Radio Disco Club 65

La musica di Antonio fra Acqua Santa e Demonio di Antonio Vivaldi

Un saluto da Antonio Vivaldi e dalla sua rubrica "La musica di Antonio fra acqua santa e demonio". Dopo le due puntate dedicate alle canzoni menzionate in Murder Most Foul di Bob Dylan si ritorna al formato classico. Ci saranno quindi cinque brani tratti da dischi di pubblicazione recente, uno dei quali è una ristampa. La chiusura è affidata, ancora una volta, a una canzone del 1965 in omaggio al titolo di questa pagina FB e, ovviamente, all'anno d'apertura del negozio Discoclub. Intanto la sigla: All I Want di Joni Mitchell nella versione strumentale di Keith Jarrett.


JULIAN COPE – YOUR FACEBOOK, MY LAPTOP - La puntata odierna è decisamente virata verso il demonio con l'acqua santa pressoché assente. Lo dimostra questo incipt affidato all'arcidruido (wow, paganesimo!) Julian Cope. Self Civil War è un album con tutti i tratti caratteristici della musica dell'ex Teardrop Explodes, dalla psichedelica con suggestioni kraut alle schitarrate infinite alle ballate acustiche. Your Facebook, My Laptop è un brano sorprendentemente conciso che ce lo mostra anche parecchio attento (ma con occhio per forza di cose critico) alla modernità.


THE THIRD MIND – REVERBERATION - Un supergruppo alternativo guidato da Dave Alvin (ricordate i Blasters?), una maxisession con spazio all'improvvisazione e alcune cover di culto. E' il caso di Reverberation, deragliante classico psichedelico dei 13th Floor Elevators di Roky Erickson.


LEE RANALDO & RAÜL REFREE – WORDS OUT OF THE HAZE - Rocker iconoclasta con i Sonic Youth e sperimentatore a 360° a proprio nome, Lee Ranaldo incontra Raül Refree, compositore catalano con un debole per il flamenco. Tales Of North End Women è un album che mette insieme con naturalezza un gran numero di idee fra loro diverse aggiungendo anche bei to cchi melodici.


BLACK LIPS – RUMBLER - Appena meno scalcinati rispetto agli esordi, i Black Lips continuano a divertire con uno stile che un tempo avremmo definito cowpunk e canzoni simpaticamente debosciate. Il loro ultimo album ha un titolo che di questi tempi andrebbe preso alla lettera: Sing In A World That's Falling Apart, ovvero "Canta in un mondo che sta andando a pezzi".


PETER LAUGHNER –SYLVIA PLATH - Lo scorso anno è uscito un cofanetto in cinque cd che ricorda la poco nota figura di Peter Laughner. Personaggio-chiave del rock proto-punk di Cleveland, Laughner fece parte dei Rocket Form The Tombs e dei primissimi Pere Ubu e per un attimo fu candidato a entrare nei Television. Le sue canzoni mostravano un spirito esistenzialista e dissipato affine a quello di Lou Reed. Purtroppo la dissipazione ebbe la meglio sul talento e Laughner morì nel 1977 a nemmeno 25 anni. Sylvia Plath è uno splendido e dolente omaggio alla grande poetessa morta suicida, percepita probabilmente come anima affine.


BOB DYLAN – SUBTERRANEAN HOMESICK BLUES - In chiusura un veloce rimando alle due precedenti puntate, dedicate a Murder Most Foul di Dylan. Il nostro pezzo datato 1965 è quindi di Zimmy ed è Subterranean Homesick Blues, primo momento elettrico del suo repertorio con al proscenio la guizzante chitarra di Mike Bloomfield. Il celebre videoclip è tratto dal film Don't Look Back di D.A. Pennebaker. Sulla sinistra Allen Ginsberg e Bob Neuwirth parlano del più e del meno.

Nei limiti del possibile un buon fine settimana da Antonio Vivaldi e da Radio Discoclub65.

 

That's Folk! di Fausto Meirana

Buon pomeriggio con Radio Discoclub65, sono Fausto Meirana, e questa è That's Folk!. Oggi la scaletta sarà composta da canzoni di artisti che si esibiscono o si sono esibiti in duo. Alcune sono coppie storiche, alcune occasionali, alcune nuove o almeno recenti. I primi sono Simon & Garfunkel, con una bella versione di Blues Run The Game di Jackson C. Frank.



Una perfetta fusione dei gruppi precedenti si può trovare nelle esibizioni del duo americano The Milk Carton Kids. Devono a Simon & Garfunkel molta dell'ispirazione e altrettanto agli Everly Brothers per la partecipazione fisica all'atto scenico. Sono raffinati ed eleganti, a parte lo straccio sulla chitarra... The Ash & Clay è il brano che ho scelto per That's Folk!



Un duo più leggero e allegro sono i sentimentali Kings Of Convenience, due ragazzi norvegesi che hanno spopolato alcuni anni fa con Misread, il loro brano più fortunato. Tocchi di chitarra, un po' di bossa, belle armonie; uno sprazzo di sereno. Mrs. Cold è il brano che ascoltiamo di seguito.



Craig e Charlie Reid sono due fratelli scozzesi molto popolari in patria. Questa canzone è entrata a far parte di alcune colonne sonore rendendoli popolari anche al di fuori della Scozia. Tra l'altro il brano è presente nel divertente La Parte Degli Angeli di Ken Loach. Il micidiale accento scozzese dei fratelli può essere magari fastidioso ma l'energia delle loro esibizioni è sicuramente contagiosa. (I'm Gonna Be) 500 Miles.



Con questo brano ci confrontiamo con un duo estemporaneo, formato dalla cantautrice Jessica Lea Mayfield e da Seth Avett (già in un duo come Avett Brothers). I due hanno fatto uscire pochi anni fa un bel tributo alle canzoni di Elliott Smith. Qui ne ascoltiamo una, Between The Bars.



That's Folk! continua con un altro duo estemporaneo, durato lo spazio di un disco in studio e alcuni live. Un Gene Clark ritrovato, dopo i ricorrenti periodi bui, trova in Carla Olson una partner costruttiva e poco ingombrante, che gli consente, purtroppo temporaneamente, di far ripartire una carriera ormai compromessa. Il brano che ascoltiamo è il celebre traditional Fair And Tender Ladies.



Un duo per cui non si può parlare di estemporaneità è certamente quello formato da Ben Watt e Tracey Thorn, coppia nella vita e, per molti anni, sui palchi del mondo. Il loro repertorio varia tra elettronica, jazz e suggestioni acustiche, come nell'omaggio a Paul Simon che ascoltiamo adesso. The Only Living Boy In New York.



That's Folk! termina la puntata con il duo più estemporaneo di sempre, quello costituito da Bob Dylan e Joan Baez; a mio avviso due voci piuttosto indipendenti, dall'amalgama incerto. Ma qui si aprirebbe una lunga e forse infruttuosa discussione, Ascoltiamo invece questo frammento da Don't Look Back, un sincero omaggio a Hank Williams con Lost Highway e un pezzettino di I'm So Lonesome I Could Cry. A presto con Radio Discoclub65, un saluto da Fausto. Seguono Dario, con l'ora del deficiente, poi Antonio con santi, diavoli e tante altre cose


Bonus track e auguri a John Prine!!

Oh Girls di Ida Tiberio

Sweet girls, sweet voices


Natalie Merchant. Apprezzabile band, quella dei Ten Thousand Maniacs, alternativi quanto basta per attirare l'attenzione degli studenti più "evoluti" (anche se non sono esattamente una College Band), legati alla cultura musicale americana al punto da piacere anche ai più tradizionalisti. Per oltre un decennio, il fulcro creativo dei Maniacs è lei: Natalie Merchant, delicata front woman, autrice della quasi totalità dei testi e voce soave e armoniosa della band. Abbandonato il gruppo, Natalie si dedica alla propria carriera discografica e ad alcune collaborazioni di primordine. Alcuni nomi? Tracy Chapman, David Byrne e Peter Gabriel. Niente male, eh?



Margot Timmins. Dal Canada giunge la blanda e rarefatta sonorità dei fratelli Timmins, ovvero i Cowboy Junkies. Appassionati fruitori di musica (dal folk alternativo ai Velvet Underground) i Junkies devono molto alla voce tenue ed evanescente di Margot. Senza dubbio una voce molto particolare, piuttosto impalpabile ma non priva di una sottile inquietudine. Il loro primo album, Trinity Session offre una cover davvero rivoluzionaria di Sweet Jane. Pare che Lou Reed abbia apprezzato molto e a noi non resta che ascoltarla



Maria Mckee. In perfetto equilibrio tra  musica delle radici e suggestioni country alternative, i californiani Lone Justice non sfuggono all'attenzione di uno dei discografici di punta degli anni '80, David Geffen. Anche in questo caso, la voce intensa e melodiosa della "band-girl" fa la differenza. Maria è bella e sa stare sul palco sfoderando un connubio di grinta e dolcezza davvero speciale. Un paio di album di successo e la forza creativa dei Long Justice tende ad esaurirsi. Ma la vocalità di Maria Mckee non cade nell'oblio.


Sinéad O'Connor da Dublino, secondo nome: Bernadette. Quanto la religione cattolica abbia influito sullo sviluppo della sua fragile personalità è cosa nota, così come le dinamiche familiari tutt'altro che rassicuranti. La musica sembra una preziosa ancora di salvezza per questa inquieta e geniale ragazza che, a soli 14 anni, scrive uno dei maggiori successi del gruppo irlandese In Tua Nua, Take my Hand. Poi il trasferimento a Londra, la pubblicazione di The Lion and the Cobra, il successo inaspettato e irruento, l'interpretazione memorabile di Nothing Compares to You di Prince. Da qui parte una sequenza ininterrotta di episodi e di gesti sfacciatamente aggressivi e provocatori. Sinéad è una delle voci femminili più affascinanti degli ultimi decenni, il suo talento è ampiamente riconosciuto ma la sua vita è ormai fuori controllo. Accusa, stigmatizza, riversa rabbia e ostilità, si sente, a torto o a ragione, abbandonata e tradita. Eppure "nessuno è paragonabile a lei" quando si tratta di cantare le emozioni più profonde. Anche quelle più devastanti.

Tracy Chapman. L'angolo del ricordo anche stavolta? Beh, se esagero fatemelo sapere! E' l'8 settembre del 1988 e allo Stadio Comunale di Torino è in scena il celebre Human Rights Tour. Sul palco sale una ragazza afro-americana piccola e goffa. Sembra quasi intimidita dalle gigantesche personalità che la accompagnano in quel viaggio sotto l'egida di Amnesty International. Springsteen, Sting , Peter Gabriel sono delle star planetarie e lei giovane esordiente. Ma quando imbraccia la chitarra è un incanto; gli spettatori che gremiscono gli stadi restano ammutoliti dalla bellezza di quella voce aspra e potente e dalla profondità delle parole di quella giovane antropologa prestata alla musica.


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