Radio Disco Club 65
| 02 Aprile 2020
Free Fall di Danilo Di Termini
Giovedì 2 aprile e anche oggi alle 14 ha inizio Free Fall – Jazz in caduta libera, la trasmissione che Radio DiscoClub65 dedica alla musica afroamericana grazie all'abnegazione e alla competenza della mia modesta persona e cioè Danilo Di Termini. Espletate queste penose formalità vi ricordiamo che potete ritrovare le puntate precedenti sul sito di Disco Club oppure su Spotify alla pagina del sottoscritto.
In questa puntata ascolteremo: Shabaka And The Ancestors, Tony Williams, Miles Davis, Chet Baker, Dizzy Gillespie, Mavis Staples.
Cominciamo con il primo brano di oggi tratto da un disco uscito da pochi giorni: si tratta del secondo album dell'ensemble Shabaka And The Ancestors, guidato dal sassofonista inglese originario delle Barbaods Shabaka Hutchings. La sua è una musica caratterizzata da un tessuto sonoro molto ricco, con evidenti influenze di spiritual-jazz alla Pharoah Sanders e poliritmie caraibiche. Ma nel brano che ascoltiamo oggi si sente molto anche l'influenza del jazz sudafricano (che negli '70 fece di Londra la sua seconda patria); anche perché il disco è stato interamente registrato a Johannesburg e Cape Town.
Il gruppo è formato oltre che dal leader ai sax, da Mandla Mlangeni alla tromba, Mthunzi Mvubu sax alto, Nduduzo Makhathini piano elettrico, Thandi Ntuli piano, Ariel Zamonsky basso, Tumi Mogorosi batteria, Gontse Makhen percussioni e Siyabonga Mthembu alla voce. Il disco - una meditazione sulla specie umana in via d'estinzione – si intitola We Are Sent Here By History. Ascoltiamo The Coming Of The Strange Ones
Ieri purtroppo è giunta la notizia della scomparsa di Wallace Roney; aveva solo 59 anni ed è morto per complicazioni dovute al maledetto Corona Virus. Roney aveva cominciato, come molti, con i Jazz Messengers di Art Blakey succedendo a Terence Blanchard..
Poi c'era stato l'ingaggio con Tony Williams in una formazione dei suoi Lifetime che comprendeva Bill Pierce al soprano, Mulgrew Miller al piano, Ira Coleman al contrabbasso oltre al leader Tony Williams alla batteria. Ricordiamolo con Sister Cheryl dal vivo a New York nel 1989.
Restiamo ancora un momento sulla figura di Wallace Roney: la grande notorietà gli arrivò quando Quincy Jones - che aveva arrangiato Sketches of Spain e Porgy and Bess, per farli risuonare a Miles Davis dal vivo a Montreux - arruola Roney per suonare gli assoli di tromba nelle prove. Miles insiste per volerlo insieme a lui sul palco. Quest'episodio lo potrete trovare anche raccontato nel recente film Miles Davis: Birth of the Cool che trovate su Netflix. Vi facciamo vedere un estratto da quel concerto dell'8 luglio 1991 dove però Roney resta in panchina; in compenso suona il divino Miles che sarebbe scomparso di lì a pochissimo tempo. Insieme a lui un giovane kenny Garrett al sax alto.
Miles Davis - Summertime
Da un gigante della tromba a un altro e cioè Chet Baker. Lo abbiamo già ascoltato nella scorsa puntata ma sempre in situazioni in cui divideva il palco. Per il Record Store day era annunciata l'uscita di un documentario su di lui girato da Bertrand Fèvre in uno studio parigino nel novembre del 1987 (Chet sarebbe scomparso di lì a qualche mese). Per adesso cercando in giro non c'è traccia del documentario, ma ovviamente essendo il record Store Day rimandato al 20 giugno confidiamo che sia rimandata anche l'uscita del DVD accompagnato da un libro, pare bellissimo.
Ma sentiamo come suonava Chet in quell'anno con un estratto da un concerto tenuto a Tokyo il 14 giugno 1987 insieme a Harold Danko (p), Hein van de Geijn (b), John Engels (d). Il brano si intitola Arborway ed è scritto dal musicista brasiliano Rique Pantoja, un pianista con cui Chet aveva inciso un disco nel 1980 quando faceva parte del Quartetto brasiliano Boto e un altro album uscito proprio nel 1987.
Ancora un trombettista, anzi uno degli indiscussi re dello strumento e cioè Dizzy Gillespie. Insieme a Louis Armstrong è stato forse colui che ha innovato di più dal punto di vista musicale, ma così come per Satchmo alcuni suoi atteggiamenti considerati troppo disimpegnati non lo fecero benvolere da certa critica... Ne parleremo ancora, intanto ascoltiamolo con il suo quintetto insieme a James Moody (sax alto) Kenny Barron (piano), Christopher White (contrabbasso) e Rudy Collins (batteria)
No More Blues!
A proposito, visto che siamo in anno di elezioni americane, ricordiamo che nel 1963 Dizzy si candidò alle presidenziali con tanto di programma elettorale che prevedeva che la Casa Bianca avrebbe cambiato nome, diventando The Blues House (Casa del Blues). Aveva già assegnato alcune cariche, tra cui Duke Ellington: Ministro dello Stato, Louis Armstrong: Ministro dell'Agricoltura, Max Roach: Ministro della Difesa, Charles Mingus: Ministro della Pace, Malcolm X: Procuratore Generale, Ella Fitzgerald: Politiche Sociali, Ray Charles: Direttore della Biblioteca del Congresso, Mary Lou Williams: Ambasciatrice al Vaticano, Thelonious Monk: Ambasciatore "in viaggio" e Miles Davis Capo della CIA!
La candidatura di Gillespie rimase a metà tra lo scherzo e una cosa seria anche se non si concretizzò effettivamente: di certo dal palco del Festival di Monterey il 21 settembre, Gillespie annuncia: "Voglio essere il prossimo Presidente degli Stati Uniti d'America, perché ce ne serve uno!". In programma quella sera "Salt Peanuts", uno dei grandi classici del Bebop: le parole del ritornello, intonate per l'occasione dal cantante Jon Hendricks, si trasformarono da "Salt Peanuts! Salt Peanuts!" a "Vote Dizzy! Vote Dizzy!" seguite da "You want a good president who's willing to run, You wanna make government a barrel of fun"
Esiste un disco di quella serata, si intitola Dizzy For President, la formazione è la stessa del brano precedente con l'aggiunta ovviamente di Jon Hendricks alla voce
Il 28 agosto 1963, cioè pochi giorni prima del concerto che abbiamo appena ascoltato, si teneva la celeberrima marcia a Washington al Lincoln Memorial, nell'anno in cui ricorreva il centenario della Proclamazione di Emancipazione che aboliva la schiavitù degli afroamericani, decreto promosso e firmato dal Presidente Lincoln. È la famosa marcia del discorso I Have A Dream di Martin Luther King. Il reverendo sarebbe stato assassinato a Memphis il 4 aprile 1968; così sabato prossimo buona parte delle scelte musicali saranno dedicate proprio a Martin Luther King. E come ultimo brano, un'anticipazione di quella che sarà la puntata con Mavis Staples che in Livin' on a High Note, l'album del 2016 registrato con la produzione di Jeff Tweedy dei Wilco incide MLK Song: : «La prima volta mi è venuto da piangere, non sono riuscita a finire la take mi sentivo soffocare. Cantavo e vedevo Martin Luther King».
Prima di ascoltarla vi ricordo che come sempre ritrovate sul sito di Disco Club tutta la puntata immediatamente dopo la fine della trasmissione.
In questa puntata di Free Fall con Danilo Di Termini sono stati con noi Shabaka And The Ancestors, Tony Williams, Miles Davis, Chet Baker, Dizzy Gillespie, e appunto Mavis Staples con MLK Song.
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