Radio Disco Club 65

Heavy Metal Parking Lot di Dario Gaggero

Buonasera a tutti!
Benvenuti alla prima puntata di 'Heavy Metal Parking Lot', programma settimanale di hard rock ed heavy metal sponsorizzato dalla Pagliaro Panzer Division.
Chi vi scrive è il vostro Slim Fast, braccio destro del Master Panzer Pagliaro e scrupoloso esecutore degli ordini del Maestro.


Partiamo subito con i padri spirituali dell'heavy metal: i Black Sabbath con la loro 'Sabbath Bloody Sabbath', dall'album omonimo (1973)


 

Ovviamente I più sgamati tra voi avranno colto la citazione nel titolo del programma.
Per gli altri, spiego io: 'Heavy Metal Parking Lot' è un film documentario abbastanza delirante girato praticamente nel parcheggio di un concerto dei Judas Priest nel Maryland a metà degli anni '80.
Lo spirito di questa ora e mezza di trasmissione è quello di offrire uno spaccato di quelli che sono l'hard rock e l'heavy metal in tutte le sue forme, passate e presenti, dai Led Zeppelin agli Slayer, dai Poison ai Cattle Decapitation e di sentire le vostre opinioni in merito.
Ovviamente sono gradite le richieste in diretta, che spero numerose.
Altrimenti metto solo quello che piace a me e sono tutti c***i vostri (nel senso che i Cattle Decapitation o me li chiedete o di mia sponte non li metto, ecco).
Questa, ad esempio, è 'Future World' dei Pretty Maids, dal loro secondo album (1987)


 

'Malmsteen è il Demonio', si leggeva qualche tempo fa su diversi muri di Genova.
E allora largo al profeta del neoclassicismo metal (nonchè Panzer Ad Honorem)!
Dal suo album di debutto (e per molti – me compreso – il suo migliore), 'Black Star'.


 

Le vostre richieste latitano.
Possibile che debba fare tutto io?
Dal loro capolavoro 'Rocks' (1976) eccovi allora 'Back in the Saddle' degli Aerosmith.



Prima abbiamo citato gli Slayer: eccovi il videoclip di Seasons in the Abyss (1990), con tanto di piramidi sullo sfondo:


 

Piaciuta? Ora ci spostiamo in Germania con un altro 'official video': 'I Want Out' degli Helloween dal loro 'Keeper of the Seven Keys pt.II'.


 

Visto che poi lo so che mi accusate di mettere solo roba banale eccovi una chicca un pelo più oscura: estratta dal secondo 7" dei Satan (sottovalutati alfieri della New Wave of British Heavy Metal) questa è 'Kiss of Death' (1982). Un po' rustica, ma efficace!


 

Ok, questa è per Michele Minuto: tratta dal suo meraviglioso 'Billion Dollar Babies', 'Elected' di Alice Cooper!


 

Mentre Michele Minuto si lamenta della mia scelta (ma ormai ci sono abituato, fa così anche in negozio) è arrivato il momento per qualcosa di un po' più estremo: 'Merciless Death' dei Dark Angel (originariamente pubblicata nel classico debutto 'Darkness Descends) dal vivo all'Hammersmith Odeon nel 1989.


 

Ecco la seconda richiesta di Michele: Princess of the Dawn degli Accept, dal loro 'Restless & Wild' (ma qui sono dal vivo a Sosaka, nel 1985). E voi cosa aspettate?


 

Capitanati dal misterioso (e mascherato) Midnight eccovi i Crimson Glory con la loro celebre 'Lonely', dal loro secondo album 'Transcendence' (1988)


 

Nati da una costola dei Damned e sponsorizzati da 'Fast' Eddie Clark dei Motorhead eccovi un estratto da 'Filth Hounds of Hades' dei Tank, il loro debutto (1982). Questa è 'Shellshock'!


 

A proposito di cantanti mascherati, ora c'è un'altra dedica: questa è per Massimo KISS e David Zanet.
Immortalati agli inizi della loro carriera abbiamo i KISS con la loro iconica Black Diamond!


 

Abbiamo un'altra richiesta: Giuliano Tizza vuole 'Dead Man Tells No Tales' dei Motorhead. Eccola, dal vivo a Le Mans nel 1979:


 

 

Merci, Grazì! :)
Ora mettiamo un po' di thrash metal: dal loro secondo LP 'Peace Sells...but who's buying?' (1986) la quasi omonima 'Peace Sells' dei Megadeth


 

Dalla colonna sonora del film 'Nightmare 3 – i guerrieri del sogno' (con tanto di video girato sul set, Freddie Krueger compreso) i Dokken con 'Dream Warriors'.


Ok. Siamo in chiusura. Vi ringrazio di aver passato un po' di tempo in mia compagnia (anche se solo virtualmente). Questa puntata era un esperimento. Fatemi sapere se va bene così o se preferite un appuntamento più corto come durata ma più frequente di una sera alla settimana. Vi lascio con un brano monstre dei Budgie, tra hard rock e certo prog: 'In for the kill'.

Un saluto dal vostro Slim Fast e da tutta la Panzer Division.

 

 

 

Oh Girls di Ida Tiberiuo

Oggi ha un sottotitolo: Black Magic Woman. Un omaggio colmo d'ammirazione alle Signore del rhythm&blues, del soul e del jazz..


Incominciamo con Aretha Franklin. Dai cori gospel (essere la figlia di un predicatore comporta anche questo) alla consapevolezza che una voce come la sua, incantevole e potente, le avrebbe aperto le porte del soul e del rhythm and blues. Aretha era una vera, indomabile e volitiva Lady Soul, forte quanto basta per superare durissime vicende private, dolce quanto basta per commuovere fino alle lacrime Carole King e l'ex Presidente Obama. Ma anche un pacifico esercito di fans, grati e riconoscenti.


 

Un'esistenza segnata dall'abbandono e dalla solitudine, quella di Ella Fitzgerald. Ma in questo caso, come in molti altri casi, la passione per la musica si rivela una potente arma di riscatto. Ella si esibisce giovanissima all'Apollo Theater di New York e in pochi anni diventa una delle più influenti cantanti jazz di tutti i tempi. Ha una voce che incanta e una forte determinazione. Questo le permette di abbattere le ostilità e le discriminazioni razziste che circondano gli artisti di colore e di raggiungere un successo meritato e planetario


 

Nina Simone. Musica e diritti civili. Talento e consapevolezza. Passione per l'arte ma anche una tragica dimestichezza con la violenza. Ecco, in estrema sintesi, l'essenza di un'artista come Nina Simone. Eccellente pianista, vocalist di prim'ordine, attivista politica radicale (più vicina a Malcom X che a Martin Luther King), Nina Simone ha concentrato nella sua figura genialità e rigore, trasgressione e fragilità


 

Strepitosa Nina!

Approdiamo in suolo britannico con Joan Armatrading. Nata nelle indie occidentali, Joan è animata fin da giovanissima da grande passione per la musica. Oltre ad essere un'ottima chitarrista, è dotata di una voce dal timbro originale e sa muoversi con disinvoltura tra sonorità che spaziano dal folk al jazz. Inoltre, le sue ballate dai toni caldi e intimistici le hanno permesso di raggiungere un apprezzabile successo soprattutto negli anni '80.


 

Per Anita Baker un'altra storia familiare complessa, altra redenzione attraverso il potere salvifico della musica. Anita Baker ha talento compositivo e una finezza vocale mai leziosa. Due risorse che la ragazza amministra con intelligenza, al punto che un brano del suo secondo album la porta a vincere il Grammy Awards nel 1986. Il brano, suadente come pochi, è quello che state per ascoltare. La carriera della dolce Anita, invece, ha subito un graduale arresto.


 

Bella e sinuosa Sade, fisico da modella (attività che ha anche praticato con successo) l'anglo-nigeriana Sade Adu diventa un'icona di bellezza e sensualità anche nell'ambito musicale. Incide per la Epic con l'omonima, storica band sua band e il loro album d'esordio, Diamond Life, ottiene un enorme successo. Complice la raffinatezza vocale e la notevole padronanza dei "fondamentali" della black music, Sade resta un esempio di fascino e talento.


 

Terza puntata di Free Fall – Jazz in caduta libera, la trasmissione che si occupa di jazz e dintorni condotta da Danilo Di Termini e che potete riascoltare (e rileggere) sul sito di Discoclub65.
In questa puntata ascolteremo Hailu Mergia, Mongo Santamaria, Anita O'Day, Billie Holiday, Miles Davis.
Come al solito partiamo con una novità e oggi andiamo in Africa, più precisamente in Etiopia con il nuovo lavoro di Hailu Mergia, un pluristrumentista che dopo aver lasciato il suo paese (e la sua Walias Band, una band afro-funk che negli anni '70 ebbe un discreto successo in Africa) si trasferì negli States.
Cominciamo ad ascoltare un brano dal disco di prossima pubblicazione, Yene Mircha che uscirà il 27 marzo per Awesome Tapes From Africa. Il brano si intitola Abichu Nega Nega


 

Diversi anni dopo essersi trasferito negli Stati Uniti Mergia nel 1985 registra un nuovo album, Hailu Mergia & His Classical Instrument. Si tratta di un album in cui è protagonista la fisarmonica allo scopo dichiarato di contribuire ad aumentare la popolarità dello strumento in Etiopia. Pubblicato in cassetta l'album fu un successo sorprendente, ma Hailu Mergia dopo qualche tempo smise di suonare per lavorare come tassista a Washington per circa 10 anni.
Nel gennaio 2013, Brian Shimkovitz, fondatore di Awesome Tapes From Africa (un'etichetta americana che ripropone oscure cassette africane per il mercato occidentale), si imbatte in una copia di Hailu Mergia & His Classical Instruments e decide di far tornare in sala di registrazione Hailu Mergia.
Nasce così Lala Belu pubblicato nel 2018 da cui vi propongo la fantastica Tizita


Rimaniamo musicalmente, anche se non geograficamente, in Africa. Nella seconda puntata abbiamo ascoltato Afro Blue nella versione appena uscita di Sam Gendel. Abbiamo detto che il brano è diventato celeberrimo per l'arrangiamento che ne fece John Coltrane qualche anno dopo: Ma l'originale era stato scritto dal percussionista cubano Mongo Santamaria, all'anagrafe Ramón Santamaría Rodríguez che la incise per la prima volta con il sestetto di Cal Tjader, il 20 aprile 1959, al Sunset Auditorium di Carmel. Questa versione la trovate nel disco Monterey Concert appunto a nome del vibrafonista. Ma Santamaría incise il pezzo con la sua propria band il mese seguente sull'LP Mongo, che fu pubblicato prima ed è proprio questa versione che vi propongo

È proprio alla fine degli anni '50 che nascono i festival jazz come li intendiamo oggi. Sulla costa Ovest quello di Monterey di cui abbiamo parlato nel post precedente; sulla costa Est, precisamente a Newport (Rhode Island), nei pressi di New York, dal 1954 George Wein animava un festival che sarebbe diventato celeberrimo anche per il documentario che il regista Bert Stern dedica all'edizione del 1958. Il film è abbastanza facile da trovare, si intitola Jazz On A Summer's Day ed è una testimonianza straordinaria: in quell'anno si esibirono Jimmy Giuffre, Thelonious Monk, Sonny Stitt, Dinah Washington,Gerry Mulligan, Chuck Berry, Chico Hamilton con Eric Dolphy, Louis Armstrong, con Jack Teagarden.
Ma soprattutto ci fu l'esibizione di una delle più grandi cantanti della storia del jazz, Anita O'Day, l'unica cantante bianca in grado – secondo il patron della verve Norman Granz, di stare al livello di Billie Holiday e Ella Fitzgerald.
Nell'esibizione che vedrete capirete perché si era auto-nominata "song stylist": elegantissima in tubino nero, guanti bianchi e cappello alla Miss Golightly di Colazione da Tiffany, la O'Day ci regala un'esibizione mozzafiato di Sweet Georgia Brown.
C'è un bellissimo documentario che racconta la sua vita, si chiama Anita O'Day: The Life of a Jazz Singer e ricordando quel concerto confessa che quando salì sul palco non era esattamente lucida. In quel periodo infatti la cantante era alle prese con una devastante tossicodipendenza.


Da una stella assoluta alla più grande di tutte: Billie Holiday. Nel 1936 è la leader di un'orchestra che comprende Bunny Berigan alla troba, Artie Shaw al clarinetto, Joe Bushkin al piano, Dick McDonough alla chitarra, Pete Peterson al contrabbasso e Cozy Cole alla batteria. Il dieci luglio registrano quattro tracce per la Vocalion: Did I Remember, Summertime, Billie's Blues e per la prima e unica volta, una splendida No Regrets.

Ancora un brano da quella seduta di registrazione del 1936. Il video che vi faccio vedere è tratto da uno dei (tanti) capolavori di Woody Allen. Il film si chiama Celebrity, è del 1999, il brano è Did I Remember, lei è Billie Holiday.

Siamo arrivati quasi alla fine e mi sono reso conto che nel corso delle prime puntate di Free Fall – Jazz in caduta libera, non abbiamo ancora ascoltato Miles Davis. Rimediamo subito con un'esibizione del 1967 durante la tournée europea del cosiddetto secondo quintetto formato da Wayne Shorter, Herbie Hancock, Ron Carter e Tony Williams. Questa tournée la trovate in cd nella prima uscita delle Bootleg Series Vol. 1 con i concerti contain di Antwerp, Copenhagen e Parigi. C'è anche un DVD con i concerti di Karlsruhe e Stockholm. Proprio dalla data di Karlsruhe abbiamo scelto il prossimo brano I Fall in Love to Easily con il quale Danilo Di Termini vi dà appuntamento a martedì prossimo per ascoltare e vedere insieme del buon jazz. Restate sintonizzati che le trasmissioni non finiscono, dopo di me arriva alle 15 L'ora del deficiente con Dario Gaggero; e comunque potete riascoltare tutto quando volete sul sito di Disco Club. Baci e abbracci dall'etere...

Top ten del mese

Nessun risultato trovato