Radio Disco Club 65

L'ora dell'ignoranza di Diego Curcio

Cominciamo questa puntata de L'ora dell'ignoranza (è così che si chiama il programma) con un po' di punk di quello brutto, ma così brutto da essere bellissimo. Sto parlando di quelle band o di quei cantanti che, a fine Settanta, tentarono di cavalcare la moda del punk, nonostante venissero da altre esperienza. Ma in questa puntata ci saranno anche veri punk, magari un po' dementi e demenziali. Ma comunque non solo "impostori". Insomma è un esordio un po' a cazzo di cane (si può dire a cazzo di cane, Gian?)
Bando alle ciance iniziamo con Andrea Mingardi, cantautore blues che insieme ai Supercirus nel 78, in piena "moda" punk si inventò questo classico involontario, pieno di luoghi comuni e amenità varie. La musica in realtà non è niente male... Pus è uno dei miei prezzi preferiti del primo punk italiano.


Ecco una canzone piuttosto insolita e "ignorante", nello spirito del programma. Johnny Boy and the Bookmakers è una band romana nata e morta nel giro di qualche giorno. Ha fatto in tempo però a incidere sto pezzone finito sulla compilation della Hate Records "First italian punk contest". Una miniera di bellezza con Bingo, Temporal Sluts e altre band , soprattutto romane, di schifosissimo e quindi bellissimo punk anni Novanta. Questa è "Rivendicazione"



Uno dei miei gruppi punk del cuore sono i bolognesi Gaznevada. Prima di pubblicare capolavori immortali di musica sintetica e poi virare sempre di più in territori dance, hanno licenziato per la Harpo's Bazaar una cassettina super punk con pezzi folli e velocissimi al limite del demenziale. Questa è "Criminale". Capolavoro


Plastic Bertrand è belga e somiglia un po' a Solange. A metà anni Settanta suonava già la batteria in un gruppo proto punk. Poi nel 77 se n'è uscito con questa hit "solista", secondo me favolosa, che è stata anche stracoverizzata. Pure dai Sonic Youth. Il problema è che a cantarla non era veramente lui, ma un altro... una cosa moooolto punk. Ecco "Ca plan pour moi":


Il punk non è l'unico genere di musica che ascolto. Lo so che questa rivelazione vi sconvolgerà ma mi piace anche il glam. Soprattutto quello più ignorante - ma dai? - e casereccio (il junkshop glam, tanto per dire). Questa "Gulliver" di tal William è un must del genere. Glam in italiano, registrato probabilmente in una vecchia balera. L'ho scoperto sulla compilation Glamorama 1


Un altro "capolavoro" del primo finto punk italiano è il 45 giri degli Incesti - che nome puuuunk - uscito nel 77 e intitolato, guarda caso, Punk Rock. Di punk naturalmente non c'è quasi nulla, a parte il nome. Ma il rock'n'roll telefonato di questa canzone mi fa sempre molto ridere.


E torniamo alla Francia ma restiamo in ambito "fake punk" con "Silex Pistols" delle Too Much. Di questa band, direi di ragazze, non so quasi nulla. A parte il fatto che sbagliano - forse a posta - il nome dei Sex Pistols. La canzone l'ho trovata nella compilation "Bingo" della Born Bad Records, presa direttamente nel loro negozio in un viaggio a Parigi. E' una raccolta dedicata proprio al punk fasullo francese di fine settanta. Un disco insuperabile e... ignorante.

Questo pezzo arriva ancora una volta da Glamorama 1. Sta volta il tizio, David Warner, è inglese e la canzone si chiama "Whinzz Kids". Secondo me è un brano superbo, stramelodico e zuccheroso. Forse c'entra poco con sta puntata ma volevo metterlo.


Chiudo, forse un po' in anticipo, ma devo ancora tararmi, con un altro classicone del primo punk italiano: "Sei in banana dura" dei Windopen. Solo il titolo meriterebbe il premio Ora dell'ignoranza. Era uscito nella serie dei singoli sul nuovo rock italiano ("Rock 80") della Cramps. Quella stessa serie in cui comparivano i miei preferiti... i Dirty Actions...

Sono stati 27 minuti intensissimi. Alla prossima ignorantazzi/e!!!!

La musica di Antonio fra acqua santa e demonio di Antonio Vivaldi

Signore, signori e inbetweens, buon pomeriggio da Antonio Vivaldi (quello vivente).
Il titolo completo di questo programma è "La musica di Antonio fra acqua santa e demonio". Ovvero suoni che paiono gentili ma nascondono increspature e inquietudini. Tutti i pezzi proposti sono di pubblicazione recente (2019-2020) tranne l'ultimo. Ma non precorriamo i tempi...

Tanto per essere strutturati, cominciamo... dalla fine, ovvero dall'ultimo disco da me comprato da Discoclub prima della temporanea chiusura (sto preparando la lista di quelli da ordinare all'apertura). In Traditional Techniques l'ex Pavement Stephen Malkmus si trasforma – bene - in psych-folker.



Dopo un periodo sfuocato Bonnie "Prince" Billy (fra gli eroi di Discoclub) recupera incisività e persino una qualche serenità con l'album I Made a Place.


Una triste perdita del 2019 è stata quella di David Berman (ricordate i Silver Jews?)i che dopo un lungo silenzio aveva inciso un gran bel disco a nome Purple Mountains. Poteva essere un nuovo inizio...


Uscito sul finire dell'anno scorso, 2020 di Richard Dawson è album piuttosto apocalittico e, a giudicare dal titolo, parecchio presciente. Dovrebbe essere folk, ma l'attacco mi sa che piace soprattutto ai fan degli Scorpions.


Maestro del rock d'autore con i Go-Betweens, anche da solista Robert Forster si propone sapiente, elegante e ironico.


Countless Branches, terzo album del ritorno da un pluridecennale silenzio di Bill Fay, è anche il suo più bello. Canzoni da una stanza, per citare Leonard Cohen, ma con un filo di ritmo in più potrebbe essere un classico alla Van Morrison.


Per finire, un pezzo che non c'entra alcunché con i precedenti per suono e data di pubblicazione, ma ci consente di parlare della bella antologia "1969-1971 Rock Dreams on 45", a cura di Jon Savage, forse il miglior giornalista rock degli ultimi 20 anni. Secondo Savage nel video di questo pezzo dei Jethro Tull la mimica facciale di Ian Andersonanticipa Johnny Rotten. E ha ragione. A risentirci venerdì, ma rimanete 'tunati' con Radio Discoclub65 che cose belle se ne ascoltano sempre. Persino il jazz.

 

Blue Morning di Dario Gaggero

Benvenuti alla prima puntata di Blue Morning, il programma che vi porterà per un'ora nel mondo della musica nera (e non solo) e spera di farlo con il sorriso sulle labbra. A scrivervi sono eccezionalmente io, Dario Gaggero, socio giovine del negozio e sedicente esperto del settore.
Visto che sta radio doveva partire di lunedì avevo pensato di iniziare con la classica Blue Monday di Fats Domino, che - a dispetto del titolo – mi mette sempre di buonumore. Peccato che le circostanze, come al solito, siano contro di me. Dato che oggi è martedì vi siete beccati al suo posto Tuesday Blues del virtuosone acustico Stephen Bennet.

Che poi alla fine Blue Monday la metto lo stesso che mi piace troppo. (Si vede anche nel seminale 'The Girl Can't Help It', probabilmente il miglior film rock'n'roll mai girato. Ma i filmati su youtube sono tutti ipersgranati, quindi vi tocca questa versione)


Piaciuta? Visto che lo so che poi me la menate che metto solo rock'n'roll (strampalato o meno) eccovi il classico 'Ace's Shuffle' degli Aces, formazione culto di pura nobiltà Chicagoana. Chiamo a testimonianza Piero De Luca e Antonio Rossi.


Cambiamo decisamente registro con un pezzo degli Isley Brothers (che qualcuno di voi ricorderà per l'onnipresente 'Shout!' o per la Beatlesiana 'Twist and Shout') con un occhio al gospel e l'altro a James Brown. E indovinate chi c'è alla chitarra, ancora sconosciuto?
Direttamente da uno scricchiolante 45 giri: 'Testify'!!!!

Can I get a witness? Abbiamo detto gospel? Eccone uno bellissimo di Mississippi John Hurt, uno dei più emozionanti e classici interpreti di country blues di tutti e tempi. E le immagini del video (della Library of Congress) sono molto belle, se vi va di dare un'occhiata.


Torniamo a bomba in Louisiana, dove Lightnin' Slim ci tiene a farci sapere che è 'talmente cattivo che la sua ombra ha paura di seguirlo'. Uomo avvisato...
Questa è 'I'm Evil', del 1963. Stefano Espinoza, ti ricorda qualcosa?


Invadiamo per un attimo il campo del 'collega' Danilo Di Termini che passerà il pomeriggio a tediarvi con jazz sperimentale armeno e assoli be-bop di basso tuba. Abbiamo Mr. Five by Five in persona, Jimmy Rushing, accompagnato nientepocodimenoche dal Dave Brubeck Quartet! Potevano intitolare l'album 'Take Five (by Five)' e sarebbe stato perfetto. Non hanno saputo osare. Questa è la bellissima 'There'll be some changes made'.


So che i miei numerosi fan si staranno grattando la testa increduli dicendo: 'ma che è 'sta roba? Io pensavo mettesse solo pu**anate demenziali spacciandole per blues come fa di solito. Invece qui c'è solo musica più o meno normale'. Vi capisco. Rimediamo subito con uno dei miei must: 'Dick Tracy' dei Chants.


Ora tiriamo fuori l'artiglieria: the King of the Blues, Mr. B.B. King dal vivo nel carcere di Sing Sing con uno dei suoi classici, 'How Blue can you get?'


Dopo tutto sto tempo sul divano avrete senz'altro voglia di sganchirvi un po' le gambe: sentite Rufus Thomas al Wattstax Festival (e guardate il video, invasione di campo compresa). Do the funky chicken!!!!!


Proprio come se fosse un concerto dei 'miei' Snake Oil Ltd vi do l'arrivederci con un brano del compianto Magic Sam, 'That's all I need'! Ci rivediamo presto con 'Blue Morning'...e dalle 13:00 alle 14:00 seguitemi ne 'L'ora del deficiente', la pausa pranzo virtuale più invidiata di Genova.

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