti?".
Altro, anche questo non più giovane, mi chiede "Vorrei Don't Worry Baby dei Beach Boys", "Il disco dove c'è quella canzone?", "No proprio Don't Worry Baby", "Sì, ma non esiste un album intitolato così", "Ma io voglio solo la canzone", "Un 45giri?", "Sì, lo avevo, anche nella versione italiana dell'Equipe 84 'Sei già di un altro'. Ma ormai si è rovinato". Beh, immagino dopo 56 anni di ascolto, magari con un mangiadischi. A proposito è arrivato in negozio un Penny autentico per la vetrina del 19 dicembre!

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Diario del 13 novembre (- 36 giorni dai 55 anni di Disco Club)
Una decina di giorni fa si presenta un anziano, boh, non so se definirlo tale, ultimamente la soglia dell'anzianità è stata spostata a 75 anni (quindi io ho ancora due anni di buono!). Si definisce un buon cliente, "Sono fedele, compro solo da te, anche se adesso è tanto che non passo", il "tanto" si quantifica in 10 mesi (pre lockdown), "Senti vorrei un disco di Gei Cole", "Gei Cole? Mai sentito", "Ma sì, suona la chitarra, ha fatto delle canzoni anche per quello che mi hai venduto l'ultima volta (appunto dieci mesi fa), come si si chiama? Eric...", "Clapton?", "Ecco quello!", "Allora vuoi dire JJ Cale", "Bravo, sì, mi hai già venduto qualcosa la penultima volta" (quindi 2 anni fa). Gli faccio vedere la casella di Cale e ne sceglie uno. "Quanto costa?", "Dammi 10€". Ci pensa un po', infine lo prende "Ma sì, intanto è Natale alla faccia del covid. Viva la musica, anche se la mia vicina si lamenta, le ho detto che può chiamare anche i marines!".
Oggi riappare (è un buon cliente), "Mi dai un cd di Gei Cole?". C'è un altro cliente che mi guarda perplesso, io (stordito che non sono altro) gli dico "Non lo conosco". Si ripete la scenetta dell'altro giorno ed eccoci davanti alla casella di JJ Cale. Ne prende uno, ma, siccome è un buon cliente, non si accontenta; vuole anche un disco di ghost. Lo chiede a Dario, che vorrebbe dargli un cd dei Ghost, ma visto il tipo, lascia perdere. Allora si rivolge a me, "Ma sì quella musica che cantano i negri a Natale", "Gospel", "Ecco quello!". Rientra in scena Dario che gli trova un cd di "ghost". E' contento, "Quando vivevo in Georgia (ma che lingua parlava lì?), mi commuovevo a vedere in chiesa quelle negre, tutte grasse, che cantavano il ghost". Questa volta spende 19€, sale un po' la china per diventare un buon cliente, ma, prima di andarsene, mi chiede "Qui vicino dove posso trovare una buona torta pasqualina? (va bene anche a Natale)", "Certo a trenta metri da noi, l' Ostaja San Vincenzo", "Bene, vado a comprarmela. Metto su la musica ghost, la pasqualina e una bottiglia di barbera, cosa c'è di meglio?" e va via felice.
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Diario del 26 ottobre

Diario del 26 ottobre
-54 ai 55 anni di Disco Club
Signora, "Cerco un cantante, però non so come si chiama", e figurati; continua, "Canta adesso è un tipo strano", l'unico; conclude "Ha un nome che sembra di un animale"; "Mahmood?", lei euforica "Sì, quello!". Come ho fatto a indovinare? Ormai ho il traduttore istantaneo per le belinate chi mi chiedono.
Un pensionato è innamorato di Federica dell'Orchestra Bagutti, "Come canta e che testi fa! Con lei c'è anche uno dei Volo". Poco credibile, ma non mi dispiacerebbe che non solo uno, ma tutti e tre i Volo entrassero nell'Orchestra Bagutti, almeno la smetterebbero di cantare simil-lirica e non li troveremmo come ospiti in tutte le manifestazioni televisive.
A proposito di lirica, una ragazza chiede a Dario. "Vorrei un cd di una cantante lirica algerina", già la richiesta ci sorprende, ma Dario fa una ricerca e la trova "Possiamo ordinartela", ma lei "No, io sono di Quinto". Questa ci mancava; "Sa io abito lontano, sono di Utri" è un classico che ci accompagna da prima del 1 luglio 1926, quando Voltri entrò a far parte della Grande Genova, ma "No, io sono di Quinto" è una new entry.
Continuiamo a scorrere gli anni successivi alla nascita di Disco Club. Il quinto "ab negotium conditum", il 1970, è il centrale di tre anni nei quali ci hanno lasciato parecchi idoli degli amanti del rock di allora (e anche di adesso): nel 1969 Brian Jones, nel 1971 Jim Morrison e, appunto nel 1970, Janis Joplin e, soprattutto, il genio assoluto della chitarra, Jimi Hendrix. All'epoca ho fotografato mio nipote neonato, Daniele, in braccio a Jimi, ma lui (come si vede dalla foto) non gradì molto...

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Diario del 23 ottobre

Diario del 23 ottobre
-57 ai 55 anni di Disco Club
Oggi ho scoperto una nuova particolarità genovese di cui non ero a conoscenza. Un cliente spende 16€, me ne dà 20 e gli chiedo se ha un euro; lui tira fuori il borsellino e incomincia una lotta per estrarre la moneta, non ci riesce, allora mi dice, "Non preoccuparti, è un borsellino genovese, si stenta a fargli tirare fuori i soldi", alla fine ci riesce.
L'Ufficio informazioni Dario viene interpellato anche oggi più di una volta, in un caso almeno l'informazione è musicale. Un cinquantenne gli chiede, "Cerco un cd dei Grand Funk, che non si trova, mi sa dire com'è?". Sì, questa volta la risposta è davvero difficile.
Sempre a lui si rivolge al telefono una signora (lo uso da filtro), cerca una raccolta di Minghi. Dario, come al solito s'impegna e le trova un box di sei cd a solo 15€, ma lei "No, sono troppi", Dario, sorpreso, "I 15€?", lei "No, i 6 dischi". Ora dico, nessuno la obbliga a sentirli tutti e sei, visto che un best singolo costa più o meno uguale. Forse ha ragione, un Greatest Hits di Minghi di sei cd è troppo, anche se a dire il vero per me è troppo anche uno da uno....
Veniamo a me, sono alle prese con l'organizzazione della festa dei 55 anni. Non potendo far suonare nessuno, penso fi fare qualcosa di rievocativo di quel giorno, riviste non solo musicali, mangiadischi, Gelosino e altre cose. Ho recuperato anche una rivista inglese della settimana natalizia 1965: il numero 43 di Music Echo. Eccovela nella foto in un'atmosfera natalizia con le Supremes di Diana Ross. Notate una cosa nella prima pagina del giornale tra i consigli per i regali, in basso a sinistra c' un lp di Benny Hill, col titolo degno della sua comicità: "Benny Hill sings?".
Questa sera, tornato a casa, sento i numeri odierni del covid. Mi prende una certa tristezza, paura. Il 19 dicembre il negozio sarà aperto?

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Diario del 21 ottobre
- 59 ai 55 anni di Disco Club
Ve l'ho detto già ieri che hanno preso Dario per l'ufficio informazioni. Oggi però uno si supera, si avvicina alla sua postazione e gli chiede, "Sa come si cancellano i messaggi dal telefonino?". E' un po' troppo, persino Dario rifiuta l'aiuto!
Oggi sono tutti alla ricerca di qualcosa di lieve, forse da contrapporre alla tensione da covid.
Prima un cliente mi dice, "In questo momento ho bisogno di spazio di luce" e mi porta un vinile usato dei Dik Dik, io "No, questi non vanno bene, si sa che sono senza luce...". Va be' dai, era una battuta.
Il secondo, cliente (manco troppo) da vecchia data un po' stundaio, vuole musica pop, di quella facile, "Il rock è triste e polveroso, compro questo cd degli Orb, questo è da clubbing (parole sue), almeno, se ci chiudono di nuovo in casa ho qualcosa da ballare", conclude con una sentenza, "Ecco, i Genesis avrebbero dovuto fare questa svolta quando è entrato Wilson" e se ne va soddisfatto.
Triste è sicuramente il ricordo che vi propongo stasera, andando avanti di un altro anno dalla fondazione di Disco Club. Siamo nel 1967.

L'amaro addio di Luigi Tenco
"Il pubblico non mi ha capito"
Dalida presagiva una disgrazia: fu la prima a scoprire il cadavere (da uno dei nostri inviati) – Sanremo, 27 gennaio
Gli uomini delle pulizie cominciavano a vuotare i posacenere e a spiumacciare i cuscini dei divani, da un finestrone usciva una nuvola di fumo trasparente. Erano le sette, e ancora c'era gente in piedi, nei saloni dell'hotel Savoy, gente che continuava a parlare e fumare, facce stanche e pallide, voci sommesse, arrochite dal sonno e qualcuno dal pianto.
Il dottor Molinari, commissario di Sanremo, aveva completato gli accertamenti e neppure lui riusciva ad andarsene. Uno degli agenti che gli stavano alle spalle, teneva in mano il pacco contenente la pistola Walther calibro 7,65; una scatola verde avvolta alla meglio in un pezzo di giornale. Tenco se l'era portata da Roma.
...
"Prendete quel biglietto", balbetta Dalida mentre la portano su: "Attenti c'è un biglietto". E' la lettera d'addio del suicida, la sua protesta contro il mondo; sono quattro, cinque righe scritte con la biro, con una calligrafia veloce, ma chiara: Ho speso gli ultimi cinque anni della mia vita per il pubblico italiano, il quale mi ripaga preferendo alla mia canzone "Io tu e le rose" e "La rivoluzione". (Giancarlo Del Re, 28 gennaio)

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Diario del 20 ottobre

Diario del 20 ottobre (prima parte)
All'inizio è il telefono a farla da padrone.
"Discooocluuub", "Scusa, sono quel ragazzo che passa spesso da te". Effettivamente è l'unico ragazzo, gli altri sono vecchietti.
"Discoooocluuuub", "Voi ritirate pianoforti?", "???".
Passiamo alla postazione esterna di Dario. Ormai è diventato l'Ufficio informazioni ufficiale di via S.Vincenzo, penso che chiederò al Civ il rimborso di una parte dello stipendio di Dario. Le domande variano "Dov'è la banca Etica?" (c'è un cartello, ma è più semplice chiederlo a lui), poi "Il ferramenta?", "Fotocopie?", "Puntine per il giradischi?". Ovviamente la più gettonata è "Dove è il numero 2?". Al numero 2 si trova l'istituto di analisi Iro. Oggi una coppia si supera, sono fuori con Dario e il marito, indicando il negozio, chiede "E' questo l'Iro?"; mi sa che effettivamente ha bisogno di qualche controllo medico.
Nel pomeriggio mi aspetta una sorpresa. Vado al piano di sopra per fare una ricerca e mi capitano in mano quattro lp delle commedie di Govi. Su una c'è l'etichetta col titolo del disco. Lo guardo bene, quella calligrafia la conosco, stasera ho chiesto conferma a mia moglie, sì l'ha scritta lei 46 anni fa!

Diario del 20 ottobre (seconda parte)
-60 ai 55 anni di Disco Club (passiamo al 1966)
Govi appunto, un nome indimenticabile per i genovesi e lo ricordiamo, come per il concerto del 1965 dei Beatles, con un articolo del Secolo del 29 aprile 1966. Questa la triste notizia:

"Quanto ci vuole a morire "
Mormora Govi spegnendosi
Ha dato volto e voce esemplari alla ruvida schiettezza genovese
Gilberto Govi è morto ieri pomeriggio verso le diciotto e trenta, nella sua abitazione di piazza della Vittoria 10; la scorsa settimana l'attore quasi ottantunenne si era messo a letto per una indisposizione che pareva dovuta alla recrudescenza influenzale di questi ultimi tempi; invece, sono subentrate complicazioni bronco-polmonari alle quali il cuore (già provato due anni addietro da un attacco che aveva costretto Govi a sospendere una ripresa televisiva) non ha resistito. Il popolarissimo creatore di tanti personaggi genovesi pareva presentire prossimo il trapasso. Soltanto pochi giorni prima aveva finito do disporre nello studio, tutti i premi e i ricordi d'una carriera teatrale fulgidissima, durata quasi sessant'anni.
Sino all'ultimo, Govi, assistito amorosamente dalla moglie Rina e da alcuni intimi, non ha perduto la lucidità della mente; poche ore avanti il decesso, ieri pomeriggio, con una delle sue caratteristiche battute, intrise di umana ironia, aveva esclamato: "Quanto ghe voe pe'moi!" Quanto ci vuole a morire. (29 aprile 1966)
p.s. La gag che vedete sotto, "gassetta e pomello", è stata un'improvvisazione del comico alla quale non ha potuto resistere nemmeno la moglie che è scoppiata a ridere in scena.

http://www.youtube.om/watch?v=tDr4ThOAVVI

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Diario del 19 ottobre
- 61 ai 55 anni di Disco Club
Ieri ho parlato del concerto dei Beatles del 1965 a Genova e oggi in negozio si riparla di loro. Un nuovo cliente cerca Beatles Anthology 3 in qualsiasi maniera, lp, cd, mc, ma in negozio non abbiamo nessun formato. E' molto deluso, decide di ordinarlo, "Non è urgente, adesso le rivelo un segreto, il motivo per cui lo cerco". Mi incuriosisce, "Dimmi", e lui, fiero, "Ho fatto io la copertina!". Non ha per niente l'aspetto del grafico di Paul McCartney e Co., ma gli voglio dare una chance, "Ah sì?". "Sì, ho messo insieme una raccolta di pezzi dei Beatles per me e due miei amici, poi ho fatto anche la copertina", si ferma per dare un po' di suspence, poi riprende ammiccante "ed è proprio questa, me l'hanno copiata. Non so come abbiano fatto, devono essere entrati nel mio computer". Insomma una cosa da Nasa.
I Beatles attirano sempre i mitomani, vi ricordate del presunto figlio genovese di George Harrison? No? Ne avevo parlato in un Diario di tanti anni fa (sette e mezzo) e molti di quelli che mi leggono adesso non facevano ancora parte del gruppo Disco Club. Ve lo riporto:
"Nel pomeriggio, in un momento di latitanza di clienti, metto un po' d'ordine nei cassetti ed ecco che mi salta fuori un vecchio poster dei Beatles, che ha campeggiato per anni a sinistra dell'ingresso. Era in omaggio su Mojo nei primi anni 2000 e dopo qualche giorno da quando l'avevo affisso, si affaccia sull'uscio un giovane (circa 35 anni) e mi chiede "E' in vendita questo?" indicando il manifesto, "No, è in omaggio su una rivista inglese", "E non puoi vendermelo?", penso che sia il solito maniaco di Beatles "No", "Peccato, per me è una questione affettiva", sì è proprio affetto da beatlemania, penso, ma lui continua "Vedi questa?" e mi indica la fossetta sul suo mento "non ti dice niente?", lo guardo interdetto (cosa mai dovrebbe dirmi una fossetta sul mento?), ed ecco la spiegazione: si avvicina al ritratto dei Beatles, indica il mento di George Harrison e "Vedi? E' uguale. Mia mamma era una roadie" e se ne va.
Adesso capisco: i Beatles sono venuti a Genova a giugno del 1965, il ragazzo ha sui 35 anni e siamo (all'epoca) nel 2001. Sta a vedere che avevo in negozio il figlio di George Harrison e non me ne sono reso conto! Tra l'altro, se le cose stanno così, chissà quanti figli dei Beatles sono sparsi per il mondo, anche se, a dire il vero, ce ne cresce di quelli conosciuti"

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Diario del 5 settembre
Ormai sta diventando una consuetudine. Quando arrivo al mattino, Doppia Forcina è lì che ci aspetta. Forse spera che arrivi prima Dario, lo deludo, arrivo prima io (alle 8:30), gli mostro l'orario "Apriamo alle nove" e lo chiudo fuori. Faccio le aperture, conto il fondo cassa, passo il Folletto. Quando finisco potrei aprire, ma non sono ancora le nove. Prendo la scopa e pulisco il marciapiede fuori, poi decido di sanificare la vetrina. Doppia Forcina è in agguato, pronto a entrare. Ecco sono le nove, quasi quasi sanifico anche il gradino e la gomma dove mettiamo la postazione di Dario. Porto fuori la sua scrivania, la sanifico, il tappeto di Disco Club, lo sanifico, i tavoli prestati dal Bar Verdi, li sanifico. Sono le 9:12, rientro e apro. Doppia Forcina fa l'indifferente, aspetta quattro minuti prima di entrare. Ha le idee molto chiare, in ordine mi chiede: Green Day, Dire Straits e Miguel Bosè.
Ormai è assodato, il vinile è tornato alla grande di moda. Per i nuovi fans del vecchio supporto il vinile ha più fascino del cd, vuoi per il suono più caldo, vuoi per le copertine, alcune vere e proprie opere d'arte, sicuramente di maggior effetto rispetto ai piccoli cd. Oggi un cliente rovescia i termini, è a favore dei cd, "Vuoi mettere il fascino della miniatura!".
Un cliente nuovo (abbiamo la calamita, li attraiamo) vuole il dvd dei Deep Purple con Soldier of Fortune "E' nel primo disco dei Deep Purple, lo canta Giangillan". Dario si deve impegnare parecchio per convincerlo che non è il primo album, che "Giangillan" non era più alla voce, ma David Coverdale, che non esiste il dvd dei Deep Purple con quella canzone, mentre c'è dei Whitesnake. Dove lo canta... "Giangillan" spera lui, Dario, paziente, "No il cantante dei Whitesnake è Coverdale". E' delusissimo, ma deve rassegnarsi a ordinare un cd/dvd dei Whitesnake.
Telefono. "Discooocluuuub" (è un po' che non vi faccio sentire il mio grido di guerra), "Scusi avete i cd dei Beatles?", "Beh sì", "Anche quelli nuovi?", "E' dal 1970 che non fanno dischi", "Sì, ma sa, quelli rimasterizzati di Repubblica", "?!?!?".

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Diario del 10 agosto

Diario del 10 agosto
Nuova simpaticissima cliente, una magrebina piccolissima, ci tiene a dirlo "Sono 1,38" e ride; arriva da Asti per portare il figlio autistico al Gaslini. E' già venuta altre volte e sempre compra un po' di cd di heavy metal, "Anche a mio figlio piace la musica, al mio compagno no e rompeva sempre, allora sai cosa ho fatto? Ho messo l'impianto al posto del letto matrimoniale" e giù a ridere, poi prosegue "Adesso siamo soli, io e mio figlio e sentiamo sempre la musica", io "I vicini non si lamentano?", lei, "I vicini sono napoletani e mettono sempre musica neo melodica e noi rispondiamo con gli Iron Maiden" e giù a ridere.
Anziano, "Avete i pennarelli per scrivere sui cd?", "No", lui "Sono della TDK"; lasciamo perdere e lui cambia argomento, "Mi piace una canzone di Sammy Davis jr", "Quale?", lui "Non so il titolo, ma è di Sammy Davis junior", lo ripete tre volte, teme che lo confondiamo col senior.
Telefono, "Discooocluuuub", "A che ora aprite il casottino". Ovviamente si riferisce alla postazione esterna di Dario.
Sono sulla porta a respirare un po' abbassando la mascherina. Al tavolino del bar Verdi vicino alla nostra porta sono seduti due uomini, Suona un telefonino, risponde il più anziano, "Siamo al bar Verdi", dall'altra parte gli dicono qualcosa e lui sbotta, "Dove cazzo è Disco Club?", io, in piedi vicino a lui "Sono io Disco Club".
Da oggi Dario è in ferie per una settimana, la prossima tocca a me. A proposito non incominciate a telefonare o a venire in negozio per chiedere "Quando chiudete?". Non chiudiamo per ferie da 48 anni, lo volete CAPIRE?!?!?!
Dicevo Dario è in ferie e io ne approfitto per fare dei cambiamenti. L'anno scorso Dario ha inaugurato una nuova sezione, "Dal rap al trap hip hop italiano". Quella scritta mi disturba ogni volta che la vedo; oggi decido, elimino la sezione e la sposto nel retro banco, le spetta di diritto un posto nell'angolo della vergogna!

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Diario del 23 luglio
Vi avevo promesso di tenervi informati sulle sorti dei protagonisti del nostro Diario, ma, dopo le due puntate dedicate al Matematico e al Pluriespulso, vi avevo di nuovo abbandonati. Tenere la mascherina in negozio per otto ore e oggi, orario continuato, per undici, mi annebbia un po' le idee. Proviamoci. Ripartiamo dal Maratoneta. E' sempre più fedele al suo soprannome, ormai non si accontenta più dei 42,195 km, va oltre, parte da piazza Verdi e va fino a Camogli, andata e ritorno di corsa per un totale di 42,900 km! Le gambe girano, la testa è sempre un po' confusa, forse la fatica gli blocca il flusso di ossigeno al cervello. Da un po' di giorni è fissato con un disco, Blue River di Eric Andersen, è del 1972, non del 1982 suo anno preferito in quanto collegato a più di una ferroviera o podista amica. Alla fine se lo fa andare bene, perché una "ragazza" che conosce è di quell'anno ed è anche bella. Ma a convincerlo è un altro fattore, mi chiede "Eric Andersen è fratello di Laurie Anderson?". Equivocando il mio sguardo senza risposta, si convince che è proprio così e compra il cd.
Come al solito quando muore un artista, la gente si sente obbligata a comprare dischi che mai prima aveva pensato di prendere. Stessa cosa per Morricone. Telefono, "Discoocluub" (qualche o e u in meno, devo risparmiare il fiato prigioniero della mascherina), "Senta, vorrei un disco di Morricone", io "Quale?", lei (è una donna), "Perché, ne ha fatti tanti?". Anche in questo caso il mio silenzio provoca un equivoco: lei pensa che io abbia posato e allora posa lei. Questa sera alle 18.59 (lo so, ho chiuso con un minuto di anticipo) tiro giù la serranda, mentre una signora si stava avvicinando, prende il telefonino e chiede al suo interlocutore, "Scusa come si chiama quel compositore che è morto da poco?". Indovinato a chi si riferiva? Al grande Maestro decantato per giorni in tutte le televisioni, ma che evidentemente molte persone non conoscevano fino al 6 luglio di quest'anno.
Ecco un nuovo cliente, anche se non giovanissimo. Ha una particolarità, Gambe magrissime e nel complesso tutto il resto, meno la pancia, da partoriente al nono mese, fra poco ne uscirà un barile di birra. Mi porta due lp dei Doors, "Me li tieni? Vengo a prenderli a fine settimana" e conclude "Li ho già in vinile, ma i dischi sono un'altra cosa". In questo caso a confondere le idee deve essere la birra del barile.
Concludiamo con Doppia Forcina, ve ne ho già parlato, è quello che con due forcine fa una composizione artistica dei pochi capelli che ha in testa. Cerca un cd di Natalie Imbruglia, gli indico lo scaffale, ci va e ritorna "Nella N non ce ne sono", io "Hai provato a cercare nella I?". Sembra sorpreso, a cosa diamo la colpa questa volta per la confusione? Forse alla fatica di fare quella composizione artistica con le due forcine.
p.s. Doppia Forcina è entrato anche lui in gara col Pluriespulso per la candidatura a Puzzone dell'estate...

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Diario del 3 luglio

Eccoci alla tenzone finale. Battaglia molto dura con esito in continuo mutamento. Bastava che uno si avvicinasse qualche centimetro di più dell'altro alla cassa e subito mi sembrava di poterlo dichiarare vincitore. Certo il Pluriespulso è avvantaggiato dal fatto che la casella dei Beatles è più vicina a noi rispetto a quella dei Rolling Stones, infatti eravamo pronti a dichiararlo vincitore, ma ecco che lui si allontana per guardare l'espositore dei vinili in offerta dei vecchi RSD (cosa che fa tutti i giorni, ormai dovrebbe conoscerli a memoria) e Jagger FC passa allo scaffale delle novità, allora è lui che passa in testa al punteggio, vincitore ai punti, non certo per ko. Quando alla fine se ne vanno entrambi, non abbiamo ancora deciso, una decisone, anzi, l'abbiamo presa, quella di quasi svuotare il flacone del deodorante. Direi parità.
Il Pluriespulso deve essersela presa a male, perché nei giorni successivi ha eliminato sapone, sanificatori, profumi e tutto quello che poteva mettere a repentaglio la sua vittoria e si presenta in forma smagliante. Io e Dario siamo nella postazione all'esterno, quindi all'aperto, con un bel venticello, mascherina sopra il naso, distanziamento sociale superiore ai due metri, ma a vincere è la camicia jeans, vecchia ormai di qualche decennio, dal colore indefinibile nonostante che non abbia subito molti lavaggi. Questa camicia ha già passato tre stagioni senza vedere acqua e sapone; indossata in autunno, prima da sola, poi sotto un maglioncino, ha passato l'inverno sotto un maglione più pesante e poi un giaccone, in primavera ha di nuovo incontrato il maglioncino e poi una giacchetta (anche questa trentennale), fino a liberarsi di tutto e mostrarsi in tutta la sua potenza (olfattiva)! Non ci sono più dubbi è lui il super campione. Jagger FC prova oggi a spodestarlo, si sparge abbondantemente di un forte profumo, ottenendo un risultato straordinario, il mix profumo/odore produce una puzza straordinaria, ma che non riesce a raggiungere le vette eccelse del Pluriespulso.
Decidiamo di dargli la vittoria e così ottiene il triplete. Gli alziamo il braccio, no, il braccio no! Abbiamo liberato l'ascella! Sob, ragazzi, ricordatevi di me...

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Diario del 2 luglio

Continuiamo col recupero dei personaggi del nostro Diario. Il principale è sempre stato il Pluriespulso. Ha diversi record, non solo quello delle espulsioni, ma anche quello della t-shirt più indossata e adesso è in lotta per un altro titolo: quello del Puzzone. Questo titolo è vacante da dieci anni. Non che non abbia avuto diversi pretendenti, tra questi lo stesso Pluriespulso (indossare per 50 giorno consecutivi la stessa maglietta non può non avere conseguenze olfattive per i vicini), Corrado della tribù dei Piedi Neri, non è un pellerossa, ma ha una specialità nella quale è imbattibile: indossa d'estate delle scarpe Superga senza calze; potete immaginarvi il "profumo" che proviene dalle sue estremità, quando è al massimo della forma lo si avverte da una parte all'altra del negozio. Poi c'è mister Pile (la felpa, non le batterie), anche lui non ama separarsi dalla sua "coperta di Linus" e quindi non l'abbandona mai, nemmeno per lavarla, e vi assicuro che il pile non scherza in quanto ad odorare. Altri si dividono in due categorie: la prima, quelli che si lavano, ma non lavano gli indumenti; la seconda, quelli che la lavano i vestiti, ma non fanno mai la doccia (o il bagno). I fuoriclasse sono quelli che non fanno nessuna delle due cose. Ora in questa si trova il più serio rivale del Pluriespulso: Jagger Figura Centrale, mega fan dei Rolling, soprattutto di Jagger; per lui il cantante degli Stones è la figura centrale non solo della musica, ma della nostra stessa vita, anzi dell'universo; il nostro per lui non è il sistema solare, ma il sistema jaggeriano (tratto da una pagina del Diario del 2019).
La tenzone tra i due ha avuto lo scontro finale la settimana scorsa. Jagger F.C. era già in negozio a deliziarci, quando è entrato il Pluriespulso. Vi confesso che ho avuto la stessa sensazione di un condannato alla camera a gas, una mancanza d'aria e un leggero mancamento, eppure indossavo la mascherina (penso che dovrò inserirci qualcosa di profumato).
Come è andata a finire? Ve lo dico nella prossima puntata, adesso c'è Barnaby Rudge di Charles Dickens, che mi aspetta a letto (ieri sera ho saltato la lettura).
Vi lascio con il link del Mondo visto da Disco Club, nel quale è citato, al terzo posto nella classifica dei Rompipalle, il Puzzone storico. A domani (forse).

http://www.discoclub65.it/il-mondo-visto-da-disco-club/archivio-mainmenu-44/3968-il-mondo-visto-da-disco-club-la-classifica-dei-rompipalle.html

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Diario del 30 giugno

Diario del 30 giugno


Abbiamo un po' abbandonato i protagonisti storici del Diario, è l'ora di recuperarli, perché state tranquilli che loro non ci hanno abbandonati.
Incominciamo col Matematico. E' andato in pensione e ha dovuto cambiare le tabelle di marcia (inflessibili) della sua giornata. Il covid le ha ulteriormente condizionate. Molto timoroso, cercava di stare il meno possibile fuori casa. Una volta alla settimana si recava a comprare alla Ipercoop: uscita di casa alle 11.50, autobus alle 11.57, arrivo Ipercoop 12.10, acquisti e uscita da lì alle 12.55, autobus alle 13.00, arrivo a casa alle 13.15, quindi un'ora e venticinque minuti fuori casa. Altre uscite solo per la spazzatura. Finita la quarantena è tornato da noi (per fortuna, è nettamente in testa alla classifica dei migliori clienti di Disco Club) e anche oggi si è presentato verso mezzogiorno (ha calcolato che il treno che arriva a quest'ora è il meno frequentato e meno pericoloso per infettarsi). Io e il Geometra Roberto ci siamo recati al vicino bar Verdi per mangiare e Roby ha l'infausta idea di sedersi fuori al tavolino vicino a Disco Club. Infausta perché subito il Matematico ci arriva addosso. Abbiamo ordinato due focacce col formaggio, Daiana si è specializzata e la sua focaccia è all'altezza di quelle di Recco (parola anche del Geometra, esperto nel settore; vedi foto) e le presenta sopra una ciappa, tagliata a pezzi. Il Matematico, che come un falchetto ci sta sopra, appena le vede dice "Cos'è quella poltiglia sopra la pietra?", Roby gli risponde "E' la focaccia al formaggio di Recco, va fatta così", l'altro "Io la compro surgelata alla Ipercoop e non è così", io "Provala", lui "No, ho già mangiato". Qui interrompo la narrazione per ricordarvi la sua abitudine, quando lavorava, di mangiare una volta al giorno alle 3:30 (di notte, ovviamente) e infatti glielo dico, "Già è vero, tu mangi alle 3:30", lui "No, da quando sono in pensione mangio sempre una volta al giorno, mi alzo alle 1:30 e mangio, poi guardo un po' di tv e me ne torno a letto, così quando mi alzo alle 7 vado in bagno e mi...", si blocca, anche se con le mani indica un qualcosa che dalla pancia scende giù, potete immaginarvi voi dove, cambia verbo "evacuo". Il Geometra lo guarda schifato "Stiamo mangiando". Per fortuna la focaccia di Recco è bianca...

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Diario del 29 giugno


Il post covid ha portato clienti nuovi e altri di ritorno, cioè spariti da anni e tornati adesso. Non è che di tutti ne sentissimo la mancanza. Un esempio. Ormai pensionato torna da noi, "Ciao, ti ricordi di me?", difficilmente potevo dimenticarmene, è un altro di quelli che parlano a raffica, senza aspettare nemmeno le risposte. "Sono tornato perché mi sono comprato un impianto nuovo col giradischi, a me i cd non sono mai piaciuti, adesso cerco i dischi degli anni 80, 33giri, ma anche 45, perché di certi mi piaceva solo una canzone, ad esempio Le Freak delle Chic, ma se non c'è il 45 va bene anche il 33", trattiene per un attimo il fiato e riparte, "Sai quanto l'ho pagato l'impianto?", non riesco nemmeno a dirgli "no", continua, "4.000€!!!!" (se lo sente Cesare, quello che non ha fatto ferie per 30 anni, per comprarsi un impianto da 60.000€, gli sputa in un occhio). Lo cedo volentieri a Dario che gli ordina il 33giri, gli arriva la settimana scorsa, ma oggi ritorna, "Guarda, io non so come sia possibile, spero che tu mi creda, il disco continua a girare nello stesso punto, non va avanti, così come succedeva con questo (tira fuori un altro Le Freak), lo avevo comprato trentanni fa e si incantava. E' incredibile (infatti io non ci credo), tu devi dirglielo (vorrei chiedergli, a chi?, ma nemmeno questa volta ci riesco), quello che ti ha venduto questo disco doveva prima controllarlo, mica possono mandare i dischi che si incantano", ha un attimo di esitazione e io mi ci intrufolo, "Quello che manda i dischi non è mica quello che li stampa", rilancia "Allora dillo a quelli che li fanno che prima di sigillarli, devono provarli", io "tutti?", lui, "Sì, tutti. Adesso me lo devi cambiare, non fare come un tuo collega, che non voleva cambiarmelo, non ti dico chi è (ma me lo fa capire), gli ho detto che andavo con un mio amico carabiniere". Di fronte a questa minaccia lo interrompo, "Te lo cambio, ma devo riordinartelo". Si calma. Quando se ne va, proviamo il disco, funziona perfettamente.
Non faccio in tempo a riprendermi, che entra una ragazza (o quanto meno ex), "Vorrei qualche disco di quelli vecchi, ma non mi ricordo i nomi", cerco di aiutarla facendole fare un giro turistico per il negozio. Quando passiamo davanti alla casella dei Beatles, si rianima "Ecco questi!". Le faccio vedere una raccolta e lei, sorpresa, "Venti euro?", io "Sì questi sono nuovi", lei "Ah, no. Io voglio le canzoni vecchie dei Beatles, non quelle nuove". Lei non la cedo a Dario, ma a Fabio del reparto usato, dove trova "One" a solo 12€, con le canzoni vecchie!
Incidente di fine giornata. Una signora viene a ritirare un box per il marito, costa 59€, sto per battere 56€, quando si affaccia sulla porta il mio cliente/amico Adolfo, con tanto di mascherina e a una distanza di quasi due metri; in negozio ci sono solo loro due, ma lei si gira inviperita, "Lei aspetti fuori, cosa ha premura? Manteniamo le distanze", Adolfo si difende, "Ci sono", lei "Ma dove? Stia fuori!". Nel frattempo il mio dito è scivolato alla riga superiore della tastiera della cassa, il box in un attimo è passato a 59€...

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Diario del 11 giugno

Diario del 11 giugno
Chi mi conosce sa che mi sono sempre vantato di non avere mai avuto in negozio un disco di Pupo, nemmeno quando avevo il negozio a Santa Margherita e i 45giri si vendevano. Tra l'altro proprio nel 1979 era uscito il suo maggiore successo "Gelato al cioccolato" scritto con l'aiuto di Cristiano Malgioglio. Ecco anche di questo non avevo preso niente e questo mi ha salvato dalla "furia" di un mio giovane (all'epoca) cliente, Gianni. L'episodio appariva già sul mio libro "Il diario di Disco Club". Lo riporto per chi non lo avesse letto. A fine anni settanta si vendevano ancora parecchi 45gg, Gianni, chiede a un negoziante di Chiavari se aveva l'ultimo di Malgioglio, 'Sbucciami', "Eccolo", "Ne ha ancora?", "Sì, altre due copie", "Me le dia". Le prende e davanti agli occhi dell'esterrefatto dischivendolo, le strappa, "Odio Malgioglio". Intendiamoci, i dischi li ha pagati.
Oggi aprendo il pacco del fornitore mi trovo davanti la faccia di Pupo, guardo Dario "E questo?", lui mi rassicura "E' un ordine di un cliente". Finiamo di prezzare i dischi e togliamo quelli ordinati, ma Pupo rimane sul banco. Non era per un cliente! Cartellino giallo. Subito dopo, Dario prezza dei 45gire usati e cosa mi tocca vedere? Un 45giri di Pupo!!! Doppio cartellino giallo: espulsione. Questa mattina quindi, nonostante la temperatura non favorevole, costringo Dario a stare nella sua postazione esterna adaffrontare il venticello che tira sempre sotto i nostri portici. Tranquilli, è sopravvissuto, come potete vedere dalla foto.

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Diario del 23 maggio

Diario del 23 maggio
La prima settima post quarantena (anzi sessantaseiena) è andata. Sicuramente meglio delle più rosee previsioni, che poi non erano nemmeno tanto rosee, ma anzi erano alquanto, se non nere, grigie. Non capisco come mai voi siate così affezionati a questo vecchio e malandato negozio, eppure io sono sempre pronto a maltrattarvi! Vi siete presentati in tanti durante la settimana, chi a comprare, chi a salutarci e ad avere "il piacere di rientrare nel (loro) negozio", chi per vedere se eravamo tutti sani e vegeti (so già, vista l'età, che si riferivano a me), chi a complimentarsi per tutto quello che abbiamo fatto su facebook e sul sito e ringraziandoci per aver tenuto loro compagnia in questo difficile periodo. A proposito di facebook, ormai anche i clienti non abituali entrando mi salutano con un "ciao Gian" come un vecchio amico, stessa cosa per Dario (non che dicano "ciao Gian" anche a lui, ma "ciao Dario"...). Certo la maggioranza si è sentita "obbligata" a comprare per festeggiare questa riapertura e questo ha fatto sì che l'incasso sia stato, come detto, superiore alle aspettative e tanto ossigeno dopo la lunga chiusura e di questo ringrazio tutti.
Grazie a questo incasso ho potuto assumere un nuovo guardiano, anzi guardiana notturna. Già al pomeriggio si è appoggiata alla colonna di fronte al negozio, dopo aver provato a farsi assumere, con scarsi risultati, dalla nostra vicina di Outsider, coricandosi sulla sua vetrina. Respinta si è piazzata di fronte alla postazione esterna di Dario. Ha schiacciato un pisolino e al risveglio si è preparata la cena, tra le altre cose anche un vol-au-vent farcito fino all'orlo di miele; mentre stava mangiando questo, mi moglie l'ha guardata perplessa e lei educatamente gliene ha offerto uno (gentilmente rifiutato), poi ha aperto una busta con del salmone e se lo è direttamente infilato in bocca. Il seguito non lo so perché ce ne siamo andati. In tutto questo periodo ha fumato parecchie sigarette senza sporcare perché si è portata dietro anche un posacenere. Dimenticavo, prima di coricarsi, ha steso gli indumenti bagnati sul muretto davanti al nostro reparto usato. State attenti a non fare scemate davanti alla nostra vetrina, è pericolosa, magari vi tira un vol-au-vent al miele!

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Incominciamo bene. Telefonata. "Discooocluuuub", "Ciao, senti volevo sapere se nel periodo della quarantena avete venduto qualcuno dei dischi che vi ho lasciato in conto vendita", io, perplesso, "No, appunto, eravamo chiusi", lui "Eh sì, immaginavo che non li avreste venduti. Ciao", "???".
Il Pluriespulso in soli tre giorni si sta avvicinando alla prossima espulsione. Avrete visto nelle foto di ieri che lui la mascherina la tiene solo sulla bocca, era fuori dal negozio, ma glielo ho fatto notare e lui "State tranquilli io sono sano, ho fatto la visita questa mattina e mi hanno fatto il tampone". Oggi entra in negozio per guardare le solite tre file di vinili, che non sono cambiate negli ultimi tre mesi, ma lui è recidivo. La mascherina è solo sulla bocca, "Devi metterla anche sul naso", lui "No, perché se no mi si appannano gli occhiali", io "Mica solo a te, però ce la teniamo", lui "Ho fatto la visita questa mattina, mi hanno fatto anche il tampone, sono sanissimo". Va bene che lavorava al San Martino, però è veramente raccomandato. C'è gente che aspetta il tampone da venti giorni e lui due tamponi in due giorni, non solo, ha avuto subito l'esito! Non lo guardo tanto amichevolmente, infatti se ne va per i fatti suoi. Ho preparato per domani il cartellino rosso.
Bisogna riconoscere che c'è chi batte il Pluriespulso. Diamo a Cesare quello che è di Cesare. Cesare è un non giovane, ma quasi nuovo cliente. Qualche mese fa si è presentato decantando il suo impianto hi-fi, "Non ho fatto ferie in giro per il mondo e così mi sono comprato un impianto da 60.000€, preferisco starmene qui, cosa vado a fare in giro per il mondo?". Entra anche oggi alla ricerca della discografia completa dei Dire Straits (va così per discografie, intanto ha risparmiato per non aver mai fatto ferie). Batte il Pluriespulso, la mascherina se la tiene davanti alla faccia con la mano. Il dramma è quando deve pagare, secondo voi cosa fa? Mi posa la mascherina sul banco dal lato della bocca! Appena esce blocco tutto, sanificazione del banco e già che ci sono anche dei Dire Straits. Oggi ci ha fatto sapere che nel periodo del blocco, lui non stava mica a casa, non ci resisteva. Prendeva la macchina e da San Fruttuoso dove sta andava a Nervi e da lì su per le creuze "Intanto lì non c'era nessuno". Quindi in casa non ci sta, in giro per il mondo no, per creuze sì, invece di starsene a casa a sentire il suo impianto da 60.000€!

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Diario del (quasi) rientro dopo il coronavirus

Diario del (quasi) rientro dopo il coronavirus
Prove di rientro, ovviamente senza clienti, dentro, ma fuori invece è una processione. Arrivo e chi c'è davanti alla vetrina? Il Rompipalle n. 1, non poteva essere altrimenti, non gli do il modo di rompere, aspetto che se ne vada ed entro. Guardo il telefono del negozio, 45 telefonate perse, le scorro, il primatista, anche qui è facile indovinarlo, è Ottavio, il Rompipalle telefonico n. 1, ma si comporta bene anche Andrea/Marcello; di entrambi ho memorizzato i numeri dai quali mi chiamano e infatti ci hanno provato da tutti e tre (Ottavio), due (Andrea). In rapida successione bussano alla porta U Megu e il Pluriespulso, quest'ultimo giustifica la sua presenza con la scusa di sapere come stiamo, in realtà voleva sapere quando esce il singolo dei Rolling "Living in a Ghost Town", senza aprire la porta gli urlo "A giugno", lui "Me lo tieni?".
Avevo chiesto ai clienti che passassero davanti alla vetrina illuminata di lasciarmi un messaggio; lo ha fatto uno solo, Gabriele. Il suo messaggio giustifica in pieno la mia richiesta ai clienti-cantanti di adattare la canzone di Ferradini a Disco Club, infatti lo tratto sempre male e lui scrive quello che leggete nel messaggio.
Dopo un po' ecco un'altra apparizione; davanti alla porta si manifesta "Doppia forcina". Forse non ve ne ho ancora parlato, è anche questo un bel personaggio (a parte il fatto che partecipa anche lui al concorso "Il puzzone", ma qui ha molti rivali). La particolarità che gli ha procurato il soprannome è che lui blocca i pochi capelli che ha in testa con due forcine, una tiene il "ciuffo" (si fa per dire) a destra e l'altra quello a sinistra. Non chiede niente, sta lì fermo in attesa. Dopo qualche minuto lo guardo e lui, che evidentemente aspettava il suo turno per entrare (ma in negozio c'ero solo io), mi chiede "Posso entrare?", io "No!", non specifico il motivo, ma ottengo il risultato, se ne va.
Ovviamente la maledizione del "numero 2" di via S.Vincenzo mi colpisce anche questa volta. Una signora non mi chiede dov'è il numero 2, lo ha già trovato, mi vede e mi chiede, attraverso la porta, "Posso entrare con la macchina?", io "Dove deve andare?", lei "Al numero 2", io "Questo è il 4", lei "Sì, ma dal numero 2 c'è la sbarra", io apro esco e le indico la sbarra "Anche al numero 4 c'è la sbarra". Devo avere avuto un tono duro, perché lei mortificata si scusa e se ne va.

A proposito di questo, leggo da tutte le parti che, dopo questa pandemia, il mondo cambierà, saremo tutti migliori, io do ragione a Guccini, non vedo l'ora di riaprire per sfogarmi sui clienti per questi 70 giorni di clausura e di lontananza da Disco Club: elasticate e insulti a gogo.

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Diario del...
Che giorno è, non mi ricordo, senza la vita di negozio ho perso la nozione del tempo. Col negozio la mia settimana ha i tempi ben scanditi: lunedì fare ordine a Egea, martedì arriva Egea e ordine a Self, mercoledì arriva Self e, qualche volta I.R.D., e bisogna fare gli ordini a tutti gli altri e avvisare BRT di andare a prendere le spedizioni, giovedì arriva di tutto e facciamo orario continuato entrambi (io e Dario), venerdì arriva Bertus, sabato arrivano i clienti che non sono passati durante la settimana, domenica non suona la sveglia.
Adesso da nove giorni niente di tutto questo e così perdo il controllo, devo guardare il calendario. Sì, è venerdì 20 marzo, tra l'altro quest'anno l'equinozio è arrivato un giorno prima, quindi, come dicevano i Dik Dik, è il primo giorno di primavera. Guardando la foto che ho postato sul sito della vetrina illuminata con la serranda tirata giù, mi accorgo che c'è qualcosa che non quadra, è un po' di giorni che la guarda e non capisco cosa. Mi disturba anche quando sono a letto. Questa mattina mi sveglio presto, ho un'illuminazione, ma mi serve la conferma, accendo il computer e oplà ecco cosa c'è: c'è un buco in vetrina. Un buco? Ma sì, non nel senso di buco vero, manca un cd nella terza fila dall'alto della parte sinistra! Non si può, devo riparare la cosa, scendiamo giù in macchina e mentre la moglie va a fare la spesa al Carrefour vicino, io entro e tappo il buco. Non solo avevo lasciato un buco, ma non avevo esposto il più bel disco uscito in questi disgraziati primi, quasi, tre mesi: quello dei Third Mind, supergruppo con l'ex Blaster Dave Alvin e i Camper Van Beethoven. Magari qualcuno è passato lì davanti e non l'ha visto esposto. Ma magari non è passato proprio nessuno...

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Diario nel tempo del coronavirus

Diario nel tempo del coronavirus
Questo è il quarto giorno di Disco Club chiuso. Da agosto 1972 non succedeva che il negozio chiudesse al di fuori dei giorni festivi. L'unico precedente è luglio 2001 ai tempi del G8; il venerdì avevamo aperto, ma la polizia ci (anzi mi, all'epoca ero solo in negozio) ha mandati via, due giorni di chiusura.
Non è che i giorni scorsi, quelli precedenti la chiusura i clienti si picchiassero per entrare in negozio, anzi potrei dire che il cartello obbligatoriamente esposto, che indicava di stare ad almeno un metro di distanza tra di loro, fosse inutile, perché poche volte c'erano due clienti in contemporanea. Però quei pochi hanno tenuto altissima la percentuale di svitati in negozio e dintorni o al telefono.
Telefono, "Buongiorno, Disco Club, posso esserle utile?". Cosa c'è? Non mi credete? Lo avevo detto che in tempo di coronavirus avrei risposto come Dario. Una signora anziana mi chiede, "Senta, cerco un cd di un gruppo vecchio, se li ricorda lei gli Abba?", va be' che ho risposto gentilmente, ma questa direi che mi prende in giro, però mantengo l'educazione, "Certo signora che li conosco. Cosa cerca?", "Le canzoni più belle", prendo il cd e le leggo i titoli; le vanno bene, ma "Sa adesso io non posso uscire; quando è finito tutto vengo. Voi siete nel palazzo di vetro? Nei fondi, vero". Adesso, ripeto, va bene che sono stato gentile, ma questa ne approfitta, ci ha sbattuti negli scantinati!
Un'altra anziana entra (non dovevano starsene a casa?), "Avete sempre il cd con Eclissi di cuore?", la guardo interdetto, allora lei precisa "Non in italiano, in inglese". Capisco vuole Bonnie Tyler. Lo compra e mi dice "Questa volta sono venuta direttamente da voi, da Feltrinelli qualche mese fa ho ordinato un disco di Loretta Goggi e non è ancora arrivato". Non ha proprio più niente Feltrinelli!
Quello dopo non è anziano, ma stordito sì. "E' possibile avere un canzoniere con le canzoni che mi piacciono?", "Canzoniere?", "Sì, una cassetta con la musica che va adesso". Mi viene un dubbio, con "adesso" intenderà proprio adesso o ai tempi delle cassette.
Vado sulla porta a prendere un po' d'aria. Sento urlare, "Pino, Pino, Pino"; a parte me non vedo nessuno, cerco chi urla, davanti al Baretto Gallese c'è una coppia, appena mi giro urlano ancora "Pino" e si sbracciano a salutarmi. Ce l'hanno con me? Mi guardo intorno, non c'è nessuno, sì, ce l'hanno con me. Cosa faccio? Rispondo, se no ci rimangono male? No rientro, così quando incontrano Pino non lo salutano più, brutto maleducato.
Giovedì abbiamo chiuso definitivamente (no, questo spero di no) e ovviamente arrivano due spedizioni. Le faccio consegnare a un amico che era aperto, domenica andiamo in negozio, mi porta i pacchi e, che bello!, li apro e prezzo i dischi. Succederà ancora?
p.s. Ho controllato il telefono del negozio, nei tre giorni di chiusura hanno chiamato in 19!

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Diario del 5 marzo
Diaro nel tempo di coronavirus.
Sì, il virus ha colpito anche noi. Non ci siamo ammalati, ma gli incassi del negozio sì. Ovviamente poi nei discorsi della clientela abituale (e no) ha superato ampiamente il campionato di calcio.
Telefono, "Discooocluuuub", "Scuuusa - non vuole imitarmi, è balbuziente – Aavete l'uultimo dei Jeethro Tuul?", "Sì", "Aallora veengo a preenderlo. Sieete aaperti?", "Perché dovremmo essere chiusi?" tra l'altro mica ho risposto da casa, ma lui "Peensavo che per il coorona viirus foste chiusi".,
Un altro cliente ha letto le disposizioni sulle distanze che bisogna tenere tra noi, "Un metro e ottantadue", io "Io sono 1,82", lui "Bene, se ti corichi per terra sappiamo con precisione a che distanza dobbiamo stare", io "Insomma sono l'unità di misura del coronavirus".
Ancora telefono, "Discoooocluuuub", lui "Pronto? Disco Club?", "Cosa ho detto io?", lui "Disco Club" (in realtà ho detto discoooocluuuub), io "E allora?", lui "Sei Disco Club", io "Bravo".
Hanno consigliato a chi supera i 65 anni di stare a casa, poi (per fortuna altrimenti non potevo venire in negozio...) hanno alzato l'età a 75. Infatti oggi è arrivata tutta una serie di ultra settantacinquenni.
Il primo, "Cerco il disco di Mika, con quella canzone famosa", Dario "Vecchio o nuovo?", lui "Vecchio", Dario "Quello con Grace Kelly", lui "No, cantava da solo".
Secondo, arriva a stento, armato di un bastone, non è l'immagine della salute, però ha buoni gusti, vuole Are You Experienced di Hendrix. Armeggia con tutte le innumerevoli tasche del suo abbigliamento, ma il portafoglio non esce fuori, lancia un urlo "Nooo, me lo hanno fregato sull'autobus", ci rimango male anch'io, ma lui si riprende "Me lo tenga, ritorno. Ulisse in confronto a me era nessuno (involontaria battuta?), sa vengo da Sampierdarena".
Terzo, "Voglio una raccolta a prezzo di costo di Avitabile", io "Niente", Dario, più gentile, "Se le fa piacere glielo ordino", lui "No, me lo ordino io per posta, anche se non so se hanno la tessera". Chi? E che tessera?
Quarto, più arzillo "Cerco un disco di Kizomba", lo guardo perplesso e confesso la mia ignoranza "Chi è?", lui mi guarda scandalizzato "Non è un cantante, è un ballo" e se ne va. Cerco su Wiki, "La kizomba è un genere musicale e uno stile di danza che ha cominciato ad essere composta tra la fine degli anni 1970 e i primi anni 1980 in Angola". Belin, ha ragione, sono proprio ignorante!
Disavventura coronavirusiana per un altro. Racconta, "Ero sul treno e all'improvviso mi è scappato uno starnuto. La signora che era seduta vicino a me si è alzata, mi ha guardato male e se ne è andata".

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Diario dal 1 al 10 febbraio
Di prima mattina entrano due signore, la più piccola, non saluta, avanza nel negozio, guardando verso l'alto, dove ci sono solo le nostre t-shirts, borbotta "Non ne hanno", la seconda, quella alta, guarda in basso verso l'amica e le chiede "Ma cosa cerchi?". Glielo chiedo anch'io "Dica pure". Lei "Vedo che non ne avete", io "Che cosa?", lei "Cd".
Dopo di lei scontento altre due anziane. La prima, "Cerco il disco di Iva Zanicchi con una canzone dedicata al padre", la seconda "Ha cd di Franca Lai?", doppio no e uguale commento delle signore "Eh sì, è roba di 40 anni fa".
Ecco un ragazzotto "Posso chiederle un'informazione?", "Dimmi", "Per caso riparate musicassette?".
Non è l'unica richiesta strana. Uno entra sparato con un foglio in mano "Vorrei fare una fotocopia", poi si guarda intorno "Mi sa che ho sbagliato negozio" e se ne va, senza che io abbia detto una parola. Un altro vuole corde di violino, ma batte tutti il signore che chiede "Cerco quell'apparecchio per cd da attaccare alla televisione per vedere le partite".
Concludiamo con un fuoriclasse, il Pluriespulso. Non ha mai portato copricapo, da un po' di tempo invece si presenta con un berrettone di lana, come mai? Me lo spiega, "Ho avuto anch'io la sciatalgia" (nel senso di "come te"), evidentemente il suo nervo sciatico parte dalla testa per arrivare sino al piede. Lascio perdere e metto su un disco di Drugdealer, lui prontamente "Brava questa ragazza", io "Veramente è un cantante", lui non si rassegna "Però nel coro c'è una ragazza", lo sfottiamo "Sì, anche tra il pubblico". Ma ecco la sorpresa, dopo un po' una canzone incomincia con una voce femminile, lui si risveglia dal letargo nel quale era caduto "Visto che era una ragazza!". Effettivamente c'era, ma ospite solo in un pezzo, una delle preferite dei nostri clienti: Weyes Blood.

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Diario del 18 gennaio

Diario del 18 gennaio

Ieri, frugando nel tanti cassetti dei ricordi del negozio, sono sbucate le targhette con gli indirizzi degli abbonati del nostro Pop Records. Il giornale è uscito dal maggio 1973 ad agosto 1975 e queste targhette servivano per stampare gli indirizzi degli abbonati. Me lo sono portate alla cassa, sono tante, ma mi viene voglia di sfogliarle ed ecco che scopro nomi di clienti ancora presenti. Tra i tanti quello di Alberto Diaspro. Glielo scrivo e lui oggi viene a ritirare la sua targhetta. E' quasi commosso per i ricordi che gli procura e mi promette uno scritto. Eccolo.

"Disco Club, la musica di tutta la vita.

A 14 anni andando in autobus al mare in corso Italia ai Bagni San Giuliano sono stato folgorato da Crocodile Rock che qualcuno ascoltava da una radiolina a tutto volume. Fino ad allora, con qualche piccola trasgressione sanremese dovuta all'inevitabile passione per Nada Malanima e al fascino del Vecchio frack di Domenico Modugno, avevo ascoltato solo musica classica tra Beethoven e Brahms, Vivaldi e Sibelius. Ecco inevitabilmente irrompere nella mia vita il Disco Club. La mia timida richiesta di informazioni musicali da un lato di un banco bianco con i dischi nuovi in prima linea era soddisfatta da Giancarlo Balduzzi in piedi dall'altro lato, sornione allora come oggi. The Dark Side of the Moon il disco consigliato. Preso! L'anno dopo chiesi alla zia Mariarosa Selling England by the Pound come regalo di compleanno o di Natale. Nel frattempo mi ero lanciato sui Nice che nella compagnia del mare piacevano a Mara, seguace teatrale di Pino Micol. Il Disco Club il luogo della musica a Genova, li ho comprato il Venditti di "Mio padre ha un buco in gola", il De Gregori di "Niente da capire", "Rimmel" e poi "Bufalo Bill" e di Francesco Guccini. Indimenticabile con Mauro Ivaldi l'acquisto di Desire di Bob Dylan che lui declamava con l'accento sull'ultima "e" mentre cercava l'ultima copertina di Fausto Papetti, anche io per la verità. L'Assemblea musicale teatrale e il tempo di Bertoli. L'esplosione con i Pink Floyd, i Jethro Tull e il memorabile acquisto di Trilogy di Emerson, Lake and Palmer. Che poi ai tempi del disco dei Nice avevo costruito un Moog senza tastiera per l'attacco di "I Know What I Like", perché costava troppo, con i tasti realizzati su un circuito stampato suonato con dei puntali. Difficile mettere nell'esatto ordine le date ma di sicuro il Disco Club era il luogo della musica. Ero giovanissimo e mi ero abbonato a Pop Records, bellissima pubblicazione musicale del Disco Club di cui ricordo una magnetica copertina con Peter Gabriel. Quanti ricordi, bei ricordi. Quanta vita è passata di li a spendere quelle cinquemila lire faticosamente messe da parte, salvate da altri possibili acquisti per essere investite in musica, in dischi mitici. L'altro giorno Giancarlo, sempre con il suo muoversi dinoccolato e lo sguardo sornione, mentre dava attenzione a più cose contemporaneamente protetto sempre dal bancone bianco, ha tirato fuori un regalo immenso che mi ha commosso e mi commuove. La matrice per stampare gli indirizzi di spedizione per Pop Records: Sig. Diaspro Alberto, via Marchini 3/35...
Via Marchini 3/35 non solo ho abitato li, sono nato li, in casa, nel pomeriggio avanzato del 7 aprile del 1959. Andando a scuola incontravo sui gradini un ragazzo con i capelli lunghi e la chitarra che si sedeva li o sui gradini, poco più in là, della pasticceria Filipas prima delle scalette di passo Olivette che portavano in Corso Sardegna e poi a scuola Papa Giovanni XXIII alle elementari e poi alle medie Parini, ma a quei tempi a volte facevo via G.B.d'Albertis passando per piazza Martinez, regno di Grillo. Quel ragazzo sulle scale era Ivano Fossati, almeno ricordo cosi.
Via Marchini, quinto piano, ascoltavo ancora solo musica classica, per poco. Avevo un giradischi della Selezione Readers Digest. Avrei poi comprato un Akai 001 C, con amplificatore Nikko TRM600 e casse AT su cuoi ancora oggi ascolto i dischi in vinile che acquisto al Disco Club. Grazie Gian.

Alberto Diaspro, Genova."

Ho estratto alcune tra le tante targhette perchè sono di clienti iscritti al gruppo Disco Club di facebook. Eccole: Mariano Maranini, Emilio Lugano, Liano Macanzoni, Francesco Pincione, Marco Cacciamani, Ugo Dighero, Gian Bertelli, Luigi Bellini. Se le volete come ricordo di quando avevate 45 anni in meno, venitevele a prendere in negozio.

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Diario del 17 gennaio
Nonostante che io non lo consideri o lo maltratti, Scusssi non si rassegna. Questa mattina sono entrato in negozio alle nove in punto e chi è il primo cliente (si fa per dire) ad entrare? Proprio lui, Scusssi. Si è dato al jazz e si lancia subito nella sezione apposita. Ritorna con l'espositore dei cd di Charles Lloyd, "Scusssi Giancarlo, cosa vuol dire feat (dice proprio feat) Keith Jarrett", mi sento buono, gli rispondo "Che c'è come ospite al piano Keith Jarrett", lui "Ah, costa 10€, io ne ho solo 6", un po' meno buono "Allora non prenderlo". Lo va a rimettere a posto. Dopo un po' ritorna con altri cd di Lloyd, "Giancarlo, in questo ci sono due cd in uno?", io "Ci sono due vinili in un cd", lui ci pensa un po', "Allora lo prendo, ma costa 6€ io ne ho solo 5, me lo mette 5?". I cinque minuti di bontà sono scaduti, lo investo "Nooo, poco fa ne avevi 6 e adesso 5, li hai persi nel tragitto da qui allo scaffale del jazz? Non ho tempo da perdere con te. Vattene!". Se ne va.
Telefono, "Discooocluuuub", ragazzo "Non so se ce l'avete ancora, ma questa notte in America è uscito il nuovo disco di Eminem". Mi immagino tutti i negozi di dischi americani aperti per vendere il nuovo disco di Eminem, ma devo deluderlo "No, non è nemmeno nelle prossime uscite in Italia e nemmeno dal nostro fornitore olandese", lui, deluso, "Ma poi uscirà?", io "Non so quando, ma magari te lo senti in rete, visto che è lì che è uscito". Tra l'altro essendo mattina presto quando me lo ha chiesto, magari in America non era ancora uscito nemmeno in rete.
Telefono, "Discooocluuub", signora "Vorrei il disco di Burioni", io "Burioni? Non lo conosco", lei "Impossibile, il Secolo ha detto che è appena uscito, aspetti il titolo è qualcosa tipo Cip", io "Questo è giusto, ma si chiama Brunori", lei "E io cosa vuole che ne sappia, Burioni, Brunori è lo stesso".

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Diario del 7 gennaio
Primo giorno post feste, apro alle 8.30. Dopo 14 minuti entra un anziano cliente, "Sono venuto a prendere quella cassetta dei Rolling Stones, che mi ha detto arrivava oggi"; non sta scherzando, dice proprio sul serio, non mi riferisco solo alla "cassetta", ma soprattutto al fatto che lui possa pensare seriamente che a quest'ora, e il primo giorno dopo le feste, siano già passati i corrieri a portare i pacchi, glielo faccio notare, ma lui insiste "Me l'ha detto lei".
Gli anziani ormai non mi mollano più (forse lo fanno per farmi sentire giovane), signora "Cerco un disco dei miei tempi", agitando indietro la mano fa capire quali erano i suoi tempi, "Una raccolta di Tony Renis". Gliela cerco, ma non si trova niente, allora lei "Strano di Elvis Presley ho visto che qualcosa si trova". Effettivamente strano.
Due nuovi assunti a Disco Club, uno come "antitaccheggiatore" e l'altro influencer.
Partiamo dal primo: il Maratoneta. Oggi un cliente alessandrino, fresco pensionato delle ferrovie, stava girando per il negozio consultando il libro "24.000 dischi" per scegliere gli acquisti. Quando alla fine esce, si precipita da me il Maratoneta agitatissimo, "Giangian, il capotreno si è infilato nella borsa il librone dei 24000 dischi", io "E be'?", lui "Te l'ha fregato", io "Era il suo" e gli indico il nostro dietro il banco. Tremenda delusione per lui. L'ho licenziato in tronco.
Il secondo è il mitico Pluriespulso. Un cliente prende in mano l'ultimo cd degli Who e mi chiede "E' bello?". Il Pluriespulso è lì vicino, si rivolge al Geometra Roberto e gli dice a voce alta, "L'ultimo degli Who fa schifo". Anche lui licenziato in tronco.

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Diario del 23 dicembre
L'avvento del vinile ha provocato un po' di confusione. Oggi: primo cliente, "Cerco un disco di Luciano Rossi, anche in 78giri"; secondo, chiede a Dario, "Cerchiamo un 45 da regalare", Dario "Non ne abbiamo molti" e mostra quelli che abbiamo, lui "Ma scusi non sono questi più grossi?" e indica i lp; terza, ragazza "Devo regalare un giradischi", Dario, "Non ne teniamo", lei sorpresa "Sì che li avete, sono questi" e indica i lp.
Poi ci sono le richieste stravaganti. Signora, "Vorrei il primo lp di Rita Pavone in cd". Altra "Cerco dischi di musica russa per giradischi". I giochi di parole, al telefono "Avete il lp di LP", e in negozio "Mi dia l'ultimo di Ultimo".
Il telefono con la vicinanza di Natale diventa bollente, oggi a una quarantina di telefonate abbiamo risposto e venti le abbiamo lasciate perdere, visto il tenore delle altre. Esempi?
Telefono, "Discooocluuuub", voce tentennante di un anziano "Scusi, ha qualcosa di Marca Dunn", probabilmente non è quello che ha chiesto, ma è quello che ho capito, rispondo "No", lui, sempre con voce tentennante, "Sono quel ragazzo (!!!) che è venuto l'altro giorno".
Telefono 2, "Discoooocluuuub", uomo con accento meridionale, "E' un negozio di dischi di Genova?", io "Sì", "Bene, perché cerco un 45giri di Totò" (perché a Genova?), io "Non ne abbiamo", ma lui continua, "Poi a Genova c'è anche Music Room?", "???".
Telefono 3, "Discoooocluuuuub", signora, "Avete i cd dei Trilli quelli giovani?", non ci crederete, ma li abbiamo, mi fa leggere tutti i titoli delle canzoni, nel mio genovese un po' gabibbo e mi chiede il prezzo "15 euro", rimane un po' delusa dal rapporto prezzo quantità, ma alla fine mi chiede, "Dove siete?", questo già m'innervosisce, "Da 54 anni e 4 giorni all'inizio di via S.Vincenzo", figuratevi quando mi chiede "All'inizio da che parte?", "L'inizio è da una parte solo, dall'altra è la FINEE". Pensavo che se la prendesse, invece dopo un'oretta arriva e ci alleggerisce di una copia dei Trilli "giovani".
Telefono 4, "Discooooocluuuuuub", signora, "Avete l'ultimo di Tiziano Ferro", "Sì", "Quanto costa?", "21€", lei "Non è per me", io "Non importa costa lo stesso 21€".
Telefono 5, "Discoooooocluuuuuub" (sto finendo le vocali...), di nuovo una voce femminile, "Ho ordinato un cd di musica, quale, non mi ricordo, mi sembra Norah Jones", in realtà era Vegas Jones, proprio uguale.
Telefono 6, "Dscclb" (ve l'ho detto, ho finito le vocali), "Cerco un leggio per la musica".
Telefono 7, sono stato definito come l'unico negozio con lo scazzo alla risposta, a questo punto invece divento muto alla risposta, non parlo, mi limito a tirare su il telefono (ho finito anche le consonanti), dall'altra parte, "Non trovo una cosa che è normalissima, una cassetta per pulire le testine del registratore".
Basta telefono, non rispondo più. Torniamo ai clienti in negozio. Uomo di mezza età col forte accento calabrese, "Mi dia il cd di Cruz Dema", "Mi dispiace, non la conosco" (pensavo fosse il nome di una cantante), lui "Ma sì, di quel genovese che è morto", ci provo, butto lì "De Andrè?", lui "Eh, lui", ci riprovo "Crêuza de mä", lui, spazientito, "Eh che ho detto? Cruz dema". Effettivamente la d era in minuscolo, avrei dovuto capirlo.
Entra una signora con una bella slerfa (unità di misura genovese) di focaccia. Continuando a sbocconcellarla mi chiede "Il Bruce dove lo tenete?". E' la prima volta che mi chiedono Springsteen in questa maniera, direi alla milanese, e solo col nome, un po' come Vasco.
Poi tocca, e conclude, a un uomo sui sessanta anni, "Non trovo i lp di George Michael", "Mi sa che non ne abbiamo e vado a controllare alla lettera M, interviene lui "Per forza non lo trova, lo cerca nella M invece che nella G". Elementare Watson.
E con i Wham vi auguro Buon Natale.
p.s. Intendiamoci domani siamo ancora in negozio e vi aspettiamo, abbiamo ancora qualche penna.
Tra l'altro oggi era il mio complisemestre, il 145°

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Diario del 13 dicembre
Questa non c'era mai successa. Entra una vecchia signora, seguita a ruota dalla figlia, che si ferma davanti alla cassa, l'altra prosegue e la figlia la blocca "E dove va questa?" (rimbambita è sottinteso). La più giovane cerca dei dischi per regali natalizi e perde un po' di tempo con noi per la ricerca, mentre la madre sembra sempre più insofferente. La figlia la calma, "Adesso andiamo, no lì non puoi, è privato", conclude gli acquisti e poi porta via la vecchia madre. Troppo tardi, adesso capisco dove voleva andare la signora: nel nostro bagno. Non ce l'ha nemmeno fatta a raggiungere quello del bar. Nonostante il freddo apriamo la porta per arieggiare l'ambiente. Entra il nostro amico-cliente romano Massimo Kiss, "Ahò siete matti, col freddo che fa tenete aperta la porta?", ma gli bastano pochi passi dentro per capire il motivo. Le battute si sprecano, un altro cliente, presente al misfatto, dichiara "Del resto è giusto, questo è un negozio di pop...", una ragazza, non molto simpatica, che ha assillato Dario con le sue richieste, finalmente esce e qualcuno prontamente dichiara "Questa aveva la puzza sotto il naso".
Non va molto meglio col successivo. Ha l'aspetto da sballato, entra e chiede "Posso prendere questi cartoncini?" indicando le cartoline sul bancone, una con la banda del Diario di Disco Club e l'altra con me sulla porta in posa da John Lennon. Sono quasi lusingato, beh, alla fine non era proprio sballato. Lui le prende, si gira un attimo per dare un'occhiata all'espositore all'ingresso, mentre con cura piega le nostre foto e se ne va, portando le nostre immagini in giro per qualche pista. Sì, era sballato.
La cliente successiva va controcorrente. In genere sono i mariti che vengono a chiedere i dischi di Renato Zero per la moglie, in questo caso è lei alla ricerca dell'ultimo di Renato per regalare al compagno. Vuole essere sicura di aver preso il cd giusto e mi dice "Sa io non so proprio niente di musica, sono sotto zero". La guardo, voleva fare una battuta? No, non ride, è proprio seria.

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Diario del 16 novembre

Diario del 16 novembre
Il ritorno dei morti viventi. E' vecchio, ma non arzillo, anzi decisamente mal preso, "Voglio il 45 giri Vedrai vedrai di Tenco", "45 giri non lo abbiamo", "Non ne fanno più?", "Beh, da qualche anno, lo abbiamo in cd". Lo compra, ma "E come lo sento?", "Con un lettore cd", "Non ce l'ho. Come si fa a registrarlo in cassetta?".

Altro vecchio, con compagna scheletrica, "Cerco un disco di Carlos Gardell", deludo anche loro. Lui, "Noi eravamo amici del vecchio proprietario, lui li aveva questi dischi fino a pochi anni fa". Effettivamente: 36 anni.
Si continua, questa è solo anziana, "Ce l'ha la compilation di Striscia la Notizia?", "No", lei mi rassicura "No, non voglio l'ultima, voglio quelle dei primi '90". Sì, è tutta un'altra cosa.
Quella dopo tocca a Dario, "Mi da un cd dei Ricchi e Poveri". Questo lo abbiamo! Allora in cosa sta la stranezza? Quando paga "Mi avete fatto felice, sono i miei angeli, guardi" e mostra a Dario la mano, sopra c'è il tatuaggio della scritta Ricchi e Poveri!
La conclusione spetta ai nostri soliti rompi. Quando torno dopo il pranzo trovo Ottavio e il Rompipalle n.1. Nei nuovi espositori per vinili ho attaccato le foto del nostro amico Roberto Lanza con vari artisti, in mezzo a queste anche quella di Dario con su scritto "Dario Gaggero". Ottavio la vede, si rivolge a Dario e gli dice "Hai visto Dario, c'è uno che si chiama come te". Lo guardiamo, non, non lo dice come battuta, è convinto che quel Dario Gaggero sia un altro rispetto al nostro Dario Gaggero! Poi si lancia in una conversazione convulsa col Rompipalle n. 1 e quando finalmente ci lascia, cosa dice il Rompipalle n.1? "Quanto rompe questo, non ce la facevo più", proprio lui, insopportabile da 35 anni!

Diario serale.


Invitato dagli amici Martino Coppo e Silvio Ferretti, siamo andati (io e mia moglie) a vedere il concerto dei Red Wine. Teatro pieno come al solito, con parecchi addobbati da hippy, visto l'argomento, Woodstock. Anche la ex-ragazza vicino a noi, con fascia in testa, ma in mano un oggetto che nel 1969 non esisteva ancora: il telefonino. Lo maneggia a tempo pieno come il suo pachidermico compagno (anche lui un ragazzo dei tempi di Woodstock) e a un certo punto, prima dell'inizio del concerto, non soddisfatta dell'inquadratura del palco, se ne va e si accomoda sul primo scalino davanti al palco; anche lui se ne va e, quando le luci si spengono, non trova più il suo posto, faticosamente si siede sulla scala laterale. Lo viene a salvare lei quando ritorna, lo riporta al suo posto, purtroppo facendolo sedere non più al posto successivo, ma in quello vicino a mia moglie, purtroppo perché trabocca dal suo posto. Entrambi partono a sparare foto, lui usa anche il flash, provocando l'ira dei vicini che lo redarguiscono, allora lo socchiude, occhieggiando ogni tanto per vedere se ci sono nuove notizie; lei, soddisfatta del "servizio" fatto, si mette su facebook e spara le foto ai suoi amici, incurante della musica: nessuno dei due guarda più il palco, sente la musica, applaude, insomma ormai ignorano lo spettacolo. All'improvviso lei ha un nuovo sussulto (probabilmente non riceve più like dai suoi amici), si alza e riparte per la sua postazione, primo scalino davanti al palco. Spero per lei che non vada mai a vedere un concerto dei King Crimson, Robert Fripp la farebbe prelevare di peso da uno dei suoi gorilla e cacciare fuori dal teatro!
p.s. La foto del palco l'ho presa io col telefonino, prima che lo spettacolo iniziasse, poi ho deposto il telefonino in tasca.

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