Radio Disco Club 65
| 05 Aprile 2020
That's Folk! di Fausto Meirana
Buon pomeriggio da Fausto Meirana e Radio Discoclub65; la domenica di That's Folk! (ovvero uomini con la chitarra, più o meno acustici) sarà dedicata a quegli artisti che, come Jack Frusciante, sono "usciti dal gruppo". Magari meno pressati dalle dinamiche crudeli di una band di successo, hanno intrapreso strade nuove, spesso imbracciando una chitarra acustica. Cominciamo con John Fogerty (Creedence Clearwater Revival) con una versione "raw" della celeberrima Proud Mary.
Considerando C.S.N.&Y un gruppo e non una forzata convivenza di artisti dalla forte personalità (chiamiamola così) estraiamo dal gruppo il membro più gregario e solido; Stephen Stills, nel disco Dejà Vu si ritagliava, a forza di spallate, uno spazio solitario con questa bella e sottovalutata autobiografia acustica: 4+20
I Traffic sono stati un gruppo discretamente incasinato; cambi di formazione, direzione artistica eclettica ed incerta tra folk-rock, psichedelia e prog. Il deus ex-machina del gruppo era certamente Steve Winwood, ex ragazzo prodigio con lo Spencer Davis Group e, dopo i Traffic, solista di successo ma di alternata qualità. In questa John Barleycorn (Must Die) piuttosto recente, Winwood mostra le sue eccellenti doti di folksinger dalle tinte soul.
Forse schiacciato dall'enorme successo planetario dei Dire Straits, o stanco di vedersi con la bandana legata al testone, Mark Knopfler si è liberato del gruppo, percorrendo una felice carriera tra colonne sonore, omaggi al country e dischi solisti di buona foggia. Ma non ha potuto rinunciare a proporre versioni aggiornate dei suoi passati successi, come la bellissima Romeo And Juliet.
That's Folk! si occupa ora di uno che dal gruppo ci è uscito tanti, tanti anni fa. Dopo lo scioglimento dei Beatles la sua produzione artistica è stata debordante e spesso deludente. Quando però Paul McCartney indovina una melodia è molto difficile scrollarsela di dosso (si pensi a My Love, Picasso's Last Words o Another Day). In tempi recenti ha scritto questa Jenny Wren, autocitandosi un po' (ma chi se ne frega, dirà lui!). P.S. la canzone inizia a circa due minuti dall'inizio del video, prima Paul ci spiega come si fa
Per molti anni sarebbe stato difficile immaginare Bruce Springsteen senza dietro il boato della numerosa E-Street Band. Con Nebraska, invece, Springsteen dimostrò di avere il polso per proporsi come folksinger. Anche se non sempre centrano l'obiettivo, versioni acustiche dei suoi brani si trovano un po' dappertutto e il suo tour acustico ai tempi di Devils And Dust fu sensazionale. Qui ascoltiamo, sperando sia di buon auspicio, una The Rising acustica dal programma VH1 Storytellers.
In questa puntata domenicale, mi piace inserire questa canzone, pigra e presuntuosa, di Sting; ne ho sempre apprezzato il molle andamento folk e il riferimento ai campi d'oro d'Inghilterra (o forse della Toscana). Il passato ingombrante con i Police è ormai lontanissimo e il mostruoso successo da solista, unito ad un'immagine pubblica piuttosto imponente ne fanno un fenomeno difficile da spiegare, ma forse è solo invidia... Fields Of Gold.
Mi costituisco, i Pearl Jam sono per me un gruppo insopportabile, inutilmente rumoroso, con un grande seguito che mi è incomprensibile. Ma è un problema mio, lo ammetto; al contrario, questo brano di Eddie Vedder, tratto dalla colonna sonora di Into The Wild, mi sembra veramente riuscito, con o senza le immagini del film. Guaranteed.
Questa puntata di That's Folk! della domenica finisce qui. La telenovela acrimoniosa degli Oasis è infine terminata con lo scioglimento del gruppo. Nella carriera solista dei dei due litigiosi leader mi è sempre sembrato superiore il vecchio Noel: qui in acustico con The Dying Of The Light. Buona serata da Fausto Meirana, restate qui con la trasmissione di Antonio che inizierà alle 16. A presto.
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Costituitosi quasi un decennio fa a Vancouver, in Canada, il gruppo garage-rock nasce dai fondatori Byran Nicol, Drew Wilky e dal desiderio di Mike Wilky di uscire, ascoltare dischi e suonare musica. Dopo che il trio ha caricato alcune demo su Myspace - questo era il 2008, dopo tutto - una piccola etichetta discografica punk dell'Iowa ha raggiunto e chiesto se volevano fare un singolo. Il singolo ha portato rapidamente al primo album integrale del gruppo, l'omonimo Dead Ghosts. "Siamo stati fortunati", ricorda Nicol, frontman del gruppo. "Quando abbiamo iniziato a suonare, stavamo solo scherzando con la registrazione, e in genere scherzavamo. Non avevamo alcuna visione. Volevamo solo suonare alle feste in casa o qualcosa del genere - quello era il limite delle nostre aspirazioni." Sfidando le proprie aspettative, entro il 2015 il gruppo aveva pubblicato altri due album - Can't Get No and Love e Death and All the Rest - entrambi pubblicati sull'etichetta discografica di Los Angeles, Burger Records e intrapresi numerosi lunghi tour in Europa e negli Stati Uniti. Suonando un marchio distintivo di rock lo-fi spumeggiante e infuso di blues, hanno rapidamente conquistato i fan transatlantici e hanno ottenuto un nuovo foraggio per i loro testi con le loro buffonate punk-rock.