Radio Disco Club 65
| 10 Aprile 2020
L'ora dell'Ignoranza di Diego Curcio
La quarantena che ci costringe a stare a casa ci offre anche più tempo da dedicare alla lettura, alla musica e ai film. Io, per esempio, in questo mese chiuso fra 4 mura ho guardato un mucchio di documentari sul punk, complice anche qualche ottima dritta da parte di qualche amico. E così ecco una serie di canzoni tratte o comunque ispirate a quei documentari. La prima è "At Gilman Street" pezzo dei californiani Mr. T Experience dedicato al mitico centro giovanile di Berkeley, attorno al quale, tra fine degli Ottanta e i primi Novanta, fiorì una scena punk-hc pazzesca (da cui nacquero anche i Green Day). Quella storia è immortalata nel bellissimo documentario "Turn it around", prodotto proprio da Bllie Joe, Mike e Trè.
Per puro caso e grazie al grande Pitta ho finalmente trovato su Youtube (e quindi gratis) una versione in alta definizione e con i sottotitoli in italiano del celeberrimo "The decline of western civilisation", documentario di Penepole Spheeris, che nel 1981 immortalò la scena di Los Angeles in un suo passaggio cruciale tra il punk e l'hc. Tra i protagonisti di questo bellissimo lavoro ci sono i Fear, una band che amava provocare il pubblico, usando un linguaggio scorrettissimo e violento. Questa è "I love living' in the city", un loro classico.
La quarantena che ci costringe a stare a casa ci offre anche più tempo da dedicare alla lettura, alla musica e ai film. Io, per esempio, in questo mese chiuso fra 4 mura ho guardato un mucchio di documentari sul punk, complice anche qualche ottima dritta da parte di qualche amico. E così ecco una serie di canzoni tratte o comunque ispirate a quei documentari. La prima è "At Gilman Street" pezzo dei californiani Mr. T Experience dedicato al mitico centro giovanile di Berkeley, attorno al quale, tra fine degli Ottanta e i primi Novanta, fiorì una scena punk-hc pazzesca (da cui nacquero anche i Green Day). Quella storia è immortalata nel bellissimo documentario "Turn it around", prodotto proprio da Bllie Joe, Mike e Trè.
Dura appena 26 minuti, ma è un vero gioiello a cominiciare da titolo (e lo trovate gratis su Youtube) "Hanno paura di me. Sanno che sono punk e che vengo dal Canaletto", documentario sul Professor Bad Trip. Un omaggio alla figura di questo grandissimo artista spezzino - vero nome Gianluca Lerici - scomparso troppo presto nel 2006. Disegnatore e illustratore di enorme talento, col suo tratto pieno, "grosso" e di grande impatto il Prof. era legatissimo alla scena punk italiana, in cui ha sempre militato. Dal 1980 al 1982 ha cantato nella punk band Holocaust, che ha lasciato pochissime tracce (giusto su qualche compilation). Così poche che sul Tubo non ho trovato neppure un pezzo. E allora ho deciso di mettere un brano dei suoi amici e concittadini Fall Out, "Punx united", dall'ep "Criminal world" del 1983.
Non è propriamente un documentario, ma una serie televisiva in 4 puntate da un'ora, "Punk", in onda su Sky Arte. E' prodotta da Iggy Pop e racconta, in modo efficace anche se non esaustivo, la nascita e lo sviluppo di questa controcultura attraverso una ricca serie di interviste a protagonisti di primo piano come Johnny Rotten, Marky Ramone, Wayne Kramer, Fat Mike, Kathleen Hanna ecc. In onore del grande Iggy che ha avuto questa bella idea ecco un pezzone degli Stooges: "1969" dal primo disco omonimo uscito, appunto, nel 1969.
A chi ha Prime Video consiglio caldamente la visione dell'interessante "My Buddah is punk", un documentario del 2015 sulla scena punk della Birmania. A Myanmar c'è una sorta di posto occupato (Common Street) in cui dei punk molto determinati stanno cercando di divulgare i valori della non violenza, dell'unità e della convivenza, con messaggi molto radicali. Una declinazione buddista del punk davvero interessante, con tanto di fanzine e band (uno di loro indossa persino una maglietta dei Klasse Kriminale). Questi sono i Rabel Riot, band protagonista del documentario, con "Wf 2007".
Su Youtbe (scandagliatelo perché ogni giorno esce fuori una nuova chicca) si trova, da qualche giorno, anche un mini-doc sull'ottima band hc-punk (con influenze metal-crossover) Upset Noise. Gruppo di Trieste venuto fuori dalla primissima scena hardcore del nostro Paese e che, attraverso vari cambi di formazione e un indurimento del suono, è arrivato fino al 1994, suonando in giro per tutta Europa. Il documentario, semplice ma molto interessante, è prodotto dalla mitica Foad Records ed era allegato come dvd alla ristampa dei due dischi migliori dalla band "Nothing more to be said" e "Growing pain" insieme a un live dell'86. Questa è l'intramontabile "Growing pain".
Ancora su Youtube (ma come per i Fugazi ho il dvd originale) trovate anche il documentario "American hardcore", con sottotitoli in italiano, che faceva da corollario al bellissimo libro di Blush pubblicato con questo stesso titolo una dozzina d'anni fa da Shake Edizioni. Come si può facilmente intuire, il film parla della scena anni Ottanta a stelle e strisce e mette in fila una folta schiera di protagonisti di quell'epoca magica. Tra i miei preferiti di sempre ci sono gli Husker Du, che quindi vi beccate qui sotto la favolosa "It's no funny anymore", tratta dal mini "Metal circus" dell'83.
Credo lo abbiate visto tutti, ma non si sa mai. "The great rock'n'roll swindle" è il primo documentario sui Sex Pistols, uscito pochi mesi dopo il loro scioglimento. Fu una trovata del funambolico manager Malcom McLaren e vene immediatamente rinnegato da Johnny Rotten. Io l'ho visto 22 o 24 anni fa, avevo comprato la videocassetta in edicola, all'interno di una raccolta di documentari sulla musica rock. E' una roba abbastanza choccante per un ragazzino di 16 anni, ma anche molto divertente. Totalmente sconclusionato e a tratti velleitario, ma comunque bellissimo, "The great rock'n'roll swindle" è supportato anche una colonna sonora in doppio lp che mi è sempre piaciuta parecchio. Questo super brano, "Silly thing" è accreditato ai Sex Pistols, ma è opera di Paul Cock e Steve Jones, che stavano dalla parte di Malcom e precede di poco la loro nuova band insieme.
Chiudo la puntata con il documentario "La scena", sulla scena punk italiana degli anni Novanta. Un lavoro totalmente autoprodotto e ben fatto (e gratis su Youtube), anche se un po' troppo concentrato sui gruppi milanesi e lombardi. Detto questo, io mi sono divertito molto a guardarlo. E non credo che gli autori, animati da un genuino desiderio di raccontare una "scena" in cui sono cresciuti, avessero velleità di completismo assoluto. Io ve lo consiglio e, per restare in ambito punk milanese, eccovi il videoclip di "Never trust a punk" dei Crummy Stuff, nel quale figurano come "attori" tantissimi protagonisti della scena punk di metà Novanta in Italia. A martedì.
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