Radio Disco Club 65

L'ora dell'Ignoranza di Diego Curcio

La quarantena che ci costringe a stare a casa ci offre anche più tempo da dedicare alla lettura, alla musica e ai film. Io, per esempio, in questo mese chiuso fra 4 mura ho guardato un mucchio di documentari sul punk, complice anche qualche ottima dritta da parte di qualche amico. E così ecco una serie di canzoni tratte o comunque ispirate a quei documentari. La prima è "At Gilman Street" pezzo dei californiani Mr. T Experience dedicato al mitico centro giovanile di Berkeley, attorno al quale, tra fine degli Ottanta e i primi Novanta, fiorì una scena punk-hc pazzesca (da cui nacquero anche i Green Day). Quella storia è immortalata nel bellissimo documentario "Turn it around", prodotto proprio da Bllie Joe, Mike e Trè.



Per puro caso e grazie al grande Pitta ho finalmente trovato su Youtube (e quindi gratis) una versione in alta definizione e con i sottotitoli in italiano del celeberrimo "The decline of western civilisation", documentario di Penepole Spheeris, che nel 1981 immortalò la scena di Los Angeles in un suo passaggio cruciale tra il punk e l'hc. Tra i protagonisti di questo bellissimo lavoro ci sono i Fear, una band che amava provocare il pubblico, usando un linguaggio scorrettissimo e violento. Questa è "I love living' in the city", un loro classico.


La quarantena che ci costringe a stare a casa ci offre anche più tempo da dedicare alla lettura, alla musica e ai film. Io, per esempio, in questo mese chiuso fra 4 mura ho guardato un mucchio di documentari sul punk, complice anche qualche ottima dritta da parte di qualche amico. E così ecco una serie di canzoni tratte o comunque ispirate a quei documentari. La prima è "At Gilman Street" pezzo dei californiani Mr. T Experience dedicato al mitico centro giovanile di Berkeley, attorno al quale, tra fine degli Ottanta e i primi Novanta, fiorì una scena punk-hc pazzesca (da cui nacquero anche i Green Day). Quella storia è immortalata nel bellissimo documentario "Turn it around", prodotto proprio da Bllie Joe, Mike e Trè.



Dura appena 26 minuti, ma è un vero gioiello a cominiciare da titolo (e lo trovate gratis su Youtube) "Hanno paura di me. Sanno che sono punk e che vengo dal Canaletto", documentario sul Professor Bad Trip. Un omaggio alla figura di questo grandissimo artista spezzino - vero nome Gianluca Lerici - scomparso troppo presto nel 2006. Disegnatore e illustratore di enorme talento, col suo tratto pieno, "grosso" e di grande impatto il Prof. era legatissimo alla scena punk italiana, in cui ha sempre militato. Dal 1980 al 1982 ha cantato nella punk band Holocaust, che ha lasciato pochissime tracce (giusto su qualche compilation). Così poche che sul Tubo non ho trovato neppure un pezzo. E allora ho deciso di mettere un brano dei suoi amici e concittadini Fall Out, "Punx united", dall'ep "Criminal world" del 1983.



Non è propriamente un documentario, ma una serie televisiva in 4 puntate da un'ora, "Punk", in onda su Sky Arte. E' prodotta da Iggy Pop e racconta, in modo efficace anche se non esaustivo, la nascita e lo sviluppo di questa controcultura attraverso una ricca serie di interviste a protagonisti di primo piano come Johnny Rotten, Marky Ramone, Wayne Kramer, Fat Mike, Kathleen Hanna ecc. In onore del grande Iggy che ha avuto questa bella idea ecco un pezzone degli Stooges: "1969" dal primo disco omonimo uscito, appunto, nel 1969.



A chi ha Prime Video consiglio caldamente la visione dell'interessante "My Buddah is punk", un documentario del 2015 sulla scena punk della Birmania. A Myanmar c'è una sorta di posto occupato (Common Street) in cui dei punk molto determinati stanno cercando di divulgare i valori della non violenza, dell'unità e della convivenza, con messaggi molto radicali. Una declinazione buddista del punk davvero interessante, con tanto di fanzine e band (uno di loro indossa persino una maglietta dei Klasse Kriminale). Questi sono i Rabel Riot, band protagonista del documentario, con "Wf 2007".



Su Youtbe (scandagliatelo perché ogni giorno esce fuori una nuova chicca) si trova, da qualche giorno, anche un mini-doc sull'ottima band hc-punk (con influenze metal-crossover) Upset Noise. Gruppo di Trieste venuto fuori dalla primissima scena hardcore del nostro Paese e che, attraverso vari cambi di formazione e un indurimento del suono, è arrivato fino al 1994, suonando in giro per tutta Europa. Il documentario, semplice ma molto interessante, è prodotto dalla mitica Foad Records ed era allegato come dvd alla ristampa dei due dischi migliori dalla band "Nothing more to be said" e "Growing pain" insieme a un live dell'86. Questa è l'intramontabile "Growing pain".


Ancora su Youtube (ma come per i Fugazi ho il dvd originale) trovate anche il documentario "American hardcore", con sottotitoli in italiano, che faceva da corollario al bellissimo libro di Blush pubblicato con questo stesso titolo una dozzina d'anni fa da Shake Edizioni. Come si può facilmente intuire, il film parla della scena anni Ottanta a stelle e strisce e mette in fila una folta schiera di protagonisti di quell'epoca magica. Tra i miei preferiti di sempre ci sono gli Husker Du, che quindi vi beccate qui sotto la favolosa "It's no funny anymore", tratta dal mini "Metal circus" dell'83.


Credo lo abbiate visto tutti, ma non si sa mai. "The great rock'n'roll swindle" è il primo documentario sui Sex Pistols, uscito pochi mesi dopo il loro scioglimento. Fu una trovata del funambolico manager Malcom McLaren e vene immediatamente rinnegato da Johnny Rotten. Io l'ho visto 22 o 24 anni fa, avevo comprato la videocassetta in edicola, all'interno di una raccolta di documentari sulla musica rock. E' una roba abbastanza choccante per un ragazzino di 16 anni, ma anche molto divertente. Totalmente sconclusionato e a tratti velleitario, ma comunque bellissimo, "The great rock'n'roll swindle" è supportato anche una colonna sonora in doppio lp che mi è sempre piaciuta parecchio. Questo super brano, "Silly thing" è accreditato ai Sex Pistols, ma è opera di Paul Cock e Steve Jones, che stavano dalla parte di Malcom e precede di poco la loro nuova band insieme.



Chiudo la puntata con il documentario "La scena", sulla scena punk italiana degli anni Novanta. Un lavoro totalmente autoprodotto e ben fatto (e gratis su Youtube), anche se un po' troppo concentrato sui gruppi milanesi e lombardi. Detto questo, io mi sono divertito molto a guardarlo. E non credo che gli autori, animati da un genuino desiderio di raccontare una "scena" in cui sono cresciuti, avessero velleità di completismo assoluto. Io ve lo consiglio e, per restare in ambito punk milanese, eccovi il videoclip di "Never trust a punk" dei Crummy Stuff, nel quale figurano come "attori" tantissimi protagonisti della scena punk di metà Novanta in Italia. A martedì.


 

La musica di Antonio fra Acqua Santa e Demonio di Antonio Vivaldi

Un buon pomeriggio di Venerdì Santo dalla "Musica di Antonio fra Acqua Santa e Demonio". Data la giornata, possiamo già anticipare che per una volta la puntata sarà all'insegna del primo dei due antagonisti. Non a livello di temi, ovviamente, ma di gentilezza di sentimenti. Come di consueto si parlerà di album usciti da poco o di prossima uscita (inclusa una ristampa) e in conclusione arriverà l'ormai consueto pezzo fuori tempo. Intanto la sigla.

THE HADEN TRIPLETS – WAYFARING STRANGER
Petra, Rachel e Tanya Haden sono gemelle trigemine figlie del grande innovatore jazz Charlie e sorelle di Josh, leader degli Spain. In questo loro secondo album, The Family Songbook, fanno riferimento al repertorio del nonno Carl E, conosciuto compositore e interprete country-western. Insomma, una famiglia con i geni a forma di nota musicale. Wayfaring Stranger è un tradizionale riproposto in versione trasognata, si potrebbe dire sobriamente dolente. E guardate nel video cosa succede a partire da 00:51 subito dopo il verso "I'm going home to see my father".

L'inglese di stanza a Chicago James Elkington è uno dei numerosi chitarristi contemporanei (fra gl ialtri Steve Gunn e Ryley Walker) che seguono le orme di maestri di folk espanso quali John Martyn, Michael Chapman. Il brano è quello che apre l'elegante e suadente album Ever-Roving Eye.

ARBOURETUM – A PRISM IN REVERSE
Let It All In è la puntata più recente di una storia sonica che da oltre un decennio si muove tra folk-rock e jam dai modi quasi cosmici. A Prism in Reverse è uno dei pezzi più insoliti del repertorio con i suoi toni da racconto gotico-sudista.

 NEIL INNES – HOW SWEET TO BE AN IDIOT
Neil Innes, scomparso pochi mesi fa, è stato prima uno dei due leader della Bonzo Dog Band e poi la mente dei Rutles. Veniva anche considerato il sesto Monty Python. How Sweet To Be An Idiot è la title-track del suo primo disco solista (1973), da poco ristampato. E' ovviamente ironica, ma anche esemplare come melodia pop. Non a caso ispirò, per non dire di più, Whatever degli Oasis. Il video è di qualità, anche sonora, molto modesta, ma è perfetto per capire lo spirito artistico totale di Innes.

M. WARD – UNREAL CITY
M. Ward è un polistrumentista molto quotato in ambito indie che, nel corso del tempo, ha sviluppato una bella capacità di scrittura descrivere come folk -modernista. Unreal City proviene dall'album Migration Stories, racconti di migrazioni reali e interiori.

THE EASYBEATS – FRIDAY ON MY MIND
Il venerdì che ha in mente il protagonista del pezzo non è quello santo, ma quello del giorno di paga. Siamo nel 1966, quando in molti casi gli stipendi venivano pagati settimanalmente, e Friday On My Mind è il maggior successo (anzi, l'unico) degli australiani Easybeats. In questo video, tratto da uno show televisivo tedesco, non si esibiscono in playback, cosa abbastanza rara in quei tempi.
Un saluto da Antonio Vivaldi e anche durante le feste pasquali rimanete all'ascolto di Radio Discoclub65

That's Folk! di Fausto Meirana

Ben trovati su Radio Discoclub65, la radio che si legge, si ascolta e si guarda. Fausto Meirana presenta la That's Folk! pre-pasquale, dedicata all'isoletta a nord della Francia. Non è Jersey, ma la Gran Bretagna, culla di grandi musicisti e gruppi che hanno fatto la storia. Oggi ascolteremo cantautori, folksinger, rocker convertiti all'acustica e persino un soul singer alle prese con la sei corde. Ma cominciamo subito con Cat Stevens, e la famosissima Wild World.

Prima di cambiare secolo restiamo ancora un po' nei primi anni '70, quando la televisione inglese dava un'ottima visibilità a cantautori e gruppi della scena musicale d'avanguardia. In questo video Donovan, il folksinger che venne definito il Dylan inglese, esegue Mellow Yellow in posizione yoga e chitarra con stelline...

Nick Lowe venne battezzato Basher (che colpisce con forza) per i suoi metodi produttivi grezzi e decisi. Una bella carriera la sua, tra importanti collaborazioni e un percorso solista vario e originale. Il brano che sentiamo, in una versione semi acustica, è (What's So Funny 'Bout) Peace, Love and Understanding, canzone che Lowe regalò ad Elvis Costello per il lato b di un singolo (!!) mentre negli USA entrò nella scaletta di Armed Forces.

C'è un collegamento tra il brano precedente e Graham Parker; la canzone di Nick Lowe che abbiamo appena sentito uscì per la prima volta in una versione dei Brinsley Schwarz, gruppo di cui facevamo parte i futuri Rumour (la backing band di Parker) Brinsley Schwarz e Bob Andrews. Qui il cantante londinese appare in versione acustica. Il brano, Wrapping Paper, proviene dal disco solista Struck By Lightning, il suo disco più folk.

That's Folk! riprende ora la stagione virtuosa degli anni '70 con un cantautore relativamente poco conosciuto al di fuori della Gran Bretagna, Ralph McTell. Un suo grande successo è stata la canzone che sentiremo adesso, Streets Of London. Nella versione del video c'è un importante cameo del chitarrista classico John Williams, ed è tratta dal concerto commemorativo per i settant'anni di McTell.

 In questa ormai lunga serie di trasmissioni abbiamo già incontrato Ben Watt, come parte degli Everything But The Girl. Da solista, negli ultimi anni, ha pubblicato tre album a cavallo tra elettronica e suoni più acustici. Dal più remoto di questi, Hendra, del 2014, ascoltiamo The Levels. In studio con Ben Watt c'è, anche qui, un ospite illustre, David Gilmour alla steel guitar.

All'inizio ho parlato di Gran Bretagna, ma mi son reso conto che la scaletta comprendeva solo artisti provenienti dall'Inghilterra (anche se Donovan, di nascita, è scozzese). Cercherò di riparare, dedicando gli ultimi tre pezzi alle altre tre nazioni che formano la Gran Bretagna. Una vera e propria dichiarazione d'amore per la propria terra, la Scozia, ce la propone il cantautore Dougie MacLean, chiamandola Caledonia, come fecero gli antichi Romani.

L'esame di riparazione in geografia di That's Folk! continua con un artista che proviene dall'Irlanda del Nord. La carriera di Gary Moore raramente ha toccato i territori della musica acustica. Tuttavia gli ultimi dischi, prima dell'improvvisa scomparsa per infarto, proponevano un ritorno al blues (anche in acustico) come nel pezzo che ascoltiamo: The World Keeps On Turning, cover di un brano di Peter Green che risale ai primi Fleetwood Mac.

La ricerca di un brano che rispondesse alle caratteristiche del programma e che fosse di un artista gallese poteva diventare un' impresa epica almeno come il Mabinogion! Per fortuna esiste questa rara performance alla chitarra acustica del soul singer di Pontypridd, Tom Jones. Una breve ma intensa versione di A Mess Of Blues, dal repertorio di Elvis . Ci si vede domenica, sempre su Radio Discoclub65, dopo il pranzo pasquale. Per adesso seguite l'ora del deficiente con Dario, dalle 15. Buona Pasqua a tutti da Fausto Meirana.

 

 

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